Sospensione Pizzarotti, la Boschi contro il M5S: sulla riforma costituzionale afferma ‘Se l’avessi fatta da sola sarebbe stata diversa’

Sospensione Pizzarotti, la Boschi contro il M5S sulla riforma costituzionale afferma 'Da sola avrei fatto diversamente'Sta facendo molto parlare di se, nelle ultime ore, il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi accolta con forti applausi nella Tonnara Florio a Palermo dove è in corso un’iniziativa organizzata dal Pd per sostenere il Sì alla campagna referendaria.

Nello specifico ecco che la Boschi, nel corso di tale incontro, si è anche espressa sul tanto discusso tema legato alla sospensione, da parte del M5S, del sindaco di Parma Federico Pizzarotti accusato di non avere comunicato ne ai cittadini e neppure ai vertici del movimento di essere indagato per abuso d’ufficio motivo per il quale, tramite mail gli è stata comunicata la volontà da parte del M5S di sospenderlo con effetto immediato. Luigi di Maio, vicepresidente della Camera, proprio nella mattina ieri parlando del caso del sindaco di Parma aveva cercato di sottolineare quella che è la distanza tra i democratici e il movimento, e proprio a tali parole ecco che ha risposto Maria Elena Boschi la quale,parlando del suo partito, ha dichiarato che utilizzano ancora il vecchio sistema ovvero quello di vedersi di persona invece che inviare lettere anonime per chiedere le dimissioni.

La Boschi ha nello specifico affermato “Il Partito Democratico e’ democratico davvero. Abbiamo dei luoghi in cui ci confrontiamo e non abbiamo mai fatto espulsioni anche rispetto a persone che potevano essere in dissenso con il partito. Credo che mandare una mail anonima per chiedere a un sindaco, eletto dai cittadini, di lasciare il M5s, onestamente, ci riporti molto indietro nel tempo”. Maria Elena Boschi ha poi proseguito il suo discorso elencando quelle che sono le differenze tra il Pd e il MsS aggiungendo a quanto detto affermato, che sicuramente anche il Pd è un partito che talvolta sbaglia ma che “ha una capacità di mobilizzazione di mobilitazione e di presenza sul territorio che altri non hanno. Un partito che si confronta al suo interno con regole democratiche che consentono un dibattito e che altri partiti non hanno”.

Ma Maria Elena Boschi è arrivata nella città di Palermo soprattutto per sostenere il Si al referendum di ottobre affermando che quelli che verranno saranno dei mesi molto duri ma allo stesso tempo molto belli, mesi di partecipazione alla vita della Repubblica, mesi in cui, continua la Boschi, si impegneranno ad andare in giro per scuole, mercati e piazze per parlare del referendum e allo stesso tempo spiegare le ragioni del si. Nel corso del suo intervento nella città di Palermo la Boschi ha anche affermato che referendum va considerato proprio il punto di svolta per il nostro Paese e che, se il risultato sarà positivo, “garantirà un sistema più stabile, efficiente e più semplice; la riduzione del numero dei parlamentari, il trenta per cento in meno, e con la possibilità di avere le decisioni del Parlamento in tempi certi e rapidi”. E a proposito delle riforme la Boschi ha ammesso che non sono perfette in quanto hanno dovuto purtroppo, nel lavoro parlamentare, trovare dei punti di incontro, concludendo poi il suo intervento sottolineando che se “avessi potuto decidere da sola avrei magari fatto diversamente o scritto magari in modo più chiaro”.

Sospeso. Con una «mail anonima». La storia tra i vertici del Movimento Cinque Stellee Federico Pizzarotti era cominciata male ed è finita peggio.Criticato per essere troppo indisciplinato, adesso che il sindaco di Parma è in difficoltà, perché destinatario di un avviso di garanzia,i capi grillini non vedono l’ora di disfarsene. E volano gli stracci. Pizzarotti pubblica le conversazioni private con Roberto Fico, componente del direttorio penta stellato. Sarebbe meglio chiamarli monologhi.Visto che alle reiterate richieste di dialogo del primo cittadino parmense, il presidente della Vigilanza Rai non ha mai risposto. La «correttezza». È questa che è mancata a Pizzarotti. Ed è il metro di giudizio con cui i giovani leader del Movimento, in questa difficile fase post-Casaleggio, stanno discriminando tra due vicende abbastanza sovrapponibili. Quella di Parma,appunto,e l’altra di Livorno, dove sempre un sindaco dei Cinquestelle, Filippo Nogarin, è osservato speciale della Procura della Repubblica. Quest’ultimo ha avuto la cortesia di avvisare, Pizzarotti no: «Ha tenuto nascosto per tre mesi l’avviso di garanzia».

La vicenda riguarda la nomina del direttore del Teatro Regio, macchiata da presunte irregolarità, sulle quali la magistratura sta indagando. Federico ritiene la vicenda marginale ed è certo di uscirne pulito. Il fatto è che il direttorio aspettava un occasione per levarselo di torno.E sarà spietato. «Il M5S ha applicato una regola», spiega Luigi Di Maio, «avevamo un avviso di garanzia nascosto per tre mesi e questo è un dato inconfutabile. Noi siamo il Movimento 5 Stelle non il Partito democratico». Peccato che lo stesso trattamento, denuncia Pizzarotti, non sia stato applicato a Nogarin,sindaco indagato di Livorno. Lui sì difeso dal direttorio. «Sul suo caso non abbiamo ancora deciso», frena il vice presidente della Camera, «maè stato trasparente». Il fastidio per lo sputtanamento è massimo:«Siamo rappresentanti delle istituzioni,non dell’asilo Mariuccia.

Commentare messaggi su Whatsapp è una cosa di cattivo gusto e, tra l’altro, da quei messaggi si capisce che ci eravamo sentiti».Anche Virginia Raggi si accanisce: «Pizzarotti questa vicenda la conosceva da tempo», ricorda la candidata sindaco di M5S a Roma, «e purtroppo non l’ha resa nota». I grillini non riescono a contenere la vicenda all’interno del perimetro del partito. Si intromettono i renziani. Che cercavano proprio l’occasione per ricacciare indietro tutto il veleno subìto in questi mesi. Maria Elena Boschi ci tiene a sottolineare come il Pd abbia «dei luoghi dove ci confrontiamo e non abbiamo mai fatto delle espulsioni anche rispetto a persone che potevano essere in dissenso con il partito.Mandare una e-mail anonima», prosegue la ministra, «per chiedere a una persona che poi è un sindaco eletto dai cittadini di lasciare il Movimento 5 Stelle,al di là dello strumento utilizzato, credo che ci riporti molto indietro nel tempo». Stesso tono dal vicesegretario democratico Lorenzo Guerini:«Nel movimento l’uno vale uno in realtà non esiste. Mi ricorda molto “La fattoria degli animali” di Orwell, in cui c’è qualcuno che è più uguale degli altri». Il presidente del partito Matteo Orfini si rivolge alla base grillina invitandola a ribellarsi: «Eravate partiti con lo streaming e siete finiti agli ordini di mail anonime». Anche il leader della Lega Nord Matteo Salvini coglie al volo il caso Pizzarotti per attaccare i Cinquestelle: «L’onestà andrà di moda, dicevano,e io come Lega porto avanti questo impegno: l’onestà deve andare di moda». Frasi che Alessandro Di Battista non fa passare sotto silenzio: «Noi siamo una bufala? Salvini si dovrebbe ricordare i diamanti della Tanzania o i lingotti d’oro comprati con i nostri soldi». Ele ripercussioni?Tra qualche settimana si vota, la tempesta giudiziaria potrebbe costare caro ai Cinquestelle,anche se Raggi assicura di no: «Andiamo avanti a testa alta». Quanto a Pizzarotti, lo danno in avvicinamento verso il Pd.Ma pare che i renziani non lo vogliano proprio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.