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empoli-juveEMPOLI – JUVENTUS COME VEDERE STREAMING GRATIS ROJADIRECTA  A Empoli si preannunciano temperature miti all’ora di pranzo: circa venti gradi. Massimiliano Allegri, però, non sembra fidarsi troppo del meteo, tanto da ripensare – e rievocare – il celebre cappotto invernale che lo scorso dicembre scaraventò per terra durante il finale thrilling con il Carpi. Non lo indosserà, in panchina. Si augura, invece, che il ricordo basti e avanzi per evitare quello che lui stesso, a distanza di mesi, definisce ancora «il minuto finale da defribrillatore contro il Carpi».

Più che un fantasma, l’esempio più chiaro – e fresco – per prevenire possibili guai. Allegri, abile psicologo, si fida dei suoi ragazzi («Ho uno spogliatoio responsabile», assicura), ma da buon livornese è fedele al principio “uomo avvisato mezzo salvato”. A Empoli si gioca alle 12.30, proprio come lo scorso dicembre a Modena (stadio che ospita tuttora le partite del Carpi). E di simile c’è anche quell’infida aria da diaspora e valigie pronte che spesso gioca brutti scherzi. Se la sofferta vittoria contro gli emiliani arrivò negli ultimi 90 minuti prima della pausa di Natale, quella di quest’oggi al Castellani è l’ultima tappa prima della sosta per le Nazionali. Una trappola travestita da giornata da bollino verde. Il “Conte Max” lo sa e per questo, pur non perdendo il solito sorriso, ha alzato la tensione nello spogliatoio. Messaggi sintetici anti relax che suonano come avvertimenti: «L’unica cosa che mi interessa è arrivare alle 14.20 con i tre punti. E’ una partita da vincere per non rovinare le vittorie e i risultati dell’ultimo mese. Empoli è un campo tosto, dove è dura giocare bene e oltretutto scenderemo in campo alle 12.30, orario non usuale per noi. Dovremo essere pratici e non fallire l’approccio. I ragazzi sono responsabili e sanno come comportarsi. E sanno pure che è necessario vincere per non rovinare la pausa al proprio allenatore…».

Già, chiudere il mini-ciclo con un successo contro l’Empoli è molto più che importante: vorrebbe dire vivere una sosta serena e in vetta, conseguenza di un avvio di campionato con un’unica battuta d’arresto (il ko di San Siro contro l’Inter). Ma soprattutto sarebbe il trampolino perfetto per lanciarsi in un mese di ottobre caliente, tra lo scontro diretto con il Napoli e la qualificazione Champions. Allegri, sempre abile nell’analizzare le tabelle, sembra essersi portato avanti con i conti: «Sì, battere l’Empoli è importante anche perché alla ripresa avremo un mese decisivo con gli scontri diretti contro Milan, Napoli e la gara europea con il Lione nella quale ci giocheremo il novanta per cento del passaggio agli ottavi di Champions». Ragionamenti che trasformano la sfida in casa dei toscani, penultimi in classifica con 4 punti, in un primo crocevia stagionale. Non entrare in campo con lo spirito giusto sarebbe il modo più semplice per complicarsi la vita, la pausa e il cammino verso la leggenda tricolore.

Motivo per cui, a meno di sorprese, Allegri alla fine punterà sull’assetto consolidato, ovvero il rodatissimo 3-5-2, alternato alla difesa a quattro durante la rifinitura. A Zagabria, sul 3-0, ha sperimentato con buoni risultati altri sistemi di gioco (4-2-3-1 / 4-2-4). A Empoli potrebbe riprovarci se la partita, come in Croazia, prendesse la giusta direzione. «Cambiare tutto e subito – spiega il tecnico – sarebbe sbagliato. Contro l’Empoli speriamo di non dover forzare il sistema di gioco perché significherebbe che dobbiamo recuperare. Più che con moduli diversi, potrei mettere giocatori con caratteristiche differenti nelle stesse posizioni. Ma siccome stanno tutti bene e sono freschi, non farò turnover. Ho solo qualche dubbio e uno riguarda l’impiego di Cuadrado». Il colombiano, al centro degli esperimenti di Zagabria (testato prima da mezzala e poi come punta esterna), tenta l’allenatore, che potrebbe schierarlo titolare al posto di Dani Alves o Pjanic. Il ballottaggio, come ha ammesso lo stesso Allegri, sarà sciolto in extremis. Mentre sull’altra corsia dovrebbe tornare a sfrecciare Alex Sandro.

Per il resto, spazio ai big, almeno all’inizio: Barzagli, Bonucci e Chiellini davanti a Buffon; Hernanes in regia affiancato da Khedira e Pjanic con la coppia Dybala-Higuain in attacco.

EMPOLI. Con la Juventus, senza paura. E’ questo il grido di battaglia di Giovanni Martusciello. «Sappiamo cosa sono in grado di fare i bianconeri – spiega – ma il risultato è sempre determinante, non è vero che non abbiamo niente da perdere e studiamo come metterli in difficoltà. Dovremo fare la partita con coraggio, è l’unica via che può portarci a sorridere. Abbiamo preparato delle armi per metterli in difficoltà, vediamo se funzioneranno». Il tecnico recupera almeno Jose Mauri: il regista ha rimediato una botta in allenamento, ma ieri ha lavorato con la squadra e ci sarà. In difesa le scelte sono obbligate: fuori Costa, Barba e Laurini, dentro Cosic e Zambelli, mentre in avanti è sempre più probabile il rientro di Maccarone. Il capitano dovrebbe agire in coppia con Pucciarelli al posto di Gilardino. Alle loro spalle ci sarà Saponara, chiamato a dare risposte importanti dopo prove un po’ opache.

Con la maglia del Napoli o con quella luccicante della Juventus, poco cambia: l’arte di Gonzalo Higuain di segnare è rimasta inalterata. Gli sono bastati nove minuti in campo per infilare il primo gol, contro la Fiorentina, gli è bastato questo avvio di stagione per diventare il nuovo capocannoniere dei bianconeri. Quattro reti in campionato (più uno in Champions): pochi bomber hanno celebrato un esordio così prolifico.

Adesso però bisogna vedere chi, tra i colleghi di reparto in casa Juventus, raccoglie la sfida perché i gol del Pipita, seppure pepite preziose, non bastano, all’appello mancano tutti gli altri attaccanti: zero reti Paulo Dybala (ne ha segnata una in Europa), Mario Mandzukic e Marko Pjaca recitano i tabellini. Già oggi all’ora di pranzo avrà inizio il confronto esterno e interno: Higuain&Dybala (sembra confermata la coppia d’attacco che ha steso la Dinamo) lotteranno insieme per superare Lukasz Skorupski, portiere dell’Empoli, e faranno a gara tra loro per vedere chi segna, con buona pace di Massimiliano Allegri a cui non interessa il marcatore ma portare a casa tre punti.

Che Higuain sia accentratore nella finalizzazione è indubbio: del resto è naturale che la squadra lo cerchi con insistenza e continuità, ben sapendo che i rifornimenti con lui sono scommesse ad alta resa, come certificano i numeri. E lo stesso Pipita, dopo la sfida di Zagabria, ha spiegato che vorrebbe Dybala più vicino in campo per migliorare l’intesa e per beneficiare dei suoi assist. Proprio l’arrivo di Higuain ha di fatto modificato la posizione della Joya: già l’anno scorso non ha più fatto il centravanti come a Palermo, adesso si è ulteriormente allontanato dalla porta perché Allegri lo vede tra le linee o, comunque, come seconda punta di movimento.

Ora che si è sbloccato in Champions League, Dybala cerca la rete anche in campionato: vabbé andare a prendere il pallone in mediana, però dalla Joya ci si aspettano pure le magie che hanno deliziato i tifosi l’anno scorso, la sua capacità fulminea di accensione, un estro che lo ha portato diverse volte a cercare la soluzione personale, privilegiandola alla cura del dialogo di coppia.

Altro giro di coppie ed ecco la versione croata dell’attacco bianconero, ovvero Mandzukic e Pjaca: se l’ex gioiellino della Dinamo ha avuto finora poco spazio (appena 33’ i minuti in serie A) e “paga” l’inserimento e il rodaggio in un contesto nuovo ma possiede talento e capacità per insidiare Higuain, diverso è il discorso dell’ex Atletico Madrid: la convivenza con il Pipita non è facile da gestire per Mandzukic, il digiuno da gol lo porta a strafare e incide pure sulla mira viste le conclusioni poco precise. Ma è un guerriero a cui piace lottare: non cede un centimetro, animato dalla testardaggine di voler far cambiare idea Allegri sulle gerarchie in attacco. Certo che se si concentrasse soltanto sulla rete avversarie e finalmente facesse centro, si libererebbe di un’ossessione, ritroverebbe il sorriso e si godrebbe un Higuain in più in squadra.

La Juve torna rinfrancata dal secondo turno di Champions. La vittoria facile con la Dinamo Zagabria la riposiziona al quarto posto (era decima dopo la gara di esordio col Siviglia) nel gota europeo, secondo gli algoritmi di Squawka. Ora davanti a sé ha solo Dortmund, Bayern e Barcellona. I bianconeri sono già davanti ad Arsenal, City, Atletico e molto avanti al Napoli, rivale diretto in campionato, che è solo dodicesimo nonostante sia tuttora a punteggio pieno. Certo due gare sono poche per dare delle sentenze ma solitamente questi indicatori di performance hanno una buona valenza predittiva.
Guardando le classifiche di dettaglio si vede soprattutto che ad alzare la media dell’undici bianconero è la sua fase difensiva. Solo l’Atletico è riuscito a fare meglio. In effetti vincere imbavagliando l’attacco del Bayern non è roba di poco conto, ma il Cholo Simeone ci ha abituato a questi exploit.

Dalla trasferta croata Allegri ha avuto anche altri preziosi feedback che torneranno utili per scegliere il migliore assetto ad Empoli. Intanto ha avuto la conferma che il 3-5-2 è il modulo più affidabile (nonostante nella testa del tecnico toscano frullino ipotesi diverse) ma con alcuni distinguo nelle opzioni di centrocampo.

Hernanes è l’alternativa coraggiosa a Lemina. Il francese ha una media di recuperi palla paragonabile a quella dei difensori, ma ha solo soluzioni scolastiche nei piedi. Il brasiliano ha meno contrasto, forse anche meno posizione, ma più tecnica e più intraprendenza nel passaggio. Per cui la scelta tra i due per il ruolo di metodista darà la misura degli umori di Allegri. Se giocasse il primo significherebbe puntare ad una gara senza rischi ma con pochi acuti. L’ex interista vorrebbe dire “facciamo noi la partita” accettandone le controindicazioni.

C’è poi il tema di chi rifinisce l’azione. Sia a Palermo sia a Zagabria il miglior assistman è stato Dani Alves, segue Pjanic, solo terzo Dybala. Questo dato dovrebbe far riflettere. Se i primi due garantiscono una media di 6 rifiniture a gara (equamente distribuite tra centro-destra, quelle del brasiliano, e centro-sinistra, quelle del bosniaco) perché obbligare Dybala ad arretrare così tanto dall’area di rigore avversaria? Quando giocava con la maglia del Palermo la sua percentuale di palle giocate nel terzo offensivo sfiorava il 70%. Al suo primo anno in bianconero è stata del 63%, quest’anno è scesa al 58%. Ancora, la sua distanza di tiro dalla porta è aumentata di circa 2 metri, la precisione scesa del 40%!

Dati eloquenti che danno ragione a Higuain che gli chiede di giocare vicino a lui. Stando alto toccherebbe sicuramente meno palloni ma gli uno-due con il Pipita sarebbero mortiferi, soprattutto pensando alla linea difensiva abborracciata che sarà costretto a mettere insieme Martusciello alle prese con defezioni gravi proprio in quel reparto difensivo che già era stato sforbiciato pesantemente in sede di mercato.

L’Empoli è in crisi di risultati, ma farà la sua partita secondo un copione oramai mandato a memoria. I due attaccanti andranno a disturbare in prima battuta l’impostazione dei bianconeri e Saponara avrà il play bianconero come primo riferimento. Saltata la prima barriera accorceranno in avanti anche gli altri centrocampisti. Un canovaccio che la Juve conosce bene avendolo a tratti sofferto anche nella passata stagione.
La terza linea tende a seguire il resto della squadra alzandosi fino a metà campo e rischiando spesso la tattica del fuorigioco. Nella fase di possesso Martusciello ha trasmesso concetti chiari. Vuole una articolata trama di passaggi corti con alto dinamismo senza palla. Furbi e verticali sono gli smarcamenti di Saponara a dare profondità a questa intrigante ragnatela. Il problema dell’ultimo passaggio è il vero neo degli azzurri. Problema acuito dalla difficile integrazione di Gilardino in questi meccanismi. Maccarone e Pucciarelli, che infatti dovrebbero partire titolari, sono più funzionali perché attaccano gli spazi senza palla per favorire la giocata in profondità di Saponara. Gilardino invece ama venire incontro spalle alla porta facendo perdere un tempo di gioco alla squadra e togliendo spazio tra le linee a Saponara stesso. In questa situazione dovrebbe essere proprio l’ex Milan ad attaccare l’area come successe ad Udine.

La Lazio, domenica scorsa, ha sofferto molto sia l’aggressività sia il palleggio dei toscani nella prima parte della gara per poi colpirli nelle loro debolezze, cioè ripartendo sulle palle rubate nel traffico e cambiando spesso fronte di attacco. Il gol decisivo di Keita è proprio frutto di questa esasperata attenzione dell’Empoli a coprire gli spazi sul lato forte disinteressandosi di quello opposto.

Sarà importante quindi fraseggiare su una fascia per poi colpire sul lato debole, isolando il terzino e andando al “2 contro 1”. Da una parte con Dani Alves (o Cuadrado) e Khedira, dall’altra con Alex Sandro e Pjanic che, come già a Zagabria, dovrà allargare il suo raggio d’azione per uscire dal cono d’ombra di Tello che cercherà di marcarlo stretto.
La Juve andrà in campo consapevole di poter soffrire un po’ in partenza ma anche conscia di poter sfruttare queste grandi difficoltà dell’avversario nel tenere l’intensità mentale per 90′.

Un ultimo dettaglio. Nei ricordi di Allegri ci sarà senz’altro anche la gara del Castellani dell’anno scorso quando la Juve vinse 3-1 ribaltando il risultato nel giro di cinque minuti col 4-3-3. Un modulo che permise ai bianconeri di avere proprio la superiorità numerica sulle fasce e di sfruttare gli strappi di Cuadrado a destra (non vorremmo più vederlo mezz’ala) e Morata a sinistra. Il terminale offensivo era Mandzukic. Il 3-5-2 fu ripristinato nell’ultima mezz’ora per la gestione del vantaggio. Quest’anno Allegri potrebbe fare al contrario. Partire abbassando i rischi col modulo di garanzia per poi shiftare al 4-3-3 nel caso dovesse rincorrere la vittoria nel secondo tempo.

Giovanni Martusciello, esordiente in Serie A, ha avuto dei maestri eccellenti dal punto di vista prettamente tattico: Spalletti da giocatore, Sarri e Giampaolo da secondo.

La scelta di Corsi di affidargli la guida tecnica è comprensibile dato il timore di appannare la propria identità cambiando tre allenatori consecutivamente e perdendo strada facendo prima Vecino e Rugani e, quest’anno, anche Tonelli, Mario Rui, Paredes e Zielinski. La scommessa comporta dei rischi. Martusciello ha sempre fatto da collante tra area tecnica, società e tifosi. Sarri lo avrebbe voluto come trait d’union anche a Napoli. Ora deve dimostrare di poter essere un leader oltre che un lavoratore metodico e perfezionista. C’è da dire che già l’anno scorso con Giampaolo spesso era lui a condurre l’allenamento con l’attuale mister della Samp a supervisionare, per cui ha già acquisito una certa esperienza nel rapportarsi direttamente coi giocatori. Coerentemente con quanto detto la sua scelta, in questo primo scorcio di stagione, è stata quella di cambiare il meno possibile rispetto al passato: concetti e modulo di gioco, atteggiamenti, schemi sui calci piazzati.

In particolare i movimenti della linea difensiva richiedono molto lavoro per essere acquisiti: sincronismi di reparto, orientamento del corpo rispetto alla palla e all’avversario, copertura del campo con scivolamenti laterali. I vari Bellusci, Zambelli, Pasqual, Costa, Dimarco hanno già pagato dazio specialmente con le squadre più esperte come Inter e Lazio e contro attaccanti del calibro di Keita o Icardi. Si vede che i nuovi hanno ancora un’attenzione meccanica nelle diverse situazioni di gioco: ad esempio l’eccessiva focalizzazione sul come muoversi in sincronia coi compagni li distrae dalla marcatura dell’avversario.

Sarebbe importante per Martusciello, in questa fase di assestamento, fare dei punti che gli consentano di guadagnare tempo e lavorare con tranquillità. Ci sono già miglioramenti evidenti, soprattutto nella costruzione da dietro e nei fraseggi veloci a uno o due tocchi dove non mancano mai le opzioni di passaggio. Tutti si muovono senza palla per creare continui triangoli e quindi garantire sostegni, appoggi e vertici al portatore di palla. Non a caso l’Empoli è settimo nel possesso palla e nelle azioni manovrate da dietro, sesto nella supremazia territoriale e nei recuperi nel terzo offensivo. Il gioco c’è ed è bello a vedersi fino agli ultimi 20 metri, poi qualcosa si inceppa.

Il suo Empoli è ultimo nelle ripartenze, nei cross riusciti su azione e negli assist. Dovrà dare ampiezza al rombo di centrocampo dove Saponara accentra molto i flussi del gioco e dovrà anche trovare soluzioni per attaccare meglio lo spazio oltre la terza linea avversaria. Il tiki-taka priva della componente verticale può diventare anche un boomerang. In compenso l’Empoli è molto pericoloso sui calci piazzati, pallino di Martusciello da sempre.

Di sicuro si scambieranno un’occhiata d’intesa, con baci e abbracci a corredo: Alvaro Morata e la Juventus, in fondo, si sono separati senza far volare stracci. E Alvarito tornerà a Torino, a metà settimana, perché giovedì c’è Italia-Spagna allo Stadium, già prato amico. Sarà un’emozione lo sbarco a Caselle, come in quell’estate di due anni fa quando sbarcò in una sera di metà luglio nella curiosità generale di chi, oltre al suo profilo, osservava estasiato colei che lo accompagnava. Essì, sono cambiate tante cose nella vita del bomber spagnolo, a livello personale e professionale, non il feeling con la piazza. E siccome nel mercato sguazzano idee e suggestioni, al tifoso juventino non sarà sfuggito il fatto che l’attaccante non stia giocando molto, a Madrid, con Cristiano Ronaldo, Gareth Bale e Karim Benzema davanti a lui. Immagina, puoi: diceva George Clooney. Beh, se il Real volesse…

Si racconta che Chelsea e Arsenal siano pronte a dissanguarsi pur di concretizzare un affare sfumato l’estate scorsa (i Blues offrirono 70 milioni) quando il Real esercitò la clausola di recompra, scucì 30 milioni e la Juventus incassò. La famigerata «spada di Damocle» più volte ricordata da Beppe Marotta: i bianconeri hanno potuto far poco o nulla per trattenere il giocatore. E Alvarito, 93 partite e 27 gol dopo, è rientrato in Spagna, collezionando alcune presenze da titolare anche grazie all’infortunio di CR7, con schiaffi – nel senso di reti – rifilate a Celta Vigo e Sporting Lisbona. In due match su due di Champions, peraltro, l’ex bianconero non è mai partito titolare perché il terzetto offensivo sembra intoccabile. Morata non ha chiesto di essere ceduto, ma 443 minuti in campo non rappresentano la quota classica di un titolare indiscusso. Quanto ai 26 minuti accumulati in Europa, suvvia, c’è poco da discutere. Certo, con la Juventus non potrebbe giocare in Champions…

Oggi, contro l’Eibar (non esattamente la partita dell’anno in Spagna), Morata potrebbe essere utilizzato dall’inizio al pari di Isco, lui sì sul taccuino dei vertici bianconeri da mesi e ieri rincuorato da Zizou Zidane malgrado il fatto che il fantasista stia marcendo in panca. L’ultimo gol segnato da Alvarito allo Stadium risale alla notte del 28 febbraio: 2-0 all’Inter, su rigore. Morata, dunque, sta per riabbracciare Torino. E Simone Zaza? Ha giocato 4 partite su 6 da titolare al West Ham, il tecnico Slaven Bilic lo difende («Ha bisogno di adattarsi, è come Bergkamp»: parola del suo primo sponsor), mentre alla decima presenza scatterà l’obbligo di riscatto del cartellino dalla Juventus che incasserebbe 20 milioni. Ma se l’allenatore croato perdesse il posto, chissà cosa accadrebbe al lucano…

da Bar Sport e una domanda: davvero il Napoli gioca meglio senza Higuain? Massimiliano Allegri dribbla la domanda come ai bei tempi, la rimanda a Maurizio Sarri che del Napoli è allenatore. E lui si gode un centravanti straordinario, capace di mantenere le promesse: 8 presenze e 5 gol totali, 6 e 4 in campionato.
APPRENSIONE. Spiega Max, nella chiacchierata di vigilia, che sarebbe troppo facile dire ai calciatori “tu devi passare la palla qua, tu là” altrimenti si giocherebbe al computer e le società non comprerebbero giocatori da cento milioni, quelli con una qualità superiore e giocate che vanno oltre i dettami, pur importanti, del tecnico. Il discorso parte da Dani Alves, ma un esempio lampante è l’argentino: disegni gli schemi, studi soluzioni per smarcarlo, t’ingegni per sfruttarne le caratteristiche, ma sono l’istinto, la tecnica, l’inventiva a tracciare la differenza. A Empoli, contro una difesa già in apprensione («Marcarlo sarà molto difficile» ha sospirato Giuseppe Bellusci a Lady Radio), Gonzalo proverà a incrementare il suo eccellente bottino per completare nel modo migliore questo primo segmento di stagione bianconera e per presentarsi al top in Nazionale.
MONDIALE. Torna infatti nella Seleccion, convocato dal Ct Edgardo Bauza per le partite di qualificazione al Mondiale 2018 con Perù (giovedì 6 ottobre) e Paraguay (martedì 11). Non aveva preso parte, a settembre, alle sfide con Uruguay e Venezuela, autoescludendosi in nome della Juventus: aveva chiesto di poter lavorare a Vi- novo per recuperare la condi-
zione ottimale. Adesso le cose vanno benissimo, il fisico è tirato a lucido e l’abitudine alla rete sempre più marcata, così tutto è pronto per un rientro attesissimo che trapianterà, oltretutto, nell’Argentina la coppia-gol bianconera con Paulo Dybala Assieme a loro, in attacco, ci saranno Aguero del Manchester City, Correa dell’Atletico Madrid e Pratto dell’Atletico Mi- neiro, oltre a Lucas Alario del River Plate, convocato al posto dell’infortunato Messi con buona pace di Maurito Icardi.
SORPRESE. Higuain non vede l’ora di ricominciare, di dare una mano a cancellare le ultime delusioni, ma aspettando l’Argentina pensa all’Empo- li, a segnare per aiutare la Juventus a rimanere sola in vetta durante la sosta e per… non abbassare una media eccezionale nell’anno solare in campionato: 24 partite giocate e 24 gol, compreso uno all’Empoli il 31 gennaio nella partita vinta 5-1 dal Napoli. Escluse sorprese, alla luce della rifinitura effettuata ieri aVinovo, l’argentino potrà contare sui cross di Cuadrado – provato tra i titolari da esterno destro – e sulle geometrie di Hernanes favorito su Lemina, oltre che sui tocchi di Pjanic, sugli inserimenti di Khedira, sui lanci di Bonucci e sul dialogo con Dybala.
La Joya, dopo il primo gol stagionale segnato martedì a Zagabria in Champions League, vuole sbloccarsi adesso in campionato. «Sono felice che Paulo abbia ritrovato la rete – il pensiero di Higuain dopo la vittoria con la Dinamo -, personalmente ero certo che avrebbe segnato prestissimo. Al di là dei nostri gol, abbiamo disputato tutti una buona gara: dobbiamo migliorare, però l’atteggiamento è quello giusto: Adesso c’è l’Empoli, altra partita tosta. Speriamo di vincere anche questa» TORINO – L’uomo che cambiò il destino di Alessandro Del Piero, ha chiuso gli occhi per sempre ieri mattina: erano occhi capaci di scrutare il futuro, di immaginare un bambino campione. Vittorio Scantamburlo aveva 86 anni, una vita dedicata al calcio e in particolare al Padova: difensore all’alba degli anni Cinquanta, poi allenatore delle giovanili con cui vinse due titoli nazionali, infine osservatore lucido e appassionato. Batteva i campetti di periferia del Veneto e non solo, macinando chilometri con una 126 bianca, e non si separava mai da un’agenda su cui annotava i nomi dei piccoli calciatori e le prime impressioni.
CROCETTE. Il 10 novembre 1987, accanto al nome del tredicenne Alessandro Del Piero, segnò tre crocette rosse: si giocava Orsago-San Vendemiano, campionato provinciale giovanissimi, e Scantamburlo comprese in un istante di aver scovato un fuoriclasse. «Quando l’ho visto mi sono bloccato – ha raccontato mille volte -: su un rinvio lungo del portiere, con il dorso del piede mise giù la palla, la girò con l’interno e con l’esterno andò dall’altra parte. Ma con una velocità, una facilità, che ci ho messo più io a dirlo che lui a farlo». Vittorio non si limitò a guardare Ale, a fine gara volle parlargli, e gli bastò studiarne lo sguardo, ascoltare poche parole timide ed educate, per capire di avere davanti un ragazzino volitivo e intelligente, non solo talentuoso.
VITA. «Caro Vittorio – ha scritto ieri Del Piero -, qualche mese fa ho avuto il privilegio di scrivere la prefazione del libro che raccontava la tua storia fantastica, fatta di tanto amore, passione e dedizione per il calcio. Una storia che per fortuna, un giorno di tanti anni fa, si è incrociata con la mia su un campetto da calcio dei tanti che frequentavi. Uno di quegli appuntamenti con il destino che ti cambiano la vita. La mia è cambiata anche grazie a te. Ti emozionavi sempre, ricordando quei momenti. Spero che lo farai ancora, rileggendo queste parole da lassù. Grazie di cuore, Vittorio».
DIALETTO. Il libro, curato da Alberto Facchinetti e pubblicato poco più di un anno fa, si intitola “Ho scoperto Del Piero”: in realtà Scantamburlo ha scoperto molti altri campioni e le pagine non raccontano solo quell’intuizione felicissima, tratteggiano un uomo di calcio d’altri tempi. «I miei ragassi» li chiamava affettuosamente. Sono settanta, e tra loro Pippo Maniero, Carlo Nervo, Ivone De Franceschi, Luigi Ca- puzzo, Francesco Toldo, Adriano Zancopé, Carlo Perrone, Andrea Seno, Andrea Manzo, Luigi Sartor, Marco Rigoni, Marco Andreolli, Daniele Gastaldello, Jerry Mbakogu. Ieri, in memoria di Scantamburlo, Padova-Mantova è stata preceduta da un minuto di silenzio.

Ultimo ostacolo prima della sosta, l’obiettivo della Juventus è vincere per custodire il primato in solitudine: «Mi basta avere tre punti al fischio finale – confessa Massimiliano Allegri -, poi è normale che per imporsi occorrano prestazioni di qualità, sia in fase offensiva che difensiva. Ci aspetta una partita complicata perché giochiamo alle 12,30, un orario inusuale, e contro l’Empoli che proviene sì da due sconfitte con Inter e Lazio, ma soprattutto a Roma ha fatto una buona partita e non meritava di perdere. Al Castellani è sempre difficile giocare bene, bisogna essere pratici e cercare di esprimersi al meglio, confermare i progressi: non si può sbagliare approccio, non possiamo permettercelo, andremmo a rovinare un mese di lavoro e di risultati importanti».
HULK. Il tecnico bianconero ripensa a quel Carpi-Juve che la sua squadra rischiò di pareggiare in extremis, graziata da Lollo e dalla fortuna, quando lui si trasformò in un Hulk della panchina sfilandosi con rabbia il cappotto e scagliandolo sul prato: «La gara di Empoli è un po’ simile. Con il Carpi, prima di Natale, l’ultimo minuto fu da defribillatore: rischiammo di mettere a repentaglio la rincorsa, se il pallone entrava poteva cambiarci la stagione. Quelle sono situazioni da ricordare e in certi momenti del campionato bisogna metterle davanti, ma ai ragazzi non ho detto nulla, non c’è bisogno: sono molto responsabili e sanno di essere attesi da una partita importante che non bisogna sbagliare». Sorride: «Sanno pure che è necessario vincere per non rovinare la pausa al proprio allenatore. Anche perché alla ripresa avremo un mese decisivo: gli scontri diretti con Milan e Napoli in campionato e la gara di Champions con l’Olympique Lione in cui ci giocheremo il novanta per cento del passaggio agli ottavi».
CARATTERISTICHE. I temi della conferenza stampa planano sul sistema di gioco: cambierà, oppure no, in questo lunch match? Max sorride ancora («Se lo cambio subito, cosa mi chiedete la prossima volta? Lo faccio per voi…»), poi spiega: «Cambiare subito credo possa essere sbagliato, lo facciamo semmai a partita in corso. Speriamo che non ci sia la necessità, vuol dire che dovremo recuperare una partita e spero non succeda, nello stesso tempo possiamo partire, più che con un sistema di gioco diverso, con uomini che posseggono caratteristiche diverse. Invece di tenere un giocatore dieci metri dentro il campo, lo tengo dieci metri fuori. E quello che sta dieci metri fuori, deve avere caratteristiche diverse da quello che sta dieci metri dentro».
QUALITA’. Leonardo Bonucci ha appena dichiarato che l’obiettivo principale della Juventus è la Champions. E Allegri che ne pensa? «I nostri obiettivi sono tutti principali: campionato, Super- coppa, Coppa Italia e Champions. Partecipiamo a tutte le competizioni per vincere e dobbiamo creare i presupposti per riuscirci. Ora
però pensiamo all’Empo- li: dobbiamo vincere e non sarà facile. Cosa mi è piaciuto finora di più della Juve? La partecipazione di tutto il gruppo, quelli che giocano e quelli che non giocano: in questo momento quelli che stanno fuori sono molto più importanti, perché alzano l’intensità dell’allenamento e si fanno trovare sempre pronti e disponibili. Siamo insieme da appena quaranta giorni, però: dobbiamo cercare di migliorare la qualità del gioco».
COMPETITIVITA’. Domanda finale sulla gestione di Mandzukic e Higuain: «Quando sei in una grande squadra devi avere campioni in tutti i reparti. In difesa abbiamo Barzagli, Bonucci, Chiellini, Benatia e Rugani: quando giochiamo a tre stanno fuori in due, quando giocheremo a quattro ne staranno fuori tre. Così per Higuain e Mandzukic: l’importante è che la competitività sia molto alta, perché alla fine ne trae beneficio la squadra. Ma questo fa parte delle regole di un grande club.

Tante le sinergie che legano la Juve ad altre società, in Italia come in Europa. La storia recente insegna come quella sviluppata con l’Empoli sia particolarmente solida e fruttuosa. Anno dopo anno, non mancano gli affari tra i due club, con il comune denominatore legato ai giovani o giovanissimi: pescati dalla Juve in casa Empoli (vedi Rugani), o magari mandati in Toscana a fare esperienza come toccato in passato anche ai primi Marchisio e Giovinco. Perché ad Empoli, sui giovani si punta da sempre e per davvero. Motivo per cui, spesso e volentieri, sono proprio gli stessi calciatori a spingere per poter muovere quelli che magari sono i primi passi nel calcio dei grandi o in serie A, proprio nella società di Fabrizio Corsi, presidente virtuoso dell’Empoli fin dal 1991 sempre all’insegna della linea verde.

Uno dei talentini bianconeri in rampa di lancio ad aver voluto fortemente partire da Empoli risponde al nome di Andrés Tello. Colombiano classe ’96, jolly di centrocampo arrivato alla Juve dall’Envigado nel gennaio 2015, Tello ha già vissuto una stagione da protagonista assoluto nel Cagliari capace di conquistare la promozione nella scorsa serie B. Tanto da vedere il club rossoblù in prima linea per il rinnovo del prestito alle stesse condizioni dell’estate precedente (riscatto a 9 milioni con controriscatto in favore della Juve): a far saltare l’operazione è stato proprio il giocatore, determinato a cambiare aria per sposare il progetto del nuovo Empoli. E i fatti gli stanno già dando ragione, nonostante il complicato avvio di campionato del gruppo di Martusciello: Tello si è già conquistato un posto da titolare eccezion fatta per la sconfitta al secondo turno di Udine. Prima del colombiano, l’ultimo giocatore in prestito dalla Juve all’Empoli è stato Marcel Buchel, tra le rivelazioni dell’era Giampaolo, non a caso riscattato in estate da Corsi.

Che poi il rapporto tra Juventus ed Empoli sia di quelli consolidati e di più ampio respiro, viene evidenziato dall’altro giocatore in orbita bianconera attualmente in biancoblù. L’operazione Matheus Pereira, infatti, va proprio in tal senso: strappato alla concorrenza internazionale, il trequartista brasiliano classe ’98 ex Corinthians non è riuscito ad ottenere il passaporto comunitario come sperato, per un trasferimento completato proprio dall’Empoli. Qui Matheus Pereira rimarrà per tutta la stagione prima di perfezionare il passaggio alla Juve al termine di un campionato che fin qui lo sta vedendo a tutti gli effetti aggregato alla prima squadra empolese, nonostante non sia ancora arrivato il momento di vederlo all’opera né in serie A né in Primavera. Per un affare del tutto simile a quello che ha visto passare Rogerio alla Juve dall’Internacional, attraverso un periodo intermedio di sei mesi al Sassuolo.

Tanti affari sono stati fatti in passato, il presente conferma che tanti altri se ne faranno in futuro. Tra i talenti empolesi nel mirino bianconero infatti ci sono anche Alessandro Piu, attaccante classe ‘96 attualmente in prestito allo Spezia, ed Alberto Picchi, centrocampista classe ‘97 ora allo Spal. In attesa di individuare non solo il prossimo Rugani, ma anche il prossimo Tello o Matheus Pereira: si è già parlato ad esempio di Rodrigo Bentancur nel caso in cui l’Empoli riuscisse a salvarsi e la Juve decidesse come sembra di far valere il proprio diritto d’acquisto del gioiello del Boca.

Torna Miralem Pjanic nella trasferta a Empoli: non in cabina di regia, visto che l’esperimento per ora è tramontato anche se Massimiliano Allegri reputa che possa diventare uno dei più forti regista al mondo, ma come mezzala sinistra – nella posizione che è stata di Paul Pogba, anche se possiede caratteristiche assai diverse – con la libertà di spaziare, impostare, giocare e inserirsi. Quella stessa libertà che permette al centrocampista bosniaco di essere unico nel suo genere, basta vedere cosa è riuscito a combinare in Champions a Zagabria dopo alcune prestazioni non particolarmente esaltanti: contro la Dinamo ha segnato un gol e sfornato un assist superbo per Higuain, restando sempre al centro della scena. E proprio dai suoi piedi e dalle sue intuizioni la Juventus spera di ottenere altre fonti di gioco ma soprattutto di reti.

Pjanic si conferma quindi una pedina fondamentale nello scacchiere bianconero. Ecco perché c’è stata un po’ di preoccupazione per la botta alla caviglia che ha ricevuto da Soudani nei primi minuti della sfida di Zagabria, ma l’uscita nell’intervallo e un allenamento differenziato sono bastati per recuperare al meglio tant’è che ieri il bosniaco si è regolarmente aggregato al resto della squadra. E domani all’ora di pranzo sarà pronto a guidare la squadra per l’ultima partita (a Empoli) del primo tour de force della stagione.

Se a San Siro davanti alla difesa Miralem non ha brillato perché troppo lontano dal fulcro del gioco, scomparso dai radar di Mandzukic e soprattutto di Higuain, che lo cercava per essere rifornito, il meglio di sé il bosniaco riesce a darlo proprio qualche metro più avanti, dove diventa il collante tra centrocampisti e centravanti innescando le punte con lanci calibrati e cercando lui stesso la stoccata vincente. Non dimentichiamo infatti che il Pianista ha il piede vellutato e viene considerato l’erede di Andrea Pirlo, migrato a New York, nelle punizioni: è il 14° punizionista nella storia della serie A con 11 reti direttamente da calcio piazzato, 16 in meno del Maestro. Un mago visto che tra i suoi piedi i calci piazzati diventano quasi dei rigori, ma Pjanic si destreggia bene anche nei tiri da fuori area, come negli inserimenti e negli scambi veloci con le punte. Un giocatore completo come il suo apporto alla fase finale della squadra.

In regia a Empoli dovrebbe invece tornare Mario Lemina dopo il turno di riposo in Champions, sostituito da Hernanes. Dovrebbe completare la linea mediana Sami Khedira, alla terza partita consecutiva: un utilizzo non proprio centellinato copme l’anno scorso, ma comunque gestito con lungimiranza da massimiliano Alegri per evitare sovraccarichi al tedesco. L’attacco bianconero dovrebbe essere di nuiovo affidato alla coppia di argentini, Dybala-Higuain, per buona pace di Mandzukic mentre sulle corsie esterne Dani Alves è in vantaggio su Lichtsteiner e Alex Sandro su Evra. Anche se Cuadrado potrebbe essere la sopr4esa della trasferta cln l’utilizzo per la prima volta da titolare. La scelta in difesa appare scontata visto il contemporaneo ko di Daniele Rugani e Medhi Benatia (che tornerà in gruppo dopo la pausa della Nazionali): sarà ancora la Bbc (Barzagli-Bonucci-Ciellini) a ergere un muro davanti alla porta di Buffon.

Più che una preghiera, è un avvertimento: «Una brutta partita mi rovinerebbe la sosta», dice Massimiliano Allegri, «e i ragazzi lo sanno». Niente scherzi e niente cali di tensione: la Juventus è reduce da tre vittorie di fila tra campionato e Champions, per un totale di 9 reti segnate e nessuna subita, ma questo non la immunizza da un eventuale passo falso contro una squadra di più basso lignaggio. Per rafforzare il concetto Allegri tira in ballo Carpi, quando poco prima di Natale la Juve rischiò di farsi riacciuffare nei minuti finali e il tecnico si sfogò calpestando la sua giacca. «A Empoli contano solo i 3 punti, per chiudere al meglio questo ciclo. È normale che servano anche prestazioni e qualità in fase offensiva e difensiva, ma non sarà una partita facile. L’Empoli
ha perso le ultime due gare ma con la Lazio non lo meritava, dobbiamo essere pratici e confermare i progressi fatti dopo Palermo. Questa partita è simile a quella di Carpi della scorsa stagione: l’ultimo minuto fu da defibrillatore — ricorda Allegri —. Domani non si può sbagliare approccio».
MANDZUKIC BESTIA NERA A Empoli la squadra visse un pomeriggio delicato anche nella scorsa stagione: c’era tensione, i bianconeri avevano vinto il derby all’ultimo secondo e il famoso fiuu twittato da Allegri fu esplicativo del momento. La nuova Juve era in fase embrionale e tutto l’ambiente aveva bisogno di un altro successo per convincersi di essere sulla strada giusta. Lo trovò anche grazie a Mandzukic, bestia nera dell’Empoli (gol all’andata e al ritorno), che rimise a posto le cose dopo il vantaggio di Maccarone. Oggi il croato partirà dalla panchina per lasciare spazio a Dybala (anche lui a segno a Empoli nel 2015-16) e Higuain.
IL CAMBIO PUÒ ATTENDERE In difesa BBC confermata e niente cambi di modulo se non a gara in corso: la Juventus con il tempo avrà un nuovo abito, ma non è questo il momento giusto. «Cambiare subito sarebbe un rischio, vorrebbe dire che c’è stata la necessità di forzare per recuperare la partita. Potremmo anche partire con lo stesso sistema di gioco ma con uomini con caratteristiche diverse nelle posizioni solite. In allenamento sto testando anche altre soluzioni. A Zagabria ho provato a vedere come si muovevano i ragazzi con un sistema nuovo e ho avuto buone risposte». Allegri sta cercando la formula migliore per sfruttare al meglio le potenzialità dei suoi giocatori: l’evoluzione potrebbe essere un 4-2-3-1 o un 4-3-3, con l’Empoli però sarà ancora 3-5-2 con Hernanes in regia, Pjanic mezzala e Cuadrado favorito a destra: Dani Alves a riposo dopo la Coppa, per Lichtsteiner (non in lista Uefa) è probabile un’altra panchina. «Pjanic sta bene, Hernanes sta facendo bene come l’anno scorso, ma veniva puntualmente massacrato. Il turnover non serve, abbiamo avuto anche un giorno in più di riposo». Ultima fatica prima della sosta, poi comince- rà un altro periodo di fuoco: «A ottobre avremo due scontri diretti con Milan e Napoli e al 90% ci giocheremo il passaggio del girone in Champions. Sono i giocatori che fanno vincere le partite, gli allenatori al massimo te ne fanno perdere di meno. Chi vale 100 milioni ha qualità diverse da chi ne costa 10. Scudetto o Champions? Partecipiamo a tutte le competizioni per vincere». Intanto Mattiello, dopo la convocazione in Cham- pions, ieri ha giocato tutta la partita con la Primavera: un altro sorriso in casa bianconera.

9 di Gilardino, la grinta I e la leadership di Mac- carone, la duttilità e la gioventù di Pucciarelli, la velocità e la rapidità di Marilungo, il talento e la potenza di Mchedlidze. A tutto questo si aggiunge la classe e il tiro di Saponara. Eppure l’Em- poli ha segnato poco, pochissimo. Due gol, peraltro realizzati da due difensori centrali su palle inattive: corner e punizione-cross di Pasqual per la testa di Bellu- sci e Costa. Due reti segnate in una sola partita nelle prime 6 giornate di campionato, nel lunedì sera in cui i toscani si imposero 2-1 in casa sul Crotone (12 settembre).
MANCA PRECISIONE Nelle altre cinque partite azzurri a secco, per un digiuno che ora ammonta a 304’, includendo i 34’ restanti della gara contro i calabresi (gol di Costa dopo 56’) e le intere contro Torino (0-0 esterno), Inter (0-2 al Castellani) e Lazio (0-2 a Roma, una settimana fa). Numeri che fanno preoccupare se dissociati dal possesso palla o dal gioco
espresso che certo non è brillante come ai migliori tempi di Sarri e Giampaolo, ma che vede gli azzurri in lenta crescita. A non essere così allertato è lo stesso successore dei due ultimi allenatori empolesi, Giovanni Martusciello, che con loro ha condiviso tutto in quegli anni e che ora è alla sua prima stagione da allenatore. Con una rosa che se non fosse per Gilardino è evidentemente più povera rispetto allo scorso campionato. La questione attacco è un argomento sottoposto al tecnico a ogni intervista, e lui replica così: «La risposta è sempre la stessa. Fin quando
creiamo le occasioni i problemi non ci sono, anche se a tutti farebbe piacere che segnassimo di più. Non sono preoccupato. Vicino alla rete ci arriviamo, dobbiamo certamente migliorare nella precisione. Avverrà».
UOMO CHIAVE Ma se la manovra funziona là davanti la palla non entra. Maccarone non è ancora al massimo della forma, da Pucciarelli ci si poteva aspettare di più, Gilardino ha giocato titolare solo con la Lazio e Marilungo ha fatto vedere buone cose negli spezzoni. Mchedlidze non ha potuto incidere causa soliti acciacchi.
Quindi? Beh, visto che stiamo parlando del fuoriclasse del- l’Empoli e visto che inizia ad avere l’età per qualche responsabilità in più, Saponara deve avere la volontà e il coraggio di prendere per mano questa squadra e farla crescere. I suoi assist mancano, così come quei blitz che facevano cambiare gli equilibri. Un caso-Saponara? No, ma forse il 10 empolese accusa la mancata cessione dopo essere stato a lungo al centro del mercato. E adesso dovrebbe mostrare di che pasta è fatto e perché la stessa Juve ci aveva fatto un pensierino.

EMPOLI-JUVENTUS: dove vederla in diretta tv e streaming gratis

Vi sono diverse opzioni per vedere Empoli-Juventus. Sky offre un abbonamento mensile a 29,90 euro al mese che consente di guardare in diretta tv  tutte le partite di calcio di Serie A e di Serie B. Con Sky HD è possibile guardare le partite di calcio in alta definizione. Nel dettaglio Empoli-Juventus è  in programmazione indiretta tv su Sky Supercalcio HD.  Su Mediaset invece è visibile sempre per gli abbonati in diretta tv su Premium Sport HD.  Gli abbonati inoltre scaricando l’appSkyGo o su PremiumPlay possono guardarla anche in diretta streaming sul proprio smartphone, tablet e pc.  Ed ancora passiamo in rassegna le altre opzioni per vedere Empoli-Juventus: ad esempio può essere vista in streaming su Now tv, una nuova piattaforma web, la internet tv di Sky che consente di guardare la gara in streaming sul tablet, Playstation, Smart Tv, Xbox one, Xbox 360 e TV Box. L’acquisto di una partita singola senza dover sottoscrivere alcun abbonamento è di 9,99 euro. L’App Serie A TIM, ovvero l’applicazione ufficiale del Campionato di Calcio di Serie A, è scaricabile sul proprio smartphone e tablet. Nello specifico l’abbonamento è disponibile in due modalità: il costo di attivazione della Pack Annuale Serie A TIM è di 9,99 euro e comprende tutti i contenuti premium dell’App Serie A TIM fino al 30-06-2017 con tutte le giornate di Campionato incluse, oppure si  può optare per un abbonamento mensile al costo di 2,99 euro e per 30 giorni che dà la possibiltà di  scaricare tutti i contenuti esclusivi dell’App. Al termine di questi  30 giorni l’offerta si rinnova automaticamente sempre al costo di 2,99 euro al mese, salvo disattivazione. Oltre che in diretta tv e streaming Empoli-Juventus può essere seguita anche attraverso la radio: per farlo basta scaricare l’app Radio 1 Rai e così potremo seguire la radiocronaca sul nostro smartphone e tablet del match della squadra per cui facciamo il tifo.

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EMPOLI-JUVENTUS: probabili formazioni

Empoli (4-2-3-1): Skorupski, Zambelli, Bellusci, Barba, Pasqual, Tello, Mauri, Croce, Saponara, Pucciarelli, Maccarone

Juventus (3-5-2): Buffon, Bonucci, Barzagli, Chiellini, Dani Alves, Khedira, Lemina, Pjanic, Alex Sandro, Higuain, Dybala

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