Spese pazze in Sicilia, condannato Bufardeci: il deputato dovrà restituire 65mila euro all’Ars

Spese pazze in Sicilia per alberghi, ristoranti, carburante per fiammanti fuoriserie, rimborsi e persino necrologi pubblicati sui giornali, tutte spese coperte dai fondi riservati ai gruppi parlamentari nonostante non fossero in alcun modo connesse all’attività istituzionale. Per le ragioni sopra indicate è stato condannato, dalla sezione giurisdizionale della Corte dei conti, l’ex deputato Gianbattista Bufardeci il quale dovrà risarcire l’Assemblea regionale siciliana con 65 mila euro.

Secondo quanto emerso dalle indagini fra il 2011 ed il 2012 il gruppo presieduto da Bufardeci avrebbe sostenuto delle spese pari a 20 mila euro, nonostante i fondi a disposizione ammontavano a 16mila euro. L’inchiesta nasce da un maxi-rapporto della Guardia di Finanza che a gennaio 2014 ha provocato l’iscrizione di 91 persone sul registro degli indagati. Ma chi è Gianbattista Bufardeci? Berlusconiano prima poi divenuto il braccio destro dello stesso Miccichè ed assessore regionale di Raffaele Lombardo, lo stesso fece parte anche dell’attuale maggioranza di governo con il Centro Democratico di Bruno Tabacci che lo ha portato a sedersi sulla poltrona del Consiglio di giustizia amministrativa, nomina voluta da Rosario Crocetta e dal Premier Matteo Renzi.

Già nel luglio scorso gli investigatori avevano chiesto il rinvio a giudizio per altri tredici ex capigruppo al parlamento regionale siciliano: tra questi anche Bufardeci. Lo stesso, avrebbe dunque speso ventimila euro per alberghi, ristoranti ed ancora altre spese rendicontate per un ammontare di circa 10mila euro, che sarebbero stati utilizzati per pagare i pranzi dei deputati e di ex dipendenti del gruppo parlamentare alla buvette dell’Ars, trentamila euro di rimborsi diretti a tre ex parlamentari di Grande Sud.Risultano anche altri 5.576 euro utilizzati per pagare cellulari, carburanti, viaggi, alberghi e come abbiamo anticipato anche necrologi che sono stati pubblicati sui giornali,tutte spese effettuate con denaro pubblico.

” Spese compiute in diverse città italiane, anche talvolta fuori dalla Sicilia”, concernenti ristorazione, frequentemente per più persone, soggiorni in diversi alberghi, parcheggi, acquisti di carburante e servizi di trasporto con aerei, taxi, altri mezzi pubblici e autovetture a noleggio”, si legge ancora nei verbali. Spese spese di trasporto sarebbero state giustificate da Bufardeci il quale tramite il suo legale ha riferito che si tratta di soldi spesi per riunioni incontri di rappresentanza. Nei verbali si legge anche di altri 16mila euro di spese di rimborso all’Onorevole Cimino. Quella di Bufardeci non è altro che la quinta condanna emanata dalla Corte dei Conti nell’ambito dell’inchiesta sulle spese pazze dell’Ars; tempo fa la prima condanna era arrivata nei confronti di Francesco Musotto, del Mpa il quale era stato condannato a restituitre 600 mila euro, a seguire Rudi Maira dell’Udc condannato a restituire 407mila euro, ed ancora Innocenzo Lentoni, Pdl invitato a risarcire 96 mila euro e Dino Forenza il quale è stato condannato a risarcire solo 40mila euro.

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