Ankara, raid Mosca -Damasco bombe su ospedali e scuole: grave bilancio, morti 50 civili

Continua purtroppo a salire il bilancio delle vittime provocate da due esplosioni avvenute nella giornata di ieri in Siria. Purtroppo si tratta di un bilancio piuttosto provvisorio ma al momento si parla di 50 morti; le esplosioni hanno riguardato per lo più due scuole e cinque ospedali nel nord della Siria, esplosioni provocate tra l’altro da due raid aerei. La notizia è stata data dal portavoce del segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon e stando a quanto riferito da Farhan Haq, sembra essere piuttosto preoccupato dalle notizie che purtroppo continuano ad arrivare dalla Siria riguardante gli attacco missilistici avvenuti nella giornata di ieri su cinque strutture mediche e due scuole tra Aleppo e Idlib, che hanno ucciso ben 50 civili.

“Sembra essere stato un attacco deliberato contro una struttura sanitaria, e lo condanniamo nel modo più fermo possibile”, ha spiegato Massiliano Rebaudengo ovvero il capo delle operazioni di Msf per la Siria. Da quanto è emerso l’ospedale sarebbe stato colpito da ben quattro missili a poca distanza l’uno dall’altro; la struttura sanitaria colpito o per meglio dire una tra quelle colpite aveva 30 posti letto ed una 50ntina di operatori medici e paramedici vi lavoravano all’interno.

Dieci persone invece sono rimaste uccise sulla zona di Azaz, nel nord della Siria al confine con la Turchia; tra le vittime ci sarebbero almeno due donne e tre minorenni.In realtà in coinvolgimento russo è anche l’Osservatori siriano per i diritti umani che ha parlato di raid russi. Mosca intanto ha negato ogni coinvolgimento ed accusa. I raid, come già anticipato, hanno anche colpito l’ospedale ad Azaz ed il villaggio di Kalyibrin.Secondo le ultime dichiarazioni rilasciate dal Premier Ahmet Davutoglu, un missile russo avrebbe colpito la località, nonostante comunque la città pe 48 ore sia stata colpita ininterrottamente dalle forze armate turche.

«Si tratta di un nuovo capitolo dell’esercizio di propaganda in corso», ha dichiarato il portavoce del Ministero degli esteri russo Maria Zakharova la quale ha commentato in questo modo le accuse rivolte dal Premier turco a proposito dei bombardamenti in Siria. Nonostante quanto accaduto e le polemiche sfociate a livello internazionale la Russia fa sapere di non essere disposta ad interrompere i raid aerei contro i terroristi anche nella provincia di Aleppo.

«Noi combattiamo contro gruppi terroristici, Isis, al Nusra e altri, legati ad al Qaida. I bombardamenti su obiettivi dei gruppi terroristici continueranno in ogni caso, anche se si arriverà ad un accordo per il cessate il fuoco in Siria», ha dichiarato il vice ministro degli Esteri russo Gennadi Gatilov. Ed ancora il vice ministro ha aggiunto «Il succo della questione sta nel fatto che il cessate il fuoco riguarderà coloro che sono davvero interessati all’avvio del processo di dialogo e non i terroristi».

Doveva entrare in vigore in questi giorni ma nessuno parla più di cessate il fuoco; al contrario in Siria si intensificano i combattimenti e gli scambi di accuse. Ieri mattina, nel giro di poche ore, sono stati colpiti due ospedali nel nord: uno nella provincia di Idlib sostenuto da Medici senza Frontiere (Msf) e l’altro ad Azaz, cittadina vicina al confine turco minacciata dall’avanzata delle forze curde che Ankara contrasta da quattro giorni con il fuoco dell’artiglieria. Secondo Msf sono almeno 7 i morti e 8 i dispersi a Maaratal-Numan dove in migliaia sono adesso senza copertura sanitaria in una zona dove infuriano violenti combattimenti tra le forze di Damasco e le milizie islamiste dell’Esercito della Conquista.

Msfnon esclude la possibilità che si sia trattato di «un attacco deliberato» ma non è chiaro chi abbia effettuato i bombardamenti mentre Amnesty International, incolpando soprattutto Damasco, ricorda che 336 ospedali e ambulatori sono stati attaccati dall’inizio del conflitto (nel 2011) con la morte di 697 medici e personale sanitario.L’ospedale di Msf è stato colpito quattro volte in almeno due attacchi a distanza di pochi minuti. Pesante anche il bilancio ad Azaz: almeno 10 i civili morti, tra cui due donne, una incinta, e tre bambini. Alla conta degli ospedali colpiti l’Onu ne aggiunge altri 3, oltre a un paio di scuole per un totale di 50 morti.

L’Osservatorio siriano per i diritti umani, organismo con sede a Londra e vicino ai ribelli anti-Assad, riferisce di raid «verosimilmente russi» ma Mosca bolla l’accusa come «propaganda», come ha detto la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova sottolineando che nelle notizie diffuse dai media «non ci sono informazioni specifiche che possono essere presentate come prove». L’ambasciatore siriano in Russia, Riad Haddad, sostiene invece che siano stati i jet statunitensi a colpire i centri sanitari ma sospetti ricadono anche sulla Turchia che da quattro giorni bombarda nel nord della Siria le forze curde alleate di Mosca e Damasco. Nel reciproco scaricabarile il premier turco Ahmet Davutoglu attribuisce la responsabilità del bombardamento di Azaz a «un missile balistico russo». L’Onu, manco a dirlo, si schiera con i turchi.

Sul campo di battaglia i successi conseguiti dalle forze di Damasco e dai loro alleati, grazie all’efficace appoggio aereo russo, stanno determinando furiose reazioni ad Ankara che non intende permettere alle milizie curde siriane (Ypg) di rafforzarsi nella zona nord-orientale del Paese ora dominata dall’Isis. Davutoglu ha accusato ieri russi, siriani e curdi di commettere «crimini contro l’umanità» definendo le truppe dell’Ypg «uno strumento nelle mani della Russia». Una reazione motivata dal confronto in atto da decenni tra turchi e curdi ma che ben spiega il motivo degli ambigui rapporti tra il Califfato e Ankara.

Sempre più prona alle posizioni del «sultano» turco Recep Tayyp Erdogan appare invece il cancelliere tedesco Angela Merkel che in un’intervista alla Stuttgarter Zeitung si è espressa a favore di una no-fly zone in Siria, esattamente quello che chiedono da due anni i turchi per poter schierare truppe nel Nord con la scusa di proteggere i civili.Le forze di As- sad intendono sfruttare il momento favorevole e Mosca ieri ha fatto sapere che continuerà a bombardare l’Isis, Jabhat al Nusra e altre sigle legate ad al Qaeda nella zona circostante Aleppo. Del resto i piani messi a punto dallo stato maggiore congiunto russo-siriano puntano a isolare e annientare le forze ribelli ad Aleppo riconquistando inoltre le aree di confine con Turchia e Giordania per tagliare il flusso di rifornimenti e munizioni diretti ai diversi gruppi ribelli.

Nonostante occidentali, turchi e arabi accusino Damasco e Mosca di non combattere lo Stato Islamico ma solo gli altri movimenti insurrezionali, nelle ultime 48 ore sembra delinearsi anche la manovra militare in atto per liberare Raqqa, capitale del Califfato. Da nord le milizie curdo siriane sono giunte a una cinquantina di chilometri dalla città mentre da sud le forze di Assad hanno conquistato alture strategiche nell’ovest della regione, e si trovano a una trentina di chilometri dalla base aerea di Tabqa. Un bel paradosso se, dopo le tante chiacchiere di americani ed europei sulla guerra all’Isis, fossero le truppe di Assad e i jet di Putin a chiudere il conto con il Califfato.

In cinque anni colpiti 336 centri medici Amnesty International stima siano 336 i centri medici attaccati in Siria dall’inizio del conflitto, nel 2011. L’Ong, citando di dati dell’organizzazione Physicians for Human Rights, stima siano stati uccisi 697 tra medici e volontari. Amnesty punta l’indice contro Damasco e i suoi alleati, «sospettati di essere responsabili della maggior parte di questi attacchi».

Lo scorso anno sono stati ben 112 i bombardamenti su strutture ospedaliere. Dati che hanno spinto gli esperti a parlaredi «unadistruzione sistematica» da parte di Mosca e da parte dell’esercito
regolare nei confronti del sistema sanitario nelle zone fuori dal controllo dal regime siriano. Msf ieri ha parlato di un attacco che sembra deliberatamente fatto per colpire la struttura medica. E i sanguinosi bombardamenti di ieri sono solo gli ultimi di una lunga lista di raid in Siria, Yemen e Afganistan contro cliniche di Medici senza frontiere. Caccia Usa avevano centrato un ospedale in Afghanistan lo scorso ottobre, a Kunduz, mentre più di recente attacchi della coalizione a guida saudita avevano centrato una clinica nello Yemen in guerratra fazioni religiose.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.