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L’appetito vien mangiando e anche se Vincenzo Montella dice di non pensarci e di non voler cadere nei tranelli, il suo Milan può tornare in testa al campionato, in solitaria, per una notte nel caso in cui dovesse vincere questa sera al Ferraris contro il Genoa. Una sensazione che i rossoneri non provano da 1669 giorni, ovvero dal 31 marzo 2012, giorno in cui la squadra allora allenata da Massimiliano Allegri venne fermata dal Catania, allenato proprio da Montella, sul punteggio di 1-1. Da quella partita in poi, il Milan non ha più assaporato l’ebrezza della cima della graduatoria e torna ad andarci vicino proprio con il progetto di una squarta giovane e italiana, tanto caro a Silvio Berlusconi e Adriano Galliani.

Un progetto supportato anche dalla Sino-Europe Sports che, in attesa del closing previsto entro la fine del mese di novembre, ha elogiato con un tweet la vittoria ottenuta dal Milan contro la Juventus proprio grazie alle prodezze dei baby Locatelli e Donnarumma. E sul tema, Montella rivela un retroscena: «Non ho avuto modo di sentire il presidente dopo la Juve, ma ha avuto ragione in anticipo sui tempi. Quando son stato a cena a casa sua mi aveva espresso una sua speranza di formazione con unid su 11 italiani, oriundi compresi, di questo Milan con forse qualcuno nuovo. E’ stato avanti anche in questo, vedo tanti italiani in questa squadra». E quando Montella viene incalzato dai cronisti su chi fossero i nomi dei giocatori non del Milan, l’allenatore rossonero ha risposto sorridendo: «Vediamo a gennaio». Un’apertura di mercato? Forse, ma al momento va derubricata come una battuta visto che mancano ancora due mesi alla finestra invernale dei trasferimenti e Montella sa bene di non poter demotivare giocatori che, ad oggi, gli servono come il pane vista l’infermeria sempre piena in quel di Milanello.

Sul tema dell’ItalMilan, si è soffermato anche Adriano Galliani ai microfoni di Tiki Taka: «L’idea ci è venuta qualche anno fa quando abbiamo capito che i fatturati dei top club europei erano tali che non si poteva competere con loro se non seguendo questa linea. L’ultimo Pallone d’Oro che ha giocato in Italia è stato Kakà nel 2007 quando era da noi. Una volta tutti i Palloni d’Oro giocavano in Italia, la Serie A era un campionato d’arrivo, adesso è un campionato di passaggio. Quindi abbiamo intuito che se volevamo tornare grandi l’unico modo per farlo era attraverso la ‘cantera’ e abbiamo iniziato quello che si sta vedendo oggi».

Una sconfitta che pesa, quella subita nel derby, per tutto l’ambiente rossoblù ma che è già alle spalle. In casa Genoa è il momento di voltare pagina perché questa sera al Ferraris arriva il Milan dei tanti ex, ma soprattutto il Milan capace di sconfiggere sabato sera la Juventus. I rossoneri sono una delle squadre più in forma del campionato e forse per il Grifone è proprio il miglior avversario possibile. «Dobbiamo rialzarci subito che arriva il Milan e sarà una gara tosta» ha dichiarato ieri Ivan Juric nella consueta conferenza della vigilia. Juric che ha seguito la gara con la Sampdoria dalla tribuna e che questa sera tornerà al proprio posto in panchina.

Il tecnico croato ha così analizzato pubblicamente la sconfitta nella stracittadina prima di tuffarsi nella sfida al Diavolo. «E’ stata la nostra miglior partita – ha spiegato Juric – con alcuni momenti straordinari. Abbiamo colpito due traverse. Segnato due gol, anche se uno regolare lo hanno annullato come accaduto anche in altre due occasioni (con il Sassuolo e con l’Empoli, ndr), e abbiamo avuto altre diverse occasioni soprattutto nel finale». Non tutto però è stato positivo e non poteva essere diversamente in una partita che il Genoa poi ha perso. «Se devo trovare i lati negativi posso dire che non siamo stati abbastanza furbi in certi frangenti e in alcuni piccoli particolari che hanno pesato. Penso all’errore sul secondo gol, quando hanno segnato partendo da una nostra rimessa laterale. Poi anche alcune marcature andavano fatte meglio ma in questo caso va dato atto a Muriel di essere un fuoriclasse. In generale la nostra è stata una prestazione di altissimo livello».Una sconfitta che ha lasciato comunque l’amaro in bocca all’allenatore rossoblù. «Questa partita mi lascia rabbia perché non era una gara come le altre ma il derby, avrei preferito giocare male e vincere».

Non sarà una gara come le altre nemmeno la sfida di questa sera con il Milan, vuoi per i tanti ex, vuoi per il valore e il fascino dell’avversario che sta attraversando il miglior momento degli ultimi dieci anni. «Affronteremo un Milan che sta bene, una squadra molto umile e che in certe partite arriva a difendere con sei uomini- ha aggiunto Juric- e che sa variare a seconda dell’avversario ed ha tante soluzioni a disposizione. E’ una squadra con enorme qualità che sta vivendo un ottimo momento e sta cercando di diventare grande. Prevedo una partita molto difficile». Sfida che il Genoa affronterà con molti dubbi di formazione grazie anche agli ultimi recuperi e al rientro di Lazovic dalla squalifica.

Non ci sarà però spazio dal primo minuto né per Pavoletti né per Ocampos. «Pavoletti non è ancora pronto a giocare dal primo minuto, sta seguendo un percorso che prevedeva un ingresso nel finale con la Sampdoria e lo ha fatto rendendosi anche pericoloso. Ocampos l’ho visto bene in allenamento ma la differenza tra lui e Pavoletti è che Pavoletti è libero mentalmente mentre Ocampos sente ancora male quando calcia». Chi potrebbe rifiatare invece è Tomas Rincon mai a riposo, gare con la nazionale comprese, mentre il dubbio maggiore per lo stesso allenatore riguarda Ninkovic. «Con lui sono curioso perché quando entra devo dire che entra sempre bene. La qualità c’è di sicuro ma non so se lo utilizzerò dall’inizio in questa partita o in una delle prossime, di certo avrà la sua occasione»

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Si gioca di notte e il sogno del Milan è quello di una notte da numeri uno. Con un successo sul Genoa, sarebbe il quarto consecutivo, Montella potrebbe addormentarsi da allenatore primo in classifica e fare bei sogni: «Non cado in questo tranello, giuro di non averci nemmeno pensato. Ora che me l’avete detto lo farò, magari mi farà bene o forse male… Da allenatore ho dei sogni sportivi sì, ma devo anche essere più realista di tifosi e giocatori». Così il primo posto si porta dietro il primo comandamento: Montella ordina concentrazione alla squadra, la possibilità di guardare tutti dall’alto per qualche ora o per qualche giorno non è evidentemente un tema su cui l’allenatore ha insistito per caricare il gruppo. L’ultima concreta volta del Milan solo in testa risale a meno di cinque anni fa, 31 marzo, all’11a di ritorno del torneo 2011-2012. Sono passati 1669 giorni da quando la squadra fu fermata dal Catania: a Robinho replicò Spolli, con le polemiche arbitrali a tener banco. I rossoneri rivendicarono il raddoppio del brasiliano e si trovarono in un’altra bufera dal gol-non gol: il pallone aveva superato per intero la linea? Oggi (forse) il problema non si sarebbe posto. Galliani mostrò un fermo immagine arrivato sul cellulare in cui la palla era completamente entrata, immagine poi pubblicata sul sito rossonero con il titolo «inaccettabile». Era il Milan di Allegri (che se la prese a distanza con lo juventino Marotta: «Si lamenta invece di star zitto. Ora protesto io»), di Ibrahimovic, che si sente così numero uno da paragonarsi a un dio, e di Abate titolare. L’altro superstite è De Sciglio, giovane aggregato alla prima squadra ma allora neppure in panchina. Seduto sulla quella del Catania c’era invece un allenatore rivelazione, che concluderà undicesimo e con l’allora record di punti (poi superato da Maran): l’allenatore era Montella, che oggi può chiudere il cerchio. La domenica successiva il Milan cadde a San Siro contro la Fiorentina dell’ex juventino Amauri e consegnò la vetta ai bianconeri, vincitori del titolo. Il 10 aprile ‘12 dopo la vittoria in anticipo sul Chievo (lampo di Muntari) il Milan tornò primo, ma solo per una notte. Quella di oggi può consegnare al Milan la cima per qualche ora o magari fino al week-end: la sostanza, e cioè il tentativo di marcare la Juventus, non cambia.
UN ANNO DI GIGIO Il Milan può già vantare un record: è la squadra con l’età media più bassa della Serie A e con il titolare più «piccolo», Donnarumma. Gigio non vuole già sentirsi numero uno, così sulla maglia porta il 99, anno di nascita. Gigio è un potenziale campione, per Berlusconi sarà il portiere rossonero per 20 anni e fosse per lui respingerebbe anche offerte da 80 milioni. Girano lo stesso cifre astronomiche e l’inevitabile paragone con un altro Gianluigi,
Buffon: Donnarumma si è preso tutto in un solo anno. Era il 25 ottobre del 2015 quando 16enne scese in campo per la prima volta da titolare: in Mlan-Sassuolo fu preso in controtempo dalla punizione di Berardi ma altri numeri fecero capire che la decisione di Mihajlovic, allora allenatore rossonero, era stata giusta e che su quella scelta si doveva insistere. Gigio chiuse il campionato con la seconda media voto più alta del gruppo: 6,25 contro il 6,27 di Bonaventura. Nella graduatoria di quest’anno Donnarumma è il numero uno e i numeri non si contestano: 6,75, nessuno ha una media più alta. Gigio diventerà maggiorenne il prossimo 25 febbraio e la priorità della nuova società cinese sarà quella di blindarlo con un contratto quinquennale. Per Montella è un predestinato ma non.

Il momento è positivo e il primo problema di Montella è distinguere l’entusiasmo dall’euforia. Ben venga l’entusiasmo, dello stadio e del gruppo che quattro sere fa ha battuto la Juventus, guai invece a cadere nella trappola dell’euforia, stato che altera concentrazione ed equilibrio. Se la partita si giocasse sullo stato d’animo il Milan vincerebbe facile, è reduce dal successo sulla capolista e l’avversario dal k.o. nel derby. Per questo l’allenatore avverte: «Tatticamente sono una squadra equivoca e puntano molto sui duelli. Dovremo essere pronti e far valere la nostra superiorità tecnica».
RITORNO A CASA Montella guida una banda di giovani italiani, vanto rossonero e sogno del presidente Berlusconi, l’obiettivo però è uscire dai confini: «Vogliamo tornare a casa, e casa nostra è l’Europa, qualunque essa sia. La vittoria sulla Juve dei marziani ha aumentato
l’autostima ma dobbiamo crescere ancora molto». L’orgoglio milanista è quello di avere il gruppo con l’età media più bassa della A ma non solo: i baby rossoneri sono teenagers o ventenni con la maturità di un adulto: «I giovani vanno guidati e sostenuti, la loro spensieratezza porta vantaggi. Si vede che sono ragazzi puliti e con dei valori, con famiglie solide alle spalle, c’è un equilibrio che parte da lontano». Da lontanissimo, ma con grande anticipo sui tempi era partito Berlusconi con la sua idea alternativa al Milan cinese: fare della squadra un gruppo di giovani talentuosi e affamati, italiani e possibilmente cresciuti nel settore giovanile. La squadra di oggi si avvicina moltissimo a quella che Silvio aveva descritto al nuovo allenatore, che ora svela: «Quando andai la prima volta a cena da lui mi fece prendere appunti sulla formazione dei suoi sogni, ed era in anticipo sui tempi: c’erano solo italiani e giovanissimi, oriundi compresi, e qualche nuovo…». Sorridente, l’allenatore saluta con una battuta:
«I nuovi? Lo vedrete a gennaio…». Dall’allenatore e dal club nessun altro indizio. Tra i ragazzi terribili c’è ovviamente Locatelli e qui un indizio Montella lo concede: un 18enne in campo per la terza volta di fila dall’inizio? La replica: «L’idea è cambiarne uno per reparto. Manuel è giovane e se non recuperano i giovani…». Suso è un altro baby ma fin qui non ha mai riposato: lo farà lasciando il posto a Honda. Abate è invece uno dei più esperti: cederà il posto a Poli, terzino destro adattato.
BONUCCI O BENATIA Un leggero cruccio compare solo quando Montella è chiamato a rispondere sugli arbitri: «Errori a nostro favore? Ma se c’era un rigore per noi contro Samp e Udinese. Sul gol della Juve Bonucci è in posizione regolare ma Donnarumma si ferma sul movimento di Benatia, che era in fuorigioco. Non vorrei avesse fatto un colpo da fuoriclasse Rizzoli o chi per lui. Sono episodi al limite anche per la tecnologia, qualche squadra la scontenti sempre».

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