Sgombero della giungla di Calais, scontri tra polizia e migranti: sfondato muro della barriera

Momenti di tensione si sono vissuti nella giornata di ieri al confine tra Grecia e Macedonia dove centinaia di migranti si sono riversati riuscendo a sfondare un tratto della barriera nel villaggio di Idomeni dopo giorni e giorni di attesa per varcare la frontiera. E’ dovuta intervenire la polizia macedone per fermare la folla utilizzando gas lacrimogeni e purtroppo molte persone compresi molti bambine e molte donne sono rimaste ferite negli scontri. Da quanto emerso a scatenare la rissa e la reazione dei richiedenti asilo è stata la notizia che le autorità di Shopje avevano deciso di aprire il valico per consentire il passaggio verso ovest. Una decina di alloggi di fortuna sono andati distrutti da incendi volontari, e quattro persone sono state fermate e cinque agenti sono rimasti leggermente feriti; tre baracche di fortuna sono andate incendiate e nel corso della mattinata di ieri gli agenti hanno formato cordoni di protezione intorno agli operai intenti a smontare tende e capanne.

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Intervenuto il segretario regionale del sindacato di polizia Alliance Nord-Pas-de-Calais-Picardie, Bruno Noel, il quale ha dichiarato: “Vogliamo agire con dolcezza non durerà solo un giorno. Le forze dell’ordine filtano gli accessi al campo e allontanano i no-border perchè sono loro che organizzano gli scontri“. Nella mattinata di ieri è anche iniziato lo sgombero della Giungla di Calais nel nord della Francia che tuttavia è stato interrotto nel tardo pomeriggio dopo gli scontri fra i migranti e la polizia ai quali hanno partecipato anche i militanti dell’organizzazione No border.

Sarebbero intervenuti circa 55 automezzi della polizia giunti nella tendopoli più grande del Paese e sul posto sono anche intervenuti circa 200 agenti i quali hanno ordinato ai migranti di lasciare volontariamente la parte sud del campo o saranno o costretti all’uso della forza. Sulla base di quanto accaduto, la Commissione Unione Europea sta analizzando il piano di emergenza trasmesso dalla Grecia e lo si apprende proprio dal portavoce dalla Commissione Europea che ha dichiarato che nel documento le autorità di Atene hanno elencato tutti gli elementi di sui necessitano per far fronte alla crisi dei profughi.

Le nazioni europee sembrano sempre più far da sé per arginare l’assedio. Alcune centinaia, sembra 300 Ira iracheni e siriani, degli oltre 6000 migranti mediorientali finora accumulatisi nella Grecia del Nord, a Idomeni, sul confine con la Macedonia, hanno ieri sfondato la barriera metallica frontaliera utilizzando come ariete la pertica di un cartello stradale. Difronte a loro, la polizia macedone in caschi e scudi li ha bersagliati con candelotti lacrimogeni e granate assordanti. Mentre scandivano slogan contro la chiusura dei confini, molti degli immigrati lanciavano pietre addosso agli agenti. I migranti hanno concentrato il loro assalto su un punto debole della barriera, i cancelli che chiudono gli accessi alla linea ferroviaria da Salonicco.

Alla fine la polizia del governo di Skopje ne ha lasciato passare un gruppo, stando a quanto riportano le televisioni locali. Si sono registrati almeno 30 feriti, ma lo scontro, drammatico pur senza vittime, rischia di non restare isolato. I macedoni hanno da giorni chiesto aiuto ad altri Paesi europei per il pattugliamento del confine con la Grecia, mentre da Atene il governo Tsipras seguita a criticare gli altri membri UE per la chiusura delle frontiere che trasforma il Paese ellenico in un immenso ghetto. Ieri il ministro dell’immigrazione Yiannis Mouzalas ha lanciato l’allarme sul fatto che la Grecia ospita già 22.000 profughi in maggioranza siriani o afghani arrivati attraverso la Turchia e che «entro un mese saliranno già a 70.000».

Ma c’è emergenza anche molto più a nord, a Calais, dove la polizia francese ha sgombrato la baraccopoli di immigrati soprannominata «La Giungla», che era giunta a ospitare migliaia di persone accampate in attesa di tentare la traversata della Manica clandestinamente e raggiungere la Gran Bretagna. Le stime sui numeri de «La Giungla» variano Ira 3700 e 5400 migranti, di cui almeno 200 donne e 650 bambini. I bulldozer sono entrati in azione fin dalla mattinata, scortati da decine di poliziotti che hanno dovuto anche usare i lacrimogeni. Il prefetto di Calais, Fabienne Buccio, farà trasferire i profughi in parte in un centro di raccolta nella medesima città, in parte scaglionati in 102 altri centri della Francia.

Poche ore prima la cancelliera tedesca Angela Merkel rivelava, in un programma della tv ARD, di non avere «un piano B per sui profughi». Ovvero: avanti con l’accoglienza a tutti i costi. La Cancelliera,che non potrà più ricandidarsi, sembra già parlare come leader europea e non tiene più conto delle critiche dell’elettorato tedesco, sempre più irritato per la politica delle porte aperte agli stranieri.

Ma la prova del nove sul futuro dell’UE potrebbe essere l’atteggiamento verso la Grecia, tenuta nell’Unione a suon di sacrifici economici ma abbandonata a sé stessa sull’emergenza profughi. Il vero punto nodale sarà però l’incontro del 7 marzo fra UE e Turchia, poiché è prima ditutto Ankara che deve impedire la partenza dei barconi di disperati dalle coste dell’Egeo. Alle belle parole dell’imbarazzata Merkel, che deve ancora far digerire ai tedeschi l’ingresso di più di 1 milione di rifugiati in un solo anno, ha fatto da contraltare il realismo della polizia federale tedesca, il cui capo Dieter Romann ha nel pomeriggio annunciato che i suoi uomini sono «pronti a instaurare controlli sui confini della Germania se il flusso aumenterà».

Romann evoca un piano simile a quello adottato provvisoriamente dai tedeschi nel giugno 2015 per controllare gli ingressi mentre si svolgeva il vertice G7 ad Elmau, con 2500 agenti federali sugli accessi frontalieri e17.000 sparsi nelle città tedesche. Da Budapest, il premier ungherese Viktor Orban ha confermato che l’esercito magiaro si sta già schierando lungo i confini con la Romania, specie presso i valichi di Bac Kiskun e Congrad. «Se necessario», dice, «proteggeremo l’intera frontiera dell’Ungheria, anche lungo tutto il tratto con l’Ucraina». Orban aveva già tenuto domenica sera un vertice coi suoi ministri della Difesa e degli Interni, in cui ha deciso di «rafforzare le difese». Nelle ultime ore Budapest ha anche lamentato che l’intera gestione dell’emergenza migrazioni costerà al governo magiaro «200 milioni di euro, di cui solo 7 ripagati dalla UE». Intanto a Praga i cittadini cechi paiono fare a gara per comprarsi una pistola per difesa personale. Un’inchiesta di Radio Praga rileva che le licenze di porto d’armi sono salite da 600.000 l’anno a 800.000 nel solo 2015.

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