Roma, l’ex sindaco scatenato: Ignazio Marino attacca il Premier Renzi e Orfini: “Adesso cosa aspetta a dimettersi”

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“Il commissario del Pd Roma e presidente del Pd Matteo Orfini, uno che non ha mai amministrato nulla, ha chiuso circoli, ha lasciato debiti con le morosità delle sezioni, ha portato alla più grave disfatta del partito a Roma dagli ultimi 30 anni: in un’azienda uno così si dimetteva e invece resta attaccato alla poltrona”, è questo quanto dichiarato dall’ex sindaco di Roma, Ignazio Marino intervenuto a “In 1/2 ora su Rai Tre. Nel corso del suo intervento, l’ex sindaco Ignazio Marino ha anche parlato del Premier Renzi sostenendo che lo stesso ha commesso un errore gravissimo perchè ha allontanato un sindaco che stava facendo ciò per cui lui era piaciuto al paese, un programma di liberalizzazioni per recuperare denaro per il debito.

Secondo l’ex sindaco Marino, il Premier Renzi che lo considera scaltro ed intelligente, è stato malconsigliato, perchè se così non fosse stato, sicuramente lo avrebbe sostenuto. “Non sono caduto per la magistratura. Ho dovuto lasciare perchè Orfini ha convocato gli assessori e gli chiesto di andare dal notaio”, ha dichiarato Ignazio Marino che ricordiamo è stato assolto lo scorso venerdì dalle accuse di falso e peculato.Proprio contro Orfini, Ignazio Marino aggiunge che lo ha difeso in un primo momento perchè c’ era Mafia Capitale e il Pd aveva arrestati ed indagati e dunque gli conveniva sostenerlo.

“Poi però non convenivo più non convenivo quando volevo scegliere i manager di Acea e delle partecipate e volevo gente selezionata sul mercato, non convenivo quando ho detto che volevo Olimpiadi che lasciassero un lascito alla città e invece il Presidente del Coni e di Roma 2024 volevano costruire a Tor Vergata, in un’area incolta e lontana da tutto. Non convenivo quando ho sospeso il monopolio di Cerroni”, ha aggiunto ancora Marino, parlando di Orfini. Duro attacco anche nei confronti dell’attuale sindaco di Roma, Virginia Raggi e nello specifico Marino sottolinea il fatto che l’attuale sindaco utilizza le auto di servizio, al contrario di lui che invece non le utilizzava.

E poi ancora duro attacco riguardo la questione rifiuti, e nello specifico Marino ha aggiunto: “Una delle prime azioni della sindaca Raggi è stata chiedere la riapertura del tritovagliatore che trattava circa 100 tonnellate di rifiuti al giorno di rifiuti, di proprietà dell’avvocato Cerroni e affittato ad un altro privato”. Riguardo la sua assoluzione, Marino ha tenuto ancora una volta a ringraziare i suoi avvocati che hanno usato indagini difensive per poter dimostrare la sua innocenza.”Oggi il vicepresidente del Csm Legnini, uno dei primi a telefonarmi dopo la mia assoluzione, spiega come bisogna condurre le indagini quando si accusa persona: vanno cercate prove a carico ma anche a discolpa dell’indagato”, ha detto ancora Marino a In 1/2 ora su RaiTre.

Continua il Marino contro tutti. O meglio l’ira funesta contro quel pezzo di Pd che lo cacciò «con la scusa dell’inchiesta sugli scontrini», da cui poi è uscito indenne l’altro giorno («Ero diventato scomodo»). Nel mirino del «professore» c’è lo stesso Pd che adesso si schiera per il sì al referendum in contrasto con la minoranza dem e appunto con Marino, pronto a girare l’Italia (la prossima settimana sarà in Piemonte) per affossare la riforma. Dopo «un anno doloroso in cui hanno tentato di ledere la mia onorabilità», l’ex sindaco va all’attacco. E dalla trasmissione In 1/2 ora se la prende con il commissario dei democrat romani Matteo Orfini, «che dovrebbe dimettersi». Perché «ha chiuso i circoli, ha lasciato i debiti degli affitti e ha portato il partito alla più grave disfatta nella Capitale negli ultimi 30 anni». Lettura che non trova sponde nella maggioranza dei dem. Il senatore Stefano Esposito gli ribatte così: «Sono stati chiusi i circoli finti e i debiti li hanno fatti quelli che ti sostengono». Rispetto all’intemerata di venerdì questa volta «Ignazio» usa parole più liftate, anche se altrettanto severe, nei confronti del premier-segretario Matteo Renzi, ritenuto scaltro, «che è stato malconsigliato perché se mi avesse incontrato sarebbe stato uno dei miei più grandi sostenitori». Marino non svela le carte: se sarà si giocherà una proiezione nazionale dentro al Pd a cui però non si è iscritto nel 2016.

«Ignazio potrebbe animare un’area, una corrente», rivela maggioranza dei dem. Il senatore Stefano Esposito gli ribatte così: «Sono stati chiusi i circoli finti e i debiti li hanno fatti quelli che ti sostengono». Rispetto all’intemerata di venerdì questa volta «Ignazio» usa parole più liftate, anche se altrettanto severe, nei confronti del premier-segretario Matteo Renzi, ritenuto scaltro, «che è stato malconsigliato perché se mi avesse incontrato sarebbe stato uno dei miei più grandi sostenitori». Marino non svela le carte: se sarà si giocherà una proiezione nazionale dentro al Pd a cui però non si è iscritto nel 2016.

«Ignazio potrebbe animare un’area, una corrente», rivela una stretta collaboratrice. Anche se prima di qualsiasi posizionamento nello scacchiere dem c’è comunque di mezzo il referendum. Ma è la ricostruzione di quanto accaduto un anno fa a tormentare in queste ore i democratici. Per un ex sindaco che si sente vittima di colpo di mano, c’è il giudizio netto dei big del Pd.

Il ministro Dario Franceschini, che è anche punto di riferimento di un’area importante nel partito, è lapidario: «Bisogna avere l’onestà di vedere il film come si sarebbe svolto. Marino era sindaco di Roma e per un anno è stato sottoposto ad un processo in cui la richiesta del pm era pari a 3 anni». Tenerlo come sindaco della Capitale «avrebbe voluto dire esporre Roma a un anno devastante. E non so nemmeno se ci abbia votato alle elezioni». Il dibattito è aperto. E le squadre che si fronteggiano sul caso Marino, sono le stesse che adesso incrociano le sciabole per il referendum. Con il professore nuovo paladino del No. Che ieri ha detto: «Il Senato? Va abolito». E subito c’è chi, come la deputata renzia-na Lorenza Bonaccorsi, gli ha ricordato su Twitter quando nel 2009 da candidato alla segreteria nazionale proponeva «di superare il bicameralismo perfetto e trasformare il Senato in camera delle regioni». Un cambio di strategia? Chi lo sa. Di sicuro il fronte tra l’ex sindaco e D’Alema è saldissimo. Non è esclusa nemmeno un’iniziativa insieme in questi due mesi di campagna referendaria. Proprio il chirurgo ha difeso il «Leader Maximo» dalle accuse che in questi giorni gli sono arrivate da Luca Lotti, sottosegretario a Palazzo Chigi e braccio ambidestro di Renzi. «Chi attacca l’ex presidente del consiglio dicendo che si è schierato contro il referendum per una questione di poltrone dovrebbe vergognarsi e chiudersi dentro casa». Tempo un attimo ed ecco la replica di Lotti: «A differenza di Marino, io non costringerei a casa nessuno. Evidentemente abbiamo due diverse concezioni della libertà e della democrazia» Quanto al merito, «continuo a chiedermi – dice Lotti – come sia possibile far discendere la propria posizione sulle riforme e sul futuro del Paese da una poltrona, pur prestigiosa, non ottenuta. E se sia giusto o meno valutare un sindaco per quello che ha fatto nella sua città per le periferie, la mobilità, il decoro». Insomma, la polemica si annuncia infuocata fino al voto per la riforma. Poi, i primi di dicembre, Marino partirà per gli Usa, a Philadelphia, dove ha contratto semestrale da docente universitario.

Un dente avvelenato è poco. Ignazio Marino ne ha trentadue. All’indomani dell’assoluzione nel processo sugli scontrini delle cene, l’ex sindaco di Roma ha fame di vendetta e ha voglia di ritagliarsi un ruolo («Mi metto a disposizione»). Magari quello di Anti- Renzi. Per il momento ammette di avercela con una persona in particolare. Matteo Orlini, commissario del Pd romano e presidente del partito a livello nazionale. «Uno», si sfoga, «che non ha mai amministrato nulla, ha chiuso circoli, ha lasciato debiti con le morosità delle sezioni, ha portato alla più grave disfatta del partito a Roma dagli ultimi30 anni». Orfini, secondo Marino, è responsabile della sue dimissioni da primo cittadino. Già aveva affrontato ampiamente il tema nel suo libro “Un marziano a Roma”. Ma ora il medico prestato alla politica (e restituito dal Pd alla chirurgia) vuole regolare i conti con i suoi nemici interni: «In un’azienda uno come Orfini si sarebbe dimesso, invece resta attaccato alla poltrona».

Ma Marino ce l’ha anche con le toghe che hanno indagato sul suo conto: «Il vicepresidente del Csm Legnini, uno dei primi a telefonarmi dopo la mia assoluzione, spiega come bisogna condurre le indagini quando si accusa una persona: vanno cercate prove a carico ma anche a discolpa dell’indagato», spiega l’ex sindaco della capitale intervistato da Lucia Annunziata a In 1/2 ora su RaiTre. Ma non è a «a causa della Procura di Roma» che Marino ha perso la poltrona al Campidoglio. È stata colpa di Orimi. Sempre lui. «Ha convocato gli assessori prima e i consiglieri poi, dicendo che dovevano dimettersi violentando la volontà di 700 mila elettori». Perché? Marino si dipinge come un personaggio scomodo che non rispettava la disciplina di partito. «Non convenivo quando volevo scegliere i manager di Acea e delle partecipate e volevo gente selezionata sul mercato. Non convenivo quando ho detto che volevo Olimpiadi che lasciassero un lascito alla città mentre il presidente del Coni voleva costruire a Tor Vergata, non convenivo quando ho sospeso il monopolio di Ceroni».

Marino ricorda gli episodi della «Panda rossa» e dei «funerali dei Casamonica», argomenti utilizzati per «attaccarmi e sbeffeggiarmi politicamente. Mi accusarono per il volo dell’elicottero durante le esequie. Mapersino il sindaco di New York mi disse che “il responsabile dello spazio aereo di una città è il ministero della Difesa”. La mia colpa è stata non dire subito di chi era stata responsabilità». Tocca al-l’Enav il controllo, replica subito il ministro della Difesa Roberta Pinotti dando dell’incompetente a Marino. Che ci tiene anche a spiegare unavol-ta e per tutte la storia della Panda: «La Procura sulla questione aprì un’inchiesta accertando che il fascicolo del mio permesso del centro storico era stato hackerato e le multe arrivate io le ho pagate, perché le multe vanno pagate».

E Renzi? «Uno scaltro e intelligente, ma con me ha fatto un errore gravissimo, è stato molto mal consigliato. Diversamente mi avrebbe sostenuto». Dal Partito democratico, Marino ha avuto numerose testimonianze di solidarietà. Tutte in arrivo dalla minoranza. L’ex sindaco ha detto di aver ricevuto messaggi e telefonate da Veltroni, Legnini, Bassolino, D’A-lema, Cuperlo, Bersani, Speranza. Ma dal Pd arrivano anche le polemiche. «Il congresso capitolino si terrà a febbraio 2017», informa il vice segretario dem Lorenzo Guerini, «il mandato del presidente Orimi come commissario romano scade in questo mese». Quindi basta polemiche, perché la gestione straordinaria sta per finire. Ma dopo la campagna referendaria. «Marino», conclude Guerini, «si metta quindi il cuore in pace: insieme al presidente Orfini abbiamo già definito da tempo il percorso che in pochi mesi porterà al congresso del Pd della città di Roma».

All’ex sindaco risponde anche Luca Lotti: «Continuo a chiedermi come sia possibile far discendere la propria posizione sulle riforme e sul futuro del Paese da una poltrona, pur prestigiosa, non ottenuta. Sia Marino che D’Alema», ricorda il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, «volevano la fine del bicameralismo paritario e un Senato delle autonomie. Ora hanno cambiato idea, chissà perché…».

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