Roma, blitz in una casa famiglia lager sequestrata: minori costretti a vivere tra sporcizia e degrado

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Doveva essere una casa famiglia in grado di ospitare tra i tanti, anche numerosi minorenni, ma in realtà era un vero e proprio lager all’interno del quale coloro che vi vivevano lo facevano in condizioni davvero disumane. Stiamo nello specifico parlando della casa famiglia sita a Marino, comune italiano della città metropolitana di Roma Capitale, nel Lazio, all’interno della quale vivevano numerosi minori per cui la direzione della struttura incassava ben 72 euro al giorno ovvero 20,000 euro al mese e nonostante ciò facevano vivere queste persone in condizioni igieniche davvero fuori dal normale.

“Degrado, abbandono, trascuratezza, incuria, mancanza di sicurezza, stanze fredde, sporche e insicure”, questo è quanto hanno potuto riscontrare i Carabinieri della compagnia di Castel Gandolfo, durante un sopralluogo alla struttura in questione denominata “Cascina di Marino”. A far nascere il sospetto che qualcosa all’interno della struttura in questione non andasse per come doveva sono stati i diversi allontanamenti spontanei da parte di alcuni minori.

In seguito alle indagini ecco che proprio nella giornata di mercoledì 23 marzo 2016 è scattato il blitz dei militari supportati dal personale dell’ASL Roma 6 e dagli assistenti sociali del Comune di Marino i quali hanno avuto così modo di scoprire le scarsissime condizioni igieniche in cui coloro che si trovavano nella struttura erano costretti a vivere e nello specifico in alcune stanze erano addirittura assenti i vetri alle finestre, non vi erano delle coperte, vi era anche una scarsa quantità di generi alimentari ed inoltre sono stati anche trovati escrementi di topi.

Al momento del sequestro nella struttura vi vivevano sei minori di età compresa tra i 15 e i 17 anni e un solo ragazzo maggiorenne, giovani che si erano trovati a fuggire dalla povertà e dalla guerra, che sono arrivati in Italia, da soli, nella speranza di trovare un futuro migliore e che, affidati a tale struttura, sono stati costretti a vivere in condizioni davvero disumane. In seguito al blitz la casa famiglia di Marino è stata posta sotto sequestro mentre invece, i giovani, sono stati trasferiti in un centro di prima accoglienza di Roma. Per la situazione di abbandono in cui vivevano i minori sono state denunciate quattro persone tra cui una donna di 48 anni responsabile dell’associazione che gestisce la struttura e il marito 50enne che all’interno della struttura svolgeva la professione di educatore ed in ultimo due operatori di 43 e 22 anni.  

Sulla delicatissima questione si è espresso Luigi Vittorio Berliri, responsabile di Spes contra Spem, che gestisce case famiglia per disabili e minori stranieri e italiani nella città di Roma e che ha nello specifico affermato “Oggi si parla di quei 70 euro pro capite incassati dalla cooperativa che gestiva la struttura come se fossero una gran cifra. Ma sono una miseria, lo diciamo da tempo e lo abbiamo anche scritto in un documento che analizza costi e spese. Nessuno investe sugli educatori, quindi queste strutture sono fragili e facili a crollare. L’insufficienza delle risorse è un pezzo della causa del problema. L’obbligo di tutela dei minori, comunque, siano questi italiani o stranieri, è del sindaco: la responsabilità del comune è quindi gravissima”

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