Saluto romano non è reato se non diffonde l’ideologia fascista: Casapound assolta

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saluto-romano-non-e-reato-se-non-diffonde-lideologia-fascista-casapound-assoltaCompiere il saluto romano non sembra essere un reato nel caso in cui non si diffonda l’ideologia fascista, è questo quanto emerso dalla sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Milano. Nello specifico, dunque, compiere il saluto romano non è reato se non si diffonde l’ideologia fascista, è questo quanto si legge nelle motivazioni della sentenza con cui ha confermato l’assoluzione, decisa dal gup Donatella Banci Buonamici nel giugno del 2015 di Marco Clemente e Matteo Ardolino, i due esponenti di Casapound accusati di apologia del fascismo semplicemente per aver fatto il saluto romano durante la commemorazione dello studente Sergio Ramelli e dell’avvocato Enrico Pedenovi assassinati negli anni 70 e di Carlo Borsani, militare e stretto collaboratore di Mussolini ucciso nel mese di aprile del 1945.

“Non volevano fare proselitimo con il saluto romano, ma commemorare i defunti”, è questo quanto dichiarato dall’avvocato Jacopo Cappetta che ha così spiegato la conferma da parte della Corte d’Appello dell’assoluzione, decisa già dal giudice dell’udienza preliminare lo scorso 10 giugno del 2015, del suo cliente Matteo Ardolino e Marco Clemente, difeso dal legale Vanessa Bonaiti. Il Sostituto Procuratore Generale Annunziata Ciaravolo, con l’appoggio dell’Associazione nazionale partigiani italiani costituita parte civile, aveva chiesto una condanna a 6 mesi di reclusione. I giudici di secondo grado, citando alcune sentenze della Corte Costituzionale, hanno ricordato che penalmente rilevanti sono quelle manifestazioni in cui i “gesti di richiamo all’ideologia fascista siano svolti in occasione di una riunione pubblica” e “che vi sia il dolo, anche generico, di volere diffondere ideologia”, con atteggiamenti “tali da porre in pericolo l’ordine democratico”.

Secondo la Corte d’Appello la loro condotta che non implica di per sè l’intenzione di sollecitare l’adesione all’ideologia da parte di un numero indeterminato di persone estranee alla manifestazione, va valutata anche in relazione all’evoluzione storico sociale che impone di valutare in maniera più rigorosa la sussistenza o meno del pericolo di diffusione dell’ideologia. I partecipanti, “hanno sfilato in assoluto silenzio, con un atteggiamento di rispetto nella memoria delle vittime di violenza”, senza “innalzare cori inneggianti” o esprimere “propaganda e volontà di diffusione di un’ideologia” pur richiamando alcuni simboli del fascismo.

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