Roma, inchiesta della Procura per corruzione e riciclaggio: 24 arresti, indagato il depurato Marotta

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Roma, inchiesta della Procura per corruzione e riciclaggio 24 arresti, indagato il depurato Marotta

La Guardia di Finanza di Roma nella giornata di ieri ha effettuato 24 arresti in relazione ad un’inchiesta della procura di Roma mi sembra che sia coinvolto anche il deputato Antonio Marotta dell’area Popolare. Sono, dunque, 24 gli arresti disposti dal gip di Roma Giuseppina Guglielmi su richiesta dei pm Paolo Ielo e Stefano Rocco Fava, eseguiti dal Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza, guidato dal generale Giuseppe Bottillo. L’ inchiesta in questione vede 50 indagati su un giro di mazzette e coinvolge anche il parlamentare Antonio Marotta (Area Popolare), l’ex sottosegretario all’Istruzione del governo Berlusconi, Giuseppe Pizza, segretario nazionale della nuova Dc, e una costellazione di imprenditori e funzionari pubblici.Al centro dell’indagine in questione si sarebbe una struttura legata ad un faccendiere capitolino Conforti entrature politiche, che stando a quanto utilizzavo uno studio sito del centro di Roma per ricevere della provenienza illecita il quale veniva urtato e smistato avvalendosi della collaborazione proprio del parlamentare.

Coinvolto nell’inchiesta anche al Raffaele pizza fratello di Giuseppe sottosegretario alla Pubblica Istruzione per diversi anni esattamente dal 2008 al 2011 e adesso segretario nazionale della Nuova Democrazia Cristiana nonché proprietario dello storico simbolo scudo crociato. Lo stesso, Giuseppe Pizza risulta indagato dalla Procura di Roma mentre il fratello Raffaele che è risultato essere il faccendiere è stato arrestato.Per quanto riguarda invece il deputato Antonio Marotta dell’area Popolare queste risultato indagato per partecipazione ad associazione a delinquere, corruzione, finanziamento illecito dei partiti e riciclaggio, reati per i quali era stato richiesto l’arresto poi negato dal Gip Maria Giuseppina Guglielmi che non ha ritenuto sussistente l’associazione per delinquere; riqualificato anche il reato di corruzione e traffico di influenze illecite ed anche il reato di riciclaggio è stato contestato dai pm e poi riqualificata dal gip in ricettazione.

In una conversazione intercettata il 3 marzo del 2015 nell’ufficio di Pizza, il parlamentare diceva di essere scontento di fare il deputato e di voler tornare al Csm trattandosi, a suo dire, di un luogo in cui si esercita il vero potere. Alla luce di quanto appena detto, Marotta per i fatti a lui contestati dovrà scontare una pena non superiore ai 3 anni per la quale però non è previsto l’arresto in sede di indagini preliminari. Come anticipato Marotta ha avuto il compito di porre in raccordo tra le attività illecite dell’organizzazione al cui vertice vi erano Raffaele pizza e Alberto Orsini oltreché altri pubblici ufficiali. Secondo il gip, Raffaele Pizza detto Lino, “per esercitare e perpetuare il potere di influenza che gli è notoriamente riconosciuto nell’ambiente degli imprenditori gravitanti nel settore degli appalti pubblici, sfruttava i legami stabili con influenti uomini politici, spesso titolari di altissime cariche istituzionali”. Sono finite agli arresti anche altri 2 dipendenti infedeli dell’Agenzia delle Entrate di Roma di quali sembra abbiano aiutato ad eludere eventuali controlli fiscali e ad agevolare le pratiche di rimborso delle imposte.

Avrebbero dovuto ripulire i semafori. Ripararne i guasti. Eliminarne alcuni impianti, per piazzarne altri in punti più strategici per il traffico. Ed invece non intervenivano proprio. Con l’ultima operazione anti corruzione della procura di Roma – 24 arresti, di cui 12 ai domiciliari, il rischio sequestro di beni per 1.200.000 euro, coinvolto nell’inchiesta anche l’ex sottosegretario Pizza e indagato l’onorevole Marotta – è stato accertato che l’ultima frontiera delle ruberie in città ha riguardato le lanterne a tre colori stradali. A fronte di zero lavori riscontrati, è stato scoperchiato un giro di sub appalti e false fatture per gonfiare appalti pubblici e creare liquidi da intascare. Protagoniste due società legate nel malaffare, la Traffic Control srl, che ha ricevuto un appalto da Atac, e la Urban Service srl. La prima rappresentata da Claudio Crognale e l’altra da Marco Norcini, indagati. Il filone di inchiesta nasce da una perquisizione nella sede della Traffic Control srl dove gli investigatori della guardia di finanza, intervenuti su delega del procuratore aggiunto Paolo Ielo e il pm Stefano Rocco Fava, scovano un contratto di prestazione di servizi datato 26 luglio 2013 tra la società e una ditta sub appaltratrice, appunto la Urban Service. Un contratto con il quale la Traffic Control cedeva «alcuni interventi di manutenzione ordinaria programmata di impianti semaforici nell’ambito dell’appalto commissionato da Atac Roma per l’esecuzione di un servizio di manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti semaforici e di segnalatica luminosa per la disciplina del traffico, ivi compresa la soppressione, modifica ed eventuale realizzazione di nuovi impianti». Nel documento (pur non vendendo specificata la durata del sub appalto) veniva indicato l’importo dei lavori determinato in 280.000 euro più Iva e dettagliati gli interventi da effettuare. Dalla pulizia dell’armadio contenitore dell’armadio semaforico, il controllo, la verifica e la lubrificazione di cerniere e serrature, la pulizia delle apparecchiature di rilevamento del traffico. Si scopre così la Ur- ban Service aveva fatturato alla Traffic Control lavori per 105.280 più Iva nell’anno 2013 e 135.800 più Iva per il 2014, per un importo complessivo pari a 252.500. Fatture annotate in contabilità. Ma anche nelle dichiarazioni reddituali d’imposta presentando «così», come scrivono gli inquirenti, «elementi passivi fittizi per gli imponibili e l’Iva».

Solo che le fatture erano state create a tavolino, anzi al telefono, a fronte di operazioni inesistenti. «Nell’ambito dell’attività di verifica svolta dalla polizia valutaria non sono stati rivenuti documenti o altri elementi in grado di riscontrare la reale esecuzione da parte della Urban Service, direttamente o indirettamente, delle prestazioni oggetti del contratto», appuntano gli investigatori. Come confermano le intercettazioni telefoniche e ambientali. «Dalle conversazioni», si legge sulle carte di indagine «si evince non solo che le fatture venivano predisposte in via postuma, ma che la finalità della falsa fatturazione era quella di consentire ai referenti della Traffic Control, in particolare al Crognale, di riavere in contanti, detratto il dovuto per costi e corrispettivi, le somme versate in pagamento delle false fatture». Un lavoro non facile per le segretarie. Le false fatture rischiano di sovrapporsi ad altre. Dopo il controllo della finanza così i responsabili delle società corrono ai ripari predisponendo dei “rapportini” (così li definiscono) su della documentazione fornitagli in bianco.

Il senatore Riccardo Nencini, dal febbraio 2014 viceministro dei Trasporti nel governi Renzi, smentisce ogni coinvolgimento nell’inchiesta sulle tangenti per i campi rom. «Mi trovo, in modo surreale ma non per questo meno grave, tirato in ballo da intercettazioni relative a finanziamenti ai campi rom nel Comune di Roma», spiega il senatore. «Sarò di una chiarezza cristallina: mai presentato emendamenti in materia, mai parlato con le Politiche Sociali del Comune di Roma e con chicchessia – peraltro trattasi di questioni riguardanti il Comune di Roma presso il quale non ho mai rivestito nessun incarico e con il quale non ho mai intessuto nessuna relazione – mai discusso con imprenditori di campi nomadi o richiesto il loro finanziamento (con quali fondi e con quale autorità avrei potuto farlo? Fondi personali?). Mi sono invece occupato, e continuerò a farlo, dei diritti fondamentali di ogni essere umano e della tutela dei minori. Tracce di questa attenzione si trovano in interrogazioni e in disegni di legge, in iniziative politiche e istituzionali delle quali vado fiero. Lotta contro la pena di morte e la tortura, revisione del diritto di famiglia per una migliore tutela dei bambini, Ius Soli e cittadinanza, diritti del mondo del lavoro e cito soltanto i temi più rilevanti».

«Del campo nomadi “La Barbuta”, non lontano dal comune di Ciampino, mi sono fatto carico, sulla base di una segnalazione della sezione socialista di Ciam- pino e del rapporto di ‘Save The Children’, di segnalare al Ministero dell’Interno lo stato di emergenza di quel campo. Al tempo il problema del campo nomadi “La Barbuta” era avvertito dalla popolazione locale come prioritario. Auspico che la Magistratura faccia chiarezza il più rapidamente possibile. Temo proprio si tratti di millantato credito. Intraprenderò azioni nei confronti di chi, abusivamente, si appropria e fa uso del mio nome». A tirare in ballo il senatore nell’inchiesta su un giro di mazzette al dipartimento Politiche sociali del Comune per pilotare gli appalti relativi ai campi rom era stato un imprenditore, Roberto Chierici, arrestato per corruzione. Chierici avrebbe chiesto a un amico di attivarsi per intercedere con Nencini.

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