Soru il patron di Tiscali si dimette da segretario Pd sardo: condannato a 3 anni per evasione fiscale

Soru il patron di Tiscali accusato di evasione fiscale si dimette da segretario Pd sardo condannato a 3 anni

Il giudice del Tribunale di Cagliari, ovvero Sandra Lepore ha condannato a tre anni di carcere per evasione fiscale, Renato Soru, ovvero l’ex presidente della Regione Sardegna, attuale patron di Tiscali. Lo stesso era stato accusato di aver evaso 2,6 milioni di euro nell’ambito di un prestito effettuo dalla società Andalas Ldt a Tiscali.

Il Pm Andrea Massida aveva anche chiesto per Soru una condanna a quattro anni di carcere. “È una sentenza ingiusta, mi aspettavo di essere assolto» ha commentato l’ex governatore sardo «Non credo di aver commesso reati, spero che la sentenza venga ribaltata nelle altre fasi del processo”. Alla domanda “pensa alle dimissioni?”, l’ex governatore della Sardegna ha risposto: “Adesso penso a tante cose compresa questa. E’ un momento grave è molto importante della mia vita – ha aggiunto – adesso andrò a casa, voglio stare un poco da solo. Non credo di aver commesso reati credo sia una sentenza che spero venga ribaltata nelle altre fasi del processo”.

Ho comunicato alla presidente dell’Assemblea regionale Giannarita Mele la mia decisione di rassegnare le dimissioni dalla carica di Segretario regionale del Partito Democratico della Sardegna, per i necessari adempimenti“, ha annunciato lo stesso europarlamentare del Pd con una nota. Intanto in seguito ai problemi con la giustizia che Soru sta avendo nell’ultimo periodo ha deciso di dimettersi dall’incarico di segretario regionale del Pd della Sardegna, e questa sarebbe stata una decisione maturata, seppur sofferta, in seguito alla condanna a tre anni di reclusione, inflitta dal Comune di Cagliari al patron di Tiscali per evasione fiscale di 2,6 milioni di euro nell’ambito di un prestito fatto dalla società Andalas Ldt a Tiscali.

Soru sarà anche interdetto per due anni dalle cariche societarie, condanna che scatterà soltanto a sentenza definitiva, è questo quanto precisato dagli avvocati difensori di Soru, ovvero Giuseppe Macciotta e Roberto Zannotti,i quali dichiarano: “Nessun capo dell’odierna sentenza è immediatamente esecutivo, divenendo operative le relative statuizioni solo quando la pronuncia diverrà definitiva a conclusione dell’eventuale giudizio di cassazione”. “In particolare – proseguono gli avvocati – anche le condanne accessorie, seguendo la sorta della pena principale, potranno spiegare i propri effetti solo con il passaggio in giudicato della sentenza”.La sentenza del tribunale di Cagliari riguarda quei flussi di denaro passati attraverso la società Andalas, con sede a Londra, riconducibili allo stesso Soru; stando alle accuse la società avrebbe concesso un prestito di oltre 27 milioni di euro a Tiscali finance che nei cinque anni successivi avrebbe restituito parte di quei soldi, compresi gli interessi. «Non ho mai voluto sottrarre soldi al Fisco. Ho dimostrato di aver investito su un progetto industriale, quello di Tiscali, e non sul volermi arricchire» aveva detto l’europarlamentare durante l’interrogatorio nel mese di gennaio.

Dell’antica baldanza non è rimasto nulla. «Adesso è un momento grave, molto importante della mia vita. Andrò a casa mia, voglio stare un pochino da solo». Renato So- ru sussurra mentre esce dal tribunale di Cagliari. In Aula, tra i suoi avvocati, ha appena ascoltato il giudice Sandra Lepore leggere la sentenza con la quale è stato condannato, in primo grado, a tre anni di reclusione – e due di interdizione dagli uffici direttivi delle imprese – per un’evasione fiscale da 2,6 milioni di euro imputabile a un giro di credito e debito tra due sue società: Andalas Ldt e la più celebre Tiscali, l’azienda di telecomunicazioni da lui fondata nel 1998. Il pm, Andrea Massidda, aveva chiesto una pena superiore: quattro anni di carcere.

In conseguenza della condanna, Soru, presidente della Regione Sardegna dal 2004 al 2008 (nel 2009 fu sconfitto da Ugo Cappellacci), europarlamentare del Pd dal 2014, appena un’ora dopo rassegnerà le dimissioni irrevocabili da segretario regionale sardo del partito con una lettera al presidente dell’Assemblea regionale dem, Giannarita Mele. L’imprenditore, tuttavia, non rinuncia al seggio a Strasburgo. Anche se al Parlamento europeo, al quale è stato eletto con oltre 180mila preferenze, non brilla per presenze: a febbraio Soru risultava il sesto deputato più assenteista – primo tra gli italiani – avendo partecipato ad appena 1.704 votazioni su 3.103.
Il pioniere della new economy si aspettava un’assoluzione: «Non penso di aver commesso reati. Penso che questa sentenza sia ingiusta. Spero di poterla ribaltare nelle fasi successive». Parole cui di lì a poco seguirà la nota con la quale i suoi legali, Giuseppe Macciotta e Roberto Zannotti, annunceranno la volontà di ricorrere in appello: «Non possiamo fare a meno di rilevare l’evidente singolarità della pro – nuncia, che ha ravvisato la responsabilità penale per fatti che gli stessi uffici finanziari avevano interpretato in modo diverso, ritenendoli insussistenti».

L’inchiesta della magistratura era iniziata nel 2009 sull’onda di un servizio mandato in onda da Annozero,la trasmissione di Michele Santoro, sulle società costituite nel Regno Unito per fare da schermo giuridico ai fini dell’evasione fiscale. Tra le società, era segnalata anche la Andalas Ltd, riconducibile a Soru e a Tiscali, con soci nelle Isole Vergini Britanniche. Secondo l’accusa Andalas Ldt, «costituita nel 2003, con capitale due sterline», non era operativa, ma sarebbe stata utilizzata solo per prestare, nel 2004, circa 27,5 milioni di euro a Tiscali Finance. «Ovvero Soru che presta i soldi a se stesso», aveva detto in Aula il pm Massidda prima di chiedersi, con enfasi: «A cosa poteva servire Anadalas Ldt, se non ad evadere?». Nei cinque anni successivi al prestito, infatti, Tiscali avrebbe restituito parte del debito, versando anche gli interessi alla Andalas. Interessi, però, che secondo i magistrati non sono mai stati dichiarati né al fisco inglese né a quello italiano. Da qui l’evasione per 2.613.401 euro.

Oltre ai tre anni di reclusione e all’interdizione biennale dagli uffici direttivi, che scatterà solo alla sentenza definitiva, il tribunale di Cagliari ha disposto la confisca delle somme in sequestro e il pagamento delle spese processuali. In aula Soru aveva annunciato, nonostante la rivendicazione della sua buona fede, di regolarizzare la posizione con il Fisco in considerazione del proprio ruolo pubblico. Nel settembre 2012 c’era stata la firma dell’adesione alla contestazione.

Nel frattempo la pratica, infatti, era finita in mano ad Equitalia, che tra more e sanzioni aveva inviato a Soru una cartella esattoriale di 9 milioni e 975mila euro. «Non è stato facile. Mi hanno preso un terzo dello stipendio e messo la casa in vendita, sto già pagando», si era sfogato il fondatore di Tiscali. La sua villa al centro di Cagliari, vicino alla basilica di Bonaria, è stata ipotecata.
Adesso per il Pd sardo, a un mese dalle Amministrative, si prospettano tempi difficili. Il parlamentino dem cui spetterà eleggere il successore di Soru è stato convocato per sabato 14 maggio.

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