Dove vedere Juventus – Inter Streaming Gratis diretta Live Tv

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Se ne è inventata un’altra, Massimiliano Allegri, per caricare la Juve in vista del doppio impegno con l’Inter: campionato stasera, e Coppa Italia mercoledì. In palio scudetto e finale di Coppa con vista Monaco di Baviera. Perchè in casa bianconera c’è la consapevolezza di poter conquistare la vittoria all’Allianza Arena. Non sarà facile, ci vorrà un’impresa, ma questa Juve può fare il colpo. Il 2-2 lascia aperto il match e la rimonta (ri)carica ancora di più l’ambiente. La storia è lì ad aspettare. Storia pure italiana visto che vincere cinque scudetti di fila sarebbe un evento eccezionale. La Juve di queste ultime stagioni non ha paura di sorprendere. Sempre e comunque. La conquista della finale di Berlino dello scorso anno insegna.

Ma prima c’è l’Inter. Per ben due volte. E si sa che le sfide contro i nerazzurri sono sempre particolari. Sentite. Tirare. Belle e appassionanti. Prima in campionato, poi in Coppa Italia. Due partite fondamentali: «Sì, decisive. E allora non bisogna sbagliare». E poi la frase sterzante, quella che deve entrare nella testa dei giocatori. Allegri ha ribadito ai suoi che i primi 60 minuti contro il Bayern sono da dimenticare.

La squadra ha sempre subito e questo fatto non è ancora stato digerito dal tecnico. Massimiliano Allegri è diventato un abile strizzacervelli, sa dove picchiare, non vuole che la squadra proprio nel momento cruciale della stagione si senta imbattibile come è successo all’inizio della stagione dove si dava tutto per scontato e, invece, arrivarono delusioni continue. Questa Juve è diversa. Più tosta. Convinta. Sicura. Ma il tecnico ha voluto ricordarglielo parlando dei primi quarantacinque minuti di Champions. Perchè un atteggiamento del genere potrebbe compromettere il cammino in campionato. La Juve punta al quinto scudetto consecutivo che catapulterebbe i bianconeri nella storia del calcio italiano e dopo una rimonta pazzesca non può permettersi cali di concentrazione proprio adesso che la competizione sta entrando nella fase più bella e, ovviamente, importante.

L’Inter – come ha sottolineato in conferenza lo stesso allenatore – è molto forte sotto l’aspetto della fisicità. Quindi il Conte Max chiede più tecnica e una maggiore velocizzazione della palla. Non vuole metterla solo sull’agonismo, si aspetta una prova di maturità europea. Vorrebbe, per rendere l’idea, la stessa intensità del secondo tempo contro contro i campioni di Germania. E adesso può anche scegliere visto che ha recuperato quasi tutti i giocatori. Oltre a Caceres gli manca solo Marchisio ma il Principino recupererà in pochi giorni.

Con il recupero di Chiellini è possibile che la squadra campione d’Italia si ripresenti con la solia difesa a tre composta da Barzagli, Bonucci e, ovviamente, Chiellini. Sugli esterni i favoriti sono Lichtsteiner (a destra) e Alex Sandro a sinistra. Il brasiliano ha recuperato mentre Evra contro i tedeschi ha patito Robben più del dovuto. Forse è un po’ stanco ed ha bisogno di una giornata per riposare. Sarà più utile a San Siro quando i bianconeri dovranno gestire il 3-0 dell’andata. A centrocampo Hernanes prenderà il posto di Marchisio. Khedira e Pogba dovrebbero completare il reparto.

L’unico dubbio riguarda il tedesco che in Champions è andato a rilento al contrario di Sturaro che è in grande forma. L’ex genoano potrebbe soffiargli il posto in extremis ma al momento il campione del mondo resta favorito. In avanti via libera per Dybala e Mandzukic che sono i titolari. Morata e Zaza, dal canto loro, avranno la possibilità di scendere subito in campo a San Siro nel ritorno di Coppa Italia. Insomma, nelle prossime due partite l’allenatore juventino può tenere tutti sotto pressione e a questo punto della stagione rappresenta un vantaggio. E allora via con la prima sfida contro gli interisti dove i campioni d’Italia hanno la possibilità di allungare sul Napoli in attesa che lunedì gli azzurri completino la loro giornata a Firenze contro la Fiorentina. E non sarà una passeggiata. Così come non lo sarà stasera per i bianconeri. Sì, questo campionato è davvero esaltante.

L’Inter allarga il muro, un po’ come fece la Roma nell’incrocio allo Stadium del 24 gennaio. Mancini pensa a un centrale in più in difesa contro la Juve (pure lei a tre). Se il progetto supererà l’ultima riunione tecnica, sono alte le probabilità di vedere una partita un po’ bloccata. Contro i giallorossi servì una magia di Paulo Dybala – un gol alla Messi, anticipando il tempo del tiro – per sbloccare equlibri e incontro. L’argentino avrà un ruolo chiave anche stasera. Finalizzatore sì, ma anche uomo-catapulta per preparare gli inserimenti dei centrocampisti. Se i difensori dell’Inter lo seguiranno a uomo come fecero in certe situazioni quelli della Roma, alle spalle del muro nerazzuro si creeranno degli spazi (grafica in alto a destra). Spazi ghiottissimi per gli inserimenti di Paul Pogba (da sinistra) e Sami Khedira (da destra).

Il tedesco in Champions è apparso un po’ sottotono, stordito dal possesso palla ai duemila all’ora del Bayern, ma in questa stagione si è già fatto apprezzare per intelligenza tattica e capacità di accompagnare l’azione (ha segnato 3 gol e all’andata contro l’Inter colpì un palo clamoroso). Dybala ormai è diventato uno specialista nel cucire gioco sulla trequarti. Un dato? L’ex palermitano, oltre ai 13 gol in campionato (17 contando quelli nelle Coppe), ha confezionato ben 26 assist su sviluppo di azioni, ha ricevuto 844 passaggi e ha una percentuale di giocate utili pari al 16%. Il connazionale Mauro Icardi, tanto per avere un termine di paragone, insegue in tutte le classifiche: non solo meno gol (11), ma anche un minor numero di assist (19), di passaggi ricevuti (402) e di giocate utili (16%).

Statistiche che rafforzano un’altra differenza importante che c’è tra Juventus e Inter. Gli attaccanti nerazzurri generalmente sono un po’ più pigri di quelli bianconeri. Differenza che emerge dai dati del pressing: attraverso gli attaccanti la Juventus recupera il 19% dei palloni, l’Inter si ferma al 16%. Non un dettaglio.

Con un’Inter bloccata, la Juventus sarà costretta ad adottare una strategia simile a quella vista contro la Roma: cioè cercare l’aggiramento da dietro creando superiorità numerica a centrocampo con i centrali di difesa (grafica in basso a destra). Di sicuro la squadra di Mancini è abituata a difendere più bassa (nei pressi dell’area ha commesso 37 falli, la Juve 26), protetta da una mediana muscolare. Ma è pure molto abile in contropiede (l’Inter arriva mediamente al tiro in 16’’, la Juve ne impiega 20). Già, la ripartenza potrebbe essere una delle armi principali studiate per segnare a Buffon che, Champions a parte, nel 2016 ha incassato solo un gol da Antonio Cassano. Occhio anche ai calci piazzati: l’Inter è la migliore del campionato (22.5% di efficacia) e stasera si presenterà con tutti i suoi marcantoni.

Ultima spiaggia della stagione? Probabilmente no, visto che da domani ci saranno ancora in gioco 33 punti. Ultimo treno per la Champions? Probabilmente sì, soprattutto se stasera l’Inter tornerà da Torino con zero punti e domani la Fiorentina (52), dopo il successo di ieri della Roma a Empoli (giallorossi ora a quota 53, l’Inter a 48), dovesse fare punti al Franchi contro il Napoli. Certo, il concetto dei punti in ballo fino al 15 maggio rimane valido, ma è evidente che la squadra di Roberto Mancini, reduce da 12 punti nelle ultime 10 partite, in caso di “ko” rischierebbe di ritrovarsi con le ossa rotte e psicologicamente a terra.

Mancini questo lo sa e ieri ha cercato di abbassare la temperatura del match. L’Inter si è avvicinata alla sfida con un clima decisamente rigido per quanto concerne i discorsi societari (le voci sull’addio di Thohir), ma nelle ultime 72 ore ha cercato di cementarsi: giovedì sera il presidente prima di tornare a Giacarta ha invitato la squadra a cena, poi ha fatto il punto con Mancini su presente e futuro. «Non credo che la sfida alla Juventus sia decisiva – ha spiegato ieri Mancini -. Ci sono ancora tanti punti a disposizione, a Torino non si chiuderà alcun discorso. E’ però una sfida importante per la classifica, abbiamo perso punti per strada e questa potrebbe essere la partita in cui pensi di non recuperarli e invece… Sarà difficile, ma non solo per noi». Infatti secondo il tecnico nerazzurro il gap fra questa Inter e la Juventus di Allegri non è poi così ampio: «In Coppa Italia, anche se abbiamo perso 3-0, abbiamo disputato una buona gara – ha sottolineato Mancini -. Che la Juve sia la squadra più forte del campionato non ci sono dubbi, è normale che sia così dopo tanti scudetti vinti. Credo però che l’Inter sia migliorata molto e lo sarà di più nella prossima stagione. Non siamo distantissimi dalla Juve, stiamo crescendo piano e piano e presto arriveremo al loro livello». La sfida contro il Bayern potrebbe aver stancato i bianconeri? «Difficile dire quale Juve troveremo: stanca per lo sforzo fatto per rimontare o galvanizzata per la rimonta? Loro dicono di volerci affossare, è giusto che sia così e anche noi andremo lì per vincere. Sicuramente noi dovremo cercare di non prendere gol ed essere propositivi in avanti».

Mancini, in chiusura, ha anche toccato il tasto Italia visto che viene dato da molti come il possibile successore di Conte: «Io sto bene qui, il mio pensiero è solo per l’Inter, per gli obiettivi attuali e del prossimo anno. La Nazionale è sempre la Nazionale, ma adesso è presto».

Oggi Luciano Moggi fa il giornalista, ha sempre un numero imprecisato di cellulari, ma non risultano chiamate ai designatori arbitrali. E nemmeno da parte di Beppe Marotta che di cellulare ne ha uno. Eppure la Juventus sta dominando il calcio italiano da quattro anni e affronta la partita con l’Inter di questa sera in testa al campionato che potrebbe essere il quinto consecutivo. L’Inter viene da un sesto, un nono, un quinto, un ottavo posto e vive una stagione controversa, dopo un’ottima partenza e una crisi che ha quasi vanificato i sogni scudetto. Più o meno come dieci anni fa, quando la Juventus di Capello andava a vincere il suo secondo scudetto consecutivo, suggellando un dominio brutale, costruito con una squadra mostruosa che alla fine di quella stagione produsse otto giocatori nella finale del Mondiale di Germania, vinto dall’Italia, con sei juventini nella rosa.

Ma alla fine la giustizia sportiva disse che la Juventus aveva vinto quei campionati perché c’era Moggi che telefonava ai designatori (come Giacinto Facchetti, presidente dell’Inter, come Adriano Galliani che lo faceva per interposta persona, come la quasi totalità dei dirigenti di quel periodo). Quello che è successo lo sanno tutti e ognuno ha, giustamente, elaborato una sua teoria e un suo giudizio. Al netto delle opinioni, tuttavia, è interessante constatare a dieci anni di distanza il ristabilimento di quell’equilibrio che la vicenda di Calciopoli aveva disintegrato. La Juventus è riemersa dalla Serie B, ha faticato, ma ha saputo riorganizzarsi, rielaborando in chiave moderna la rigorosa managerialità che aveva costruito il ciclo del periodo 1994-2006, ed è tornata a vincere. Quattro scudetti, una Coppa Italia, tre Supercoppe e quella finale di Berlino che ha riportato il club ancora ai vertici d’Europa, dodici anni dopo la finale del 2003. La Juventus è tornata esattamente dov’era prima. E’ stato un processo lungo e, per i milioni di tifosi, anche sofferto, ma ha restituito vecchie abitudini e sentimenti conosciuti al suo popolo. Il che fa pensare a quel concetto, scientificamente un po’ bislacco, ma giornalisticamente affascinante di DNA bianconero. E’ una questione di mentalità, perché le vittorie della Juventus nascono prima in sede, poi in campo. E se una volta il ritornello era «la Juve vince perché c’è Moggi che compra gli arbitri», oggi che Moggi non c’è, il motivetto risulta stonato, il verso monco del suo soggetto.

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