Streaming Gratis Crotone – Napoli Diretta Live Tv Video Cronaca Web Rojadirecta

crotone-napoli-streaming-come-e-dove-vedere-siti-web-linkTroppe maledizioni sul Napoli richiedono una spinta terrena per neutralizzare gli spiriti nefasti. E l’unico sciamano in grado di rigenerare la squadra è sempre il tifoso. Ieri pomeriggio, prima che il Napoli raggiungesse in pullman l’aeroporto di Capodichino, un centinaio di fan della Curva B ha inscenato una manifestazione di sostegno, con striscioni, cori e fumogeni azzurri. Oggi la scena verrà replicata al nuovo stadio Scida. I confronti tra Sarri e Nicola, le gare giocate da Sarri a Crotone, l’arbitro Mazzoleni arricchiscono l’elenco di negatività sul match degli azzurri che vogliono sfatare anche due tabù: solo 5 punti conquistati sui 12 disponibili in trasferta, 4 ko nelle ultime 5 gare giocate sotto la luce del sole. La sua “manovra” scaramantica, Sarri l’avrà ripetuta spesso dopo il ko con il Besiktas e ad essa aggiungerà anche una buona dose di energia. La forniranno quei calciatori tenuti a lungo in panchina, in particolare Diawara reclamato a furor di popolo e di De Laurentiis per l’esordio da titolare in campionato.

Al 19enne della Guinea dovrebbero essere affidate le chiavi di un centrocampo sotto accusa per gli errori e la stanchezza di Jorginho, destinato alla panchina dopo aver festeggiato le 100 presenze in azzurro. Diawara e poi? Se occorrono muscoli, allora dentro Allan, mentre tra Hamsik e Zielinski è ballottaggio. In difesa ci saranno i rientri di Hysaj e Maksimovic, con Strinic che sostiuirà Ghoulam. Il tridente d’attacco dovrebbe essere formato da Callejon (ma Giaccherini scalpita), Mertens e Gabbiadini.

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Passerà la nottata (quella di Champions)? Perché quando le certezze, ed erano tante, cominciano a sgretolarsi, nulla sembra più come prima: eppure, tra le pieghe d’un incubo, d’una partita talmente folle da non somigliare al Napoli, c’è rimasto molto calcio e l’«Idea», che costituisce la diversità, va tenuta viva: 4-3-3, però nel modo in cui si arrivò a tanto, cioè vice-campione d’Italia (per dirla con enfasi) alle spalle della Juventus, giocando il più bel calcio d’un Paese che ha osservato Sarri come un marziano. Il tridente, sempre, stavolta più largo, seguendo lo schema e la natura preferita, mettendoci gamba e anche peso, provando ad esorcizzare quel filo di terrore (anche ambientale) scatenato dalle tre sconfitte consecutive: mica può esser già evaporato il fluido?
SI CAMBIA. C’è un ribaltone negli angoli della vigilia, nei pensieri sparsi d’un allenatore «rivoluzionario» già di suo, con un football verticale che ha perso Albiol (ma tornerà presto, tra non molto), che s’è visto strappare Milik dall’area di rigore altrui (e bisognerà farsene una ragione) ma ch’è rimasto vivo, elegante, magari illanguidito nelle accelerazioni e di certo sfibrato nelle distanze tra reparti: però si cambia ovunque, in qualsiasi settore, ma non per rimettere in discussione gli uomini, semmai per concedere attimi di riflessione a chi s’è ritrovato zavorrato dalla fatica e per permettere all’acido lattico di defluire. Un distillato d’energia che aiuti a ritrovare il Napoli brillante del 28 settembre, quello che a venti minuti dalla fine ne aveva fatti quattro al Benfica.

PENNELLATE. E’ stato un turn-over appena appena accennato, però in queste due settimane in cui ci sarà in palio (quasi) tutto, il ruolo da recitare in campionato e l’opzione sugli ottavi di Champions League, Crotone diviene lo spartiacque in cui Maurizio Sarri si lancia per scoprire il «suo» Napoli, raccolto nei trenta metri che facendo spettacolo, poi capace di stringere il campo ed allargarlo secondo le esigenze d’una partita inedita: ne escono (almeno) in cinque, perché a occhio nudo s’è notato lo sfilaccia- mento (soprattutto fisico) e chi entra sa che non dovrà badare a spese, dovrà spendersi ovunque, perché questa rinfrescata alle pareti lasci spazio.
ECCOLI. Ci sono segnali che arrivano dal passato (Hysaj torna a fare il fluidificante di destra e Allan il mediano per l’interdizione); ci sono aggiornamenti al software utili per essere agili e sempre moderni (Diawara in mezzo, al posto di Jorginho); ci sono le tracce d’uno studio che rimane
(Mertens di nuovo a sinistra, Gabbiadini da centravanti come da copione) e poi restano i dubbi che appartengono all’umanità: Maksimovic sembra in vantaggio su Ciri- ches, che però si lascia preferire per la capacità di giocarla sempre; Ghoulam è un filo avanti a Strinic.
GIVE ME FIVE. Si ondeggia tra i cinque e i sei avvicendamenti, ma in quel nebbione di mercoledì sera (e non era fumo di sigaretta) a Sarri è rimasta la garanzia di avere una squadra con connotati tecnico-tattici sviluppati, nonostante la sconfitta e gli errori e gli orrori e quei vuoti insoliti tra i reparti e mille altre cose ancora, annotate nel libro bianco e nelle chiacchierate con toni sempre moderati, oltre agli episodi è stata ricordata la natura di se stessi: «Niente paura, ragazzi, noi siamo fatti per giocarcela sempre, per vincere». Vincere una partita ed anche quel pizzico di paura: passano le nottate, affrontando le tenebre…

NAPOLI – La Storia racconta: che è successo altre volte – e magari succederà negli anni – e che i campionati, naturalmente, reclamano il proprio tempo. I numeri hanno sempre un’anima, e fa niente se possa sembrare il contrario, ma nel calcio del Terzo Millennio, in cui le statistiche rappresentano suggerimenti, anche gli apparentamenti con il passato servono per trarre ispirazioni, per demolire luoghi comuni sullo stress ambientale, sulle pressioni (ch’esistono) d’una città esigente: è capitato, eccome, che andasse persino peggio, ed era la stagione 2012-2013, quando il volo spedito di quella squadra allenata da Mazzarri s’interruppe pericolosamente in Europa League, con il Psv Eindhoven, poi a San Siro (con l’Inter) e per ben due volte – consecutive – al San Paolo con il Bologna, che in 72 ore passeggiò con leggerezza a Fuorigrotta, vinse in campionato, si qualificò in coppa Italia e spalancò una crisetta mica dapoco, con quattro sconfitte consecutive e quell’alone di mistero che accompagna il buio. Cadere, rialzarsi: è il calcio (anzi, la vita) e in dieci settimane, 5 vittorie ed altrettanti pareggi servirono per leccarsi le ferite, per riprendere la corsa verso il se-
condo posto e la Champions, afferrate nel delirio.
Le analogie hanno un senso o possono offrire la sensazione che ci sia: quel Napoli giocava diversamente, in maniera speculativa, e questo invece è straripante nella sua intraprendenza; ma a quel Napoli, come a questo, non è mai mancata – pur nelle difficoltà – la credibilità d’una città che soffre e che però non s’irrigidisce: in campo, vanno anche gli umori, che distraggono o alterano o inquietano. Il Napoli di Sarri ha già attraversato un suo momento cupo, ed era l’inizio del campionato scorso, due pareggi ed una sconfitta, sei reti subite e la (ancora) torbida dimensione del proprio calcio, impregnato dei dubbi che appartengono all’avvio di qualsiasi progetto, quando non si è ancora consapevoli del proprio ruolo e della consistenza di sé. Mai numeri dicono molto altro (pure): che nel Mondo partenopeo di Sarri, alla sua prima annata, entrarono sei sconfitte in campionato, una in Europa League, una in Coppa Italia. E quel Napoli «prima maniera» ne sapeva meno di questo (di tridente). La Storia ne ha di cose da raccontare, di messaggi da inviare.

La passione resta tale, nonostante il momento di crisi. Non sono bastate tre sconfitte consecutive per inclinare il rapporto tra il Napoli e la propria gente. Anzi, consapevoli del periodaccio che attraversa la squadra, ieri pomeriggio, un migliaio di tifosi, quelli della curva B, si sono ritrovati a Capodichino per incitare i giocatori in partenza per Crotone. Una dimostrazione di amore che va al di là di ogni ragionamento, perché per i propri sostenitori, il Napoli è un qualcosa di irrazionale, che bisogna sostenere, a prescindere. Si tratta degli stessi tifosi che, oggi pomeriggio, affolleranno il settore loro destinato dello stadio Scida. Una sorta di viaggio della speranza, con
l’auspicio che si possa ritornare alla vittoria in modo da scacciare ogni pensiero negativo.
MOMENTO DIAWARA Potrebbe essere arrivato. A meno di ripensamenti dell’ultima ora, Maurizio Sarri dovrebbe preferirlo a Jorginho. Il condizionale è d’obbligo, però, conoscendo l’integralismo dell’allenatore che, difficilmente, rinuncia
ad uno dei suoi fedelissimi. Stavolta, c’è la necessità di cambiare, perché il mediano italo-brasiliano è al limite delle proprie energie, insistere su di lui potrebbe essere deleterio. E il Napoli non può permettersi di lasciare ancora punti altrimenti c’è il rischio che la classifica possa diventare pesante. Diawara ha giocato una manciata di minuti mercoledì sera, nella gara di Champions Lea- gue, contro il Besiktas. Una sostituzione che non ha influito sul risultato, mentre ha garantito al centrocampo maggiore vigore e sostanza. L’ex bolognese andrà a completare la linea dei mediani con Allan a destra e Hamsik a sinistra. Non dovrebbe essere questa, in ogni modo, l’unica novità. Insieme all’ex bolognese, è ipotizzabile la presenza del primo minuto di Maksimovic e Stri- nic, quest’ultimo al posto di Ghoulam, un altro dei titolarissimi apparsi in riserva di energie.
RABBIA DE LAURENTIIS I rapporti tra il presidente e l’allenatore sono abbastanza tesi, i due vivono uno stato di sopportazione reciproca. L’ira di De Laurentiis è esplosa dopo la sconfitta rimediata in Cham- pions League. Lasciando il San Paolo, mercoledì, le sue imprecazioni sono state ascoltate dai presenti. Al tecnico, ha imputato la testardaggine nel non voler cambiare, l’insistenza a schierare giocatori fuori condizione avendo in panchina ragazzi freschi, mai utilizzati e pagati decine di milioni nella scorsa estate. In pratica, la gara di Crotone e quella di mercoledì prossimo, contro l’Em- poli, saranno indicative su quello che potrà essere l’andamento del rapporto tra le parti. Al momento, la tensione è palpabile, come la delusione del presidente per le ultime tre sconfitte consecutive: aver speso 128 milioni di euro per rendere ancora più competitivo l’organico e ritrovarsi dopo appena otto giornate già a sette punti di distacco dalla Juventus gli brucia più di ogni altra cosa, al di là della solita tiritera sulla differenza di fatturato.

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