Sammomè Shock, 28enne bruciata viva all’interno della propria abitazione: arrestato l’amico, un pakistano 29enne

sammome-28enne-bruciata-viva-allinterno-della-propria-abitazione-arrestato-lamico-un-pakistano-29ennePurtroppo un nuovo caso di femminicidio è stato registrato nei giorni scorsi, avvenuto nello specifico a Sammomè piccolo paese nel comune di Pistoia composto da circa 135 abitanti. Questa volta, ad essere uccisa, è stata una giovanissima donna di soli 28 anni di origini marocchine di nome Lamie Chriqi morta carbonizzata dopo che un uomo di sua conoscenza ha appiccato il fuoco all’interno dell’abitazione in cui viveva insieme al marito. Secondo quanto trapelato dalle prime indiscrezioni sul caso sembra proprio che il terribile fatto sia avvenuto nel pomeriggio di venerdì, intorno alle ore 19,00 quando l’uomo, A.H, pakistano di 29 anni, che da diverso tempo e precisamente da circa un anno viveva presso l’albergo Arcobaleno dove si trovano tante altre persone di varie nazionalità e richiedenti asilo, si sia recato presso l’abitazione dove la donna viveva insieme al marito e dove, per motivi ancora da accertare, è scoppiata una violenta lite tra i due.

La donna, per sfuggire all’uomo aveva cercato riparo all’interno del bagno sito nel seminterrato della sua abitazione ma purtroppo proprio quella che credeva fosse la stanza che le avrebbe salvato la vita si è trasformata nella sua trappola in quanto il pakistano 29enne ha provocato un terribile incendio utilizzando una bombola di gas. L’uomo nello specifico ha preso la bombola del gas che si trovava nella cucina e l’ha posizionata proprio davanti alla porta del bagno dove la donna aveva cercato riparo e con un coltello ha tagliato il tubo e innescato l’incendio utilizzando un foglio di giornale al quale aveva dato fuoco. Nel frattempo la ventottenne aveva chiesto aiuto al 112 utilizzando il cellulare grazie ad una finestra di circa 20 centimetri che si trovava all’interno del bagno.Purtroppo però quando i soccorsi sono arrivati sul posto, circa 20 minuti dopo la chiamata della donna, non hanno potuto far nulla per salvarle la vita. I vigili del fuoco hanno infatti trovato il corpo della ventottenne completamente carbonizzato mentre invece dell’uomo che aveva causato il tutto non vi erano alcune tracce.

Quest’ultimo infatti in un primo momento è subito fuggito dal luogo della tragedia tornandovi poco dopo in veste di soccorritore ed inoltre, secondo quanto trapelato dalle prime indiscrezioni, avrebbe anche avvisato il marito della vittima di quello che era accaduto informandolo che la sua casa era in fiamme. Dopo un’attenta attività investigativa ecco che gli inquirenti, raccolte tutte le prove necessarie, hanno arrestato l’uomo lo scorso venerdì sera e proprio davanti alle prove il ventinovenne non ha potuto fare altro che confermare l’omicidio. Al pakistano, sottoposto a fermo di polizia giudiziaria, è stato dunque contestato il reato di omicidio e di incendio per aver cagionato la morte della cittadina marocchina Lamie Chriqi. Bisognerà adesso capire quelli che sono i reali motivi che si celano dietro tale folle gesto anche se, stando ad alcune indiscrezioni trapelate sembrerebbe che i motivi siano passionali. L’uomo infatti si sarebbe invaghito della donna senza però essere corrisposto, e proprio il rifiuto della ventottenne avrebbe fatto perdere la testa all’uomo. 

La gente in paese è sotto choc, anche perché quella donna la conoscevano. Entrava nelle loro case come domestica, e per alcuni era diventata una presenza insostituibile. «Sono andata ieri ad avvisare l’anziana che accudiva da due anni – racconta una signora – E’ sconvolta come se le fosse morta una figlia». Davanti all’albergo Arcobaleno, si vede ogni tanto una macchina della polizia. «Si tratta di una sorveglianza che ha uno scopo preventivo – chiarisce Massimo Civilini, presidente della cooperativa Arké, che si occupa degli immigrati – per fermare, io credo, eventuali manifestazioni di soggetti che possono venire da fuori. In paese la gente è tranquilla perché ha avuto modo di conoscere da un anno gli ospiti della comunità, una cinquantina circa, molti dei quali sono stati i primi a prestare soccorso al momento dell’incendio, mettendo a repentaglio la loro incolumità. In questi giorni, abbiamo pensato di invitarli ad uscire di meno, per non esporli a inutili rischi, anche se, ripeto, non è la gente del paese che temiamo». Fuori dall’albergo Arcobaleno non si sentono rumori. «Prima li vedevamo giocare a cricket nel campetto davanti, che ora curano loro», dicono i residenti. Ieri, però, nessuno ci ha messo piede.

IL RITRATTO. Come era Lamiae Chriqi? Era bella. Sorridente e bella. A tre giorni dal terribile omicidio, l’aria che si respira a Sammommè è surreale, come se il tempo si fosse fermato. In un paesino di poco più di cento anime, l’eco di un fatto come un omicidio si dilata inevitabilmente e resta impresso nell’umore che condiziona tutta la comunità. Davanti alla chiesa, in piazza e nel bar alimentari «Il Gufo», centro di ritrovo per tutti, non serve fare domande, perché non si parla d’altro. Ma, soprattutto, quello che si scopre è che, nonostante le differenze culturali e di vita, la presenza di Lamiae Chriqi, barbaramente uccisa, picchiata e bruciata in casa, a soli 28 anni, da quello che agli occhi di tutti era un amico di famiglia, non è affatto passata inosservata. Nessuno la considerava semplicemente una straniera venuta a vivere sei anni fa in paese, perché lei aveva molti amici, le famiglie per cui lavorava come domestica e dalle quali spesso, di pomeriggio, si intratteneva. «C’è un’anziana, mia vicina di casa – spiega una signora in piazza – di cui Lamiae si prendeva cura ormai da due anni come badante. A volte, quando andavo a trovarla, la guardavo mentre lei si cambiava prima di iniziare a fare i lavori domestici. La vedevo senza velo e le dicevo: ‘sei bellissima’. Lei sorrideva contenta. Sorrideva a tutti e parlava con tutti».

Tutti in paese conoscevano anche il marito di Lamiae, Jamal, anche lui marocchino, 50 anni, lo chiamavano quando dovevano disfarsi del ferro vecchio, che lui recuperava e vendeva. E tutti erano a conoscenza del legame di amicizia che da diversi mesi si era instaurato tra i coniugi e Afzal Hussain, 29 anni, pakistano richiedente asilo, arrivato un anno fa a Sammommé nel centro gestito dalla cooperativa Arké, all’hotel Arcobaleno, l’uomo che venerdì notte, davanti agli agenti della squadra mobile, ha confessato il terribile omicidio. «Lamiae e Jamal avevano accolto quell’uomo in casa come fosse un loro fratello e lui li ha traditi – commenta la gente in piazza – Marito e moglie non lo lasciavano mai solo. Lamiae se lo portava a fare le commissioni: praticamente dove era lei era anche lui, che la seguiva e la aiutava in tutto. Il marito poi gli dava qualche lavoretto, di quelli più pesanti. Ed ecco come li ha ripagati». «Non potrò mai dimenticare – racconta un vicino di casa – le urla strazianti del marito davanti a quella parete di fumo che aveva coperto la sua casa: chiamava la moglie, l’ha chiamata tante volte prima di rassegnarsi».

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