Roma – Torino 3-2: Video Highlights gol e sintesi: Totti entra a 4’ dalla fine, segna 2 reti

ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Ha dell’incredibile, ciò che succede a Roma tra i giallorossi tesi alla caccia del secondo posto occupato dal Napoli (lunedì la sfida all’Olimpico contro gli azzurri) e un Torino che si presenta all’Olimpico reduce da tre successi consecutivi. Granata avanti con un rigore di Belotti, pari di Manolas, 2-1 per gli ospiti con il primo gol in campionato di Martinez, quindi partita decisa da Totti. Il capitano giallorosso, in campo a 4′ dalla fine, prima segna il 2-2 in scivolata uccellando Glik, quindi trasforma un rigore che non c’è. Clamorose, in proposito, le sviste di Calvarese, che riesce a negare un rigore e mezzo ai giallorossi (evidente il mani di Gazzi su tiro di Nainggolan) e ne assegna uno inesistente per un fallo di braccio di Maksimovic che soltanto lui rileva. Resta il fatto che, ancora una volta, la squadra di Ventura paga le dormite colossali su calcio da fermo. Questa volta a salire sul banco degli imputati sono Moretti che perde Manolas e Glik che si addormenta consentendo a Totti di infilare in rete.

Ventura, anche in considerazione delle tante assenze, mette in campo una squadra che ha un buon approccio alla gara. Tra i granata i cambi previsti alla vigilia sono confermati: il tecnico ligure fa rifiatare Vives e piazza Gazzi al centro della mediana, mentre Maksimovic rientra dopo tre gare in naftalina e Gaston Silva prende il posto di Molinaro sull’out sinistro. Buona la partenza del Toro, sì, anche se Martinez sembra voler continuare seguendo lo spartito sbagliato. Prima legge bene un erroraccio di Manolas e conclude a lato, quindi si libera del greco con un sombrero da urlo, ma calcia da… urlo di Munch. Se il Martinez del primo tempo è croce e delizia, il compagno di reparto Belotti lascia stare la croce e si occupa soltanto di deliziare i tifosi granata. In particolare fa capire chi sia il Gallo del pollaio, all’Olimpico, tra il 31′ e il 34′: prima colpisce il palo dai 25 metri, poi alza la cresta su rigore (11° gol del suo campionato, 9° griffato nel girone di ritorno). Concesso per una evidente trattenuta di Manolas ai danni di dello stesso Belotti.

E la Roma? Poca cosa, nel primo tempo. Florenzi sembra animato da furia cieca, più che da lucida rabbia agonistica, ma è soprattutto dietro con Manolas, e davanti con l’intero pacchetto di attaccanti che delude. Perotti fatica a trovare spazi sulla trequarti, anche in virtù della sagacia tattica di Gazzi, El Shaarawy si preoccupa più di contenere Bruno Peres che non di puntarlo, mentre qualche lampo arriva da Salah, come Martinez più attento alla confezione del regalo che non al regalo stesso. Il tutto in un Olimpico tiepido assai, e animato da Spalletti che per scaldare le tribune, al 40′, fa alzare Totti per il riscaldamento. “Un capitano, c’è solo un capitano” è forse l’unico coro che si alza nell’umida serata romana. E qui c’è il merito del Torino, cinico nell’approfittare della mollezza di avversario e ambiente per giocarsela, al contrario dei giallorossi, con la testa sgombra da assilli di classifica. Non si spiegherebbe altrimenti il dato per il quale, dopo i primi 45′, il possesso palla sia pari a quello della Roma, oppure quello, ancora più incoraggiante, che riporta un Toro capace di vincere il 90% dei contrasti, all’Olimpico.

Le certezze dei granata si sgretolano tuttavia al 20′ della ripresa, quando come troppe volte è successo in stagione il Toro fa harakiri. La disattenzione, come si diceva, arriva su calcio da fermo. Perotti su angolo disegna una traiettoria nemmeno troppo difficile da leggere, ma la pigrizia in marcatura di Moretti fa sì che Manolas, fino a quel momento di gran lunga il peggiore in campo, trovi il tempo per staccare di testa e infilare Padelli. I granata si ritrovano al solito punto. Belli a tratti, sciuponi nell’ultimo passaggio o nella finalizzazione, disattenti nelle circostanze decisive. Quando il Toro versione deluxe fa pensare che l’8° posto invocato da Cairo non sia una chimera ma un obiettivo concreto, sul campo si palesa il torello svagato che vanifica il buon lavoro fatto. E non basta nemmeno il gol che non t’aspetti, quello di Martinez che riporta avanti il Toro, a mettere una toppa alle boiate della difesa. Perché è dopo l’acuto del venezuelano che Glik, svagatissimo nell’occasione e già protagonista di una partita con più ombre che luci, lascia a Totti lo spazio per battere a rete. Immaginarsi poi cosa può succedere sulle tribune dell’Olimpico quando il numero 10 giallorosso trasforma il rigore regalato da Calvarese e porta la Roma sul 3-2. Da Spalletti in giù è festa grande, mentre il Torino rientra negli spogliatoi leccandosi ferite che non vogliono rimarginarsi. Inutile giocare anche bene, seppur a tratti, se poi a causa di alcune clamorose dormite si rimettono in carreggiata gli avversari. Difetto ben difficile da correggere, a quattro giornate dalla fine del campionato.

ROMA (4-3-1-2): Szczesny 5,5; Maicon 6, Manolas 6, Ruediger 6, Emerson 4,5 (14′ st Dzeko 5,5); Florenzi 5, Keita 5 (41′ st Totti 10), Nainggolan 6,5; Perotti 6,5; Salah 5,5, ElShaarawy5(35’stPjanic n.g.). In panchina: De Sanctis, Castan, Torosidis, Digne, Zukanovic, De Rossi, Strootman, Vain- queur, Falque. All. Spalletti 5.
TORINO (3-5-2): Padelli 5,5; Maksimovic 6, Glik 6, Moretti 5; Bruno Peres 6, Baselli 6 (27′ st Vives 6), Gazzi 5 (49′ st Edera n.g.), Obi 5,5, Gaston Silva 6 (18′ st Molinaro 5); Belotti 6,5. Martinez 6. In panchina: Castel- lazzi, Ichazo, Bovo, Jansson, Zappacosta, Farnerud, Candellone. All.: Ventura 6. Arbitro:Calvarese3.
Reti: 35′ pt Belotti (rig), 20′ st Manolas, 36′ st Martinez, 42′ e 44′ st Totti (rig).
Note: spett. 25.000 (paganti 6381, incasso
304.395,00 euro). Ammoniti: Florenzi, Be- lotti, Padelli, Glik. Angoli:11 a 4 per la Roma.
ROMA L’Olimpico, anche se vuoto, finalmente ritrova l’entusiasmo. Ma solo grazie al suo Re che non abdica. Totti fa felice la sua Roma e la sua gente. Non altri che sono qui e non si sa perché. Come spesso è accaduto in passato e come succede da 3 gare di fila. I suoi 2 gol (ora sono 303, niente…), segnati in extremis, servono per ritrovare il successo dopo due pari di fila e allungare sull’In- ter quarta, ora a 7 punti. Spalletti esce male dalla serata: non gli riesce nemmeno l’abbraccio finale al protagonista che lo scansa. Perché conclude la gara con l’ennesima umiliazione, concedendo al capitano solo gli ultimi 4 minuti prima del recupero e con la squadra in svantaggio 2 a 1. Le due prodezze gli regalano i 3 punti, preziosi per blindare il 3° posto e mettere al sicuro la partecipazione alla prossima Cham- pions. Il pensionato, però, non ci sarà. Qui non lo vogliono più. Totti non è partito titolare nemmeno dopo il gol di domenica. Eppure salverà, mai verbo è più
appropriato, ancora la Roma. Che, a tre giorni dalla gara contro l’Atalanta, è comunque diversa. Nel 4-3-1-2 sono quattro le novità: entrano Maicon, Emerson, Keita ed El Shaarawy. La rotazione contro il Torino nasce dalle condizioni fisiche e psicologiche di alcuni titolari: Digne e Pjanic non hanno recuperato al cento per cento, Zukanovic e Dzeko sono usciti frastornati dalla sfida di domenica a Bergamo. Spalletti, dunque, non ha voluto correre rischi, anche perché ha notato i primi sintomi di stanchezza dopo la lunga rincorsa verso il podio Champions. Maicon non è più partito dall’inizio dal 27 febbraio, trasferta di Empoli; Emer- son, invece, non è mai stato titolare in campionato, giocando dal primo minuto solo il 16 dicembre contro lo Spezia in Coppa Italia. Florenzi fa di nuovo la mezzala,
Perotti si muove alle spalle di Sa- lah ed El Shaarawy che si accendono a intermittenza.

Non basta Keita, al rientro dopo essere stato escluso nelle ultime due gare, per ritrovare il gioco. Manca la velocità e il Torino ne approfitta. Ventura, con il 3-5-2, fa abbassare i suoi giocatori sotto la linea della palla e lascia a turno, in avanti, solo uno tra Belotti e Martinez: il contropiede è nei loro scatti. Manolas va subito in difficoltà eanche Ruediger fatica. L’unico tiro nello specchio della Roma, prima del vantaggio granata, è di Maicon. Raffica, invece, di pericoli: Martinez spreca due volte e Belotti colpisce il palo. Su cross di Silva, Manolas abbraccia proprio il centravanti e Calvarese assegna il rigore. Belotti spiazza Szc- zesnye realizza il 5° gol nelle ultime 7 partite. E’ il 35′, ma già da metà
tempo, pesata l’esibizione lenta e prevedibile dei giallorossi, il pubblico chiama in campo Totti, festeggiato pure durante la lettura delle formazioni, quando invece è stato fischiato Spalletti. Nainggolan prova a trascinare i compagni: destro da fuori deviato da Padelli. L’arbitro, prima dell’intervallo, nega al belga il rigore: Gaston Silva respinge il suo tiro con il braccio aperto. E, ad inizio ripresa, concederà il bis, sempre su tiro di Nainggolan fermato da Gazzi con la mano. L’addizionale Giacomelli, piazzato bene come nella azione del rigore concesso alTori- no, non si sa come abbia fatto a non intervenire.

Spalletti ci riprova con Dzeko, in campo dopo un’ora: fuori Emer- son. Florenzi passa a sinistra da terzino. L’assalto della Roma è frenetico e quindi manca la lucidità al momento di concludere. Non è un caso che il pari, colpo di testa di Manolas, arrivi su palla inattiva, dal corner di Perotti. Tocca poi a Pjanic, al posto di El Shaarawy, ma il Torino si riporta avanti con Martinez. La mossa della disperazione di Spalletti al fotofinish: quattro minuti per Totti. Gli bastano, anche se il cambio sa di sfregio. Due gol (ultima doppietta nel derbydelgennaio 2015), alvoloe su rigore (il meno evidente: manodi Maksimovic), e l’Olimpico lo incorona. E non solo per i 303 gol. Perché non c’entra niente con chi oggi governa a Trigoria. E’ troppo della Ro- maperloro.

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