Streaming Gratis Olympique Lione – Juventus Diretta Live Tv Rojadirecta Canale5 (Aggiornamento 18 Ottobre 2016)

Mediaset non trasmetterà la gara dei bianconeri in diretta tv in chiaro. Tuttavia i tifosi bianconeri  abbonati a Mediaset che detiene l’esclusiva per la trasmissione delle gare di Champions, potranno vedere il match su Premium Sport  e Premium Sport HD a partire dalle 20:45. La partita sempre per gli abbonati è visibile anche instreaming grazie all’app Premium Play su pc, smartphone e tablet.

Chi non  disponesse di un abbonamento televisivo può guardarla in streaming gratis online. Per farlo è sufficiente digitare su un qualsiasi motore di ricerca Lione-Juventus seguito da calcio streaming gratis o diretta calcio streaming gratis. In questo senso a titolo informativo tra le alternative presenti vi segnaliamo  la possibilità di guardare in streaming gratis sul web questo match di Champions su Rojadirecta, tuttavia non è consentito guardare le partite in streaming gratis su internet in quanto i siti che le trasmettono non hanno acquistato i diritti tv, pertanto ribadendo la nostra contraietà a ogni forma di pirateria, vi suggeriamo di optare sempre per soluzioni legali.

COME VEDERE LIONE  – JUVENTUS STREAMING GRATIS DIRETTA LIVE TV CANALE 5 – Buona notizia per i tifosi bianconeri. Questa sera Lione-Juventus sarà trasmetta in chiaro: Mediaset ha annunciato che l’attesa partita dei campioni d’Italia a Lione andrà i onda su Canale 5 e non solamente in pay tv su Mediaset Premium come previsto in un primo tempo. Appuntamento quindi in prima serata alle 20.45, anche in alta definizione sul canale 505.

La telecronaca sarà affidata a Sandro Piccinini, seconda voce Aldo Serena. Al termine dell’incontro “Speciale Champions League”. Insomma: una concessione di Mediaset che sarà molto apprezzata dai sostenitori bianconeri, e non solo, che potranno seguire un’importante sfida di Champions League dove i campioni d’Italia si giocano il primo posto.

 I cavalieri che fecero l’impresa sono già noti ai cinefili, ok. Ma ora i calciofili – quelli di fede bianconera – si aspettano di gustare le gesta dei… campioni (i Champions, per restare ancora più aderenti al tema) che auspicabilmente l’impresa la faranno. A partire da questa sera, ovviamente.

Già perché in Lione-Juventus l’attenzione sarà puntata su tre bianconeri in particolar modo: Miralem Pjanic, Gonzalo Higuain e Dani Alves. I tre pezzi pregiati, i tre tenori, i tre “giganti”, i tre innesti ad hoc per i quali l’amministratore delegato Beppe Marotta e il direttore sportivo Fabio Paratici quest’estate hanno messo in conto (salato, il conto) un esborso monstre in termini di cartellini – 122 milioni di euro per ex giallorosso ed ex napoletano, il brasiliano è arrivato a parametro zero – e/o di ingaggi – quasi 35 milioni di euro lordi a stagione sommando gli emolumenti dei tre succitati – proprio con l’obiettivo di rendere l’organico di Massimiliano Allegri in piena conformità con lo standard d’una potenziale vincitrice del massimo torneo continentale. Tanta, tanta roba economicamente parlando che può e deve tradursi in tanta, tanta roba tecnicamente giocando. 

Finora, per lo più in campionato e a tratti in Coppa, s’è visto un gustoso antipasto di quanto i tre nuovi acquisti siano in grado di offrire alle platee, ma la sensazione è che il meglio debba ancora arrivare. Si riparte, di fatto, dalle scintille che hanno infiammato l’ultima partita del girone di Champions League contro la Dinamo Zagabria: un 4-0 firmato – dal punto di vista delle marcature ma anche delle belle giocate – proprio da Pjanic, Higuain e Dani Alves (più Dybala, che s’era finalmente sbloccato). Con la discriminante, però, che un conto è giocarsela con la formazioncina croata – alla quale peraltro la Juventus aveva appena sottratto la stellina più fulgida: Pjaca – e un altro è trovarsi al cospetto d’un club del lignaggio e dell’esperienza del Lione, il quale starà pure affrontando un momento di difficoltà ma… «è in grado di creare problemi a chiunque, io li consoco bene…», come ha spiegato il grande ex della serata Miralem Pjanic in conferenza stampa.

Allegri l’ha detto e ridetto: in Europa, soprattutto, la differenza la fa il tasso tecnico. E’ con le giocate che si vincono le partite. Ragione per cui le clausole di rescissione (Pjanic e Higuain, appunto) in ottica bianconera sono diventate, come dire, clausole Champions. Degne cioè di essere pagate senza colpo ferire e a dispetto di tutto e tutti proprio in virtù di un potenziale valore aggiunto che quasi non ha prezzo. Da parte sua Pjanic è ben conscio della situazione, anche se ovviamente tende a non farsi condizionare da pressioni di sorta: ben sa che «in Champions League ci sono più aspettative», ben sa che «noi nuovi acquisti stiamo cercando di dare il massimo per aiutare un gruppo già forte e rodato a centrare gli obiettivi che ci siamo prefissati ad inizio stagione». La sua caratura tecnica, l’implacabilità da killer d’area di Higuain, l’esperienza e il carisma di Dani Alves possono davero rappresentare le armi in più della Juventus in questa cavalcata Champions da parte della Juventus. Dei “vecchi” (si fa per dire…) senatori e della loro importanza già si sa tutto e anche di più, è ora che anche i nuovi leader facciano la differenza e tirino fuori gli artigli. Nella tana del Lione.

Altro che crisi del settimo anno… Massimiliano Allegri nel suo matrimonio con la Champions League crede eccome: orgoglioso di poter centrare la sua settima qualificazione di fila alla fase ad eliminazione diretta del massimo torneo continentale, ottimista sul fatto che la missione possa essere compiuta in tempi rapidi passando appunto per un successo in casa del Lione decisamente alla portata dei suoi. E poco importa che la Juventus sia rimaneggiata negli uomini. Anzi, il tecnico ci scherza su: «Stavolta non mi chiedete chi gioca in attacco, eh? Non sono preoccupato, no. Del resto nel corso della stagione può capitare e capita puntualmente tutti gli anni di avere un momento in cui magari ti mancano tre o quattro elementi. Mancano alcuni giocatori, ne schiererò degli altri. In qualche modo le cose le sistemiamo. Sicuramente la squadra offrirà una prestazione importante per poter affrontare questo Lione». 

Classico Allegri, dispensatore di positività. Che del resto c’è il proverbiale sonno dei giusti e, in questo caso, c’è anche la serenità dei… vincenti. Già perché l’allenatore bianconero è sempre più rafforzato, nelle sue convinzioni, da risultati e primati. Tanto da potersi togliere, pur sempre con nonchalance e stile, qualche sassolino dalla scarpa lasciandolo rotolare sornionamente all’indirizzo – italico, indirizzo – di certi esteti del calcio che però a conti fatti ultimamente si ritrovano sempre a guardare dal basso verso l’alto. Ancora s’avverte l’eco dell’ultima giornata di campionato, fatta di complimenti a profusione all’indirizzo di Napoli-Roma (ma quanto hanno giocato bene al San Paolo, ma quanto si sono sperticati in reciproci plausi Maurizio Sarri e Luciano Spalletti…), all’indirizzo del redivivio Milan di Vincenzo Montella. Eppure… «Avanti, avanti con i complimenti alle altre. La cosa non mi disturba affatto. Io “giocare male e giocare bene” a volte non capisco manco cosa voglia dire, forse perché non ci arrivo io. Io capisco solo che quello che conta davvero è il risultato finale. Il 31 maggio, quando termina il campionato, bisogna essere in cima no? Perché poi l’anno successivo, nell’albo d’oro, verrà scritto il nome di chi ha vinto lo scudetto, non di chi ha giocato bene o chi ha giocato male… Questa mi sembra la sostanza. Altrimenti bisogna stare qui a dire che dentro una partita ci sono 7-8 partite, che le partite si possono vincere in un modo e in un altro, però ci sono delle squadre che giocano veramente molto bene, ok, però ci sono momenti e momenti. La Juventus ha le sue caratteristiche tecniche e caratteriali e con quelle bisogna cercare di arrivare in fondo a tutte le competizioni alle quali giochiamo e partecipiamo per vincere. E’ questa, per me, la cosa più importante».

Ragionamento che non fa una grinza, effettivamente. Come, appunto, una grinza non l’ha fatta Allegri. Lui si gode i suoi primi posti confidando di poterli difendere e protrarre quanto più a longo possibile. E si gode una Juventus che sente sempre più come una sua creatura. «Per quanto riguarda la crescita della squadra, a livello europeo, posso dire che è stata una crescita costante. Praticamente abbiamo giocato la finale di Berlino un anno e cinque mesi fa, e sono stati cambiati 16 giocatori nel frattempo: 10 l’anno scorso e 6 quest’anno. Lavorare su nuovi elementi sicuramente ti dà molti stimoli perch c’è da rimetterli insieme, dar loro un ordine. Fortunatamente la società mi ha messo a disposizione giocatori di spessore». Che contro il Lione, una volta di più, dovranno dimostrarsi all’altezza. Vien da sé.

Vabbè che Gonzalo Higuain dovrebbe giocare sempre visto il potenziale realizzativo che l’attaccante argentino possiede e la paura che incute agli avversari, vabbé che anche Paulo Dybala, ora che si è sbloccato e ha griffato quattro gol nelle ultime tre partite con la Juventus, dovrebbe essere sempre inserito nella formazione bianconera. Però, nella trasferta a Lione che rappresenta lo spartiacque per la qualificazione agli ottavi di Champions (e quel che è peggio, cosa da verificare, chissà in quante altre partite ancora) Massimiliano Allegri si ritrova soltanto con loro due: anche Mario Mandzukic alza bandiera bianca dopo che due settimane fa lo aveva fatto Marko Pjaca. 

 Mandzukic non è salito sul charter che nel pomeriggio di ieri ha portato la Juventus a Lione: «risentimento muscolare alla regione adduttoria destra» recita il bollettino medico. I classici “malpensanti” hanno impiegato ben poco tempo a riflettere sul fatto che, chissà, l’infortunio potrebbe essere diplomatico visto che il croato, titolare sabato contro l’Udinese, sapeva già che sarebbe ritornato in panchina in Europa per fare spazio alla coppia principe del parco attaccanti bianconero. Ma Super(muso)Mario sarà anche un borbottone, però non è affatto uno che si tira indietro: mai – assicura chi ben lo conosce – avrebbe messo in emergenza i compagni per un suo capriccio, è un generoso che si fa in quattro per la squadra e accetta, sia pure con il broncio, le decisioni del tecnico. L’infortunio è reale, dalla Croazia filtra la notizia che l’adduttore gli faceva già un po’ male nei giorni scorsi e Allegri spera di recuperarlo se non per la sfida contro il Milan di sabato, almeno per uno spezzone contro la Samp. 

Già, perché la penuria di attaccanti arriva proprio in uno dei momenti cruciali della stagione, con sei partite circoscritte nell’arco di diciannove giorni: oltre alla doppia sfida con il Lione, gli incroci con Milan a San Siro e Napoli allo Stadium che possono incidere pesantemente sul cammino in campionato. E proprio la sequenza di partite ravvicinate suggerisce al tecnico livornese l’importanza di avere più uomini da alternare, anche soltanto nei minuti finali, per non spremere a dismisura Higuain e Dybala, con il rischio che perdano efficacia. Calendario alla mano, nell’ipotesi più ottimistica Mandzukic dovrebbe tornare la prossima settimana, ma anche Pjaca, che ha subito una botta al perone, dovrebbe essere prossimo a rientrare. «E poi c’è Kean» ha detto, scherzosamente in conferenza, Allegri…

Non sarà una passeggiata di salute come a Zagabria. L’Olympic Lyonnais è squadra giovane, frizzante, in sintonia col suo pubblico. Giocherà in velocità cercando di sfruttare questo entusiasmo. I bianconeri hanno tanti assets in più ma non dovranno lasciare la possibilità al Des Lumiers di diventare una bolgia. Dovranno essere bravi a mettere la partita sui binari a loro più consoni, in particolare dovranno cercare di abbassare i ritmi di gioco per far emergere l’innegabile e, apparentemente incolmabile, gap tecnico. 

 Juve più in condizione 

Allegri metterà in campo l’undici migliore (ad eccezione delle defezioni di Chiellini e Marchisio) potendo contare anche sull’ampio turnover fatto in campionato proprio per salvaguardare i suoi top player: Bonucci, Pjanic, Khedira, Higuain. Averli al 100% dal punto di vista psicofisico sarà un grande vantaggio soprattutto nella seconda parte della gara considerando che, al contrario, il Lyon ha dovuto spremere a fondo molti dei suoi effettivi nell’ultimo turno di campionato, avendo giocato a Nizza in dieci per oltre un’ora. La vittoria potrebbe maturare anche alla distanza come spesso è capitato in passato. 

Finalizzazioni, che gap 

 L’ottimismo è alimentato non solo dal peso specifico delle individualità, ma anche dal trend prestativo dell’ultimo mese durante il quale la Juve ha conosciuto solo vittorie (alcune roboanti). Lo studio comparato delle finalizzazioni vede i transalpini sotto per capacità complessiva di arrivare al tiro, per precisone e per media realizzativa. Il prepotente ritorno al gol di Dybala da una parte, e l’infortunio di Lacazette (che dovrebbe tornare titolare proprio stasera) dall’altra, hanno naturalmente aumentato la forbice tra i due attacchi. 

Lione debole sul 2° palo 

Tanta potenza di fuoco potrebbe trovare terreno fertile se la Juve riuscirà a mettere sotto pressione il pacchetto arretrato disegnato a tre da Bruno Genesio, senza dubbio il punto debole della squadra. In particolare gli esterni restano spesso alti sugli attacchi laterali lasciando sguarnito il secondo palo. Sia il Nizza, sia il Siviglia hanno fatto gol con questa modalità pescando con un cross o un pallonetto il giocatore che si inserisce alle spalle dell’ex romanista Yanga-Mbiwa. Una criticità che si manifesta anche sui calci piazzati laterali. 

Punte veloci e tecniche 

Dovranno comunque, i bianconeri, guardarsi da alcune individualità e da alcuni schemi di gioco del Lyon che possono, se sottovalutati, diventare insidiosi. Intanto il dinamismo di tutti gli effettivi, orientato a velocizzare la circolazione palla. Il flusso di gioco va spesso in ampiezza e coinvolge gli esterni Rafael (anche lui rientrante da un infortunio) e Rybus, entrambi molto tecnici. L’obiettivo finale in realtà è aprire corridoi interni per le verticalizzazioni sugli attaccanti bravi nei movimenti di coppia (corto-lungo) e, soprattutto, tutti molto rapidi nello stretto. Lacazette è quello che vede di più la porta, ha un destro potente e attacca bene il primo palo, ma anche Cornet è un prospetto interessante. Non da punti di riferimento, rientra e attacca senza soluzione di continuità. Ha un buon dribbling e una buona empatia coi compagni. 

Inserimenti degli interni 

Infine c’è Tolisso, un pupillo del mister. Ha velocità e tempi di inserimento. Nelle ultime partite, data l’assenza di Lacazette, ha giocato spesso seconda punta anche il suo ruolo naturale è interno offensivo. Arriva comunque in area avversaria con grande facilità. Penso che per questa capacità di percepire e aggredire gli spazi liberi (qualità che ha anche l’altro interno Ferri) la Juventus dovrebbe premunirsi con uno scudo solito davanti ai tre difensori. Per questa ragione vedrei forse Lemina più adatto di Hernanes per questo tipo di partita. 

Con Valbuena si cambia  

Bruno Genesio ha cercato nelle ultime settimane anche delle alternative al 3-5-2, sia per coprire meglio con la linea difensiva, sia per utilizzare Valbuena nel ruolo di trequartista a lui più congeniale.

L’esperimento è stato fatto proprio nell’ultima gara di Champions a Siviglia per cercare di agguantare il pareggio e ha entusiasmato il tecnico francese. In realtà la squadra ha creato con nuovo assetto qualche occasione ma ne ha subite molte di più. Il rombo di centrocampo non scalava con prontezza sui cambi gioco concedendo troppo campo a Escudero, il terzino opposto sui cambi gioco. Inoltre Valbuena, pur essendo potenzialmente pericoloso per il suo gioco di gambe nel breve, sembra un corpo esteraneo, ormai ai margini del progetto tecnico.  

La difesa a 4 si è comunque rivista a Nizza. Ma per necessità più che per virtù. Dopo l’espulsione di Fakir, infatti, Genesio ha dovuto adottare un piano di emergenza e disporre i suoi col 4-4-1, per altro tenendo abbastanza bene il campo. 

Oltre il risultato 

La vittoria non sarà l’unico obiettivo di Allegri. La Juventus dovrà dimostrare di aver acquisito una dimensione europea. Il test da questo punto di vista sarà molto significativo. La squadra dovrà soprattutto imporre il proprio gioco. Ad esempio riuscire a costruire da dietro senza apprensioni anche quando gli avversari accennano al pressing. Benatia da questo punto di vista deve riuscire a dare di più rispetto a quanto visto finora. Altro aspetto chiave sarà aumentare l’intesa tra Dybala e Higuain, finora più bravi a risolvere i problemi da soli che nella relazione di coppia. Nell’ultima trasferta a Zagabria non si passarono mai la palla. Stasera è attesa una loro crescita anche sotto questo aspetto. Non sempre Dybala tra le linee e Higuain sul filo del fuorigioco, ma anche il Pipita incontro e la Joya in profondità. Variazioni che destabilizzerebbero ancor più la già fragile difesa avversaria.

La filosofia di Massimiliano Allegri è un po’ come le magliette «Keep calm and…». Perché il «niente panico» resta il perno intorno al quale gira la gestione di ogni partita della sua Juventus. Sabato sera ce n’è stato un chiaro esempio: squadra che gira malino, Udinese in vantaggio, ma nessuna smania o agitazione, piuttosto la fiducia della squadra di poter risolvere la gara e la consapevolezza di essere superiori. Merito di Allegri che predica questo dal primo giorno in cui si è seduto sulla panchina della Juventus e, un pezzo per volta, sempre senza strappi, ha condotto la squadra su un altro gradino di coscienza dei propri mezzi.

Come senza strappi sono sempre i suoi cambiamenti tattici. Al suo arrivo ha trovato un 3-5-2 profondamente radicato nell’anima tattica della squadra. Non ha pensato di ribaltarlo, ma – un pezzo per volta – lo ha progressivamente adattato alle sue idee di calcio modificandone prima l’approccio, poi alcuni compiti e alcune posizioni. Tutti si aspettano che prima o poi torni al “suo” 4-3-1-2 o 4-3-3, soprattutto ora che avrebbe anche il materiale umano per giocare in quel modo, ma Allegri non vuole forzare il cambiamento e se arriverà a modificare il sistema della Juventus, ci arriverà con un giro lungo, passando sempre dalla piena convinzione della squadra, all’interno della quale ha dei referenti saggi e può relazionarsi con un gruppo maturo. E sempre più tecnico, terzo perno della sua filosofia calcistica.

Allegri crede fortemente nelle qualità personali dei giocatori, tant’è che preferisce sempre quelli con i piedi più educati, soprattutto a centrocampo e lascia maggiore libertà nell’inventare, soprattutto in fase offensiva, nella quale ama affidarsi a giocatori con grande fantasia e grandi colpi nel repertorio. Garantendo loro la solidità difensiva sui quali costruire, perché i «campionati li vince chi prende meno gol», ricorda a tutti, forse anche a se stesso, con una certa frequenza.

Il metodo di Allegri, insomma, è quello di non avere un metodo. O, meglio, di essere sempre pronto a modificarlo, adattando un sistema di gioco alle caratteristiche di un giocatore o di cambiare anche in corso di partita, correggendo propri errori (vedi sabato sera) o adeguando la squadre a eventuali nuove circostanze tecnico-tattiche. Ed è un metodo, quello Allegri, che si sta evolvendo insieme al suo creatore, parecchio cambiato rispetto a tre estati fa quando venne catapultato a sostituire Antonio Conte, dopo tre scudetti consecutivi. E ogni stagione affronta problematiche diverse: quest’anno, per esempio, il tecnico livornese deve gestire con la massima attenzione il turnover, soprattutto in attacco, dove l’irrequieto Mandzukic è difficilissimo da tenere in panchina, ma Allegri ha imparato a gestire l’alternanza nei vari reparti tenendo conto anche degli umori dei singoli. La fatica delle gambe, ma anche le scorie della testa da smaltire, Allegri prova a calcolare tutto.

Lione torna a ruggire la Juve vera. Quella con tutti i suoi campioni, per intenderci. Perchè la sfida di Champions è la più importante di quest’ultimo periodo. Quella che può avvicinare (e di molto) il primo posto del girone. Massimiliano Allegri tutto questo lo sa. In Europa c’è poco tempo per rimediare e i campioni d’Italia hanno steccato a metà la prima casalinga contro il Siviglia che, tra l’altro, è secondo nella Liga, ad un punto da Real e Atletico e ne ha uno in più del Barcellona. Quindi l’allenatore juventino ha tenuto a riposo tutti i suoi big, proprio tutti, contro l’Udinese dove, tra l’altro, i tre punti sono ugualmente arrivati. La squadra, dunque, è praticamente fatta considerando che Giorgio Chiellini non è disponibile. Il bollettino medico ha escluso lesioni: si può tirare un primo sospiuro di sollievo. Gli esami hanno escluso lesioni di rilievo scongiurando lo scenario peggiore che avrebbe tenuto lontano dai campi il giocatore per molto tempo. Ora la situazione sarà monitorata giorno dopo giorno attraverso altri esami strumentali. A questo punto, però, è da escludere la sua presenza a Lione.

Buffon in porta con la piena fiducia dell’ambiente nonostante non stia attraversando il miglior momento della sua carriera. Ma nessuno lo discute, ci mancherebbe pure questo. I tifosi della curva gli hanno esposto uno striscione d’affetto. E di sicuro il numero uno tornerà protagonista. Come prima e più di prima. Poi difesa a tre con Benatia, Bonucci e Barzagli. A centrocampo Dani Alves a destra e, probabilmente, Evra a sinistra. In mezzo Pjanic, Lemina (o Hernanes) e Khedira. In avanti Higuain e Dybala, la coppia argentina che è quella titolare. Il Pipita ha riposato, per entrare nella ripresa, contro l’Udinese e adesso si riprenderà il posto per tenerlo a lungo. Perchè da Lione in poi l’allenatore juventino schiererà i soliti sino alla sosta natalizia. Qualche cambio, certo, dovuto alla situazione che si verrà a creare, ma mai più uno stravolgimento totale come si visto contro l’Udinese. Sino a questo momento il tecnico ha gestito nel migliore dei modi la situazione schierando, chi più e chi meno, tutti i giocatori della rosa. Nessuno può lamentarsi di non aver giocato e l’intero gruppo si sente coinvolto nel progetto.

Intanto ha recuperato Claudio Marchisio, l’acquisto top per la squadra campione d’Italia. Il Principino contro l’Udinese è andato in panchina, ha assaporato l’aria del calcio giocato, e si è preso l’ovazione dello Stadium. Allegri lo avrebbe anche schierato per qualche minuto se la partita fosse stata più tranquilla e meno ruvida ma il suo ritorno è imminente. Claudio Marchisio potrebbe partire dall’inizio nella grande sfida contro il Napoli in programma a fine mese allo Stadium. E nel frattempo farà qualche apparizione. Allegri per ora preferisce centellinare il suo inserimento per evitare rischi inutili. Eppoi, in tutta sincerità, non c’è motivo per forzare i tempi. Anche Rugani e Pjaca proseguono spediti verso il completo recupero. Il croato è più avanti di tutti. Più a rilento, come detto nei giorni scorsi, il recupero di Asamoah. Il ghanese rischia di saltare la convocazione per la Coppa d’Africa.

Senza grande fatica, quasi in scioltezza, con un gioco tutt’altro che esaltante, la Juve sta scappando in campionato dove la concorrenza sembra rassegnata. Chissà cosa potrà succedere quando la squadra riuscirà ad esprimere tutto il suo potenziale. Probabilmente tutto è stato impostato per essere al top quando la Champions entrerà nella sua fase più importante.

L’Olympique non è solo un avversario, un ostacolo da superare per la qualificazione, un passo verso il sogno Champions che ha orientato la scelta bianconera. L’Olympique Lione, per Miralem Pjanic, è un album da sfogliare, un’isola di ricordi e di emozioni. Arrivò appena diciottenne, dopo aver scalato il Metz fino alla prima squadra, una stagione per stregare la Francia e proporsi come uno dei migliori talenti d’Europa. Jean-Michel Aulas investì 7,5 milioni, ripagati da tre stagioni d’alto livello, trampolino di una carriera in continua ascesa dipanata tra Roma e, adesso, Torino. «Ho un buon ricordo – sorride il presidente -: arrivò ch’era un ragazzo ed è diventato un grande professionista. Tecnicamente, è sempre stato superiore: molto simile a Juninho, magari non con la stessa tecnica di tiro, ma vicino. Un giocatore eccezionale».
STADIO. «E’ stato un passaggio importantissimo per la mia carriera – racconta il centrocampista bosniaco -: sono felice di tornare e ritrovare facce amiche. Molto, ovviamente, è cambiato: voglio congratularmi per lo stadio, davvero bello». C’erano, nel suo Lione, Karim Benzema, Anthony Reveillère e Hugo Lloris. C’era Fabio Grosso, campione del mondo azzurro, e Mi- ralem lo guardava accarezzando un sogno più piccolo, ma per lui enorme: portare ai Mondiali la Bosnia, il Paese che sentiva suo pur essendo andato via bambino, fuggito in Lussemburgo con la famiglia dopo lo scoppio della guerra perché papà, calciatore, aveva rimediato un contratto. L’avrebbe realizzato, quel sogno, piangendo lacrime di gioia, ma allora era solo una promessa. Oggi Fabio Grosso allena la Primavera della Juve, capita che s’incrocino a Vinovo, e ogni tanto, immancabilmente, il ricordo di quell’Olympique è affiorato.
PROBLEMA. C’era anche Jean- Alain Boumsang, che aveva giocato nella Juve: l’aveva voluto Didier Deshamps, gli aveva dato una mano a vincere la B, poi però s’era fatto male e aveva scelto di tornare in Francia: Miralem ascoltava i suoi racconti bianconeri, non immaginava, allora, di vestire mai quella maglia. E c’era Juninho, il mago delle punizioni che non nascondeva i suoi segreti a quel ragazzino educato e sveglio: si fermavano, dopo l’allenamento, a calciare in porta per ore, dai bordi dell’area o da più lontano, parabole morbide o legnate violente. Ha imparato, Miralem, è diventato uno specialista, anche se alla Juventus, finora, non ha trasformato nessun piazzato in oro. Sabato con l’Udinese C’è riuscito Paulo Dybala e allora è lecito chiedersi a chi dei due toccherebbe un’eventuale punizione dal limite: «Vediamo chi se la sente – risponde Pjanic -, può anche essere un altro compagno: tra noi non c’è alcun problema, l’importante è che la Juve abbia buoni tiratori».
DIFFERENZA. Sei anni dopo, Miralem è «un altro calciatore, più maturo. E’ bello tornare qui, ma l’unica cosa che mi interessa è aiutare la Juventus a vincere. Non sarà un mach facile, loro vengono da un periodo difficile, ma so, conoscendo questa realtà, che i momenti bui non durano mai a lungo. Ad ogni modo, noi vogliamo andare avanti: la doppia sfida con il Lione è importante per il futuro, guardiamo innanzitutto a questa che potrebbe già permetterci di fare un bel passo avanti». C’è anche tempo per l’elogio di Buffon: «E’ il nostro capitano, non penso stia attraversando un brutto periodo: resta il numero uno mondiale, saprà fare ancora la differenza».
OBIETTIVI. A Lione, Pjanic scoprì anche la Champions – debutto contro il Barcellona, primo gol all’Anderlecht -, oggi è punto fermo di una squadra che punta a vincerla: «Sto bene e non sento nessuna pressione se non quella di dare una mano, come tutti, per raggiungere gli obiettivi del club».

Impacci e impicci francesi non illudono Massimiliano Allegri, troppo scafato per fidarsi delle apparenze e immaginare una partita in discesa: «Il Lione ha disputato una buona gara a Siviglia. E a Nizza, nell’ultima di campionato, ha pagato il fatto d’essere andato subito sotto. In Champions le partite sono tutte complicate, vale per noi come perloro: sfideremo una squadra organizzata e veloce, con due bravi attaccanti come Fekir e Lacazette».
GIOCO. La Juve ha una statura tecnica superiore, la classifica della serie A lo testimonia. Non sempre brilla, ma all’allenatore importa il giusto, non bada a chi sostiene che la Juve vinca senza però giocare bene:
«Non mi disturba affatto, anche perché in un campionato lungo 38 partite dfficilmen- te vince la squadra che gioca male. Non capisco, forse non ci arrivo, cosa significhi giocare male, però alla fine conta il risultato finale, la posizione
«Manca Mandzukic ma oltre a Higuain e Dybala abbiamo Kean e Cuadrado: non c’è problema»
occupata il 31 maggio: bisogna essere in cima alla fine, perché nell’albo d’oro viene scritto chi ha vinto il campionato, non chi ha giocato bene. Detto questo, ci sono delle squadre che giocano veramente molto bene: il Napoli, il Milan che sta facendo un ottimo
lavoro con ragazzi molto bravi ed è rientrato in lotta per i primi tre posti Champions, la stessa Roma sabato ha disputato un’ottima partita. Però ci sono momenti e momenti. La Juventus ha le sue caratteristiche tecniche e caratteriali e con quelle bisogna cercare di arrivare in fondo a tutte le competizioni alle quali partecipiamo per vincere. Questa è la cosa più importante. Poi noi lavoriamo per giocare meglio, a volte ci sono avversari che ti fanno giocare un po’ peggio».
ASSENZE. Max fa i conti con assenze pesanti, l’infortunio di Mandzukic che si somma a quello di Pjaca lascia in attacco la coppia argentina Higuain-Dybala. Avrebbe schierato comunque loro, ma a gara in corso non potrà ricorrere alle alternative classiche: «Abbiamo Kean che è un ragazzo bravo – si consola – e Cuadrado può fare l’attaccante: in qualche modo sistemiamo le cose. Non sono preoccupato per le assenze, nel corso della stagione può capitare di avere un momento in cui magari ti mancano tre-quattro giocatori. Nessuno vorrebbe che succedesse, ma fa parte del calcio. Dispiace per Mandzukic che si è fermato in mattinata, l’importante è che non sia nulla di serio, che possa tornare a disposizione, se non da sabato, da mercoledì con la Sampdoria. Chiellini dovrebbe rientrare a breve e Marchisio si sta riavvicinando ai campi di calcio: sicuramente, al di là di chi gioca, la squadra farà una prestazione importante».
ORGOGLIO. Dubbio in regìa, Hernanes o Lemina: «Quel ruolo è specifico, occorrono
caratteristiche ben precise: Hernanes si avvicina, come Lemina seppur in maniera diversa, Pjanic alla fine andrà a giocare là, Marchisio dà copertura e ordine: devo sempre scegliere perché abbiamo una partita ogni tre giorni, ogni tanto bisogna che faccia rifiatare qualcuno». Ultima nota sul percorso della Juve da Berlino a Lione con annessa domanda su cosa inorgoglisca più Allegri: «La crescita europea della squadra è costante: abbiamo disputato la finale nemmeno un anno e mezzo fa e sono cambiati sedici giocatori. Lavorare sui nuovi dà molti stimoli, fortunatamente la società mi ha messo a disposizione giocatori di spessore. Il mio orgoglio? Se la Juve si qualifica, sono sette anni di fila che le squadre che alleno passano il girone».

Nelle pieghe di un momento triste, il Lione scova un dato che dà coraggio: in quindici partite giocate al Parc Olimyque, a cavallo tra le due stagioni, ha sempre segnato almeno una rete. E stasera riabbraccerà Maxime Lacazette, la sua punta di diamante. L’antidoto di Massimiliano Allegri è una difesa d’acciaio, da cinque anni la migliore d’Italia e anche quest’anno meno battuta in campionato in condivisione con il Genoa, immacolata pure in questo primo tratto di Champions League. Si sono giocate due appena partite, d’accordo, ma solo Atletico Madrid, Leicester e Siviglia vantano identica solidità: tutte le altre partecipanti, top comprese, almeno una volta si sono piegate.
Non ci sarà Giorgio Chielli- ni, sostituito da Medhi Benatia, al debutto in Champions: in linea Leonardo Bonucci e Andrea Barzagli, alternativa – con Rugani infortunato – Patrice Evra riconvertibile in centrale mancino nella difesa a tre.
CONTROFIGURA. Tra i convocati, in verità, c’è una giovanissima controfigura di Giorgio Chiellini: si chiama Joan Severin, classe ’97, e la Juventus lo ha scovato nell’Evian. Il francese non sederà in panchina, ma la sola presenza è significativa: oltre a far respirare l’aria di prima squadra a un altro ragazzo della cantera, Allegri ha voluto regalargli la trasferta nella sua città natale e contro la squadra di cui, bambino, indossò la maglia. Chiellini, oltretutto, è il suo modello per ruolo (in assoluto ha scelto Paul Pogba).
BALLOTTAGGIO. A centrocampo, si profila un ballottaggio: Hernanes oppure Lemina in regìa. Ai fianchi del prescelto, Khedira e Pjanic mezz’ali, con fasce brasiliane presidiate da Dani Alves e Alex Sandro. Quest’ultimo è favorito su Evra, benché l’ultima decisione
venga presa stamani. Non è partito Marchisio, ormai clinicamente guarito ma alla ricerca del ritmo e della condizione, comunque da dosare nell’impiego perché dopo sei mesi senza calcio
s’affaccia anche il rischio di problemi muscolari.
ARGENTINI. Nessun dubbio, ovviamente, in attacco, restano solo Gonzalo Higuain e Paulo Dybala: è la prima per un problema all’adduttore della coscia destra, così il tecnico bianconero si ritrova con solo i due argentini. In panchina siederà quindi ancora Moise Kean, sedici anni e un grande futuro, confermato in prima squadra e di nuovo sull’orlo del sogno di diventare il primo 2000 a debuttare in una squadra italiana. Un’altra soluzione è rappresentata da Cuadrado che, in caso di necessità, può trasformarsi in punta.
TURN-OVER. Allegri non appare preoccupato, non impreca né si piange addosso, ma tante assenze pesano non tanto sulla formazione costruita, comunque competitiva, piuttosto sulla possibilità di organizzare un turn-over efficiente: già sabato sera, la Juve sarà di scena a San Siro contro il Milan che è salito al secondo posto a -5, poi avrà un tour de force che comprenderà la gara interna con la Sampdoria, la partitissima con il Napoli e il ritorno con il Lione. Il doppio confronto di Champions è per altro decisivo per passare il turno: due vittorie varrebbero la qualificazione.

Non è solo una questione di numeri. Perché segnare è fondamentale, ma non tutti i gol hanno lo stesso peso. Lo sa bene Paulo Dybala, che a 23 anni ancora da compiere è già leader tecnico di un top club come la Juventus. Ha bruciato le tappe e ha già sorpreso tutti nella passata stagione, andando ben al di là delle aspettative, per quanto elevate. Ma adesso Dybala è qualcosa in più di una delle tante stelle della squadra che da anni domina il calcio italiano. E ha decisamente superato la definizione di predestinato. La sfida in casa contro l’Udinese, proprio per le difficoltà che i bianconeri hanno dovuto affrontare per portare a casa il successo, è lo snodo cruciale: l’argentino si è caricato sulle spalle il peso di una responsabilità enorme per un ragazzo così giovane eppure già maturo, prova ulteriore ne sia l’abbraccio più simbolico al compagno Leonardo Bonucci. Al primo anno Dybala ha dimostrato di essere da Juve, al secondo sta confermando di poter essere il trascinatore bianconero per i prossimi anni. Perché Paul Pogba è un campione e come tale può essere sostituito da altri campioni. Ma Dybala è anche un leader, non solo un fuoriclasse, è un giocatore capace di vincere le partite facendo la differenza sia a livello tecnico sia a livello caratteriale. Ed è questo il motivo per cui sulla Joya non può essere utilizzato il ragionamento adoperato proprio con Pogba: l’argentino è uno di quei calciatori rari attorno ai quali costruire una dinastia. Anche in questo caso particolare, al di là delle abilità e delle peculiarità tecniche, il paragone con Lionel Messi ha un senso: uno come Dybala nasce una volta ogni tanto e, di conseguenza, chi ce l’ha deve tenerselo stretto. 

 Il primo passo, ormai imminente, è il rinnovo contrattuale. Un prolungamento che è principalmente una necessità pratica: lo stipendio di Dybala, infatti, non è adeguato ai parametri bianconeri e va portato quantomeno al top del tetto salariale (Higuain a parte). L’intesa è già sul tavolo, pronta per le firme di rito e gli annunci annessi: scadenza spostata di un anno, dunque al giugno del 2021, e ingaggio aumentato fino a 4,5 milioni netti a stagione più bonus. Non si tratta di un semplice premio a un giocatore che sta dimostrando di valere ben più dell’investimento di 40 milioni effettuato nell’estate del 2015. E non si tratta, inoltre, soltanto di una mossa utile a scoraggiare eventuali, anzi più che probabili, tentativi di corteggiamento da parte del Barcellona o di altri, danarosi club di mezza Europa. Il rinnovo in questa fase della stagione è la certificazione definitiva di quanto il legame tra l’attaccante bianconero e la Juventus possa (e debba) diventare qualcosa di solido e di duraturo: Dybala è un lottatore di talento e un ragazzo serio, lo dicono Allegri e i compagni, lo confermano società e ambiente. E l’età rappresenta il principale alleato per lui e per il club juventino: insieme possono riscrivere pagine di storia, conquistare titoli e alzare l’asticella dei sogni. Dybala, ragazzo che si ispira all’idolo di gioventù Riquelme ma che per gli addetti ai lavori è nella scia di Messi, incarna tutto quello che alla Juventus serve per dare l’assalto ai vertici calcistici d’Europa. Anche perché trovare qualcuno come la Joya è impresa rara: uno che segna gol da leader, che sa quando è il momento di cambiare marcia e di prendere per mano una grande squadra.

Olympique Lione-Juventus si sfidano martedì 18 ottobre alle 20.45 per la terza giornata della fase a gironi di Champions League 2016-2017. La partita sarà trasmessa in diretta tv e in streaming su pc, smartphone e tablet dall’applicazione di Mediaset Premium, ma anche gratis e in chiaro per tutti i non abbonati su Canale 5. Una scelta decisa da Mediaset dopo gli scarsi ascolti fatti segnare dalla diretta da tutti i campi che era stata trasmessa il 27 settembre in occasione dello 0-4 della Juve a Zagabria.

Dopo il trionfo fuori casa con la Dinamo, e il pareggio a reti bianche con il Siviglia, la formazione di Allegri è chiamata a confermare tutte le proprie ambizioni europee contro i francesi, battuti dagli andalusi nella seconda giornata. Con una vittoria in Francia, la Juventus potrebbe guardare con grande serenità alla qualificazione per gli ottavi.

A livello di formazione, Allegri può contare su un gruppo quasi al completo. Mancheranno ancora Rugani e Chiellini in difesa, Asamoah a centrocampo e Pjaca in attacco, ma sabato contro l’Udinese si è rivisto in campo Sturaro e in panchina Claudio Marchisio. Rispetto all’undici titolare in campionato, sicuro il rientro di Higuain al fianco di Dybala e di Khedira e Pjanic in mediana, probabilmente con Lemina in regia. In difesa andrà in panchina Evra, il terzetto del 3-5-2 dovrebbe vedere Bonucci, Barzagli e Benatia. I francesi sono reduci dalla sconfitta per 2-0 contro la capolista Nizza di Mario Balotelli (a cui però Lopes ha parato un rigore).

La partita, fischio d’inizio alle ore 20.45 di martedì 18 ottobre, verrà trasmessa in diretta Tv da Mediaset Premium. La gara sarà visibile anche in streaming live da pc, smartphone e tablet grazie all’applicazione Mediaset Connect. Inoltre per tutti i non abbonati sarà visibile gratis e in chiaro su Canale 5.

LE PROBABILI FORMAZIONI DI LIONE-JUVENTUS

LIONE (3-5-1-1): Lopes; Morel, N’Koulou, Mammana; Rybus, Darder, Gonalons, Ferri, Tolisso; Valbuena; Fekir. All. Génésio.

JUVENTUS (3-5-2): Buffon; Chiellini, Bonucci, Barzagli; Alex Sandro, Khedira, Pjanic, Lemina, Dani Alves; Dybala, Higuain. All. Allegri.

LIONE-JUVENTUS DIRETTA STREAMING Per seguire in diretta la partita di oggi ore 20,45 tra il Lione di Bruno Genesio e la Juventus di Massimiliano Allegri valida per la terza giornata della fase a gironi della Champions League 2016/2017 ci sono più possibilità. Vediamole. Il live della sfida di questa sera dello Stade des Lumières sarà trasmesso in diretta esclusiva su PremiumSport e Premium Sport HD (canali 370-380) con la telecronaca di Sandro Piccinini, commento tecnico di Aldo Serena, inviati a bordocampo Claudio Raimondi e Gianni Balzarini. In redazione Daniele Miceli e Massimo Veronelli. Telecronaca tifosa sponda bianconera di Antonio Paolino. Per gli abbonati disponibili come sempre i servizi di streaming Premium Play e Premium Online. Lione-Juventus sarà anche in chiaro su Canale 5 e Canale 5 HD (visibile con Sky Digital Key canali 5005 e 5505 e via satellite solo con Tivùsat tasto 5 del telecomando). Ovviamente esiste anche la soluzione “radiofonica” con Radio Rai 1 e le voci di Tutto il calcio minuto per minuto: per chi ha una radio in casa, sull’app del telefono o magari è in macchina. Noi da parte nostra non possiamo che consigliarvi di seguire la diretta commentata e il risultato minuto per minuto di Lione-Juventus diretta streaming sul nostro sito.

Le italiane tra campionato e coppe. Allegri ha definito le due partite contro il Lione decisive per il passaggio del turno e allora la Juventus avrà l’obbligo di vincere sia fuori casa che allo Juventus Stadium. Mediaset fa dietrofront: Lione-Juventus in chiaro su Canale 5 martedì 18 ottobre. Il match sarà possibile vederlo in diretta tv su Mediaset Premium, che offre gratis la visione delle partite in streaming tramite il servizio Premium Play, che permette di visionare le partite in diretta live su tablet e cellulari Android o Apple come iPad e iPhone. Restano ancora da capire, invece, le condizioni di Giorgio Chiellini: il difensore ha accusato un risentimento muscolare che non gli ha permesso di scendere in campo contro i friulani. Gli addetti ai lavori hanno più volte criticato il gioco della Vecchia Signora: “In Serie A ci sono squadre che giocano molto bene, che stanno facendo punti e quindi dobbiamo essere bravi a rimanere concentrati, sapendo di avere davanti altre trenta giornate di campionato”. La squadra di Sarri, reduce dal ko nel big match contro la Roma, proverà a riscattarsi dinanzi al pubblico amico e soprattutto di una combinazione di risultati favorevole: in caso di vittoria i partenopei potrebbero ritrovarsi già a +7 sulle avversarie, sempre che Dinamo Kiev e Benfica non vadano oltre il pareggio. Sassuolo, Inter e Fiorentina saranno criptate e disponibili solo per i ‘fedelissimi’ di Sky. Sabato sera infatti, ha siglato la sua prima doppietta stagionale contro i friulani.

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