Napoli – Roma Diretta Live Tv Rojadirecta Streaming Gratis

COME E DOVE VEDERE STREAMING  NAPOLI – ROMA GRATIS – La sfida alla Juventus è ufficialmente lanciata: il Napoli ha dichiarato la sua candidatura allo scudetto, non per quest’anno ma nelle stagioni a venire. Purchè tutte le componenti procedano di pari passo, la tifoseria, i media, la squadra, l’allenatore, la dirigenza, il presidente, uno spirito di corpo necessario a superare il gap economico che divide il club azzurro dalla Juve “pigliatutto”. L’esempio lo danno il presidente De Laurentiis e il tecnico Sarri, dimostrando di aver superato qualche recente disparità dialettica presentandosi fianco a fianco (non accadeva da 5 mesi) in una particolare conferenza stampa nella quale, oltre ad illustrare le proposte invernali del Trentino marketing, hanno manifestato un pensiero comune, quello di non accettare l’idea di consegnare in anticipo il tricolore di quest’anno a Madame. «Vorrei vincere entro 10 anni, ma se ci riesco, anche prima. Juve permettendo, che fattura 360 milioni: datemi 100 milioni in più e vinco anche io. Purtroppo non abbiamo, come loro, una storia di decine di scudetti, ci siamo riusciti solo 2 volte.

E se il signor Ferlaino non avesse comprato Maradona, probabilmente non sarebbero arrivati nemmeno quelli. Quindi teniamoci stretti questi 12 anni del nuovo corso e pensiamo a crescere. Ora però ho accettato di partecipare a questo campionato e me lo gioco fino alla fine». Anche Sarri manifesta un sentimento di totale contrapposizione a quello della resa che sembrava aver dichiarato dopo il ko di Bergamo: «Non capisco perché quelle mie parole siano state strumentalizzate. La Juventus è favorita, ma nella mia carriera non ho mai mollato. Chi passa come me dalla seconda categoria alla Champions, non si arrende. Voglio pure io lo scudetto, ma il mio contratto non dura dieci anni, dovrò riuscirci prima». E se la coppia Sarri-De Laurentiis ha intenzione di dare filo da torcere a Madame già quest’anno, sarà necessario superare l’odierno scoglio della Roma. E’ la sfida per il ruolo di antagonista della Juve, anche se l’eventuale formazione sconfitta avrebbe ancora 90 punti a disposizione per provare addirittura a vincerlo lo scudetto.

Oggi pomeriggio Milik non sarà il solito “osservato speciale” dei difensori avversari, ma sarà un “osservatore speciale” del big match: è annunciata la sua presenza in tribuna. Probabilmente di fianco al presidente De Laurentiis, ormai al capolinea del suo volontario esilio dal San Paolo. «Faccio un appello ai tifosi: voglio uno stadio tosto. Servirà un grande sostegno e ci serve pure quello di De Laurentiis, il nostro primo tifoso», l’assist a tavolino di Sarri è stato raccolto prontamente dal presidente: «Lo faccio per l’amore verso questa squadra e Sarri».

E’ molto probabile che non ci saranno sorprese nello schieramento del Napoli, con Gabbiadini al posto di Milik e Insigne in luogo di Mertens per la sesta volta su 8 partite. «Non sarà questa partita a stabilire l’anti-Juve – dice Sarri per non caricare oltremodo il match – il campionato è appena cominciato. Punto su Gabbiadini e sto studiando anche le alternative: non potrà giocare ogni 3 giorni fino a fine dicembre. Mertens sarà utile contro le squadre chiuse e Callejon quando ci saranno più spazi. Inserirò i nuovi appena saranno pronti. In un complesso organizzato come il nostro, è più difficile». Sarri conferma anche Maksimovic. Torna in lista Chiriches, assente dal 27 agosto a causa della rottura del menisco che si è procurato in Nazionale, e si rivedrà titolare Allan dopo l’esclusione di Bergamo.

La formazione anti-Roma (tranne sorprese) è cosa fatta, il Napoli vuole essere più forte dell’infortunio di Milik e di chi ha preferito abbandonare il progetto. Il messaggio di De Laurentiis a Gonzalo Higuain: «Prima giocavamo solo per lui, ma io interpreto il calcio come uno sport di squadra. Devo confessare che il Pipita aveva quasi rinnovato il contratto un anno fa: mi incontrai con il padre e il fratello a Venezia. Poi sono spariti ed a febbraio Nicolas mi comunicò che Gonzalo voleva andare via. Lui ha tradito i napoletani. Ma nella rosa ora siamo più competitivi». Soltanto la Roma potrà dire se De Laurentiis ha ragione.

La sorpresa arriva nel tardo pomeriggio. Non solo Strootman è out per un problema alla schiena ma al San Paolo non ci sarà nemmeno Bruno Peres (fastidio agli adduttori). Col senno di poi, si decriptano meglio le parole di Spalletti che qualche ora prima si era rabbuiato parlando delle condizioni di Nainggolan: «Dovremo valutare alcune situazioni ma bisogna sapere convivere con qualche problemino». Il diminutivo mal si sposa con l’emergenza del tecnico che è costretto a convocare appena 19 elementi, di cui tre portieri. La formazione, a meno che a sorpresa non ricorra alla difesa a tre, sembra fatta. In mediana dentro Paredes al fianco di De Rossi, Florenzi torna terzino destro e Nainggolan viene avanzato nella posizione di trequartista dietro Dzeko. Unico possibile ballottaggio è tra l’argentino e El Shaarawy con Nainggolan in quel caso a protezione della difesa vicino a De Rossi.

Un’emergenza che non ci voleva visto che per Spalletti il Napoli «è la migliore squadra del campionato per gioco espresso, sono i più bravi di tutti. Per modo di stare in campo, per equilibrio, per continuità, per completezza delle due fasi, per qualità, sono i più bravi. Il loro allenatore ha fatto vedere di essere capace. Voglio fare i complimenti a Sarri, è ingegnoso, ha dato un contributo al calcio e ha fatto vedere cose nuove. Callejon? Se arriva prima lui dietro le spalle, rischi di prendere gol. Se scappi invece puoi riuscire a prenderlo». Quello di oggi pomeriggio sembra uno spareggio per eleggere l’anti-Juventus: «E’ un’occasione per predire il futuro, dobbiamo fare le cose per bene. Poi ce ne saranno altre (di gare, ndc) ma le possibilità diminuiscono o possono aumentare in base a come esci da queste partite. Sarà una bella occasione per noi, dovremo farci trovare pronti». Occasione soprattutto da non perdere: «Vivo senza scopo già da un po’, ho la mira di fare qualcosa di meglio e queste occasioni sono ideali per dare un fine alla professione che faccio. Vado lì e tento di vincere, anche se è difficile». Traduzione dallo ‘spallettese’: vincere a Napoli diventerebbe lo spartiacque della stagione in ottica campionato. Anche un pareggio, infatti, rischierebbe di far scivolare sia la Roma che il Napoli a distanze siderali dopo appena 8 giornata. E nonostante il confronto diretto con i bianconeri sia in programma soltanto il 17 dicembre, col sorriso sulle labbra e su una tematica legata al mercato, Spalletti già lancia la sfida: «Allegri propone di sostituire la sessione di gennaio con una a novembre. Se ha tempo di pensare a queste cose è il più bravo di tutti, non ci avevo pensato. Visto che c’è un periodo vuoto tra fine campionato e inizio mercato si potrebbe sfruttarlo. Sono d’accordo, ha detto cose intelligenti anche se non voglio dargli ragione…».

Per arrivare al Nobel del gol, in fondo, c’è sempre tempo. Manolo Gabbiadini ed Edin Dzeko si avvicinano alla sfida di oggi col passo leggero di chi, tutto sommato, pensa che il bello debba ancora venire. L’attaccante, d’altronde, deve essere per sua natura ottimista; e se Bob Dylan – per l’Accademia Svedese – mette in fila scrittori e poeti nella corsa al massimo riconoscimento annuale per la letteratura, i due centravanti di Napoli e Roma sembrano assomigliare a quegli scrittori a cui la consacrazione definitiva pare essere sempre vicina, ma mai agguantata. Insomma, è un po’ come se il 24enne Gabbiadini – dopo l’esplosione nella Samp – fosse l’Harper Lee del nostro calcio: primo romanzo folgorante («Il buio oltre la siepe») e poi più nulla, lasciando tutti in attesa di un seguito, che nel caso della scrittrice statunitense è arrivato solo postumo (e in realtà era solo la genesi del suo capolavoro). Discorso diverso per il trentenne Dzeko, che ha mietuto riconoscimenti sia in Germania che in Inghilterra ma – proprio come lo scrittore giapponese Haruki Murakami – resta un perenne candidato al Nobel senza riuscire a convincere fino in fondo.

EREDITÀ MILIK Per questo l’occasione di oggi è ghiotta per entrambi. Certo, il fantasma più pesante è sulle spalle dell’azzurro, che per almeno 4 mesi dovrà sostituire l’infortunato Milik. «Anche l’anno scorso dopo la squalifica di Higuain ho avuto grande responsabilità, anche se stavolta è diverso – ha detto a Radio Kiss Kiss – Milik è un ragazzo eccezionale e mi dispiace, ma ho voglia di dimostrare a tutti chi è Manolo Gabbiadini». In realtà, finora spazio ne ha trovato, visto che le presenze sono 7 (e le reti una), ma l’iniezione di fiducia arrivatagli dal club dovrebbero dargli una carica utile a conquistare tutti e – a differenza dell’estate scorsa – a toglierlo definitivamente dal mercato. Ovvio però che

Gabbiadini qualche volta dovrà pure tirare il fiato; e così Sarri pensa pure ad un attacco con un finto centravanti: Martens quando si troveranno difese chiuse e necessiterà una punta brava nel dribbling, Callejon quando si affronteranno squadre più aperte e lo spagnolo potrà esprimere al meglio una delle sue caratteristiche principali del suo gioco, cioè l’attacco alla profondità.

RINASCITA Al gioco col falso centravanti, suo malgrado, Dzeko nell’era spallettiana ne ha conosciuto parecchio vedendolo dalla panchina. Adesso però le cose paiono cambiate, tant’è che solo una volta in carriera aveva fatto meglio dei 5 gol 7 gare di campionato fatti registrare quest’anno (nel 2011-12 al City: 8). Merito anche di un lavoro specifico fatto in ritiro a Pinzolo, necessario a fargli trovare più agilità. Se a questo si uniscono i consigli del nutrizionista Rillo, che ha studiato un regime alimentare su misura, con un’alternanza mediterranea tra carboidrati e proteine che Edin in carriera non aveva mai utilizzato, il quadro è completo. Insomma, alla vigilia del 50° cap complessivo nella Roma e nonostante qualche acciacco riportato in Nazionale metta ansia allo staff, Dzeko pare sicuro: «Occorre migliorare in trasferta e giocare come quando siamo all’Olimpico. A Napoli non sarà facile, dovremo essere pronti per fare una grande partita. Sono pronto per grandi obiettivi». Il modo migliore per sfidare Gabbiadini ed esorcizzare il San Paolo. L’ultimo capitolo del romanzo italiano, in fondo, è ancora lontano dall’essere terminato.

Una stretta di mano, per sgombrare il campo da qualsiasi illazione sulla bontà del loro rapporto. Aurelio De Laurentiis e Maurizio Sarri si sono ritrovati allo stesso tavolo per ribadire i rispettivi concetti sul momento del Napoli alla vigilia di un incontro delicato come quello di oggi pomeriggio, al San Paolo, contro la Roma. Parole in serenità, quelle del presidente, anche se non ha perso l’occasione per ritornare sull’affronto subito da Gonzalo Higuain, che ha preferito la Juventus al suo progetto. Una polemica pacata, che ne evidenzia, però, il malcontento per come s’è concluso il rapporto con l’argentino. «L’ho preso io, il Pipita, mentre Benitez, allora, mi aveva suggerito il brasiliano Leandro

Damiao. Io non lo avrei mai mandato via, gli avevo offerto nell’estate 2015 più di quello che guadagna ora alla Juve. Dopodiché, a febbraio, suo fratello Nicolas, che è anche suo manager, mi disse che Gonzalo non voleva più rimanere, perché a Napoli non c’erano giocatori importanti. Lì ho capito che eravamo fatti in modo diverso, per una questione di classe e di stile», ha osservato De Laurentiis. Il numero uno del club è apparso ferito, nonostante abbia accompagnato ogni sua frase con un sorriso.
ILLUSIONE In pratica, fino all’ultimo ha sperato che il Pipita rivedesse la propria posizione, che accettasse la nuova offerta. Un’illusione, nulla di più, perché già da un anno l’argentino aveva deciso di lasciare Napoli. «Ci sono anche altre cose che potrei raccontarvi, ma che non vi dico, perché altrimenti passeremmo degli anni in tribunale tra querele e contro querele. Cose dette da Higuain che, se svelate, non farebbero bene al nostro spogliatoio. Spesso lui s’è rivolto ai compagni con fare aggressivo, facendo gesti che non mi sono piaciuti, magari solo per rimproverarli per un passaggio sbagliato o per non averne favorito la conclusione». Un altro capitolo, che andrà ad arricchire la polemica che dura, ormai, dalla scorsa estate. Una questione che, probabilmente, resterà aperta ancora per parecchio tempo, perché quell’affronto non l’ha proprio digerito, il presidente del Napoli.

CHIARIMENTO Dopo la polemica, il chiarimento. L’altra parte, non è più Higuain, ma Maurizio Sarri e le sue dichiarazioni di resa rilasciate nel post-Genoa a proposito della Juventus e della
sua invincibilità. «Le sue parole di quella sera andavano interpretate, il Napoli nella sua storia ha vinto soltanto due scudetti con il più grande giocatore di tutti i tempi, ma senza di lui si è vinto poco: questo bisogna ricordarselo. Datemi cento milioni di fatturato in più e vinco anche io. Piuttosto, teniamoci stretti i dodici anni di questo Napoli e speriamo tra dieci anni di essere dove io ambisco di essere, con un calcio riformato. Ma lo scudetto vorrei vincerlo prima», s’è augurato il presidente che, sapientemente, ha evitato di polemizzare con la classe arbitrale nonostante i presunti torti subiti dal Napoli a Pescara e Genova. «Dopo dodici anni, credo di avere abbastanza esperienza, adesso, per non parlare di certe questioni, anche perché la nostra vittoria l’abbiamo ottenuta: la moviola in campo, a breve, sarà operativa».

NESSUN RINFORZO Sarà Gabbiadini a sopperire all’assenza dell’infortunato Milik. Dunque, nessuno svincolato o altro, fiducia in chi già c’è e nelle idee tattiche dell’ allenatore. «Abbiamo una rosa più competitiva dello scorso anno. E’ vero, abbiamo perso Milik, ma c’è Gabbiadini ed abbiamo altre opportunità sulle quali Sarri sta lavorando. La squadra l’abbiamo plasmata sul modo di giocare del nostro allenatore. I nuovi? Ci vorrà del tempo per inserirli e mi riferisco a Diawara e Rog. Il tecnico preferisce assumersi il rischio di fare scelte più conservative», ha concluso De Laurentiis.

Maurizio Sarri ieri avevano promesso che sarebbe stato in conferenza stampa un quarto d’ora, poi De Laurentiis si è preso la scena e lui ha dovuto aspettare a lungo per poi poter andare a dirigere la rifinitura. Ha ascoltato con attenzione le parole del presidente ma si vedeva chiaramente che in mente aveva solo la Roma. Gli premeva parlare della partita ma prima si è voluto togliere un sassolino, forse un macigno, dalla scarpa: «Io ho sempre detto le stesse cose sulla Ju- ve, dopo una sconfitta però le mie parole sono state interpretate diversamente – ha esordito Sarri -. Per me la squadra bianconera era e resta la più forte di tutte. Far passare le mie parole per una resa mi ha fatto girare parecchio le scatole (in realtà il termine usato da Sarri è stato un altro, ndr) perché io non sono una persona che si arrende altrimenti non sarei arrivato dalla Seconda categoria alla Champions».

FIDUCIA TOTALE Il ruggito di Sarri è in pratica il «copia incolla» di ciò che Reina ha detto qualche giorno fa alla Gazzetta. Nello spogliatoio azzurro, e nel tecnico che lo guida, il rammarico per la sconfitta contro l’Atalanta è stato molto forte ma ora la depressione ha lasciato il posto alla voglia di rivincita: «È troppo presto per parlare di “primarie” per il ruolo di anti Juve – ha detto Sarri -, però quella con la Roma per noi è una gara importante visto che dobbiamo reagire dopo Bergamo e ci toccherà farlo contro una avversaria di valore che è micidiale nelle ripartenze». Insomma, la prima sconfitta stagionale deve servire da monito per non ripetere più certi errori che Sarri ormai non digerisce: «Bisogna imparare a gestire meglio le gare che non prendono il binario giusto: al momento questo è il nostro difetto più grande».

GABBIA E GLI ALTRI Ecco, Sarri prova a guardare avanti con ottimismo ma si guarda bene dal parlare di obiettivi immediati. Tuttavia, ieri si è lasciato andare ad una battuta rispetto al fatto che De Laurentiis ha parlato di uno scudetto da vincere prima dei prossimi dieci anni. «Debbo attrezzarmi in fretta» ha scherzato l’allenatore del Napoli. Del resto, lui è una sorta di alchimista: studia formule per far rendere la squadra al meglio. Ora che Milik dovrà stare fermo ai box per un lungo periodo, Sarri punterà su Gabbiadini ma lavorerà anche a qualcosa di inedito: «Per Manolo non è cambiato niente visto che fin qui aveva giocato quasi quanto Milik partendo titolare in tre partite su sette – si è affrettato a spiegare Sarri -. A lui non spetta il compito di sostituire nessuno, soltanto quello di giocare bene e sono convinto che lo farà. Piuttosto, Gabbiadini ogni tanto dovrà riposare e sto provando sia Mertens sia Callejon lì davanti a seconda delle situazioni tattiche del momento. Entrambi possono agire da centravanti, seppur con caratteristiche diverse ».

ROMA idea è quella ovviamente di provarla a vincere, anI che se poi le notizie di ieri gli hanno tolto un po’ di certezze e anche il sorriso. Luciano Spalletti oggi però ci proverà lo stesso. Nonostante le assenze di Strootman e Bruno Peres e nonostante un Nainggolan ancora lontano dalla forma migliore. La sfida di Napoli, però, è troppo importante per non crederci lo stesso. Anche perché, poi, c’è quel dato delle ripartenze di ottobre del tecnico di Certaldo che non è proprio incoraggiante (alla guida della Roma tre sconfitte con Empoli, Reggina e Inter e un pareggio, proprio un 4-4 con il Napoli, dopo le soste nel mese corrente) e che Spalletti vuole provare a cancellare. Da subito.

LE ASSENZE Spalletti sperava di recuperarlo Strootman, anche se ieri, prima dell’allenamento, aveva precisato: «In nazionale ha giocato due partite senza allenarsi mai, speriamo di risolvere questo problema alla schiena». Speranza che si è poi rivelata vana, con l’allenamento che ha portato in dote l’altra brutta notizia della giornata: il forfait di Bruno Peres, che in uno degli ultimi scatti ha avvertito un problema all’adduttore. Out anche il brasiliano e formazione stravolta, con Florenzi pronto a tornare a fare il terzino destro e Nainggolan dentro come incursore, alle spalle di Dzeko (ma anche lui non sta benissimo). «Bruno Peres finora aveva fatto bene, ho intravisto in lui la stessa qualità e la stessa forza di Torino — continua l’allenatore della Roma — Nainggolan, invece, ha attraversato un periodo in cui è stato al di sotto delle sue possibilità e anche un po’ in difficoltà fisica. Ora si sta allenando bene per tornare ad essere quel calciatore forte che conosciamo. Ci deve restituire quello a cui ci ha abituato ed in cui è  mancato in questo periodo».

IL CONFRONTO Certo, Spalletti avrebbe preferito giocarsela con tutti gli effettivi, magari pure Vermaelen: «Continua ad avere quel problema (la pubal- gia, ndr) che ci preoccupa, anche se sta migliorando e ha ripreso a correre». Ma dall’altra parte mancherà Milik, qualche giorno fa lui stesso disse che l’assenza del polacco non avrebbe spostato molto, perché il Napoli restava forte. «Come gioco espresso è la migliore: per qualità, continuità e completezza della fase difensiva ed offensiva. Noi in alcune partite non siamo stati all’altezza, dovremo dare il massimo. Se ci riusciremo dimostreremo anche di non essere un gradino sotto il Napoli, ma sulla sua stessa piattaforma. Siamo insieme a loro, anche se loro hanno un punto in più e questo vuole dire che, evidentemente, qualcosa in più hanno fatto».

MOSSE & RAMMARICO Merito anche di Callejon, che Spalletti ha lodato spesso come l’esterno migliore in Italia nel saper attaccare la linea difensiva alle sue spalle. «E chi giocherà dovrà essere bravo ad anticipare la “scappata”. Nel dubbio se accorciare sui piedi o scappare via, meglio la seconda, perché la palla alle spalle del difensore è quella che può far male». Come male gli ha fatto l’addio di Sabatini: «La sua scelta mi dispiace e mi fa sentire tirato in ballo. Se io e la squadra avessimo fatto meglio, forse ci avrebbe ripensato. Alcune nostre gare non all’altezza forse lo hanno indotto a fare questa scelta. Io sono come lui, se non vinco non sono contento». Ecco perché, seppur senza Strootman e Peres, Spalletti oggi ci proverà lo stesso. A vincere, ovviamente.

La qualità non si distrugge, si attacca. Luciano Spalletti sceglie con cura le parole, le scandisce e quasi le coccola, come la piccola matita che gli serve per disegnare su un foglio traiettorie ideali, schemi mentali. E’ sorridente, più del solito, alla vigilia di Napoli-Roma, forse perché la sosta lo ha ritemprato o forse perché vuole trasmettere serenità prima di una partita piena di tensioni, purtroppo non solo sportive. O forse perché, ancora, sente che la sua squadra ha nelle corde il blitz che cambierebbe gli equilibri del campionato: «Bisogna accettare la sfida perché loro sono forti ma noi siamo altrettanto forti. Dobbiamo essere pronti a giocarcela, a livelli alti, perché quel secondo gradino che adesso occupa il Napoli è stretto e bisogna starci comodi».

FIDUCIA. Dall’osservatorio di Trigoria riconosce i meriti dell’amico Sarri, «che esprime il gioco migliore di tutti, insieme con il Sassuolo e il Chie- vo. Maurizio, che io conosco bene, ha dato un contributo importante alla crescita del calcio, merita i complimenti per aver portato cose nuove al movimento». Ciò non significa arretrare o peggio arroccarsi davanti al possesso palla del
Napoli, il più alto della Serie A con il 58% di media: «Il Napoli sa esprimere il suo massimo dentro la partita. Ma noi andiamo al San Paolo per provare a batterlo. Ho già vissuto senza scopo, adesso invece ho bisogno di uno scopo a livello professionale. Avremo un’occasione per predire il nostro futuro». O almeno «Mi dispiace non essere riuscito a trattenere Sabatini Evidentemente devo fare molto di più»per orientarlo: «A seconda di come usciremo da questa domenica, da questo confronto, ci potremo rendere conto di quali obiettivi abbiamo. Siamo solo all’inizio della stagione quindi verranno altre occasioni. Ma Napoli-Roma è un esame molto importante. Non so se sia il più duro, visto che abbiamo affrontato anche l’Inter che è una squadra magnifica. Però di sicuro è un test che vale moltissimo. Se in certi casi non abbiamo fatto vedere il nostro valore, qui possiamo dimostrarlo».

STRATEGIE. La Roma non adotterà una tattica autole- sionistica ma nemmeno si limiterà a difendere lo zero a zero. E così se Callejon, per sua stessa ammissione, è il giocatore più bravo a infilarsi dietro le linee difensive, Juan Jesus dovrà guardarlo senza paura: «Gli ho detto che nel dubbio deve correre all’indietro. Perché se lo lanciano in profondità e lui scappa, può uscirne un gol. Se invece lo servono sui piedi, il terzino fa in tempo ad avanzare per prenderlo». Se da sinistra il Napoli spesso va all’assalto, con il terzetto Ghoulam- Hamsik-Mertens (o Insigne), la Roma non starà a guardare: «Anche noi abbiamo a destra le nostre armi e proveremo a sfruttarle, giocandocela alla pari». Tradotto: Florenzi e Salah sulla stessa fascia saranno anche un rischio ma al contempo costituiscono un lusso di cui approfittare.

RIASSETTO. Spalletti si è poi soffermato sull’addio di Walter Sabatini, che giovedì è passato a Trigoria a salutare la squadra al completo: «Mi dispiace che abbia lasciato la Roma visto che lui e io siamo simili, se non vinciamo siamo scontenti. Nel momento in cui Sabatini prende una decisione del genere, mi sento tirato in ballo: evidentemente non ho fatto abbastanza per convincerlo a rimanere. Sono sicuro che se la squadra avesse sprigionato tutto il suo potenziale in questo inizio di stagione Walter avrebbe cambiato idea. Invece non è successo. Evidentemente devo fare molto meglio, è la sua scelta che mi obbliga a crescere». Manda a questo proposito un messaggio a Radja Nainggolan, tra i più deludenti nell’avvio di stagione: «Ha vissuto un periodo al di sotto delle proprie possibilità, anche a causa di qualche problema fisico. Ora si sta allenando bene; per tornare ad essere quel calciatore forte di cui la Roma ha bisogno deve continuare sulla strada che ha intrapreso. Ci deve restituire quello a cui ci ha abituati e che recentemente è mancato».

La memoria che ingannate li fa immaginare sempre insieme, due facce da Giano giallorosso. Francesco Totti e Daniele De Rossi, pasta di capitano il primo e vorrei ma in fondo chi se ne importa il secondo, capitano quando capita, l’importante è essere qui in una città che mi attira e mi respinge ma senza la quale troverei difficile tirare avanti. Lasciateli giocare, e giocare insieme, se volete assistere a un fenomeno curioso. Due che se li accosti non si mescolano, peggio dell’acqua con l’olio, eppure hanno marchiato un’epoca romanista di grida e di sussurri, di gol realizzati ed evitati, di sconfitte indimenticabili, di vittorie mai del tutto complete e per questo ancora più gustose.
PROBABILITÀ. Ma se oggi giocano insieme a Napoli, anche un minuto per uno, arrivano a mille presenze in Serie A. Bisogna sommare le 605 di Totti e le
393 di De Rossi e siamo a998. Qualora andassero in campo (De Rossi con ogni probabilità ci andrà dall’inizio, per Totti la chance su cui scommettere è un ingresso in campo dall’avvio del secondo tempo in avanti) si aggiunge una partita a testa ed ecco il numero che suona
Legati da una vita dedicata alla Roma Se giocano arrivano a 40 partite totali contro il Napoli
bene. Mille. Raggiunto in una gara di quelle che timbrano tutto un avvenire, perlomeno tutto un campionato e magari anche la prossima stagione, dato che Napoli-Roma qualcosa significa per chiunque voglia partecipare alla Champions League futura.
Se sia lecito fare del Capitano e di Ddr un tutto unico, un De Totti ibrido e indivisibile, andrebbe discusso. Per rispondere
alla fine di sì. Alessandro Florenzi non è giunto da poco sulla scena, però le mille repliche di questaltro spettacolo romano arrivano ai limiti estremi della memoria. Totti gioca in prima squadra dal1993 e De Rossi dal 2001, dal 2003 se calcoliamo solo, come stiamo facendo in questo caso, le partite di Serie A. Ciò spiega il margine di vantaggio di Totti in fatto di presenze e in parte, insieme con caratteristiche e ruoli ricoperti, quello nei gol: Totti 250, De Rossi 37, De Totti quindi 287. Amici perché non si può stare 16 stagioni nello stesso spogliatoio, con diverse puntate pure in quello della Nazionale, senza conoscersi e in un certo modo capirsi. Anche se natura e carattere tenderebbero a scagliare uno da una parte e l’altro da quella opposta, come due elettroni.
COMBINAZIONI. Alla fine sono riusciti a fare molto insieme, perfino vincere un Mondiale, perfino uno scudetto se si conta per De Rossi anche il 2000-01 quando non giocò mai in campionato ma entrava tra i convocati. Guardateli pure come fossero uno e vedrete che non sono messi male neppure nel rapporto con il Napoli: 23 partite con 12 vittorie, 5 pari e 6 sconfitte per Totti, 7 gol, 3 assist; 15partite con 7 vittorie, 4 pari e 4 sconfitte per De Rossi, 1 gol e 1 assist. Giocando arriverebbero a 40 presenze in questo strano derby su cui splendeva sempre il sole e speriamo continui. Sono 40 ormai anche gli anni di Totti, mentre 33 sono quelli di De Rossi. Con i numeri sigiocabene, silasciano modellare docilmente. Mille giorni di te e di me e di questa Roma, sembra una
canzone.

Ci sono voluti 50 minuti di volo per percorrere 188 chilometri. L’assurdità logistica di Napoli-Roma è in questo spostamento. Invece di muoversi in treno come i comuni mortali, con l’alta velocità che impiega poco più di un’ora, la Roma è stata obbligata a viaggiare in aereo, noleggiando un charter, per questioni di sicurezza.
IL PIANO. Era successo anche gli anni scorsi, dopo l’uccisione di Ciro Esposito. I contatti tra le questure hanno suggerito di evitare l’arrivo nel centro città, in un luogo affollato, per poi sistemarsi in uno degli alberghi sul lungomare, davanti a Castel dell’O- vo. La Roma ha scelto invece nuovamente un hotel a ridosso dello stadio San Paolo, che sarà sorvegliato dalla polizia tutta la notte. Le pattuglie delle forze dell’ordine hanno scortato la comitiva fin dalla scaletta dell’aereo a Capodichino e lo stesso faranno per il ritorno, dopo la partita. In nottata un ampio servizio di vigilanza ha impedito a potenziali intrusi di avvicinarsi all’albergo: soltanto i clienti, mostrando la card della stanza, vi hanno avuto accesso. La prudenza non è mai troppa.
TENSIONE. Del resto a Napoli non possono stare tranquilli, viste le numerose minacce di rappresaglie partite dalla curva napoletana nel corso dei mesi. Ottocento agenti saranno impegnati a curare l’evento, oltre agli steward del Napoli, nonostante la totale assenza dei tifosi romanisti decisa dal Viminale. La madre di Ciro Esposito, Antonella Leardi, in settimana ha chiesto di non trasformare una giornata di sport in un nuovo pretesto di violenza ed
è attesa allo stadio in tribuna. Ma ieri sul tema si è espresso anche il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris. «Roma e Napoli hanno tutto delle grandi città, sono considerate due capitali – ha detto a Te- leradiostereo – E’ un peccato che quando si confrontano in campo debba esserci questa tensione. In passato la partita era vissuta diversamente. I sindaci, noi, dobbiamo fare un passo avanti, in campo si va per vincere ma poi si deve essere campioni d’Italia anche fuori, dimostrando quella superiorità anche non reagendo male alle provocazioni. Lo dico spesso anche ai tifosi del Napoli, che incontro per le strade della città».
NORMALITA’. Del desolante vuoto nel settore ospiti del San Paolo ha invece parlato Spalletti in conferenza stampa: «Non so se sia giusto. Ma nessuno ha diritto a creare danni, quindi chi ha intenzione di mettere a rischio l’incolumità va in qualche modo fermato. Tutti dobbiamo dare un contributo per creare un ambiente sportivo-sociale dove le persone possano vivere le passioni in base ai colori che amano in un clima di correttezza. Ognuno dovrebbe potersi esprimere lasciando esprimere l’altro per essere all’altezza di uno spettacolo». Un’utopia, di questi tempi.

Bruno Peres, Rudiger, Vermaelen, Mario Rui. Sarebbe una linea a quattro competitiva se potesse essere utilizzata. Invece corrisponde a un’intera difesa fuori gioco. La Roma è arrivata a Napoli, accolta da un cielo significativamente plumbeo, con tante certezze in meno rispetto alla partita con l’Inter. Oltre a Bruno Peres, Spalletti ha perso Stro- otman. E il danno è collegato perché costringe Florenzi a tornare terzino scoprendo un posto a centrocampo.
I CASI. Strootman ha avuto mal di schiena per due settimane ma ha giocato due partite con la nazionale olandese,
peggiorando il quadro clinico. Ieri si è allenato con il gruppo a Trigoria ma sentiva dolore e allora per la prima volta in questa stagione è stato lasciato a casa. Il pro-
Nainggolan e Paredes candidati a giocare dal 1′ Ipotesi in avanti:
El Shaarawy e Salah
blema di Bruno Peres invece si è presentato giovedì sera: il fastidio una coscia lo ha costretto a interrompere l’allenamento di rifinitura. Domani o lunedì verrà sottoposto a esami strumentali dallo staffmedico per verificare
eventuali lesioni. Ma Spalletti sperava di poterlo utilizzare, tanto che ne aveva parlato in conferenza stampa: «Bruno Peres ha penato all’inizio perché era a corto di allenamenti ma adesso sta facendo quello che serve». Fin qui aveva giocato tutti i minuti del campionato, come Szczesny. E Strootman era terzo in questa classifica, tanto per dare l’idea del guaio.
EMERGENZA. E così un impegno difficile è diventato terribile: come contrastare la forza del Napoli? Il paradosso è che in attacco la Roma dispone di tutte le armi. Ma dalla metà campo in giù Spalletti deve inventare qualcosa: la soluzione più automatica è il rientro di Nainggolan, redivivo
dopo aver saltato la convocazione della nazionale belga, con la promozione di Paredes in mediana accanto a De Rossi, senza toccare il 4-2-31 che ha dato qualche soddisfazione alla Roma. L’alternativa è il ritorno al centrocampo a quadrato, con Salah ed El Shaarawy esterni, Perotti e Nainggolan avanzati e il duo Paredes-De Rossi in mezzo. Con questa formazione resterebbe fuori il centravanti,
Dzeko, che è in grande forma ma in trasferta non ha ancora segnato e soprattutto è tornato acciaccato dalle partite con la Bosnia.
TENTAZIONI. Terza opzione è la difesa a tre con Manolas e Juan Jesus scudieri di Fazio, Florenzi terzino destro e l’altro brasiliano Emerson a sinistra. In questo caso uno fra Paredes e Nainggolan andrebbe in panchina e Perot- ti si sposterebbe al centro in una sorta di 3-4-1-2, con Dzeko (o El Shaarawy) e Salah davanti. Si tratterebbe però di una formazione quasi inedita, ancorché plausibile alla luce delle defezioni che hanno turbato la vigilia romanista.

C’è un giovane uomo che davanti al Napoli non piange mai. Contate tutti i portieri del campionato passato. Non ne troverete mai uno come Szczesny che alla squadra più pericolosa della Serie A, avendo giocato sia all’andata che al ritorno, non ha ancora concesso neppure un gol. I più vicini allo zero sono Buffon, Handa- novic e Karnezis, che ne hanno subiti due a testa. Figuriamoci quanto può essere importante adesso, Szczesny, con la Roma rabberciata che viene chiamata all’esame del San Paolo dopo credenziali inquietanti da trasferta: cinque partite, zero vittorie.
FELICE. Szczesny in realtà una volta contro il Napoli ha incassato e ha perso. Ma è uscito lo stesso a braccia alzate dallo stadio. Accadde con l’Arsenal, in Champions League: l’11 dicembre 2013 prese due gol da Higuain e Callejon. Ma festeggiò ugualmente la qualificazione per la differenza reti, nel famoso girone in cui il Napoli di Benitez venne eliminato a 12 punti. Evidentemente vuole continuare a divertirsi: «E’ ora di cambiare passo in trasferta. Non puoi vincere loscudetto se vinci solo le partite in casa» raccontava dopo la devastante sconfìtta di Torino.

RICORDI. In settimana invece ammetteva che gli incroci con il Napoli gli danno un certo godimento: «Lo scorso anno ho fatto tante parate ma quella che ricordo con più piacere è quella su Higuain all’Olimpico. Gonzalo aveva fatto una giocata perfetta e io sono riuscito a fermarlo, contribuendo a una vittoria importante». Uno a zero, firmato da N ainggolan, dopo lo 0-0 dell’andata che risale all’epoca Garcia. Un pareggio che forse, con tante assenze, la Roma a priori sottoscriverebbe.

NESSUN RIVALE. Dopo le dichiarazioni rimbalzate dalla Polonia sulla titolarità del ruolo, che non erano piaciute a Spalletti e ancora meno ad Alisson, Szczesny ha avuto parole dolci nei confronti del concorrente una volta tornato a Trigona. I due si sono chiariti, spiegandosi, e poi sono tornati in campo a sfidarsiperuna maglia. Szczesny non voleva mancare di rispetto al collega ma solo sottolineare un dato di fatto. Anche in considerazione dell’emergenza, è difficile immaginare che la Roma si presenti a Napoli anche con un nuovo portiere. Tanto più che i precedenti di Szczesny inducono a un cauto ottimismo.

IL MURO. Ma la Roma squassata dagli infortuni ha un altro talismano da calare sul prato: si tratta di Manolas che era in campo anche nel Roma-Na- poli prepasquale del campionato 2014/15, finito 1-0 con gol di Pjanic. Si può dunque affermare che Manolas non prenda gol dal Napoli da un paio d’anni, anche se nell’ultimo incrocio è stato presto sostituito per un dolore all’occhio provocato da un ruvido contrasto con Higuain. Spalletti si aspetta da lui un’altra partita di livello, in linea con il trend dell’ultimo mese: da quando si è schiarita la situazione contrattuale, con un accordo per il rinnovo sostanzialmente definito e solo da limare, la sua serenità e di conseguenza le sue prestazioni hanno fatto registrare una risalita costante.

Una pesante pioggia cadrà, scriveva e cantava il premio Nobel Bob Dylan. Ma di sicuro non si riferiva alle nubi che oscurano il golfo di Napoli promettendo acqua per questo sabato di sport. Il messaggio sembra più adatto alla situazione della Roma, che sembra una barca spezzata a metà dalla tempesta: la prua, cioè l’attacco, è in ottimo stato mentre il resto, centrocampo e difesa, sta affondando. Per fortuna però il futuro appare più sereno grazie al sorriso di Antonio Rudiger, uno dei grandi assenti della prima parte di stagione. Spalletti ne ha annunciato il rientro, almeno con la Primavera, nella partita di campionato di sabato prossimo contro il Novara.
TABELLA. Se il ginocchio sopporterà lo sforzo, dopo quasi tre settimane di allenamenti regolari, Rudiger sarà considerato completamente recuperato
e quindi pronto ad essere convocato anche tra i grandi, a circa quattro mesi e mezzo dalla ricostruzione del legamento crociato, rotto in uno sfortunato contrasto nel ritiro della nazionale tedesca appena prima dell’Europeo. E’ possibile che partecipi già alla trasferta di Empoli, in programma il 30 ottobre. Rudiger è stato un punto fermo della rincorsa di Spalletti dello scorso girone di ritorno
e sarà molto utile anche adesso, come ricambio dei centrali e da terzino destro.
MISTERO. Arrivederci a tempo indeterminato invece a Thomas Vermaelen, uno degli acquisti (o meglio dei prestiti) più reclamizzati e meno sfruttati dell’estate. Ieri ha cominciato a correre sul campo, aumentando l’intensità del lavoro individuale per constatare i progressi fìsici. Ma la pubal- gia non consente di effettuare previsioni sul rientro. Vermaelen ha chiesto anche consulenze ad altri specialisti per capire come curarsi. «Siamo un po’ preoccupati» ha confessato Spalletti, che su di lui aveva disegnato la difesa riconoscendone qualità nell’impostazione e carisma personale.
ATTESE. La sua ultima partita rimane quella di Cagliari, alla seconda giornata, durante la quale avvertì i primi fastidi nella zona dell’inguine. Poi Vermaelen è partito per il Belgio a seguito della nazionale
e ha peggiorato la situazione giocando 90 minuti a Cipro sotto antinfiammatori. Convocato da Spalletti per la trasferta di Plzen, un mese fa, ha sentito un forte dolore durante l’allenamento di rifinitura ed è stato lasciato a riposo. Ma quel dolore, di fatto, non è mai scomparso.
SCENARI. A questo punto ogni ragionamento è lecito, nell’interesse della Roma e anche del giocatore. C’è chi ipotizza un ritorno al Barcellona già a gennaio, c’è chi teme addirittura la necessità di intervento chirurgico per risolvere il problema come è successo a Marco Verratti a maggio. La Roma non conferma perché nessuna decisione è stata presa. La speranza è che la terapia conservativa delle ultime settimane abbia dato tregua a Vermaelen, che sta «lavorando duramente per tornare presto in campo». A Napoli un difensore del suo livello sarebbe servito tantissimo.

E’ un pallone, che può contenere di tutto: un trattato di politica-economica, un indirizzo filosofico, una strategia di marketing, un’analisi sociologica. E’ football, ma è uno spaccato della vita moderna che Aurelio De Laurentiis prende a pretesto, per tuffarsi in un mondo da attraversare a trecentosettanta gradi e senz’alcuna frontiera, né limiti o preclusioni: e dopo il ciak, si vira, decollando da Napoli per atterrare ovunque, in Val di Sole (per lanciare il Natale in azzurro, l’offerta riservata ai propri tifosi, con gli uomini del Trentino) ma anche in Cina e a Londra e comunque in questo universo ch’è vecchio dentro ed anche fuori, anacronistico e argilloso: «Però qui si sbaglia, perché non è il calcio a non funzionare, semmai è questo Paese ch’è finto: siamo in un’Italia in cui non si sa legiferare, siamo in un contesto in cui non c’è nessuno in grado di Governare e ora che ci sta provando Renzi, si fa a garaa crocifiggerlo
». Referendum senz’abrogazione, anzi con acclamazione: chi è l’anti-Juventus d’un calcio ch’è sotto un monopolio ormai da cinque anni? E’ la domanda che, maligna, galleggia nell’aria di Castel Volturno, dove De Laurentiis si (re)inse- dia dopo un lungo silenzio e
10 fa sistemandosi al fianco di Sarri, quasi un «messaggio di serenità» alla propria Patria: «Ma noi invece siamo sempre vicini, anche quando non ci vedete. Sono gli altri che cercano di disegnarci su posizioni distanti. Tra me e lui non ci sono divergenze, né sugli arbitri e né su altro. Ognuno interpreta come gli fa comodo, perché si vuole allestire il Circo: ma io in questo tranello non ci casco più. Quanto al resto, ai bilanci, io sono abituato a farli alla fine delle stagione, non ora che è appena cominciato
11 campionato. Dico solo che siamo competitivi, anche più dell’anno scorso».
100 MILIONI IN PIU.E’ Napoli-Roma, ma è anche Napoli-Juve è Roma-Juventus è altro ancora: è ciò che il calcio si chiede, intorno all’argomento-chiave, dominante, di quest’epoca in bianconero che De Laurentiis racchiude in una sintesi storico-economica. «LaJuve appartiene da decenni alla famiglia Agnelli, alle spalle c’è un secolo di vita vincente, ha un fatturato da 380 milioni e dateli a me cento milioni in più, vedremo se vinco. La Juventus ha tutte queste cose e noi, dodici anni fa, eravamo niente: il nostro patrimonio erano e restano i tifosi; poi ci siamo dovuti ricostruire e siamo in Europa da sette anni. E’ chiaro che mi piace l’idea dello scudetto e che per ottenerlo non vorrei aspettare dieci anni, ma non possiamo ignorare il nostro passato, in cui c’è il settennato con Ma- radona, il gran colpo di Ferlai- no, e poc’altro ancora. Teniamoci stretta questa nostra era, in cui ci hanno mandato in C a prendere gli sputi a Martinafra- ca, e continuiamo a costruire, sperando di arrivare in due lustri dove sogniamo. Ma questo
campionato noi ce lo giochiamo fino alla fine».
LUI E IL PIPITA. E poi c’è sempre, ma sempre, un’ombra che resta, è il tormento per ciò ch’è stato e sono rievocazioni ricorrenti, che riportano alla luce antichi segreti e persino qualcosa d’inedito e qualche mistero che tale resta intorno a Gonzalo Higuain, un fantasma che
s’aggirerà spesso tra Castel Volturno ed il San Paolo e verso il quale c’è un sentimento che le parole trasmettono. «Il pipita l’ho voluto io con Chiavelli e sono andato a prenderlo a Madrid. Nel Real non era una stella, lo è diventato qua nel Napoli. Sarri è stato bravo ad esaltarne le qualità, puntando tutto il gioco offensivo su di lui: però ricordo anche certe spiacevo-
li reazioni dinnanzi a qualche errore dei compagni. Io non lo avrei mandato via, gli offrii un contratto più ricco rispetto a quello ricevuto dalla Juventus. A Venezia, un anno fa, eravamo pure quasi d’accordo sul rinnovo. Poi sparirono. A febbraio, Nicolas, il fratello, mi riferì che qui non c’erano giocatori importanti. E altre cose ancora, che non rivelerò: perché
altrimenti succede un casino. Hamsik è a Napoli da dieci anni, mai esistito problemi di soldi. E Moratti, un galantuomo, mi chiamò per chiedere di lui, poi non ha più disturbato». Ma il Terzo Millennio vola via veloce, e il calcio ha bisogno di adeguarsi, di guardarsi dentro, di svoltare, di essere al passo con i tempi: l’Evoluzione della specie ha passaggi
obbligati che vanno accelerati. «Ci sarebbero tante cose da cambiare. Sono stato in Cina e a Londra, di recente, ed ho avuto modo di confrontarmi con realtà interessanti, con universitari e manager. Ho idee che cavalco da anni, quasi passando per visionario, ed invece qua persino lo stadio virtuale rischia di essere superato».

Piccolo d’età, eppure già sfrontato. In mezzo all’area, sbucò lui. Spuntò la cresta e il destro. Colpì di controbalzo e la mise dentro. Era quello, un altro Napoli. Ed erano tutti così: irriverenti. Lavezzi, Gargano, Zalayeta, Hamsik: la banda. Non guardavano in faccia nessuno. Sempre all’attacco. Pure lui che attaccante non è, benché le cifre obiettino. Marek Hamsik è un falso nueve, più falso ancora degli altri. Non sta nel tridente, non ha la 9, non occupa quello spazio ma segna come un centravanti.
BABY. Quella volta, all’Olimpico, aveva poco più di vent’an- ni. E qualcosa è evidentemente cambiato. Non il look, no. A quello mai ha dato un taglio. Per il resto è cresciuto eccome. Papà di due figli e con il terzo in arrivo. Uomo maturo, sposato. Anche leader, a modo suo. Esempio, quanto meno. Il simbolo (anche filosofico)
del progetto Napoli. Quello da dieci anni in azzurro e almeno con altri quattro prenotati da contratto; lino al2020. L’unico 17 che dicono porti bene. Sul podio delle presenze all time e appena appena dietro in quello dei gol: tutti e due i record a un tiro di schioppo. E il suo è preciso. Hamsik il freddo. Lucido. Napoletano, sì. Ma in fondo di Slovacchia. Vento dell’est. Travolgente sin da quand’è arrivato. E all’Olimpico, quella sera, sferzò la Roma. Si giocava al crepuscolo, era un incanto intorno. Panorama mozzafiato. Il giallo (e un po’ anche il rosso) del tramonto dietro i colli, l’azzurro forte in campo. Niente tifosi del Napoli però. E così lui andò a esultare sotto la
curva che non c’era.
Hamsik e la Roma, quante storie. Bilancio quasi pari. Poco sotto (6V 5N,7P). Però cinque i suoi gol e tutti o quasi nei primi anni. I primissimi. Una rete a stagione, di fatto. Dal 2007 al 2011. Dopo, solo un assist: due stagioni fa; uno dei sei totali in diciotto partite. Sempre da titolare. Spesso nel tabellino: 4-4 quella volta. In trasferta. Uno a uno l’anno dopo, ancora fuori e lui in rete. Spettacolare. Il tanque Denis la mise di testa, Hamsik si intromise e la sporcò, traversa e ribattuta, e lui lì, nell’area piccola, in agguato, stacco, torsione e rovesciata. E l’abbraccio dei compagni. Quelli che ormai non ci sono più. Tutti via, di passaggio. Lui solo no. Lui e Maggio. E basta. Marek Hamsik lo scugnizzo che s’è fatto grande a Napoli. Quello che c’è sempre da 412 partite. Il figlioccio adottivo di una città che è ormai sua. E che lui sente, vive, interprete autentico degli umori, le attese e i sogni dei tifosi; sempre alti come
quel suo ciuffo in testa. Hamsik il capitano: l’altro, oggi. Lui e Totti bandiere al vento. Fedeltà nei secoli. Uno: romano di Roma. Lui: scugnizzo nato a Banska Bystrica. Il bello del calcio. Novanta minuti e, con loro, già prima, sin da quella stretta di mano in mezzo al campo: fiera, orgogliosa,
E’ già nella storia del Napoli: 103 reti E’ al quinto posto nella classifica assoluta dei bomber
rappresentativa di entrambi i mondi. Quello Roma e quello Napoli. Ne ha giocate di queste partite Hamsik. E c’ha fatto anche gol: cinque, si diceva. Il terzo al San Paolo: 2-2 e di nuovo pari. Assist del Pocho e lui da dietro a rimorchio. La sua specialità. Percezione del tempo e dello spazio. Inserimenti, movimenti giusti, lettura anticipata di quel che può
essere lo sviluppo dell’azione. Tutti i cinque sensi schierati in campo. Per Reja era “un po’ Gerrard un po’ Lampard”. Donadoni ne fece il suo riferimento. Mazzarri gli ha dedicato un capitolo del suo libro: “il giocatore perfetto”; valutazione tattica, tecnica e di atteggiamento. Il top, forse, fin qui. Seppur anche Benitez, a suo modo, l’abbia portato in doppia cifra; sollecitandone quella forza riesplosa prepotente con Sarri. Anche sotto porta. Hamsik il centrocampista più attaccante che c’è. I gol totali sono 103, quinto in 90 anni di Napoli dietro Mara- dona, Sallustro, Cavani e Vojak. Loro: bomber di mestiere. Lui: di fatto. E nel 2010 così segnò alla Roma, incuneandosi dentro l’area. Implacabile. Come fu inutilmente dal dischetto la stagione dopo: 1-3. L’ultima rete di Hamsik alla Roma. Era il 18 dicembre 2011. Sono passati cinque anni. E Coppa Italia compresa, 11 partite. Strano per lui. Strano davvero.

Castel Volturno Il clima mesto d’una partita strana: saranno in tanti, cinquantamila o giù di lì, e però – giusto che sia così – si penserà a Ciro Esposito, come in tutte le sfide tra Napoli e Roma. Ci sarà Antonella Leardi, in tribuna, la mamma del ragazzo ucciso due anni fa, e la memoria volerà a quei giorni, a quella tragedia, a ciò che ha rappresentato ulteriore motivo d’odio calcistico intorno a quello che una volta si chiamava derby del sole e che adesso invece è diventato altro. E’ una gara insolita, persino nell’organizzazione dell’ordine
pubblico, perché con il settore riservato agli ospiti chiusi non s’abbassa di certo la guardia, ma vengono meno certe dinamiche e sono scongiurati anche alcuni pericoli.
RUUDKROL
Però è sempre una gran bella partita, per chi può assolutamente da vedere, e Ruud Krol, che ai napoletani ha “spaccato” il cuore, non se la vuole perdere, non se la perderà: il leader del Napoli di Luis Vinicio è annunciato in tribuna e potrà osservare e verificare di persona quanto di olandese ci sia in questa squadra modellata da Sarri alla ricerca dello spettacolo.

E’ Napoli contro Roma anche a livello giovanile: hanno cominciato mercoledì scorso le formazioni Under 16, nell’anticipo della sesta giornata tra la prima in classifica (la formazione di Rubinacci) e la seconda (il Napoli di Marino). E’ finita 1-1, con il risultato deciso nel primo tempo: vantaggio degli azzurri al 28′ con Labriola,
pareggio al 37′ di Flavio Bucri. In classifica, quindi, la Roma resta al comando con 16 punti, davanti a Napoli (14), Salernitana e Frosinone (9), domani in campo rispettivamente contro Bari e Pescara.
Sempre domani, Napoli e Roma si affronteranno (alle 11 nel centro sportivo di Sant’Antimo) per il campionato
Under 15. Dopo cinque giornate la Roma è in testa con 13 punti, davanti a Benevento (11) e Napoli (10).
Gioca naturalmente anche la squadra Under 17, che scende domani in campo a Benevento (alle 11 sul campo G. Ocone). I giallorossi sono secondi in classifica, a una lunghezza dal Palermo capolista.

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