Saluto fascista allo stadio è reato e vale anche una multa da 1500 euro: lo ha deciso la Cassazione

Saluto fascista allo stadio è reato e vale anche una multa da 1500 euro lo ha deciso la Cassazione

Chi viene sorpreso a fare il saluto romano durante l’inno nazionale potrà essere processato per il reato di apologia di fascismo; il comportamento è considerato inequivoco e non c’è modo di discriminarlo se l’intento non è chiaramente scherzoso ma si manifesta un indirizzo politico.

E’ questo quanto sostanzialmente deciso dalla Cassazione con una sentenza annunciata nella giornata di lunedì. Il saluto romano era stato inscenato da un gruppo di ultras friulani nel 2008 nel corso dell’incontro di calcio Italia Georgia svoltosi ad Udine e valevole per la partecipazione ai campionati mondiali di calcio alla presenza di 20mila spettatori.Gli ultrà friulani che fecero il saluto romano vennero condannati al pagamento di una multa di 1500 in base alla legge 205 del 93 che sanziona la discriminazione razziale; gli ultrà destinatari di questa decisione avevano fatto ricorso in Cassazione sostenendo che il saluto fascista non possedeva alcuna valenza discriminatoria e non era in qualche modo accompagnato da comportamenti ritenuti violenti che potessero essere ricondotti al regime fascista.

Per essere punito, questo gesto, spiega la Cassazione nel verdetto 20450, «non richiede che le manifestazioni siano caratterizzate da elementi di violenza», perché la legge Mancino – numero 122 del 1993 – svolge «una funzione di tutela preventiva» e fare il saluto romano «di per sè» è giustificativo della condanna. I sette, al tempo identificati dagli uomini della Digos, sono stati prosciolti per prescrizione: cancellate anche multe e condanne, ma la Suprema Corte non ha perso l’occasione per sottolineare come risultino immuni da vizi logici o giuridici le argomentazioni sviluppate dai giudici di appello, laddove si sentenziava che il saluto fascista o saluto romano costituisce comunque una manifestazione che rimanda all’ideologia fascista e a valori politici di discriminazionale razziale e di intolleranza.

Intervenuto sull’argomento, Emanuele Fiano, ovvero il deputato del Pd, il quale ha dichiarato:“In tempi in cui i partiti di destra sono disposti ad allearsi con i gruppuscoli neofascisti pur di raccattare voti, è importante il principio confermato dalla Cassazione oggi.Studino bene la sentenza i candidati del centrodestra, su certe cose non è permesso far finta di niente. La candidatura a Milano di un estremista di destra nelle fila della Lega rimane, nonostante la posizione di Parisi, ed è per noi un offesa ai valori antifascisti dell’Italia e di Milano, che per fortuna questa sentenza difende”.La Cassazione come già abbiamo anticipato,  precisa che la legge Mancino ( articolo 2 Dl 122 del 1993) vieta l’ingresso ai luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive a chi mette in atto i comportamenti censurati dalla legge 654 del 1975 che punisce con la reclusione fino ad un anno chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale. Per quanto riguarda la pena, in primo grado era stata la reclusione almeno fino a quattro mesi con 150 euro di multa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.