mercoledì , 17 gennaio 2018

Roma, svolta nel caso della morte dello studente americano di 19 anni: E’ stato un senzatetto 41enne

Roma, svolta nel caso della morte dello studente americano di 19 anni fermato senzatetto 41enneSono trascorsi solo due giorni dal 4 luglio 2016, giorno in cui le forze dell’ordine hanno ritrovato nelle acque del Tevere e precisamente all’altezza del ponte Marconi il corpo senza vita del diciannovenne americano Beau Solomon, scomparso nella Capitale Italiana proprio alcune ore dopo il suo arrivo.

Ed ecco che proprio nella giornata di ieri, secondo le prime indiscrezioni trapelate sul caso, sembra proprio che le forze dell’ordine abbiano fermato il presunto assassino ovvero M.G, un uomo di 41 anni senza fissa dimora e che, per essere più precisi, vive sulla banchina sotto di Ponte Garibaldi insieme alla sua compagna, in una tenda e proprio quest’ultimo avrebbe partecipato all’aggressione nei confronti del ragazzo al termine della quale proprio i suoi aggressori lo avrebbero gettato nel fiume. L’uomo, per essere più precisi, è stato fermato la scorsa notte dagli agenti della squadra Mobile e del commissariato Trevi-Campo Marzio ma secondo i primi accertamenti non sarebbe stato lui a rubare, al diciannovenne, il cellulare e il portafoglio. Il giovane infatti sembra proprio sia stato vittima di una brutta aggressione messa in atto da due o tre giovani stranieri della zona in cui il giovane studente modello americano era stato insieme agli amici nel corso della sera all’interno di un pub e nello specifico nella piazza Trilussa e, secondo alcune indiscrezioni, sembrerebbe che il ragazzo in seguito all’aggressione di cui è stato vittima abbia deciso di inseguire proprio i suoi aggressori e poco dopo sarebbe poi accaduta la tragedia.

Insomma, al momento non si hanno ancora delle certezze sulle effettive circostanze che hanno portato alla morte ma, la fidanzata del senzatetto 41enne fermato e accusato della morte dello studente americano ha appunto provato a difendere il fidanzato affermando nello specifico nel corso di un’intervista rilasciata a Rai Uno: “Quel ragazzo stava inseguendo dei marocchini, credo. Forse gli avevano rubato il portafoglio. Si è scontrato con Massimo e hanno iniziato a litigare” proseguendo poi “Si davano spintoni, Massimo ne dava uno, il ragazzo ne dava un altro, Massimo ne dava uno. E poi il ragazzo è caduto in acqua. Se è scappato? No, Massimo non è scappato. E’ rimasto lì”. 

Secondo una prima ipotesi avanzata dalle forze dell’ordine il quarantunenne, dopo avere spinto il giovanissimi Beau nel fiume non sarebbe fuggito dal luogo ma al contrario sembra proprio sia tornato a dormire all’interno della tenda insieme alla compagna, quasi come se nulla fosse accaduto e proprio la Procura di Roma contesta al senzatetto 41enne il reato di omicidio volontario aggravato dai futili motivi. Sulla questione si è espresso John Phillips, ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, il quale ha nello specifico affermatol’ambasciata americana è pronta a dare sostegno alle autorità italiane che indagano sulla sua scomparsa e sulla sua morte”.

Mai avrebbero pensato che il loro figlio prediletto, che nella sua vita aveva già dovuto combattere battaglie dolorose, sarebbe morto in quel modo orribile in un posto da dimenticare. Il greto del Tevere nel centro di Roma, completamente abbandonato, fra rifiuti, erbacce e siringhe dappertutto. Mai Nick e Jodi Salomon avrebbero immaginato che avrebbero rivisto il loro Beau solo in fotografia dopo averlo accompagnato all’aeroporto di Madison, in Wisconsin, diretto in Italia dove avrebbe dovuto seguire un corso di economia di cinque settimana.

Quello che per ora rimane loro sono solo spezzoni di immagini mostrate alla mamma e al papà dell’americano ucciso per evitare un dolore ancora più atroce. Proprio per questo motivo la polizia ha evitato di accompagnarli all’obitorio del Verano dove saranno eseguiti gli esami autoptici che spiegheranno come lo studente è morto. Il riconoscimento, ancora non ufficiale, è avvenuto per ora attraverso le istantanee delle numerose cicatrici sul corpo di Beau, martoriato dalla lunga permanenza nelle acque del fiume.

Un duro colpo per i genitori dello studente diciannovenne della John Cabot University per il quale sarà comunque necessario l’esame del dna per avere la certezza assoluta della sua identità. Il soggiorno romano di Nick e Jodi è blindato. Vengono costantemente assistiti dal personale dell’ateneo americano in via della Lungara e anche dall’ambasciata Usa, che li protegge da qualsiasi interferenza in questo momento di disperazione. Sconvolti gli amici di Beau che avevano condiviso la sua brevissima permanenza a Roma.

«Quella sera avevamo cenato allo Sloopy Sam — racconta un collega di studi di Solomon —, giocavamo a beer-pong (un gioco di bevute), Beau aveva bevuto molto. Lui voleva spostarsi in un altro locale, ma noi siamo rimasti nel locale. Era ubriaco, ma d’altra parte lo eravamo tutti. Era la nostra prima notte in Italia», dice ancora il giovane sul sito Fanpa- ge. Ieri pomeriggio alcuni turisti americani hanno deciso di scendere sul greto del Tevere per andare a vedere il luogo dove Beau è stato spinto nel fiume.

Anche loro erano molto provati per quello che era successo. Il preside della John Cabot, Franco Pavoncello, ha sottolineato che l’ateneo «prende tutte le misure necessarie per la sicurezza dei suoi studenti all’interno del campus e attorno alle loro residenze, utilizzando sia i militari sia un istituto di vigilanza privato. «Ma la sicurezza all’esterno, per strada, è affidata alle autorità. La movida è la movida — ha spiegato ancora — non è certo compito del preside della John Cabot valutare i pericoli della vita notturna della Capitale. È un compito che spetta alle autorità».

L’avevano fermato pochi minuti dopo che Beau Solomon era finito nel Tevere. Il giovane studente del Wisconsin, alla sua prima sera a Roma, era appena scomparso nelle rapide davanti all’Isola Tiberina e lui, Massimo Galioto, punkabbestia di 41 anni, era già in commissariato. Fermato dalla polizia con una decina di persone — che vivono accampate come lui sotto ponte Garibaldi — dopo l’allarme lanciato dalla sponda opposta del fiume dal titolare di uno dei chioschi montati per l’estate romana. Ma Galioto era stato poi rilasciato all’alba con tutti gli altri. Si era pensato, sperato, che quel ragazzo non ancora identificato si fosse salvato in qualche modo. A volte capita, nella maggior parte dei casi però finisce male. E così è stato anche per Beau. Il Tevere perdona raramente.

Tuttavia il clochard di origine siciliana, che andava raccontando sulle banchine di essere stato un militare in missione in Somalia (l’Esercito non ha per ora confermato), non è scappato. È rimasto nella sua tenda azzurra con la compagna Alessia e il suo cane. E lì lunedì notte — tre giorni dopo i fatti e 12 ore dopo il ritrovamento del corpo dell’americano trascinato fino a ponte Marconi — gli investigatori lo hanno arrestato per omicidio aggravato dai futili motivi. A incastrarlo ci sarebbero due video: uno della videosorveglianza, un altro girato con un telefonino da un testimone che si trovava fra gli stand di fronte.

In entrambi si vedrebbero Solomon e Galioto che si spintonano, fino al colpo finale di quest’ultimo che fa perdere l’equilibrio allo studente. Sarà il gip domani a decidere sulla convalida dell’arresto del quarantenne, che ha precedenti per furto e porto d’arma impropria, e se il reato contestato sia da derubricare a omicidio preterintenzionale. «È solo un complotto, sono innocente», si sarebbe difeso Galioto ora a Regina Coeli. Dall’autopsia si saprà invece se Beau è morto annegato, come sembra, o per altri motivi. Ma le indagini della Squadra mobile non sono affatto concluse. Da chiarire ci sono alcuni punti: il primo è legato a chi abbia rapinato Beau in vicolo del Cinque.

Si tratterebbe di due-tre stranieri, forse nordafricani, che gli hanno sottratto portafoglio e telefonino. Solomon, che aveva bevuto parecchio durante l’uscita con gli amici della John Cabot University, li avrebbe inseguiti prima a piazza Trilussa, poi lungo ponte Sisto, infine giù per la scalinata che conduce alla banchina sinistra. Ma li avrebbe persi di vista finendo nell’insediamento di Galioto. Fra i due sarebbe nata subito una lite. Forse Beau pensava che il rapinatore fosse lui, forse — è un’altra pista sulla quale si sta lavorando — gli stessi nordafricani potrebbero aver scaricato la colpa sul senzatetto. Così si spiegherebbe la presenza di più persone attorno all’americano, come raccontato da due testi. Il secondo punto è legato al ritrovamento del portafoglio e all’utilizzo della sua carta di credito, sia a Roma sia a Milano.Il caso viene trattato dalla polizia con discrezione, in collaborazione con le autorità americane. Ma sembra che ad appropriarsi degli effetti sottratti a Beau sia stato un turista, poi partito dalla Capitale. Sarebbe stato lui a prelevare soldi nel capoluogo lombardo nel fine settimana (1.700 dollari). Una specie di sciacallo in una storia che getta più di un’ombra su quello che accade di notte nella Capitale.

ROMA Una corsa a perdifiato lungo il Tevere, in piena notte, per riacciuffare i due uomini che lo avevano derubato. Poi, l’incontro con le persone sbagliate. Una lite, una spinta. E Beau Solomon, lo studente americano di 19 anni appena arrivato a Roma dal Wisconsin per per studiare alla John Ca- bot University, è caduto in acqua. Ed è annegato. A gettarlo nel fiume, secondo gli inquirenti, è stato Massimo Galioto, 41 anni, senzatetto che vive sulla banchina all’altezza di ponte Garibaldi, con la compagna e alcuni amici. E’ stato fermato ieri dagli agenti della Squadra Mobile e del commissariato Trevi-Campo Marzio con l’accusa di omicidio volontario aggravato dai futili motivi. Non sono solo i testimoni oculari a raccontare gli ultimi istanti di vita di Solomon. Agli atti dell’inchiesta del pm Marcello Monte- leone c’è anche un video.
LE RIPRESE
I fotogrammi, ripresi dalle telecamere di sorveglianza puntate sulla sponda del fiume, mostrano il ragazzo scontrarsi con i clochard. Mani che si agitano per aria, qualche spintone reciproco. Poi, l’atto finale: un uomo, identificato in Galioto, dà un colpo a Beau che cade in acqua. C’è di più: le stesse telecamere inquadrano il gruppetto di punkabbestia che si allontana senza dare l’allarme. Il corpo dello studente non riaffiorerà prima di quattro giorni. Il cadavere verrà recuperato all’altezza di Ponte Marconi. Sulla testa, una ferita. Dai primi risultati dell’autopsia eseguita ieri dal medico legale Giorgio Bolino, sembra emergere che il ragazzo sia morto per annegamento. Avrebbe sbattuto la fronte contro un masso mentre cadeva nel fiume. L’interrogatorio di garanzia di Galioto, assistito dall’avvocato Michele Vincelli, è fissato per oggi. Poi, il gip deciderà se convalidare il fermo. Nel frattempo, il punkabbestia si è dichiarato innocente: «Non sono stato io, mi stanno mettendo in mezzo», ha detto.
IL GRUPPO ORGANIZZATO
I nodi da sciogliere sono ancora molti. Resta da chiarire la posizione dei compagni di Galioto: sarà necessario capire se davvero nessuno si sia attivato per salvare il giovane. Non è tutto. Gli investigatori dovranno anche scoprire chi abbia derubato il diciannovenne. Il sospetto degli inquirenti, infatti, è che esista un gruppo organizzato e specializzato nel raggirare i turisti in uno dei quartieri simbolo della movida romana: Trastevere. Beau, infatti, si era trovato con alcuni compagni di corso a piazza Trilussa. Poi, era sparito. Secondo la ricostruzione della Procura sarebbe stato avvicinato da due stranieri, forse magrebini, che lo avrebbero convinto a seguirli sulla banchina del fiume, dove lo avrebbero derubato. La sua carta di credito è infatti
stata utilizzata a Milano due giorni fa: i familiari hanno raccontato che dal conto dello studente sarebbero stati sottratti 1.500 euro.
LALITE
I fatti risalgono a giovedì notte. È la prima sera che Beau trascorre nella Capitale. Sembra un ragazzo come tanti, ma alle spalle ha una storia importante: undici anni fa ha sconfitto una rara forma di cancro diventando un simbolo per l’America. Ora, è un ragazzone in salute, muscoloso e solare. Apparentemente invincibile, passeggia per i vicoli di Trastevere. Si perde. Due stranieri lo convincono a seguirli. Lo portano sulla banchina del fiume, gli rubano il portafoglio. Solomon tenta di inseguirli, si muove dinoccolato, sembra ubriaco. All’una di notte, sotto ponte Garibaldi, si scontra con un gruppo di senzatetto. Dalla sponda opposta del Tevere, alcuni ragazzi si accorgono di della lite. Stanno passeggiando tra le bancarelle dell’Estate Romana, che costeggiano il fiume per centinaia di metri partendo dall’Isola Tiberina. Sentono urla, vedono strattoni reciproci. Un uomo spinge lo studente, che perde l’equilibrio e cade in acqua. Il gruppetto si allontana e i testimoni chiamano i soccorsi. Ci vorranno quattro giorni per recuperare il corpo di Solomon. Incrociando le dichiarazioni dei testi con i filmati delle telecamere, gli inquirenti individuano Galioto: sarebbe stato lui a fare scivolare l’americano. Viene sottoposto a fermo indiziario per omicidio.

ROMA Uno scorcio meraviglioso, un punto maledetto, quell’angolo di fiume. Un anno fa, il 7 luglio scomparve Federico Carnicci, 27 anni, artista di strada, annegato chissà come, sempre sotto Ponte Garibaldi, il fiume ne restituì il corpo dopo 10 giorni. A denunciarne la scomparsa sempre al commissariato Trevi la stessa combriccola di disperati, lo spagnolo, il polacco, Alessia e Massimo Galioto, gli amici con cui aveva trascorso la notte. Lo stesso Galioto che un anno dopo è stato fermato con l’accusa di aver preso a calci, strattonato e spinto in acqua Beau Solomon. Un precedente inquietante, che rende bene l‘idea del peso inconsistenteche assume una vita, in certi punti di Roma, non ai margini ma nel cuore della città. Non è un caso per l’avvocato Carmine De Pietro, che a pochi mesi dall’archiviazione del caso Carnicci, sottolinea come la presenza di Galeoto sulla scena della scomparsa – dove tra l’altro stazionava abitualmente – non è stata definitivamente chiarita. «Luoghi, modalità e, a questo punto, soggetti presentano troppe affinità per non pensare ad un filo conduttore che unisca le due vicende». Una vita per strada, ad abusare di droghe, a vivere di elemosina.
IL SOLDATO
Andava dicendo sulla banchina di aver fatto il militare in Somalia (l’esercito non conferma), ha
+
Massimo Galioto, l’uomo senza fissa dimora fermato per la morte del giovane americano
alle spalle precedenti per porto d’armi improprie e furti. «Svalvolato» lo descrive chi l’ha conosciuto per strada, lo sguardo perso, ma pronto a litigare. Anche con Federico – raccontano sulla banchina – litigarono qualche giorno prima quelli della tenda celeste, Massimo e un altro. Volarono pugni.
LA STRADA E L’EROINA
E’ vissuto di strada ed eroina, con l’eroina ha tessuto amicizie e covato attriti, «perché ti fanno sentire tutti una famiglia quelli lì». Paciosi e obnubilati come il Tevere d’estate, che però proprio in quel punto corre più veloce e pericoloso. Due ubriachi caduti nel Tevere, a un anno di distanza. Dopo una lite, perché chi passa di lì come minimo si prende uno spintone se non è già stato rapinato. Per fortuna stavolta c’erano testimoni.

ROMA Sotto Ponte Garibaldi, vista Ponte Sisto. Ma non ha niente di poetico, la prospettiva, almeno da un lato del Tevere. Cinquanta scalini portano al nulla, bisogna scendere tra l’odore di urina, le siringhe e le erbacce, siamo in centro e nella terra di nessuno, qui se quelli della tenda blu, quella dove dormiva Massimo Galioto, l’unico fermato per la morte di Beau Solomon, si inalterano, non scendi mica, il Tevere è loro o almeno credono. «Perché lungo il fiume c’è una città intera, li sgomberiamo ma tornano ciclicamente, sempre gli stessi», s’arrende un vigile urbano, che ha da fare anche sopra, in strada.
Ciondolano tra cani, parabole e rifiuti, come sempre, gli invisibili di Ponte Garibaldi, al centro della movida ma quanto basta defilati e trasparenti. Ubriachi, tossici, disperati. Alternano liti e aggressioni per un nonnulla con momenti di eterna assenza, il fiume scorre più veloce dei pensieri in quel punto, loro si sdraiano, qualcuno pesca. Erano lì anche l’altra notte, quando lo studente americano è arrivato ciondolando sull’argine del fiume, dall’altro lato le bancarelle, qui il nulla e il buio. Inseguiva due marocchini, ha detto Alessia la compagna di Massimo Galioto, lui l’ha spinto, si sono strattonati, poi è andato a dormire. Un dannato in meno, con tutti quelli che ha dentro, avrà pensato. Erano in sette. Più Beau in preda all’alcol, smarrito, rapinato, spintonato, gettato nel Tevere come un fagotto.
A poca distanza svetta la cupola di San Pietro, si accendono le luci della movida ogni sera, si affacciano i turisti e si spingono dove possono. Perché la banchina fa paura pure di giorno, la se-
ra poi, nel buio si spaccia e si scippa, chi scende è un ladro, un incauto o è appena arrivato a Roma, come Beau.
Piccoli insediamenti costeggiano il fiume. Almeno una decina, dalla Cloaca Massima, «monitoriamo, identifichiamo, sgomberiamo più volte, ma sono sempre lì. Da Ponte Testaccio a Ponte Mazzini le banchine sono abbandonate» spiegano dal reparto tutela emarginati. Poveri cristi al centro del mon-
do, amano il luogo dove si accampano, litigano per accaparrarselo: sono punkabbestia,
senza fissa dimora, «gli ultimi».
TERRADINESSUNO
Vivono del minimo, ma guai a toccar loro il territorio, non siamo a Roma quella è casa loro, il Giubileo qui non è passato, nessuno deve passare. Chi scende lo fa a suo rischio e pericolo, nella vegetazione s’inciampa nella turista bionda stesa al sole come nel barbone che stende i panni.
Il traffico del lungotevere è lontano, l’isola Tiberina si staglia anzi adagia paciosa al centro del fiume, che ha visto morti ammazzati, misteriose cadute accidentali, corpi riemersi. Anche da laggiù la sera Roma è incantevole, per chi non ha niente, per chi viene dall’inferno. Lo sa bene Alessia la compagna di Massimo che su Facebook posta status come «assonnata sotto Ponte Garibaldi -vista Ponte Sisto». Alle 4.01 del 30 giugno sfodera un «non c’è cosa più bella del tuo uomo che ti dice tutta nuda quanto sei bella». Un paradiso nell’inferno, a turbarlo poi la sera ci sè messo anche Beau, spaesato, forse ubriaco, uno spintone e via, non è posto per ragazzetti sbarbatelli. Tutti a dormire in tenda poi, impastic- cati, ubriachi, il rumore del fiume a cullare la notte buia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *