mercoledì , 17 gennaio 2018

Streaming gratis Juventus – Sassuolo diretta Live Tv

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Allegri non si fida del Sassuolo e si è preso anche l’ultima nottata per sciogliere i pochi dubbi in vista dell’anticipo di questa sera. I dubbi sono strettamente collegati all’avvicinarsi del big match di mercoledì all’Allianz Arena contro il Bayern Monaco. Il “Conte Max” vuole evitare rischi di cattive sorprese, anche peggiori della stanchezza in vista della Champions. Senza contare che, a dieci giornate dalla fine, la Juventus non può permettersi passi falsi allo Stadium per mantenere il più 3 sul Napoli e portare a termine la missione scudetto. Così, a meno di cambi di programma in extremis, l’idea del tecnico è quella di affidarsi ai titolari. Durante le ultime prove tattiche ha insistito maggiormente sul 4-4-2 simile a quello già visto contro Napoli e Bayern.

Un assetto con Paulo Dybala e Mario Mandzukic terminali d’attacco. L’ex Simone Zaza è più facile che trovi spazio a partita in corso, dal primo minuto toccherà all’argentino e al “bazooka” croato. Per Dybala e Manduzukic sarà una sorta di rodaggio Champions. L’ex Atletico Madrid non ha ancora segnato nel 2016 e stasera, contro un Sassuolo incerottato, spera di sbloccarsi.

A centrocampo si va verso il quartetto Cuadrado, Khedira, Marchisio e Pogba. Sul tedesco si deciderà soltanto in mattinata: più che Sturaro, di nuovo tra i convocati ma non ancora al top dopo il problema all’alluce, in preallarme c’è Lemina. Il franco-gabonese scalpita: contro l’Atalanta ha realizzato un gran gol e lui in Europa non può giocare, oltretutto ha una gran voglia di battere il Sassuolo, che all’andata ha segnato il punto più basso suo e della Juve.

Davanti a Buffon probabile linea a quattro: Bonucci e Barzagli coppia centrale; Lichtsteiner e Alex Sandro sulle fasce. Il brasiliano sembra favorito nel ballottaggio con Evra.

Novantaquattro minuti per entrare un’altra volta nella storia: Gigi Buffon sta per avvicinarsi al record di imbattibilità in serie A detenuto da Sebastiano Rossi, che ha collezionato 929’ nel Milan, stagione 1993-94. Il portiere bianconero è a quota 836’, non gli basteranno i 90 minuti (non contano i recuperi) di stasera contro il Sassuolo, ma avrà comunque la possibilità di superare Dino Zoff (903’) e salire al secondo posto del podio.

La partita contro i neroverdi riserva quindi una sfida nella sfida: non soltanto la voglia di vendetta per riscattare l’ultimo ko in campionato, ma pure il primato personale che il portiere insegue. lSuperGigi dovrà chiudere la porta al Sassuolo e poi, domenica 20 marzo, passare indenne almeno i primi 4 minuti del derby in casa del Torino. L’ultima rete subita da Buffon risale al 10 gennaio quando Cassano segnò l’inutile gol dell’1-2 a Marassi. Il primato galvanizza anche gli scommettitori: la Juve a porta inviolata contro il Sassuolo si gioca a 1,55, i tre punti senza subire reti fanno salire la quota a 1,81.

Antonio Conte usava soprattutto il bastone con Paul Pogba, che lo considerava persino più duro di Alex Ferguson, suo allenatore al Manchester United, per come era serio e per quanta concentrazione pretendeva durante gli allenamenti. Non ammetteva neppure errori comportamentali, l’attuale ct dell’Italia, a maggior ragione se a commetterli erano i giovani, tanto che non convocò il francese per una trasferta a Pescara perché Paul arrivò in ritardo a due allenamenti.

Massimiliano Allegri sta utilizzando invece un metodo diverso nel gestire il numero 10 bianconero. Non un rapporto tra padre (padrone) e figlio, semmai quello tra uno zio e il nipote: più morbido, più umano, più da amicone. Ciò non toglie che all’occorrenza anche Allegri esterni atteggiamenti da duro, tanto per far capire chi comanda, ma sicuramente l’approccio è più benevole, meno spigoloso, più tollerante, in sintonia anche con il diverso stile e il differente carattere che l’allenatore di Livorno ha rispetto a Conte. Come non ricordare, per esempio, le sfide a Vinovo tra Allegri e Pogba sui tiri da lontano verso le mini porte. Il clima era gioioso, lo stesso tecnico prendeva in giro il suo pupillo, provocandolo visto che era riuscito a superarlo, immagini che sono lo specchio del rapporto bonario tra i due.

Atteggiamenti diversi, però la sostanza resta uguale. Perché, alla fin fine, ciò che Allegri contesta a Pogba è la stessa cosa che già a suo tempo gli rimproverava Conte. A volte Paul ama specchiarsi in se stesso, gigioneggiare in campo, pensare al colpo di tacco, alla leziosità e ai virtuosismi piuttosto che alla concretezza della giocata. L’età può essere un alibi, Paul compie 23 anni martedì, il giorno prima della sfida contro il Bayern Monaco all’Allian Arena, come gli elogi e le esaltazioni incessanti intorno al suo personaggio, ma è indubbio che il ragazzo debba ancora crescere, migliorarsi e compiere quel salto di qualità tanto atteso.

Il tecnico toscano non lo critica apertamente, parla di appunti più che di sgridate, sottolinea come sia comunque maturato, ritornando subito sulla retta via se viene ripreso, possieda personalità e tanti mezzi tecnici, e da ex centrocampista amante della tecnica apprezza di certo certe sue giocate. Certo non basta, se ti chiami Paul Pogba, vali cento milioni e le big europee sono ai tuoi piedi.

Il momento della stagione è cruciale, per questo motivo Allegri ha bisogno di avere a disposizione il miglior Pogba, il fuoriclasse che può diventare decisivo con i suoi gol (pesanti, che quest’anno si sono visti poco rispetto al passato), gli assist o la giocata vincente. La Juventus si gioca un pezzo importante di scudetto nelle prossime due partite (Sassuolo e il derby con il Torino), senza parlare del ritorno degli ottavi contro il Bayern mercoledì a Monaco. Se Pogba, ma il discorso vale anche per Dybala, Mandzukic, Morata, etc., non è in grado di essere il vero Pogba in campo l’impresa di qualificarsi ai quarti di Champions diventa impossibile.

La consapevolezza che il futuro della squadra dipenda anche dalla sua punta di diamante e dal patrimonio più luminoso che c’è nello spogliatoio spinge Allegri a chiedere al Polpo giocate semplici, nelle quali però mettere in campo le sue qualità. Lo vorrebbe centrocampista puro, giocare box to box, per dirla all’inglese, cioè a tutto campo, perché così diventa immarcabile e può davvero rappresentare l’elemento capace di fare la differenza anche contro i mostri bavaresi. Più sostanza in campo, i fronzoli se li può concedere dal parrucchiere e sul web.

Visione di gioco, capacità di lettura delle situazioni, grinta e leadership innata. Le doti per essere un grande allenatore, Paolo Montero ha dimostrato di possederle tutte in abbondanza durante la sua carriera da calciatore, che lo ha visto essere uno dei difensori più forti, più vincenti e più amati nella storia della Juventus. Una carriera che da tecnico non sarà certo facile bissare: l’uruguaiano, 44 anni, dopo una breve parentesi alla guida ad interim del Penarol nel 2014-15, intanto inizia la sua vita da allenatore nella seconda divisione argentina.
Montero è stato infatti scelto dal Boca Unidos per sostituire Ricardo Rodriguez, esonerato dopo la sconfitta di domenica in casa del Gimnasia Jujuy, per 4-3. Il Boca Unidos al monento è quindicesimo in classifica, con sette punti in sei partite, frutto di due vittorie e un pareggio nelle prime tre giornate, alle quali sono però seguiti tre ko consecutivi.
Toccherà a Montero, arrivato ieri a Corrientes, la città del Boca Unidos, invertire la rotta. L’allenatore avrà con sé il suo staff, composto dai vice Richard Morales e Juan Iraola, dal preparatore atletico Alfredo Jarodich e dal professor Luis Bonini, che farà da conslulente esterno. Ironia della sorte, la sua prima avversaria sarà la Juventud Unida Gualeguaychu. C’è sempre una “Juve” nel destino di Montero.

Non è una questione urgentissima, anche perché la concentrazione non può non essere rivolta ai prossimi impegni fra campionato e Champions. Però gli uomini mercato juventini sono sempre operativi, tra la necessità di “chiarire” alcune situazioni interne e nel contempo cercare sempre nuovi talenti in odor di cessione. E quello del terzino sinistro sarà un nodo da sciogliere, prima o poi: con Alex Sandro titolarissimo per chissà quanti anni ancora, chi farà da vice? Non è detto che sia Patrice Evra…

Vero, il francese è un rispettabilissimo uomo spogliatoio, decisivo al pari di Gigi Buffon nel risollevare l’umore della truppa dopo il famigerato flop di Reggio Emilia, un girone fa. Però ha il contratto in scadenza a fine giugno e pur non guadagnando cifre tali da far sballare il bilancio bianconero (tre milioni netti più bonus) non ha la certezza di rimanere alla Juventus. Nessun allarme, piuttosto la semplice considerazione del fatto che è naturale cominciare a guardarsi attorno nel solco di un progetto che prevede l’innesto continuo di giovani, soprattutto italiani, in rosa. E considerato che dall’entourage dell’ex terzino del Manchester United non giungono segnali di un incontro a breve (le parti si riuniranno con calma: non si tratterà di una resa dei conti, ma di un incontro fra gentiluomini) ecco che i vertici juventini hanno già avviato i primi sondaggi esplorativi. Nulla di definitivo, soltanto un giro d’orizzonte. Piace moltissimo Adam Masina, 22 anni, laterale mancino legato al Bologna fino all’estate 2019 e in odor di rinnovo dal sapore di blindatura per ampliare il potere contrattuale dei rossoblù in sede di eventuale trattativa con un altro club.

L’italo-marocchino è costantemente monitorato dalla dirigenza bianconera che, in cambio, accoglie con piacere i giudizi lusinghieri di addetti ai lavori che “incrociano” il ragazzo spesso e volentieri: il ct dell’Under 21, Gigi Di Biagio, per esempio, prontissimo a convocarlo non appena il fatidico transfer giunse a destinazione. E il giocatore, che nacque attaccante prima di trasformarsi in terzino/esterno («E’ stata la svolta della mia carriera»), nella sana incoscienza della sua giovane età disse, al momento della chiamata azzurra: «Sogno di rialzare la Coppa del Mondo come fece Cannavaro». Era il novembre 2015, prima convocazione nell’Under. Già, il 2015, un anno d’oro per il quale sarebbe stato nominato miglior calciatore della Serie B. Un talento del genere, ambizioso il giusto e per nulla intimorito dalla voglia di dire no alla Nazionale del Paese in cui venne al mondo, non poteva non intrigare la Juventus, pronta ad accelerare con il Bologna che l’ha cresciuto in casa, quindi l’ha prestato alla Giacomense (nel Ferrarese), poi l’ha “testato” nella stagione che avrebbe certificato il ritorno in A e ora se lo gode, nella prima annata fra i grandi. Il bilancio relativo a questa stagione racconta di 25 presenze, due gol e quattro assist, 2.112 minuti in campo. Non male…

Roberto Donadoni gli ha insegnato, tra le altre cose, ad essere più cattivo, perché gli avversari non ti lasciano respirare e tu devi saper rispondere colpo su colpo. Adam, interpellato sui propositi per il futuro, suole rispondere così: «In Serie A voglio rimanere a lungo e sto lavorando duro per dimostrarlo. La Nazionale? Quella non è un gioco, ma un traguardo importante». Ragazzo serio, in campo e fuori: la Juventus se n’è accorta e lo sta studiando da molto vicino.

Sarà Domenico Celi, 43 anni, di Bari, ad arbitrare questa sera Juventus-Sassuolo: con lui i bianconeri sono imbattuti, con 10 vittorie e 1 pareggio in 11 precedenti. Imbattuta, la Juve lo è anche in casa contro il Sassuolo. Nei cinque precedenti, tutti in campionato, i bianconeri si sono imposti in tre occasioni, due volte allo Stadium (l’ultima il 9 marzo 2015, 1-0 firmato da Pogba) e una a Reggio Emilia, dove hanno anche ottenuto un pareggio e rimediato l’unica sconfitta con i neroverdi, proprio all’andata in questo campionato. i rimpianti dell’ex  Romulo: «L’infortunio mi rovinò il sogno Juve»

E’ tornato al Verona, dove esplose brillando così tanto da guadagnarsi il passaggio alla Juve. Una chance rovinata da un’infortunio per la quale Romulo ancora si rammarica: «La mia esperienza con la Juventus? Un sogno che si è coronato ma che è stato demolito dal mio infortunio – ha raccontato a Radio Bella&Monella – . Anche rinunciare alla Nazionale e al Mondiale non è stato facile. La pubalgia è stata un grosso problema, ma ho lottato e non ha mai perso il sorriso, ora sono tornato. Mi sento bene come non mi sentivo da oltre un anno e mezzo, posso dare tutto per la causa gialloblù». A partire da domenica, contro un’altra sua ex squadra, la Fiorentina: «È stata la mia prima squadra: ho imparato molto. Mi piacerebbe giocare dal primo minuto, anche se sarà dura perché la Fiorentina ha una grande organizzazione. Voglio dimostrare tutto il mio valore per spingere la squadra verso i tre punti. E’ stata una stagione sfortunata, gli infortuni hanno limitato la rosa. Ma faremo di tutto per salvarci. I miei compagni? Ionita è davvero forte, Viviani ha un piede eccezionale. Toni è un esempio».

Manca l’ultimo… Sassuolo nella scarpa. Poi la vendetta sarà completa: come una specie di serial killer del pallone, la Juvetus aveva una lista e ha spuntato tutte le vittime via via che il girone di ritorno riproponeva le rivincite dell’andata.

E così, quando hanno rivisto l’Udinese, che aveva rovinato l’incipit del campionato vincendo 1-0 allo Stadium, gli uomini di Allegri hanno aggiunto un pizzico di sadismo sportivo nel travolgerli con quattro gol, proprio nel giorno in cui il loro nuovo stadio apriva per la prima volta tutti i settori. E a fine partita l’elenco è stato aggiornato. Poi è toccato alla Roma, ma – come nel caso del Napoli – si è trattato di una vendetta “diversa”, perché perdere all’Olimpico o al San Paolo ci sta e non aggiunge particolari motivazioni alla sfida di ritorno, essendo di per sé scontri diretti e grandi classici.

Diverso è stato con il Chievo, che all’andata aveva mandato di traverso la seconda partita casalinga della Juventus, con quel perfido 1-1 che aveva spedito i bianconeri verso il fondo della classifica alla terza giornata. Come nel caso dell’Udinese: un 4-0 recapitato a domicilio al Bentegodi è stato il colpo di spugna con cui Buffon e soci hanno cancellato l’onta di diciannove partite prima. E infine il Frosinone, che aveva agguantato il pareggio negli ultimi minuti della partita allo Stadium, facendo infuriare Allegri e svariati milioni di tifosi juventini. Due a zero al Matusa e pratica archiviata.

 Questa sera c’è il Sassuolo, l’ultima squadra nell’elenco delle vendette bianconere, l’ultima ad aver graffiato l’orgoglio dei campioni d’Italia degli ultimi quattro anni. L’ultima a aver vinto una partita contro la Juventus prima dell’incredibile filotto che ha visto i bianconeri vincere 17 partite su diciotto da quel lontano 28 ottobre.

E agli emiliani dovrebbe toccare lo stesso trattamento riservato agli altri “guastafeste” di inizio stagione. Niente di antisportivo – per carità! – ma una sana rabbia agonistica da sfogare per la frustrazione accumulatasi dopo la sconfitta che aveva squassato lo spogliatoio, rimesso insieme dagli urlacci di Buffon, che poi aveva lucidamente programmato la rimonta ragionando sul numero di partite da vincere e i punti necessari a sognare ancora il quinto scudetto consecutivo. Calcoli perfetti che hanno riportato la Juventus in vetta alla classifica dopo la vittoria sul Napoli. Questa sera continuerà a esserlo anche se dovesse clamorosamente perdere la partita. E se dovesse centrare un altro successo, toccherebbe poi al Napoli non perdere ulteriore terreno.

Allegri, giustamente, predica concentrazione e invita tutti a stare sul pezzo. In compenso sa che nel cuore della maggioranza dei suoi giocatori si è accumulato parecchia rabbia e volontà di vendicare agonisticamente quella sconfitta allo stadio di Reggio Emilia, un’arma in più che carica dannatamente i giocatori di Eusebio Di Francesco, ma li mette anche sotto pressione…

Se vincere è l’unica cosa che conta, Allegri si accontenta. «Firmerei per vincere due trofei (scudetto e Coppa Italia, ndr) su tre. Non è semplice, il Napoli sta facendo un campionato straordinario». Concentrazione dunque sul Sassuolo: «Dobbiamo battere una squadra che ha sconfitto tutte le grandi. Cosa è cambiato in noi rispetto all’andata? La classifica. Il gruppo ha capito che per vincere doveva cambiare rotta. Ma se non conquistiamo lo scudetto nessuno si ricorderà della nostra striscia di vittorie. Tra Sassuolo e Torino ci giochiamo una fetta importante di scudetto». Inevitabile il pensiero sul Bayern: «La Champions non deve essere un’ossessione ma un sogno realizzabile». Così infine su Pogba: «A 23 anni può capitare di perdere lucidità, ma è cresciuto molto. Ogni tanto si specchia un po’ troppo nella sua bellezza. Deve pensare alla sostanza e non all’estetica. Ma basta riprenderlo, è un ragazzo intelligente».

«Con convinzione, ma senza presunzione». Così Eusebio Di Francesco e il suo Sassuolo si apprestano ad affrontare la Juventus, con la voglia di provare a stupire ancora. I neroverdi, ultima squadra capace di battere la corazzata di Allegri, hanno tutti gli occhi puntati addosso. I tifosi di Napoli e Roma tiferanno per Magnanelli e compagni, quelli del Milan – al quale il Sassuolo contende una poltrona per l’Europa League – magari spereranno nel pareggio.
Una cosa è comunque certa: i neroverdi anche al cospetto della Juve non intendono snaturarsi. I successi in serie raccolti contro tutte le “grandi” del campionato hanno aumentato l’autostima del Sassuolo, squadra che ormai di provinciale ha ben poco.

Gran parte del merito di questa maturazione va riconosciuto ad Eusebio Di Francesco, l’uomo copertina del miracolo-Sassuolo. Per lui la sfida di stasera sarà una sorta esame di laurea anche se, di fatto, il suo futuro sulla panchina di una big appare già molto probabile. Nulla è ancora deciso a livello ufficiale (l’incontro tra società e allenatore è questione di giorni) ma Di Francesco sembra orientato all’addio. La società – patron Squinzi in primis – sarebbe ben felice di trattenerlo però tutto dipenderà dalla volontà dell’allenatore, da quattro stagioni a Sassuolo e con un altro anno di contratto, ma comprensibilmente desideroso di misurarsi sulla panchina di una “grande”.

Ovviamente per indurlo a lasciare Sassuolo è necessaria un’offerta all’altezza delle sue ambizioni e in queste ultime settimane ne sono arrivate diverse, con il Milan in cima alla lista delle pretendenti. Di Francesco, attenzionato anche da altri club tra i quali la stessa Juve (nell’eventualità in cui dovesse partire Allegri), Lazio e Fiorentina, è però concentratissimo sul Sassuolo: «Certe voci fanno molto piacere – dice – ma il mio lavoro qui non è finito».

Il sogno del tecnico è infatti coronare l’avventura in neroverde regalando a Squinzi una storica qualificazione in Europa. I due successi negli scontri diretti contro Lazio e Milan hanno portato Magnanelli e compagni a tre lunghezze dal sesto posto, occupato proprio dai rossoneri. Dopo aver mantenuto un basso profilo per tutta la stagione, anche Di Francesco ha gettato la maschera: tagliato il traguardo della salvezza con abbondante anticipo, il Sassuolo ha deciso di alzare l’asticella delle ambizioni mettendo nel mirino l’Europa, con la convinzione di poter lottare fino al termine del campionato, alla luce anche di un calendario tutt’altro che proibitivo. Convinzione, non presunzione. Lo stesso concetto rispolverato dal tecnico anche alla vigilia del confronto con la Juventus, partita dal quoziente di difficoltà elevatissimo nella quale i neroverdi non faranno nè tatticismi nè barricate, ma se la giocheranno a viso aperto. Proprio com’è nella filosofia di Di Francesco, tecnico che insegna calcio e ama raggiungere il risultato attraverso il gioco. L’esposizione mediatica dell’ultimo periodo non gli ha fatto perdere il consueto aplomb e tantomeno la concentrazione, tutta rivolta alla sfida contro la Juventus. Che, lui e i suoi ragazzi, non considerano persa in partenza.

Battere il Sassuolo per la Juve è importante per fare un altro passo verso lo scudetto, ma la giornata di oggi offre anche un ricorso storico curioso: un compleanno che, per essere festeggiato, avrebbe bisogno di essere accompagnato da una vittoria. Non si tratta del compleanno della società bianconera, fondata il 1° novembre 1897, ma del 116° anniversario del debutto bianconero in una competizione ufficiale. La prima partita in un torneo organizzato dalla federazione, infatti, la Juventus la giocò l’11 marzo del 1900, al campo di Piazza d’Armi, dove venne sconfitta 1-0 dal F.C. Torinese nella prima giornata del 1° turno delle eliminatorie del campionato federale.

Un brutto “mattino”, per una Juventus che teneva pienamente fede al proprio nome (l’età media superava di poco i 17 anni), a cui ha comunque fatto seguito uno splendido “giorno” nei decenni seguenti, costellati di trionfi italiani ed europei. La squadra di Allegri sta lottando per prolungare la serie e uno dei successi da aggiungere, lo scudetto, passa anche attraverso una vittoria col Sassuolo stasera: il modo migliore per festaggiare quel debutto di 116 anni fa.

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