Roma Shock, una ragazza morsa da un topo in piazza San Cosimato a Trastevere: è emergenza ratti

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Roma, donna morsa da un topo in una nota piazza della Capitale è emergenza ratti

Prima il topo che in uno dei rioni più belli e frequentati del mondo, Trastevere, le morde una gamba. Poi il calvario nel labirinto della sanità pubblica, tra guardia medica, pronto soccorso, centri specializzati che le danno risposte differenti e contraddittorie su cosa deve fare. «Tutto difficilissimo, molto grottesco e surreale perché al di là dello stress psicologico non c’è l’informazione dovuta, non c’è un supporto, un sostegno», si sfoga Valentina Fatuzzo, una ragazza di Monteverde, che ha raccontato la sua storia ad Askanews.

Premessa: Roma è ostaggio di quella che il sindaco Virginia Raggi chiama pre-emergenza rifiuti. Tra gli effetti collaterali c’è la moltiplicazione dei ratti. Non solo a Tor Bella Monaca, come ha mostrato un video girato da alcuni ragazzini, ma anche nei quartieri centrali. «Nel nostro rione – racconta Dina Nascetti, presidente del comitato Vivere Trastevere – gli operatori dell’Ama quando passano a raccogliere i sacchi dell’immondizia, girano con un bastone, perché prima verificano che tra i rifiuti non vi sia qualche ratto nascosto. Ma ci sono anche altri animali che si moltiplicano tra la spazzatura e diventano aggressivi: le cornacchie ormai sono moltissime, tempo fa una ha morso alla testa una donna che è stata costretta a farsi medicare in pronto soccorso».

Ma l’invasione vera è quella dei topi, si dice che siano milioni, anche se nessuno ha mai potuto contarli. Torniamo allora al caso della donna morsa da un ratto, così come raccontato da Valentina Fatuzzo. Era andata al cinema a Trastevere e, alla fine della proiezione, insieme a degli amici si era fermato in piazza San Cosimato, una delle più frequentate da romani e turisti. «All’improvviso mi sono accorta che qualcosa stava salendo su una gamba e mi ha morso. Era un ratto, che per un po’ è rimasto attaccato. Subito sono andata dalla guardia medica». E qui inizia il viaggio surreale tra un consiglio e l’altro, tra un vaccino di un tipo e uno di un altro. Primo step: «La guardia medica mi consegna una ricetta di antibiotico ad ampio spettro da prendere immediatamente. Mi consigliano di andare, entro 24 ore, entro le 24 ore, al centro antirabbico dell’università La Sapienza». Tutto risolto? Macché. Il mattino successivo, Valentina, comprensibilmente preoccupata, scopre che «quel padiglione però è fantasma, non esiste». Che fare? Un medico le dice di andare al Policlinico Umberto I, al Centro di igiene e malattie tropicali perché c’è un presidio anti- rabbico. Risolto? No, i medici le dicono che i protocolli in caso del morso di un ratto non prevedono l’antirabbica, ma l’antitetanica.

Racconta Valentina ad Aska- news: «Mi dicono che è consigliabile anche una profilassi attiva, con la somministrazione di immunoglobuline, un emoderivato, un farmaco ad alto rischio, che potrebbe comportare malattie epatiche gravi. Devo firmare una rinuncia al trattamento anti- rabbico per poter procedere con quello antitetanico. Mi aspetto di essere assistita all’interno del pronto soccorso del Policlinico. In realtà esco da lì con una ricetta di un farmaco di difficile reperimento, molto costoso, che le farmacie mi negano perché non vogliono avere responsabilità». Altra tappa: il pronto soccorso di un altro grande ospedale romano, il San Giovanni, dove alla fine, le viene somministrato il farmaco. Il giorno dopo, va al centro vaccini di Monteverde, dove le somministrano l’antitetanica.

E da parecchie settimane che è emergenza topi nella capitale e dopo tante polemiche e discussioni la situazione non sembra essere migliorata, tanto che nei giorni scorsi una donna è stata morsa da un ratto in pieno centro a Roma e nello specifico in piazza San Cosimato ovvero una delle piazze più centrali della capitale a Trastevere, dove è presente un noto mercato rionale ed anche un frequentatissimo parco giochi per i bambini.

Vittima di questo spiacevole incidente è una romana residente a Monteverde di nome Valentina Fatuzzo, la quale lo scorso 7 luglio mentre si trovava in compagnia di alcuni amici su una panchina pubblica è stata morsa da un ratto. La donna ha deciso di raccontare l’accaduto, sostenendo di essere stata in piazza con un gruppo di amici con i quali stava chiacchierando, fino a quando non ha sentito qualcosa che si arrampicava sulla gamba e poi improvvisamente ha avvertito un morso; la donna racconta di non aver realizzato subito cosa aspetta accadendo anche perché sembra abbia avuto davvero poco tempo per rendersi conto che era stata morsa da un ratto.

L’istinto è stato quello di muovere la gamba per liberarmi perché lui era ancora con me, agganciato“, ha raccontato Valentina. La donna avendo capito cosa fosse accaduto si è precipitata la guardia medica siete in via Morosini a poche decine di metri dove gli operatori sanitari hanno provveduto a disinfettare la ferita e medicarla. “Esco da lì con una ricetta di antibiotico ad ampio spettro da prendere immediatamente e l’idea di dovermi recare la mattina dopo, il prima possibile, perché comunque ho un tempo limitato, entro le 24 ore, al centro antirabbico dell’università La Sapienza”, ha aggiunto ancora la donna, la quale ha anche riferito che purtroppo una volta recatasi presso il luogo non ha trovato nessuno, e avendo i minuti contati si è dovuta recare di corsa presso il Policlinico Umberto I dove le hanno spiegato che adesso è praticamente obbligatorio efettuare l’antitetanica piuttosto che l’antirabbica.

Valentina ha dovuto così rinunciare e assumersi la responsabilità di rinunciare al trattamento antirabbica, un farmaco considerato piuttosto pericoloso per il fegato oltre che molto caro. Così Valentina si reca presso il San Giovanni ed al pronto soccorso riesce a farsi iniettare l’antitetanica. Purtroppo la vicenda non finisce qui, perchè Valentina una volta recata presso il centro vaccini di Via Ozanam a Monteverde, gli operatori le rispondono che al più presto avrebbe dovuto fare il vaccino. “Sembra tutto difficilissimo, è molto grottesco e surreale perché al di là dello stress psicologico non c’è l’informazione dovuta, non c’è un supporto, un sostegno. Mi imbatto in una dottoressa che mi fa presente che il farmaco è molto rischioso e secondo lei io dovrei tornare a casa e non fare nulla. Ritorno dalla caposala che mi è solidale e riusciamo attraverso un consenso informato a sbloccare questa situazione che è molto penosa, e finalmente queste 500 unità di antitetanica attiva mi vengono iniettate”, ha aggiunto Valentina.

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