Roma – Inter 1-1 Video Highlights, gol pagelle e sintesi della gara

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L’Inter accarezza la vittoria, la Roma riagguanta la partita alla fine: le due squadre impattano una contro l’altra, lasciando invariate le distanze per il 3° posto (giallorossi a +5). Nell’1-1 dell’Olimpico passa in vantaggio la squadra di Mancini al 53′ con Perisic (4 gol nelle ultime 4, Coppa Italia compresa), poi la Roma aumenta la pressione e pareggia con Nainggolan all’ 84′. L’assist è comico:

Dzeko (entrato nella ripresa e autore di una pessima prestazione) svirgola un tiro in area su cui è bravo il belga ad avventarsi. Poco dopo è lo stesso Dzeko a «parare» un tiro a botta sicura di Salah. L’Inter fatica nel finale, complici anche le assenze di Palacio, leardi, Jovetic e Kondogbia. La Roma interrompe la striscia di 8 vittorie consecutive sotto gli occhi di Sabatini, che ha garantito novità imminenti su Totti e ha ammesso la richiesta di rescissione del contratto a giugno.

Gioca meglio l’Inter, si avvicina alla Champions League la Roma. E’ il paradosso del match di ieri sera all’Olimpico, che doveva dare un verdetto semi-definitivo sul terzo posto in campionato. Fiorentina permettendo, ovvio. La sfida si è chiusa con un pareggio che lascia intatte le cose e, di conseguenza, avvantaggia chi stava già meglio, ovvero i giallorossi. Che però, dopo otto vittorie consecutive, sono costretti a frenare: sembrava un ko, fino a 6′ dalla fine, quando Nainggolan in mischia ha firmato l’1-1. Così è stato solo uno stop, senza conseguenze clamorose.

Senza più nessuna squadra in Europa, non consola lo spettacolo visto all’Olimpico: nel senso che se queste sono le candidate per la prossima edizione, appare piuttosto complicato invertire la tendenza che vede il calcio italiano, salvo rarissime eccezioni recenti, un gradino sotto gli altri. La Roma aveva la possibilità di chiudere ogni discorso Champions; arrivava da otto successi consecutivi, come già detto; giocava per di più in casa. Aveva, cioè, tutti gli elementi per trasformare il match in un assalto finale. Invece ha optato per una gestione “soft” della sfida. Di quelle che “vediamo cosa fanno loro”. E poi prendiamo le nostre decisioni.

Loro, ovvero l’Inter, ha fatto la cosa più semplice, che era stata decisiva anche all’andata, quando pure sulla panchina giallorossa c’era ancora Garcia: bloccare le fasce con due corridori (D’Ambrosio e Nagatomo) che impedivano le incursioni laterali. E poi ripartire, soprattutto se il pressing di tutta la squadra consentiva di recuperare palla prima possibile. Il gol dell’1-0 è avvenuto esattamente così: la pressione ha costretto Manolas all’errore e Perisic, in uno stato di forma incredibile, ha di nuovo trovato il gol.

La partita non è decollata nè prima nè dopo il gol nerazzurro (8′ della ripresa) perché troppi erano gli errori, da una parte e dall’altra. Squadre molto corte, passaggi spesso di prima nel tentativo di anticipare le difese: pur con moduli differenti (Inter con il 4-2-3-1, Roma con il 4-3-3), i due allenatori hanno chiesto esattamente la stessa cosa ai loro giocatori. Ecco perché la partita non ha entusiasmato: perché con una qualità modesta, nel trovare il passaggio giusto al momento giusto, sono state sempre le difese ad avere la meglio e a spezzettare continuamente il gioco. Privandolo di azioni ad ampio raggio. E quando pure Roma e Inter, in modo più o meno ragionato, riuscivano a raggiungere il fondo per il cross, la mancanza di un bomber d’area, da una parte e dall’altra, rendeva poco redditizio anche il cross in mezzo.

Se l’Inter, quando gioca con Icardi, non perde mai (anzi, prima di ieri erano arrivate addirittura sei vittorie su sei), la Roma, che ha scelto di giocare senza Dzeko, ha invece avuto bisogno del bosniaco per fare breccia nella difesa nerazzurra. Una palla gol, un’occasione sprecata, un errore che è diventato un assist: nulla di particolarmente eccitante, insomma. Però in tutte le azioni pericolose della ripresa, Dzeko nel bene e nel male c’era.

ROMA (4-3-3) Szczesny 5: tranquillo palla al piede, ma è «molle» sul tiro di Perisic.

Florenzi 5: accorcia quando può su Perisic per non concedere spazio, ma dov’era sul gol del croato? Solito dilemma, da terzino non funziona. Manolas 6.5: perfetto nel difendere la zona, costante nei duelli. E non era al top… Rudiger 6: ordinato e in crescita. Gli svarioni sembrano un ricordo. Va detto che ora la linea difensiva giallorossa si muove a dovere: solo un cieco non nota il cambiamento. Digne 6: propositivo in fase offensiva, con buoni tempi d’inserimento anche centralmente. Più disordinato nella ripresa (dal 36’st Emerson sv). Pjanic 6.5: dipinge qualche lancio da lacrime agli occhi, sta migliorando anche negli inserimenti senza palla. Si vede la mano di Spalletti su di lui. Keita 5: falloso e in ritardo. I nerazzurri lo pressano, lui soffre (dal 12’st Dzeko 4.5: cosa si mangia davanti ad Handa. Poi gli va bene la svirgolata ma «para» su Salah).
Nainggolan 7: lavora nell’ombra, un po’ vicino a Keita, un po’ in verticale, puntando l’area dell’Inter. Suona lui la carica nel finale, avventandosi sull’«assist» di Dzeko. salah 6.5: quando riceve non sai mai cosa può combinare. Le gambe girano che è un piacere.
Perotti 6.5: otti.
La Roma gira attorno a lui. Perfetto falso 9 per Spalletti, s’abbassa e cerca il pallone da smistare. Unica pecca: a volte fin troppo alla ricerca del pallone,
si dimentica di puntare la porta avversaria.
El shaarawy 6: parte alla grande, cala nella ripresa. Però è perfettamente inserito nell’orchestra. Parte da sinistra ma poi converge, duetta e conclude (dal 48’stDe Rossi sv).

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INTER (4-2-3-1) Handanovic 7: strepitoso su El Shaarawy nel primo tempo. D’Ambrosio 6: bravo e concentrato nel chiudere le diagonali. Lontano da San Siro è più sereno.
Miranda 6.5: capitano d’occasione,
il che è un segnale non da poco. In assenza di Icardi è lui ormai il leader della squadra. Quando entra Dzeko sale in cattedra.
Murillo 6.5: chiusure sul filo di lana: basta un centimetro che fa fallo. Come su Pjanic in avvio, rischioso ma perfetto. Nagatomo 6.5: brutto cliente Salah, ma il giapponese è bravo ad accorciare subito quando l’egiziano riceve spalle alla porta.
Medel 6.5 : il primo a uscire dalla linea per pressare. Come a voler suonare la carica.Condottiero.
Brozovic 7: meglio nella mediana che da mezzala (il suo ruolo). Perché è più limitato nel compito e corre con logica. Quando strappa accende l’In- ter, come nell’assist a Perisic. Biabiany 6: qualche buona ripartenza, ma pare frastornato dall’importanza della partita. Cresce a campo aperto nella ripresa (dal 36’st Manaj sv). Ljajic 5.5: afasialterne, spesso estraneo alla manovra perché troppo statico, a volte un po’ «molle». Gioca dietro la punta, ma si muove poco alla ricerca della zolla giusta (dal 41’st Melo sv).
Perisic 7: punta Florenzi, va sul fondo, crossa, converge e tira. Che forza, fa tutto, a volte pecca in precisione ma perché copre anche il campo alle sue spalle. La firma ancora lui, on fire (4 gol nelle ultime 4, Coppa Italia compresa).
Eder6: ie ci sarebbe
stato da soffrire. Da solo in mezzo ai centraloni della Roma, si sbatte e prova a difendere qualche pallone sporco.

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