Juventus – Udinese Diretta Live Tv Streaming Gratis Roajdirecta (Oggi 15 Ottobre)

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juventus-udinese-streaming-quando-e-comeCOME E DOVE VEDERE STREAMING JUVENTUS – UDINESE GRATIS La storia “non insegna”. Un anno fa l’Udinese sbancò lo Juventus Stadium giocando a specchio con i campioni d’Italia. Stefano Colantuano, all’epoca alla guida dei friulani, si affidò quasi esclusivamente al contropiede lasciando il solo Antonio Di Natale (Zapata nella ripresa) vertice avanzato e chiedendo a Cyril Thereau il doppio compito di abbassarsi sul metodista Simone Padoin (una delle scelte più infelici dell’era Allegri) per poi attaccare l’area all’improvviso. Come in occasione del gol partita quando, arrivando a rimorchio di Duvan Zapata, il francese andò ad incornare un cross di Kone sul secondo palo.

Proprio nei giorni scorsi Thereau ha esternato il suo rammarico per essere stato impiegato da Beppe Iachini, in questo scorcio di stagione, troppo esterno e troppo lontano dalla porta avversaria. Il rebus sulla sua collocazione tattica dovrà ora essere risolto da Gigi Delneri che, appena arrivato alla corte dei Pozzo (allo Stadium arà all’esordio), ha subito iniziato a predicare intensità e aggressività. Chissà se già stasera i friulani riusciranno a mettere in campo queste caratteristiche. Sicuramente il tecnico friulano non ripartirà dal 3-5-2 di Colantuono, nonostante quella “key history” di successo, e neanche dal 4-3-1-2 di Iachini, entrambi considerati troppo difensivi e attendisti.

Per accontentare Thereau, Delneri dovrebbe proporre il 4-4-1-1 con gli attaccanti posizionati come nell’azione del gol appena descritto. Zapata più avanzato darebbe anche la possibilità ai suoi difensori di giocare lungo su di lui nel caso si facesse asfissiante il pressing della Juventus.

Più complicato trovare la quadra a metà campo dal momento che nessuno dei centrocampisti in rosa ha vere caratteristiche da esterno. A sinistra potrebbe piazzarsi l’under 21 ceco Jankto e a destra l’argentino De Paul, ma entrambi prediligono posizioni più centrali.
Per questo Delneri potrebbe rinunciare a questa idea e giocare col 4-3-3 o con il 4-1-4-1, quest’ultimo un modulo che gli permetterebbe di svincolare la linea a 4 dall’inseguire Dybala nei suoi pellegrinaggi sulla trequarti, trovando ad aspettarlo in quella zona Kums.

Con il 4-1-4-1 i due esterni di centrocampo dovrebbero essere Thereau e De Paul, di fatto due attaccanti. Cosa gli sarà chiesto in fase di non possesso? Faranno densità centrale ostruendo l’impostazione dei tre centrali bianconeri e le linee di passaggio per Hernanes (probabile play dei padroni di casa) oppure si allargheranno per andare ad intercettare la traiettorie di corsa degli esterni avversari? Da questa scelta dipenderà l’atteggiamento dell’Udinese e, di conseguenza, dei campioni d’Italia. Nel primo caso la Juventus sarà invitata a giocare sulle fasce che gli ospiti dovranno chiudere tenendo la difesa alta uscendo coi terzini. Si vedrà nel caso un’Udinese spavalda e una gara divertente. Nel secondo caso Thereau (di nuovo costretto ad agire lontano dall’area avversaria) e De Paul faranno, contro natura, i centrocampisti difendendo all’indietro e rientrando sotto la linea della palla. I bianconeri avranno più libertà di azione e dovranno alternare fraseggi orizzontali a lanci diretti da dietro su Mandzukic per provare a scardinare la difesa chiusa a riccio degli ospiti. E visto che Bonucci non è stato nemmeno convocato, toccherà a Barzagli indirizzare la prima palla su Mandzukic.

Il confronto tra il rendimento delle due squadre non lascia sulla carta chance ai friulani. Già, anche perché la Juventus è segnalata in netta crescita. Legittimi, quindi, i dubbi di Delneri legati all’atteggiamento mentale prima che tattico che sapranno assumere i suoi. Le scelte di Allegri, invece, saranno orientate quasi esclusivamente alla salvaguardia dell’efficienza fisica dei giocatori, visto che martedì è in programma la trasferta di Champions League contro il Lione.

Oltretutto molti bianconeri arrivano al match con l’Udinese ancora alle prese col jet-leg, altri con la ricerca della condizione migliore dopo infortuni di diversa entità. Tra quelli del primo gruppo almeno due, Dani Alves (non convocato) e Higuain, non dovrebbero partire dal primo minuto. In quello dei convalescenti figurano Benatia, Chiellini e Marchisio. Per il Principino si tratta della prima convocazione dopo il grave infortunio ai legamenti della passata primavera. Alla fine la formazione potrebbe essere influenzata dal retro-pensiero della gara di Champions contro il Lione, anche se Allegri – giustamente – non perde occasione per ribadire l’importanza di ripartire dopo la pausa con un successo. La sommatoria di queste difficoltà, e quindi la necessità di ricorrere al turnover in ogni reparto, porterà Allegri a non introdurre novità eccessive dal punto di vista tattico.

Ripartirà dalle certezze che gli garantisce il 3-5-2, rimandando a tempi migliori il varo del 4-3-3, magari quando Marchisio sarà al 100%.

A proposito di difesa: il ragionamento conservativo di Allegri è stato adottato anche da Ventura in Nazionale. Meglio il 3-5-2 (l’uovo) oggi che il 4-2-4 (la gallina) domani. L’asset principale degli azzurri è infatti ancora il blocco difensivo juventino. Eppure qualcosa non è andato secondo aspettative. I bianconeri, cambiata la casacca, pur mantenendo l’Italia lo stesso assetto di guerra, hanno perso affidabilità. Le gare contro Francia, Israele, Spagna e Macedonia sono state costellate da errori individuali di un po’ tutti gli juventini.

L’unico, forse, che non ha avuto cedimenti è stato Barzagli, mentre gli altri – da Chiellini a Bonucci passando per Buffon – hanno manifestato delle fragilità che con la squadra di club non erano mai emerse. Il motivo? Difficile avere certezze in tal senso. Di sicuro sia Ventura e sia Allegri confidano che si tratti soltanto di casualità.

I quattro anni di Gigi Delneri al Chievo, dal 2000 al 2004, sono stati per tutti noi allenatori un’incredibile palestra di idee e riflessioni. Già, il tecnico friulano ereditò i principi di gioco dal Milan di Sacchi ma portò anche idee innovative. Ad esempio per lui giocare “a zona”, sembra un paradosso, era un modo per esaltare le individualità perché liberava i giocatori dall’oppressione della marcatura. I riferimenti non erano più gli avversari, bensì la palla e i compagni. La priorità quindi per Delneri è il lavoro sui movimenti nella fase di non possesso. Si tratta di un apprendimento progressivo fatto di allenamenti teorici e pratici, con la palla e senza, con l’opposizione degli avversari e in situazione di gara. L’obiettivo finale è avere dei reparti in grado di muoversi in maniera automatica togliendo tempo e spazio di gioco all’avversario.

Sicronismi che spesso ingannavano anche la stessa terna arbitrale. Ho preso ad esempio un frammento di Chievo-Lazio 3-1, stagione 2001/02. La difesa a 4 del Chievo, sull’attacco da sinistra, compone una diagonale, come si dice in gergo, su tre linee. L’ultima, quella composta da D’Angelo e Moro, è quella che mette in offside l’avversario non visto dall’assistente di linea. In opaco abbiamo messo quella che sarebbe stata la posizione di Moro nella diagonale a “L” che era stata introdotta da Sacchi. Questo accorgimento serviva a togliere profondità all’attaccante e a farlo andare in offside.

Accorciare il campo in avanti, ridurre gli spazi tra le linee, ripartire e inserirsi senza palla già nella metà campo avversaria sono i principi base che Delneri applicò inizialmente al 4-4-2 ma che poi adattò ad altri moduli di gioco, tipo il 4-3-3 della Sampdoria in cui Cassano tornava utile soprattutto come vertice laterale cui appoggiarsi nelle transizioni veloci.

Alla Juventus, l’anno successivo all’exploit con la Samp, ripropose il suo 4-4-2 ma trovò problemi a trasmettere queste idee a giocatori abbastanza involuti tatticamente come Melo, Martinez e Krasic. Pesò molto anche il grave infortunio a Quagliarella. Inoltre tutte le avversarie aspettavano i bianconeri chiusi nella propria metà campo. Insomma, trattasi di principi di gioco che forse si adattano meglio alle squadre provinciali e che quindi potrebbero trovare terreno fertile a Udine.

Nella passata stagione Maurizio Sarri polemizzava sul calendario perché il suo Napoli giocava spesso dopo la Juventus: inseguire una squadra che ha appena vinto con l’obbligo di imitarla aumenta la pressione e alla lunga diventa un macigno. Un anno dopo Massimiliano Allegri non ha di questi problemi, ben contento di potersi gustare oggi pomeriggio Napoli-Roma davanti alla tv nell’hotel del ritiro bianconero e poi occuparsi della pratica Udinese. Perché, come ha sottolineato in conferenza stampa, comunque vadano a finire le due sfide a distanza, la Juventus continuerà a restare in vetta e a guidare la classifica. La matematica non è un’opinione e i quattro punti di vantaggio sui partenopei (e i 5 sui giallorossi) danno sicurezza ai bianconeri.
Non solo. La Juventus ha l’occasione ghiotta di allungare il distacco approfittando proprio dello scontro diretto delle inseguitrici: Allegri chiama a raccolta allo Stadium i tifosi perché quella contro l’Udinese è la prima partita dopo la sosta e del mini ciclo di ferro che porterà Buffon e compagni ad affrontare sette gare in ventidue giorni.

E se la partita più importante è sempre quella più vicina, copyrights dello stesso Allegri, il tecnico livornese deve però destreggiarsi nella gestione dei giocatori – tra infortunati che rientrano dopo stop più o meno lunghi e nazionali che devono smaltire le fatiche di trasferte intercontinentali – anche in vista della sfida di martedì di Champions League a Lione. Non a caso, Dani Alves e Bonucci (ritornato soltanto ieri ad allenarsi a Vinovo dopo due giorni di permesso) non sono stati convocati per stasera e saranno titolari in Europa, dove si giocherà la partita più difficile.
Senza togliere nulla all’Udinese, si tratta di un avversario più abbordabile rispetto ai francesi, tanto più che nel girone di Champions ormai la corsa è diventata a tre con il Siviglia e il Lione. E se gli spagnoli sono pronti a raccogliere sei punti dall’andata e ritorno con la Dinamo Zagabria, per la Juventus diventa fondamentale vincere entrambi le sfide contro i francesi per poi andarsi a giocare la prima posizione del raggruppamento in casa del Siviglia.
Toccherà dunque ad Allegri dosare le forze in campo tra stasera e martedì: Lichtsteiner sarà titolare con l’Udinese visto che non può giocare in Europa dove ci sarà spazio per Dani Alves, probabile la staffetta tra Dybala e Higuain al fianco di Mandzukic, Lemina in vantaggio su Khedira nel ruolo di mezzala perché il tedesco non può giocarle tutte e la sfida col Lione ha una valenza maggiore. Toccherà sempre ad Allegri mantenere la giusta pressione affinché l’approccio contro l’Udinese sia quello giusto, senza cali di tensione o mancanza di stimoli.

Non corre questo pericolo Claudio Marchisio, che Allegri ha convocato 181 giorni dopo l’infortunio al ginocchio. Un grande rientro per la Juventus, pronta a riabbracciare il suo regista preferito, un nuovo inizio per il bianconero, che può finalmente gettarsi alle spalle i lunghi mesi di recupero. La partitella di mercoledì ha convinto il tecnico che Marchisio non solo è guarito, ma scalpita perché non vede l’ora di scendere in campo, anche soltanto per qualche spezzone di partita. Il suo utilizzo dovrà infatti essere graduale per evitare guai muscolari dopo sei mesi di stop. Nella lista dei convocati, oltre al giovane Moises Kean (di cui si parla a pagina 6) spicca pure il nome di Federico Mattiello, anche lui recuperato dall’ultimo grave infortunio e a tutti gli effetti nella rosa bianconera.

La difesa bianconera non subisce gol da quattro partite tra campionato e Champions League: il filotto virtuoso ha prodotto altrettante vittorie, certificando la qualità elevata della ritrovata fase difensiva. Da questo riparte Massimiliano Allegri, anche se cambieranno i pilastri della retroguardia: Leonardo Bonucci non figura nell’elenco dei convocati e tornerà a disposizione – presumibilmente – per la delicata trasferta di Lione. E’ l’occasione per Medhi Benatia, proprio contro l’Udinese che lo aveva portato in Italia nel 2010: il legame con la città e con il club è ancora forte e per il marocchino sarà una sfida speciale, anche perché con ogni probabilità segna il ritorno da titolare quasi un mese dopo l’infortunio di San Siro. Contro l’Inter Benatia si era arreso a un problema all’adduttore che lo ha tagliato fuori dalle scelte di Max Allegri in una fase della stagione in cui le prestazioni del difensore erano in crescita. Dati alla mano, la Juventus non ha sentito troppo la mancanza del marocchino, dato che la difesa bianconera ha retto bene l’urto e, come scritto, non subisce gol da quattro partite. Ma il ritorno tra i convocati – con il rientro a tutti gli effetti in campo – di Benatia è una novità preziosa per il tecnico livornese anche in vista della Champions League, manifestazione nella quale non ha ancora debuttato. Nell’ottica del doppio impegno ravvicinato, Benatia avrà l’occasione per trovare di nuovo spazio all’interno del 3-5-2 di Allegri, molto probabilmente il sistema di gioco confermato anche per la sfida di questa sera allo Stadium: in ogni caso spinge per ritrovare una maglia da titolare e per convincere non soltanto Allegri delle qualità e delle potenzialità, pure per il futuro.

Già, perché il destino di Benatia nella Juventus è ancora tutto da definire a livello contrattuale. Beppe Marotta e Fabio Paratici hanno puntato sul difensore, prelevandolo in prestito dal Bayern Monaco con un investimento di 19 milioni complessivi: 3 per il prestito con diritto di riscatto da esercitare attraverso l’esborso economico di 16 milioni per rilevare interamente il cartellino. La Juventus ha deciso in estate di puntare sull’ex romanista per proseguire (dopo Rugani) il ringiovanimento della retroguardia, però ha chiesto e ottenuto dal Bayern un prestito con diritto di riscatto. Le qualità calcistiche di Benatia non sono mai state in discussione, anzi la dirigenza e lo staff tecnico hanno sempre riservato al giocatore parole elogiative per la professionalità e per le ottime qualità in campo e fuori. Le perplessità bianconere, in sede di trattativa con il Bayern, erano di altra natura: nelle ultime stagioni Benatia aveva dovuto fronteggiare qualche problema fisico che ne aveva limitato l’utilizzo. Anche con la Juventus ha dovuto fermarsi per un disturbo di natura muscolare dopo un inizio più che incoraggiante, ma adesso il marocchino ha la possibilità di superare gli acciacchi e mandare un segnale forte a tutto l’ambiente, in modo da guadagnarsi il riscatto a fine stagione e, di conseguenza, l’opportunità di proseguire la propria avventura juventina. Già stasera sarà uno dei grandi ex della sfida, in attesa – nelle prossime settimane – del tanto desiderato debutto stagionale in Champions.

Stipe Perica ha tutti i numeri per fare la differenza, anche in A. Eppure per lui il campionato italiano pare essere la peggior vetrina per un giovane. L’attaccante, intervistato dai microfoni di 24 Sata, è critico: « La serie A è un inferno, la peggior scelta possibile per un giovane. Ho giocato in Croazia, Inghilterra e Olanda e da nessuna parte è difficile imporsi come in Italia. Ora abbiamo un nuovo allenatore ed io sono stato eletto per quattro volte miglior giocatore nelle ultime cinque gare». Lo ha sempre detto, l’attaccante croato, di voler giocare di più e di voler convincere il tecnico sul campo. Ora dovrà farlo con Delneri, che ha visto solamente giovedì dopo la parentesi con l’Under 21 di Croazia. In ogni caso, se in Italia lamenta poco spazio, nell’Udinese dice di stare bene, anche se la porta londinese è ancora aperta. «Mi trovo bene a Udine. L’Udinese mi ha prelevato dal Chelsea, ma il club inglese si è riservato un diritto per ricomprarmi e farmi tornare alla base. Mi chiamano spesso da Londra e mi fanno i complimenti per i miei gol». Infine, Perica ha dichiarato chi sono i suoi Idoli: «Toni e Van Nistelrooy sono i miei modelli. Higuain è il migliore in serie A, ma sono rimasto impressionato anche da Totti e Pjanic».

Capita, per una volta, che tra cotanti arcinoti pezzi da novanta (novanta milioni di euro, anche) presenti nell’organico bianconero – fenomeni e leader carismatici quali Gonzalo Higuain, Paulo Dybala, Leonardo Bonucci, Gigi Buffon… – a destare l’attenzione sia un semi sconosciuto, per i più. E, tendenzialmente, per il momento (solo per il momento). Come Moise Kean. Il… Novello 2000 della Serie A, se tutto – oggi in Juve-Udinese – andrà secondo i piani di Max Allegri.

Indiscrezioni in merito erano già emerse, ma ieri se n’è avuta la conferma ufficiale: Kean nella lista dei convocati, con tanto di spiegazione ad hoc fornita dal tecnico. «Ragazzo bravetto, ha sedici anni. Con Pjaca fuori, beh, con la prima squadra che ha soli tre attaccanti, va portato. Può crescere, ha buone qualità». E ancora: «Uno tra Dybala e Higuain gioca per forza, ne ho tre, Kean dall’inizio mi sembra azzardato ma vediamo, vediamo le condizioni in giornata». Insomma, «bravetto». Così Allegri ha definito Moise. Poi però lo ha convocato per la partita con l’Udinese, poi però ha anche detto che potrebbe scendere in campo a partita in corso o forse addirittura dall’inizio a sorpresa. Un debutto che lo renderebbe anche a tutti gli effetti il giocatore della Juve più giovane a disputare una partita ufficiale, battendo il record di Renato Buso che vent’anni fa (il 12 ottobre 1986) esordiva in massima serie contro la Fiorentina a 16 anni, 9 mesi e 26 giorni: oggi, Kean arriverà allo Stadium a 16 anni, 7 mesi e 17 giorni. Potrebbe diventare il primo classe 2000 a giocare nel massimo campionato. Ma quel “bravetto” forse gli servirà più dell’essere considerato il nuovo Balotelli o un predestinato, sicuramente non è un regalo ma un premio arrivato dopo un avvio di stagione positivo sotto ogni punto di vista con la Primavera di Fabio Grosso e due settimane agli ordini di Allegri durante la sosta per le Nazionali. La convocazione di oggi rappresenta anche un nuovo punto di incontro tra la volontà di Mino Raiola e quella della società: meglio restare ancora alla Juve anche in questa stagione, il Marotta pensiero. Le circostanze hanno portato Kean già in una prima squadra come voleva Raiola, anzi nella prima squadra più forte di tutte almeno in Italia. Una prima parentesi in attesa che poi Kean torni a fare, sempre sottoleva, quello per cui è rimasto alla Juve: trascinare a suon di gol la Primavera, anche in Youth League. Aspettando quel contratto di cui ormai si parla da tanto, troppo tempo. Che pure non ha distratto Kean dai suoi compiti e obiettivi.

Mentre le vetrine sono tutte per Kean, ecco che Max Allegri rilancia l’attenzione anche su un altro gioiello classe 2000 del vivaio bianconero: «C’è anche un altro ragazzo di qualità del 2000, si chiama Ca… ecco, sì, Caligara».Fabrizio Caligara. Centrocampista di quantità e qualità, dotato di un innato senso tattico e tempi da giocatore vero. Tali da portarlo al pari di Kean, negli anni, a giocare sempre sotto leva anche a costo di trovare un po’ meno spazio in campo (entrambi, ieri, convocati da Bigica nell’Under 17 per una doppia amichevole in vista degli Europei).

Ma chi è Caligara? Nato a Borgomanero, Caligara ha mosso i primi passi tra i club professionistici all’interno della Scuola Calcio dell’Inter.
Una parentesi durata tre anni, poi il passaggio nel 2012 alla Pro Vercelli prima che la Juve lo scovasse in un torneo e lo portasse a Vinovo nel 2013: l’inizio della scalata fino alla promozione da parte di Grosso e all’incoronazione di Allegri.

Centottanta giorni di oblio e lavoro duro, di terapie, test e speranze, di denti stretti per superare quell’angoscia che ogni tanto può assalire anche i più forti. Centottanta giorni di partite vissute a distanza, dall’alto di una tribuna o dal divano: quelle azzurre dell’Euro – peo e quelle della Juve agli estremi delle due stagioni. Centottanta giorni, un countdown infinito che Claudio Marchisio completa oggi con la convocazione: non sa se giocherà uno spezzone, se riuscirà già a calpestare un poco l’erba, ma quel che conta è essere tornati, far parte del gruppo non più soltanto a Vinovo. Conta riassaporare i riti della vigilia: le pettorine distribuite, le chiacchiere in hotel, il freddo della rifinitura, le frecce e i cerchi sulla lavagna, Torino che scorre oltre i vetri del pullman, l’urlo dello Stadium all’ingresso.

RICORDI. Centottanta giorni dopo, è tutto finito. La torsione al ginocchio il 17 aprile in un contrasto con Franco Vazquez del Palermo, la diagnosi di rottura del crociato anteriore del ginocchio sinistro, l’intervento alla clinica Fornaca di Sessant, il successivo lavaggio artroscopico, la festa scudetto saltata, l’Europeo visto in tv, la vacanza con il preparatore, i differenziati infiniti, tutto adesso scolora nei ricordi. L’ultimo mese è stato un progredire continuo, una corsa sempre più gioiosa verso il ritorno: il lavoro condiviso, le prime partitelle, il gol nel test con la Pro Settimo Eureka, e adesso la chiamata più attesa. «Claudio – spiega Allegri è stato per tanti anni uno dei giocatori più importanti e lo sarà per i prossimi anni. I rientri da un infortunio al crociato, però, impongono cautela e attenzione, occorre gestire al meglio il minutaggio: il ginocchio guarisce ma dopo sei mesi di inattività possono subentrare altre problematiche. Ci vuole calma, non si può pensare che Claudio, quando rientrerà da titolare, possa avere subito un rendimento costante».

ASSE. Tra i convocati, oltre a Marchisio, figurano anche Benatia e Chiellini, destinati a completare l’asse difensivo con Barzagli (da centrale di sinistra, a dire il vero, qualche chance appartiene anche a Evra), perciò, a parte Mandragora, restano indisponibili solo Asamoah, Rugani e Pjaca. Non convocati Bonucci e Dani Alves, ai quali è stato concesso un po’ di respiro prima del tour de force che comprenderà le sfide con Milan e Napoli in campionato e il doppio confronto in Champions con il Lione: a destra giocherà Lichtsteiner e in mezzo al campo Hernanes con Pjanic e uno tra Khedira e Lemina. Davanti, Mandzu- kic e Dybala, con Higuain che entrerà probabilmente a gara in corso.

INVIATO A VINOVO – Accarezza la maglia numero 34, mentre i messaggini tartassano lo smartphone, affonda nelle cuffie per cercare tranquillità, socchiude gli occhi per afferrare il sogno: la convocazione in prima squadra, a 16 anni, è una vertigine, figurarsi poi nella Juve dei campioni. Quando Moise Kean è nato, il 28 febbraio 2000 a Vercelli, Gigi Buffon aveva già alzato la Coppa Uefa con il Parma e giocato 13 partite in Nazionale, ma più dell’eternità del portiere, ad annodare le generazioni, è la predestinazione dell’attaccante.
NUMERI. La Juventus fa di tutto per sfilargli responsabilità e pressioni, lo protegge dalla curiosità famelica che perseguita (e talvolta scotta) le stelline, però è difficile ignorare numeri che svelano qualità innate e un futuro nel Gotha del pallone. Kean s’affaccia tra i big perché s’è fatto male Marko Pjaca e perché respirare l’aria di prima squadra aiuta la crescita, ad ogni modo è solo l’ultimo passo di un cammino sempre accanto a compagni più grandi.
FAMIGLIA. Quando la famiglia, d’orgine ivoriana, traslocò ad Asti, finì per giocare, addirittura, con i bambini del ’96. Rimase sei mesi perché era troppo bravo e il dirigente Renato Biasi lo indirizzò al Torino: cinque stagioni in granata e poi la Juventus, che approfittò del tesseramento annuale degli Under 14. Nel 2013-2014 segnò 4 gol giocando sotto età con i Giovanissimi Nazionali, nel 2014-2015, dividendosi tra due squadre, ne realizzò 21 in 10 partite con i Giovanissimi e 14 in 15 con gli Allievi Nazionali. Con gli Under 17, nella passata stagione, 25 presenze e 24 gol, senza contare le prime convocazioni e i primi gol in Primavera, dove quest’anno, tra campionato e Youth League, ha una media-gol superiore a quella di Higuain: 5 in 5 partite. Nessuno lo direbbe, per fisico e doti, ma è, al solito, il cucciolo del gruppo: solo lui e Fabrizio Caligara, difensore, l’altro gioiello della cantera citato ieri da Allegri, appartengono alla classe 2000. E curiosamente, fra tanti campionci- ni d’importazione, sono tutti e due piemontesi: Kean di Vercelli, Caligara di Arona, vicino Novara.
RITMO. I due, per la cronaca, sono compagni anche in azzurro, dove Kean conferma un ritmo impressionante: dail’Under 15 all’Under 17, 21 presenze e 10 gol. Oggi, per l’attaccante, l’emozione della panchina in serie A – già sperimentata, tra i 2000, da Alessandro Plizzari, portiere del Milan, proprio contro l’Udinese -, in attesa del primo contratto da professionista, già pronto perché la Juve non vuole rischiare. Presto l’incontro con Mino Raiola, suo agente oltre che di Pogba, Ibrahimovic, Don- narumma e di quel Balotel- li che era idolo di Moise: da Allievo, dopo un gol al Perugia, mostrò anche lui la scritta «Why always me?».

Gol d’importazione. Denominatore comune tra Juventus e Udinese. Perché i reparti offensivi delle due squadre non schierano nessun attaccante italiano e perché, in assoluto, parlano straniero i gol segnati in campionato: su ventuno, una sola eccezione, Daniele Rugani, per la squadra di Massimiliano Allegri, nessuna per quella friulana.
COPPIE. La Babele degli attacchi è un riflesso del mercato: Antonio Di Natale ha scelto infatti di lasciare il calcio dopo 446 partite e 227 gol con l’Udinese, mentre la Juventus ha ceduto Simone Zaza al West Ham, così sono venuti meno sui due fronti gli unici rappresentanti del gol made in Italy. A Torino, confermati Paulo Dybala e Mario Mandzukic, sono stati arruolati Gonzalo Higuain, capocannoniere dei record con il Napoli, e Marko Pjaca, stellina della Dinamo Zagabria e rivelazione dell’Europeo, così, per curiosa combinazione, sono venute fuori una coppia argentina e una croata, già modellate dai Ct Edgardo Bauza e Ante Cacic.

GIOIELLINO. Il selezionatore croato tiene d’occhio anche l’Under 21 Stipe Perica, a Udine dal gennaio 2015, appena riscattato dal Chelsea che l’aveva scovato nello Zadar e subito dirottato in Olanda, al Nac Breda. I Pozzo hanno confermato anche il colombiano Duvan Zapata, in prestito biennale dal Napoli, il francese Cyril Théréau, acquistato nel giugno 2014 dal Chievo, e il brasiliano Ryder Matos, in Friuli dall’ultima sessione invernale, completando il gruppo con un gioiellino sudamericano: Adalberto Maestre Penaranda, 19 anni, venezuelano con già 10 presenze in Nazionale, rilevato a titolo temporaneo dal Watford.

TENDENZA. Attaccanti stranieri, gol stranieri. La Juventus ne ha segnati 15 e uno solo è italiano, quello di Rugani al Cagliari: gli altri, a parte i 6 di Higuain e l’unico di Dybala, portano ad altri reparti e parlano tedesco (Khedira, 2), brasiliano (Dani Alves), bosniaco (Pjanic) e svizzero (Lichtsteiner). Italiane, in verità, sono anche le due autoreti a favore di Ceppitelli e Gonda- niga, ma l’import è nettissimo e confermato anche in Champions: 4 gol e nessuno tricolore. L’Udinese ha segnato molto meno, 6 reti in tutto, e gli stranieri vantano l’en plein: 2 gol ciascuno per le punte Duvan Zapata e Perica, uno a testa per Danilo e Felipe, entrambi difensori ed entrambi brasiliani.

Tre punti per un ulteriore allungo. Riparte la corsa scudetto e la Juve ha subito un’occasione importante dopo la sosta per le Nazionali per dare un nuovo scossone alla classifica. Si riparte dal +4 sul Napoli e dal +5 sulla Roma, concorrenti impegnate oggi nello scontro diretto. Logico aspettarsi un incremento del divario su una o entrambe le avversarie a patto di fare bottino pieno contro l’Udinese. Cosa non scontata per Massimiliano Allegri che invita il gruppo alla massima concentrazione. «Sbaglia chi dice che con l’Udinese sarà semplice – avverte il tecnico – perché il cambio di allenatore ha dato una scossa e Del Neri è un ottimo tecnico. Quindi bisogna avere umiltà per calarsi nella partita e portare a casa i tre punti. Comunque vada Napoli-Roma saremo in testa alla classifica, ma se vinciamo è matematica che portiamo via punti a qualcuno. E questo ci deve far riflettere per fare una bella partita a livello caratteriale e tecnico». Anche perché stasera inizierà un altro ciclo importante di sette partite in ventitré giorni che dirà molto sul futuro in campionato, ma sopratutto in Champions League con il doppio incrocio con il Lione. «Con l’Udinese
sarà la prima sfida di un mese importante – ribadisce il tecnico -, avremo gli scontri diretti con Milan e Napoli e la sfida andata e ritorno con il Lione. Per come si è messo il girone, sarà una corsa a tre per due posti, quindi con i francesi sarà uno scontro diretto. Per la corsa scudetto è ancora lunga: battere l’Udinese, però, ci permetterebbe di rubare qualche punto a Roma o Napoli, o a tutte e due». E mettere un margine ulteriore nei confronti di chi insegue permetterebbe di concentrarsi con più serenità sugli impegni europei, dove i bianconeri non possono fallire.

RIENTRI. Allegri non vuole correre rischi anche perché il rientro dalla sosta può nascondere sempre qualche incognita. Un fattore da considerare sono i voli intercontinentali fatti dai sudamericani. Allegri la prende sul ridere: «C’è chi ha fatto 16-18 ore di volo, qualcuno invece di entrare al centro sportivo è entrato all’ippodromo qui accanto…… Ma
qualche rotazione, inevitabilmente, ci sarà: Cuadrado e Hi- guain partiranno dalla panchina, Bonucci e Dani Alves restano a riposo. «I nazionali sono andati tutti bene, sono tutti su di giri. Ora i ragazzi dovranno essere bravi a tornare dentro la nostra stagione, dopo essere stati in giro per il mondo».

Quando allenava Gigi Del Neri, la Juventus era un grande cantiere: lo Stadium un alveare di operai, una distesa di gru e impalcature, e anche la squadra in piena costruzione, del nuovo ciclo s’intuivano le fondamenta. Tra facce nuove, calciatori ceduti a stagione in corso, giovanotti lanciati per tamponare guai o sperimentare, nel 2010-2011 scesero in campo 39 bianconeri. Fu il prezzo d’un maquillage radicale, premiato poi da cinque anni di successi, e finì con un settimo posto che al furlan ancora brucia, prima di lasciare la panchina ad Antonio Conte e invidiargli Andrea Pirlo, Arturo Vidal, Stephan Lichsteiner e Mirko Vucinic.
DECLINO. Del gruppo di Del Neri, sono rimasti in cinque: Gigi Buffon, Giorgio Chielli- ni, Claudio Marchisio, Leo Bonucci e Andrea Barzagli,
gli ultimi unici sopravvissuti su tredici acquisti effettuati. Leo era un ragazzo promettente, con un solo campionato di A alle spalle, Barzagli un difensore vicino ai trenta che tanti giudicavano in declino, per primi i dirigenti del Wolfsburg che lo lasciarono andar via per trecentomila euro. Fu l’allenatore, che l’aveva avuto al Chievo, a suggerirlo, ed è una delle poche note positive che gli restano di quel sogno in frantumi. Le punte di diamante, nel primo mercato dell’era Agnelli, furono Jorge Martinez, rimasto a carico della Juve fino a giugno sempre girovagando per prestiti (12 milioni di investimento, 20 presenze) e oggi tornato in Uruguay alla Juventud, e Milos Krasic, che sembrava Nedved e invece bivacca al Lechia Danzica.
MARGINI. In quella Juve c’erano fuoriclasse al tramonto (Alessandro Del Piero e Brazzo Salihamidzic giocarono ancora una stagione, poi
smisero) ma anche promesse mai sbocciate, anche per sfortuna: Paolo De Ceglie era in orbita azzurra, negli anni s’è aggrovigliato nei prestiti fino a trovarsi oggi, ancora tesserato, ai margini della rosa di Allegri. Armand Tra- ore veniva dall’Arsenal, sembrava destinato a un grande futuro, incappò in una serie di infortuni e tornò in Inghilterra senza mai respirare il grande calcio: Queen Park Rangers e Nottingham Fo- rest con l’ombra di un’occasione perduta.
RIMPIANTI. I tabellini d’Europa League raccontano piccole storie da raccontare, un domani, tra incredulità e orgoglio: Giannetti, adesso a Cagliari, fece coppia con Del Piero contro il Manchester City, soprattutto Camilleri, nel gelo di Poznan, affiancò Chiellini e Bonucci in difesa: oggi gioca a Pagani, in Lega Pro, lui tra i ricordi e rimpianti ha anche il Chelsea.

Non sono ammesse titubanze. Guai ad avere paura, guai se non cercherai di approfittare delle poche opportunità che potrebbe concederti la Juventus». Ecco il Del Neri pensiero che dice di non aver rimpianti di sorta dopo la sua esperienza alla guida delle zebre nella stagione 2010-11.
«Quando alleni la Juve inevitabilmente sei condizionato dai risultati. La mia esperienza è stata positiva anche se è finita male, ma i giocatori di allora non erano quelli di adesso. Mi rendo conto che la Juventus di questi tempi ha zero punti deboli, ciò la dice lunga sulle difficoltà che incontreremo. E’ una sfida per noi dall’esito “quasi” scontato, ma proveremo a giocarcela. Lo “Stadium” genera stimoli a tutti e noi chiediamo che i nostri giovani abbiano voglia di dare tutto quanto è nelle loro possibilità».
NOVITA’. A proposito di giovani, anche per l’assenza di Kone e di Badu, con Hall- fredsson in precarie condizioni tanto che non è stato nemmeno convocato, stasera ci sarà via libera per Jankto, 20 anni, che completerà il centrocampo a tre con il redivivo Fofana e Kums. «Abbiamo fiducia in questo ragazzo che è molto duttile, ha grande intensità e devo dire che a livello generale sul cen-
tro sinistra si muove molto bene». Poi il tecnico ha proseguito nella sua disamina della sfida di stasera. «Dobbiamo cercare di far soffrire la Juventus, ne abbiamo le possibilità. Ci siamo preparati bene, sotto tutti i punti di vista e ai miei chiedo che offrano una prestazione importante anche per avere un punto di partenza altrettanto importante in vista delle prossime gare con Pescara, Palermo e Torino contro le quali non bisognerà perdere».
LA PRESTAZIONE. E’ indubbio che se giochi bene puoi anche sperare di fare il grande colpo, proprio come è successo un anno fa al Verona, ormai retrocesso, di Del Neri. «Quella sera il Verona trovò le motivazioni per incidere nelle situazioni che la Juve concesse. Ecco perché dico che non bisogna avere paura. Nel calcio bisogna saper osare. A costo di sbagliare anche perché possono verificarsi situazioni particolari, impensabili. Naturalmente ci vorrà anche un pizzico di fortuna». Recuperato il solo Samir, ma il nocchiero dei bianconeri ha fatto chiaramente intendere che non lo inserirà nell’undici di partenza di cui non si conosce ancora la tenuta, né il grado di condizione. «In questo momento l’Udinese non può permettersi un cambio annunciato a partita in corso».

Le lacrime di mamma Anna stavolta sono state di gioia e non di disperazione. Quando ha visto quelle nove lettere tra i convocati della Juventus non è riuscita a trattenersi e di colpo si è ritrovata catapultata allo Stadium, in un terribile pomeriggio primaverile di 6 mesi fa. Era il 17 aprile, numero nefasto per molti e da allora anche per Claudio Marchisio. Un crac, la barella, facce truci intorno a lui e mamma
Anna, incredula in tribuna, che non ce la fa a trattenersi. «Si è rotto il ginocchio – raccontava a tutti scuotendo la testa -, povero figlio mio». Claudio però è forte e anche se la risonanza magnetica conferma le prime paure, lui twitta: «Questi sono i rischi del nostro mestiere. Ho tanta voglia di tornare bene e il prima possibile». La grande attesa è terminata: sei mesi dopo Marchisio is back, eccolo con il suo numero 8 nella lista degli arruolabili per l’Udinese tra il 7 di Cuadrado e il 9 di Higuian.
CONVOCATO CON CAUTELA
Mercoledì aveva giocato 45 minuti e segnato nella partitella con la Pro Settimo & Eureka, buone sensazioni che gli avevano fatto capire di essere a un passo dal traguardo. «È stato un buon test – ha detto Allegri in conferenza stampa -, ma prima di decidere voglio parlare con lui e con i medici perché in questi casi in pericolo è dietro l’angolo». Il confronto è stato positivo, lo staff sanitario ha dato l’ok e Marchisio è potuto tornare nell’agognata lista, anche se sa che questo è solo il primo passettino verso il prato verde. «Ci vuole prudenza – ha aggiunto il tecnico – dopo sei mesi di inattività possono venir fuori altre problematiche. L’ideale sarebbe potergli dare un po’ di minutaggio in modo graduale durante le partite, ma non sempre è possibile. Il rendimento in questi casi non può essere costante, le prime di solito si giocano bene e poi serve tempo per trovare la continuità».
RINUNCE PER LA JUVE Sei mesi avevano detto i medici dopo l’operazione e sei sono stati, ma sarebbe stato impossibile rispettare la prognosi senza la ferrea volontà di Claudio. Quando una settimana dopo il primo intervento ha saputo che sarebbe dovuto tornare sotto i ferri per una complicazione gli è caduto il mondo addosso, ma ha capito subito che non aveva tempo per commiserarsi. «Ce la farò», confidò alla moglie Roberta, la donna che l’ha sopportato in questi mesi bui. Per questo ha rinunciato alla festa scudetto allo Stadium (troppo rischioso presentarsi con le stampelle), per questo è partito per la Sardegna con famiglia e preparatore. Ieri è iniziata ufficialmente la sua undicesima stagione in bianconero. Marchisio sa che ci vorrà tempo prima di una maglia da titolare e per poter tornare a essere il totem del centrocampo, ma in questi mesi ha imparato a esercitare la virtù della pazienza. Oggi quello che conta è esserci, gustarsi le partite alla play con i compagni, lo Stadium visto dal pullman, gli applausi da brividi alla lettura del suo nome. Tutto questo significa che il peggio è alle spalle e che per Claudio il bello deve ancora arrivare.

In fuga senza fuso, perché per approfittare del momento favorevole e staccare le inseguitrici serve la massima lucidità. «Il problema non sono gli infortunati – dice Massimiliano Allegri – l’anno scorso eravamo messi peggio, ma le ore di volo: 14, 16, 18. Qualcuno ieri (giovedì, ndr) dopo 18 ore di viaggio invece che a Vino- vo è entrato all’Ippodromo…». Risate, ma il tecnico sa che con il jet lag non si scherza, per questo di solito risparmia ai sudamericani la prima dopo la sosta. Una consuetudine che verrà rispettata anche stasera, ma con un’eccezione.
PIPITA A RIPOSO Dani Alves non è stato convocato e Cuadra- do dovrebbe cedere il posto al più fresco Lichtsteiner, così l’unico che sarà costretto agli straordinari è Dybala: colpa dell’infortunio di Pjaca, che riduce a tre il numero degli attaccanti
disponibili. «Uno tra Higuain e Paulo per forza deve giocare, a meno che non decida di schierare Kean dall’inizio…», scherza ancora l’allenatore parlando del 16enne convocato per la prima volta (nella lista ci sono anche Marchisio e Mattiel- lo). Più facile Dybala che Gonzalo – visto che il primo con l’Argentina ha giocato di meno – in coppia con Mandzukic: «I nazionali stanno bene, Mario ha fatto 4 gol con la Croazia, sono tutti su di giri. Adesso però bisogna rientrare dentro la nostra stagione. La partita con l’Udinese è importante perché apre un ciclo impegnativo tra campionato e Champions. Dobbiamo vincere per rubacchiare punti a Roma e Napoli, perché qualsiasi risultato ci permetterà di allontanarci da una delle due o da tutte e due. La cosa positiva è che comunque vada resteremo davanti, anche se loro giocheranno prima di noi».
PROVE DI FUGA La testa non gli basta più e neanche i 4 punti di vantaggio sulla seconda, il Napoli. Allegri vuole iniziare il tour de force (7 gare in 22 giorni) con un allungo prima degli impegni più tosti (Milan e Napoli in campionato e Lione andata e ritorno in Champions). L’occasione è ghiotta, ma nasconde delle insidie: «Chi pensa che sarà semplice si sbaglia, l’Udinese ha buoni giocatori e il
cambio in panchina dà sempre una scossa. In più Delneri è un ottimo allenatore». Che ha battuto la Juventus 5 mesi fa quando guidava il Verona. Erano altri tempi, la Signora aveva già vinto lo scudetto e arrivò con le pile scariche. Adesso però c’è il sesto titolo da conquistare e una delicata trasferta di Coppa da preparare.
LEO RIPOSA «Nel girone ormai è una corsa a tre tra noi, Siviglia e Lione, quindi la doppia sfida con i francesi è diventata uno scontro diretto». Per questo Bonucci, che dopo la Nazionale ha avuto due giorni di riposo, non è stato convocato: semplice esigenza di recuperare le energie dopo un periodo molto dispendioso, che Allegri ha assecondato
perché vuole il difensore al meglio per la gara di martedì. Avendo recuperato Chiellini (problema al polpaccio in Nazionale, ha saltato la seconda partita) e Benatia (guaio all’adduttore, non gioca da un mese), contro l’Udinese il tecnico può permettersi il lusso di rinunciare a Leonardo. «Benatia è pronto per giocare dall’inizio, anche Chiellini. Ho loro due più Barzagli e posso utilizzare Evra come centrale, o potrei giocare a 4». Più probabile che si parta di nuovo con il 3-5-2, trasformabile in 4-2-3-1. Chiusura su Buffon: «Criticarlo è una bestemmia». Per il portiere niente fuso né turnover. Guiderà la Juve depotenziata dal jet lag nel primo tentativo di fuga della stagione.

Tutti insieme appassionatamente potrebbe essere il titolo – forse scontato – dell’allenamento di ieri pomeriggio a Vinovo: dopo i rientri dei primi nazionali, ieri si sono aggregati anche i sudamericani, oltre a Khedira, e Massimiliano Allegri ha potuto finalmente dirigere una seduta al completo.
Higuain e Dybala, di ritorno dalla sfortunata missione argentina (un pari con il Perù e una sconfitta contro il Paraguay nelle qualificazioni a Russia 2018), sono atterrati in Italia in mattinata e dopo poche ore erano già al lavoro a Vinovo nonostante la fatica della trasferta intercontinentale. Entrambi si sono subito concentrati sulla sfida di domani contro l’Udinese confidando nel campionato per ritrovare il sorriso anche se soltanto uno dei due sarà inserito nella lista dei titolari.

Contro i bianconeri friulani Allegri manderà in campo dal primo minuto il ritrovato Mandzukic e al suo fianco schiererà uno dei due argentini: Dybala appare in pole position perché ha giocato meno rispetto a Higuain in Nazionale. Il ct dell’Argentina, Edgardo Bauza, ha infatti utilizzato il Pipita per 90 minuti sia contro il Perù (dove l’attaccante ha pure segnato) sia contro il Paraguay, mentre la Joya nella prima partita è stato sostituito dopo 65’ e nella seconda sfida è subentrato nell’ultima mezz’ora. Non soltanto il minutaggio però è a favore di Dybala: nell’esperimento di Palermo, dove la Juventus ha schierato l’attacco pesante con Mandzukic al fianco di Higuain, la coppia non ha reso tantissimo, mentre il duo Mandzukic-Dybala è sicuramente più funzionale e oliato.

In realtà, se Marko Pjaca fosse stato disponibile, sarebbe toccato al croato esordire da titolare contro l’Udinese al fianco del connazionale Mandzukic con i due argentini scontati titolari contro il Lione tre giorni dopo. Invece domani dovrebbe andare in scena la staffetta argentina, con Higuain pronto a subentrare nella ripresa per far rifiatare Dybala. I due non hanno problemi fisici, però la stanchezza potrebbe farsi sentire, tanto più che dietro l’angolo c’è l’ostica trasferta in Francia.

Sono rientrati a Vinovo anche Cuadrado e Dani Alves, pure loro reduci dalle fatiche della Nazionale. Contro l’Udinese, però, dovrebbero entrambi accomodarsi in panchina per dare spazio a Stephan Lichtsteiner. Lo svizzero ha fatto rientro prima a Vinovo dopo gli impegni di qualificazione, ha potuto lavorare più a lungo a Vinovo e, soprattutto, non è inserito nella lista Uefa, ragione per cui è escluso dalla Champions. Dani Alves e Cuadrado possono così recupera e prepararsi per la trasferta europea: il brasiliano è in vantaggio sul colombiano per la maglia da titolare a Lione.

Sette partite in ventidue giorni. Non è una novità per la Juventus, abituata in autunno ai tour de force tra una sosta e l’altra della Nazionale. Ma adesso si entra nel clou della stagione e passi falsi, soprattutto in Champions League, potrebbero avere ripercussioni serie sul cammino. Da sabato, quando i bianconeri affronteranno l’Udinese allo Stadium, a domenica 6 novembre, con la Juventus in campo al Bentegodi contro il Chievo, saranno tre settimane decisive sia sul fronte campionato sia in Champions: cinque sfide di serie A, tra cui il big match contro il Napoli allo Juventus Stadium, e due di Coppa, con la doppia sfida contro i francesi del Lione, potranno dire molto sulle ambizioni bianconere di vincere il sesto scudetto consecutivo e riconquistare, due anni dopo, un’altra finale di Champions, con la speranza stavolta che a Cardiff vada in scena un epilogo diverso da Berlino.

A settembre, nel precedente ciclo di ferro, la Juventus si è potuta permettere anche il lusso di perdere a San Siro contro l’Inter senza veder intaccata la sua leadership in classifica: anzi, dodici punti in cinque giornate hanno consentito ai bianconeri di allungare (+4) sul Napoli, il più accreditato inseguitore.

E proprio lo scontro diretto, in programma sabato 29 ottobre al J Stadium, sarà, se non decisivo per lo scudetto, fondamentale per dare un ulteriore scossone in vetta. Prima di arrivarci la Juventus affronterà l’Udinese, il Milan a San Siro e la Sampdoria in casa mentre il Napoli deve vedersela con la Roma al San Paolo, sfida dall’esito non così scontato, e poi contro Crotone ed Empoli. Ponendo che entrambi arrivino al big match con gli stessi punti di distacco di adesso – quattro – vincere come è accaduto l’anno scorso (gol partita di Simone Zaza) vorrebbe dire per la Juventus portarsi a +7, incrementare il distacco e alimentare la fuga.
Eppoi, oltre ai punti, un trionfo contro il club di De Laurentiis, nel primo incrocio tra Gonzalo Higuain e la sua ex squadra, darebbe una scossa emotiva pazzesca al gruppo bianconero. Che dovrebbe però rimanere umile perché ogni partita vale tre punti per cui, anche nella sfida successiva contro il Chievo, che chiude questo mini ciclo di ferro, Massimiliano Allegri dovrà tenere alta la tensione per evitare clamorosi scivoloni dovuti all’euforia del momento. Il tecnico sa di avere uno spogliatoio responsabile, ma è sempre meglio evitare brutti scherzi e rovinare quanto costruito.

La Champions riserva invece in queste tre settimane il doppio confronto con il Lione, già affrontato, battuto due volte ed eliminato tre stagioni fa, nei quarti di Europa League. Adesso il palcoscenico è diverso, in più si è nella fase a gironi dove un passo falso non vale ancora l’esclusione. Però, il pareggio casalingo dei bianconeri contro il Siviglia nel debutto in Champions potrebbe pesare, e molto, alla fine dei conti.

Per questo motivo, contro i francesi, la Juventus non può concedersi altri bonus ma deve soltanto puntare alla doppia vittoria: in questo modo i bianconeri – che hanno gli stessi punti (4) del Siviglia, l’altra capolista del girone – possono stare al passo degli spagnoli, che sulla carta dovrebbero avere vita facile con la Dinamo Zagabria e raccogliere sei punti nell’andata-ritorno con i croati, già battuti dalla Juventus 4-0 in casa loro.
Non c’è più Pirlo, in gol nel 2014 contro il Lione, ma ci sono Bonucci e Marchisio (il Principino dovrebbe rientrare – se non a Lione – almeno nella gara di ritorno), gli altri bianconeri che hanno lasciato il segno contro i francesi. E se Buffon e compagni riescono a centrare la doppia vittoria, si giocheranno il primo posto del girone col Siviglia allo Stadio Ramón Sánchez-Pizjuán a fine novembre.

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