mercoledì , 17 gennaio 2018

Streaming Gratis Roma – Fiorentina diretta Live Tv (Smartphone, Tablet e Pc- Rojadirecta)

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Ogni giorno che passa, questa Roma gli piace sempre di più. A tal punto che «se la Fiorentina è un’opera d’arte, noi abbiamo fatto un capolavoro». Detto da un toscano come Spalletti, vale doppio. E poco importa che sia parte in causa. In effetti sei vittorie consecutive non arrivano per caso. Guai però ad abbassare la guardia anche perché la gara di questa sera è una partita che vale quattro punti. Perché chi vince, in caso di arrivo congiunto, potrebbe poi avvantaggiarsi dello scontro diretto.

In una vigilia del genere, non debbono sorprendere i complimenti alla rivale che però appaiono sinceri: «La Fiorentina fa un calcio moderno e spettacolare. Tra quelle di testa è quella che ha lavorato meglio. A Firenze ci hanno messo alcuni mesi per capire come giocasse e qui c’è tutta la bravura dell’allenatore perché sa cambiare pelle in corsa. Hanno tanta qualità». Merito anche del tecnico, Paulo Sousa, con il quale a distanza aveva battibeccato un paio di settimane fa per la squalifica di Zarate: «L’allenatore è bravo, fa un bel gioco, con molti centrocampisti che sanno leggere le situazioni. Loro sanno difendere a tre e a quattro. Bisognerà essere più bravi di sempre.

Loro più stanchi? Tra quattro giorni affronteremo il Real, che ha giocato mercoledì e non dirò ai miei giocatori che sono più stanchi. Le partite vanno giocate e bisogna farsi trovare pronti. Durante le gare e negli allenamenti». E in quest’ottica, s’irrigidisce quando gli viene ricordata un’intervista di Burdisso dove l’argentino recitava il solito refrain di come a Roma manchi la cultura del lavoro: «L’ho allenato solo per una settimana, quindi non ho fatto in tempo a dargli il meglio di me. Se ce lo prestano per un po’ gli facciamo vedere che lavoriamo tutti. Roma è l’ambiente ideale per lavorare. Qui le cose si sanno fare e quelli che non vogliono migliorarsi devono andare via».

La palla passa al campo. Recuperati Pjanic e Nainggolan, non ci sarà ancora una volta De Rossi e in forse c’è Iago Falque, febbricitante. Il dubbio è il modulo: il campo dice avanti con il rombo in mediana. Ma la tentazione di mettersi a specchio con i viola (4-2-3-1) esiste. In entrambe le situazioni, non dovrebbe esserci Dzeko: «Edin è un calciatore che ha fatto bene anche subentrando, poi però c’è da valutare anche che la squadra ha fatto bene pure senza di lui». Il duello a distanza con Kalinic, insomma, potrebbe non esserci: «Il croato è uno dei più bravi ad attaccare lo spazio e la palla, ad andare dietro la linea difensiva e sotto porta.

Dzeko ha altrettante qualità ma gli piace di più la palla addosso e più che tagliare sul primo palo preferisce il passante sul secondo». Chi invece gioca a tutto campo è il presidente Pallotta: «Con lui siamo al completo. Io prendo decisioni che riguardano il mio lavoro, la mia area: in quell’ambito decido io. Per il resto ci sono altri professionisti. Gli ho parlato, mi è sembrato carico di entusiasmo». Il presidente continua il suo tour istituzionale legato al nuovo stadio: ieri è stato ricevuto a Palazzo Chigi dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Luca Lotti. Poi, al Campidoglio, ha incontrato il commissario straordinario del Comune, Francesco Paolo Tronca.

Dice, asciutto: «E’ una partita decisiva, ma solo per la Roma. Perché tra le prime sei squadre noi siamo gli intrusi. Le altre hanno l’obbligo e il dovere di stare lassù, noi da inizio stagione ci stiamo costruendo una grossa opportunità. E visto dove siamo faremo di per coglierla». Forse per alleggerire la pressione ai suoi reduci dalle battaglie con Tottenham e Napoli (di qui la decisione di abolire il ritiro e partire in treno per la capitale solo oggi alle 11), di sicuro per metterla ai rivali di stasera appaiati in classifica, fatto è che a questa sfida arriva un Paulo Sousa carico a pallettoni e non solo per il ricorso respinto a Zarate che, come previsto dallo stesso tecnico, dovrà scontare tutti e tre i turni di squalifica: «Sul caso di Mauro mi sono espresso a suo tempo.

Quanto al gesto di Perisic su Cuadrado in Inter-Juventus, le immagini sono così chiare da non aggiungere altro. Il nerazzurro è stato solo ammonito per un fallo identico a quello di Zarate. Bene ha fatto la società a esprimere dissenso per le diversità di giudizio». Intanto Zarate prima twitta la foto di Perisic con la mano stretta al collo di Cuadrado scrivendo “Ammonizione! Se c’era qualche dubbio ora non c’è più! Troppo evidente” poi ha ritwittato il messaggio di un tifoso contenente un pesante insulto rivolto alla Lega Calcio.

Incurante delle voci che l’accostano allo Zenit e al Barcellona per il “dopo Luis Enrique” in scadenza nel 2017, Sousa pensa solo ad arrivare prima di chi ha investito per vincere lo scudetto come Inter, Milan, Roma: «Che è avvantaggiata rispetto a noi perché ha avuto due giorni in più per preparare questa gara – rumina – Ma noi siamo pronti per giocarcela e vincere. Anche se Spalletti ha fatto crescere i giallorossi sul piano fisico, mentale, tattico. Erano forti prima ma ora sono ancor più convinti». La Fiorentina ha abituato però a sorprendere, lo stesso Spalletti l’ha definita un’opera d’arte: «Fa piacere che pure chi non è tifoso viola ammiri il nostro lavoro e il nostro calcio capace di rappresentare una città come Firenze.

E’ una vittoria». Ma non basta al tecnico portoghese che, in striscia positiva in A da 7 gare (4 successi e 3 pareggi), sogna di espugnare l’Olimpico per il 3° posto e il 300° successo dei Della Valle. Per riuscirci potrebbe confermare gli 11 del pari-show col Napoli ma sono pronti pure Bernardeschi e Ilicic reduci da acciacchi. E intanto rassicura sui problemi alla spalla di Tatarusanu: «Ci convive da un anno». Roma fa ancora rima con Totti: «Consigli? Per me fu durissima capire di smettere. Tanti infortuni mi indebolirono negli ultimi anni pure mentalmente – dice Sousa – E quando svelai in pubblico che lasciavo, il vuoto fu tremendo. Insomma, un calciatore finché può deve andare avanti». Motto che vale pure per la Fiorentina: «Sarà una gara spettacolo per il calcio italiano» chiosa l’ex giallorosso Astori.

Cresta di poco abbassata, ma sempre più alta la testa. A Roma Stephan El Shaarawy sembra aver trovato finalmente la sua dimensione e ora non si pone più limiti. Convincere Spalletti e Conte verso la riconferma in giallorosso e la chiamata agli Europei. Le cose poi sono conseguenti: «Penso all’Europeo – ammette il Faraone a Sky Sport 24 – è un altro mio obiettivo importante che devo assolutamente raggiungere. Ho sempre avuto la fiducia di Conte, per arrivarci devo fare bene a Roma e lo sto facendo, devo continuare così. Lui e Spalletti sono due grandissimi allenatori». Il tecnico di Certaldo lo ha finora utilizzato sempre, 5 presenze in campionato e una in Champions con il Real Madrid. In appena un mese El Shaarawy ha segnato 4 gol in 5 presenze in A: «Spalletti è un grande allenatore – confessa il Faraone -, sa comunicare coi giocatori e penso che abbia dato una svolta dal punto di vista tecnico e tattico alla squadra, esprimiamo un buonissimo gioco e dobbiamo seguirlo. Penso che i risultati in queste 6 partite si siano visti per cui dobbiamo continuare così».

Con James Pallotta a Roma è arrivato anche l’abbraccio del patron: «Mi ha fatto i complimenti per il mio inizio e per i gol che ho fatto a Empoli – ha rivelato l’ex rossonero – e lui, come Spalletti, mi ha detto di non mollare e continuare così. Noi crediamo non solo al terzo posto ma anche al secondo». Per mettere in discesa il primo, fondamentale sarà superare domani sera la Fiorentina: «Una partita di fondamentale importanza, abbiamo la possibilità di scavalcarli e andare terzi da soli». Spalletti recupera sia Pjanic che Nainggolan a centrocampo, mentre Strootman ieri ha twittato: «Con il Palermo il primo passo verso il recupero». Ieri il patron Pallotta ha fatto il punto sulla questione stadio, dopo aver visto la sera prima il presidente Coni Malagò (in agenda anche una cena con Spalletti e un prossimo incontro istituzionale), che ha inserito il futuro impianto nel dossier di candidatura olimpica, e dopo un faccia a faccia con l’ad di Microsoft: «I ritardi sono stati anche per colpa nostra, presenteremo il progetto ad aprile». L’ennesima data annunciata, si spera sia definitiva e, soprattutto, rispettata.

A Roma senza Zarate. È stato infatti respinto il ricorso presentato dalla Fiorentina nella speranza di ridurre la squalifica da tre a due giornate. Il giocatore ieri mattina aveva svolto l’allenamento prima dei compagni di squadra per poi andare a fornire le proprie spiegazioni in udienza di fronte alla Corte d’Appello della Figc. Tentativo rimasto inascoltato per l’attaccante argentino, che paga fino in fondo la condotta violenta nei confronti di Murillo nei minuti finali della gara contro l’Inter. Incredulo Zarate che, attraverso il suo profilo Twitter, scrive: «Preferisco non dire niente, i fatti parlano da soli». Molto più dura la reazione della società che, attraverso una nota dettagliata, esprime totale dissenso per un trattamento sanzionatorio considerato eccessivo e sproporzionato: «Abbiamo appreso con stupore e rabbia quanto deciso dalla Corte Sportiva di Appello. Ci lascia increduli anche la circostanza che non sia stata data alcuna considerazione al fatto che il gesto posto in essere da Zarate era stato determinato da condotte gravemente provocatorie poste in essere da ben quattro calciatori avversari. Auspichiamo che in futuro vi sia maggiore uniformità di giudizio».

Al diavolo la scaramanzia, magari gli auguri per i suoi 57 anni proverà a farseli già stasera, con tre giorni di anticipo. Anche se non sarà facile, perché Spalletti stasera incontro la squadra che più gli ha rubato l’occhio. «La Fiorentina è un’opera d’arte, la più brava a lavorare, c’è poco da fare — dice il tecnico della Roma — Paulo Sousa ha creato un’elasticità di squadra, hanno due mediani molto forti davanti alla difesa e tanti buoni giocatori come Tello, Ilicic, Borja Valero, Bernarde- schi e Kalinic. Ma dobbiamo farci trovare pronti anche questa volta, è il nostro dovere».

Già ed è per questo che Spalletti sta ragionando su tante cose, lui che è sempre più un uomo solo al comando. I tifosi l’hanno messo in riga per il recente appello («Sei
vittorie non ci fanno cambiare, Spalletti lei pensi ad allenare» lo striscione in centro), lui a Trigo- ria si occupa anche di compiti dirigenziali, nonostante si celi dietro un «prendo solo le decisioni che riguardano la mia area». E lì stasera dovrà prenderne un’altra importante, se giocare con o senza Dzeko. «Ci devo ancora pensare su, ad Empoli quando è entrato ha fatto bene, ma lo aveva fatto anche la squadra prima…». E quando traccia le differenze tra lui e Kalinic, il giudizio diventa quasi tagliente. Parole dolci per il centravanti viola («È tra i più bravi ad attaccare lo spazio dietro il centrale, ad andare dietro la linea difensiva e sotto porta»), qualche carezza in meno al bosniaco: «Gli piace avere la palla addosso per sfruttare la sua fisicità, più che tagliare sul primo palo preferisce la rotazione sul secondo per la palla passante. È un grande calciatore come lo è Kalinic. Il primo è arrivato con il suo blasone, il secondo sono stati bravi a intuire che avesse quelle qualità». Chiusura con due iperboli. Su Pallot- ta («Bisogna avere il coraggio di osare, i giocatori devo arrivare a toccare le stelle)» e sulla cultura del lavoro («Chi non vuole migliorarsi deve andare via»). Poi penserà a farsi gli auguri..

Lassù contro pronostico. Ma con merito. Paulo Sousa non perde occasione per ricordare un concetto. «Stiamo lottando con squadre costruite per vincere il campionato». Nel presentare la sfida con i giallorossi, l’argomento è stato ulteriormente approfondito. «Sarà una sfida decisiva per la Roma, non per la Fiorentina. Loro hanno il dovere di stare ai vertici, tra le prime sei in classifica gli intrusi siamo noi». Il portoghese prova ad alleggerire pressioni e tensioni: anche perché gli ultimi giorni sono stati decisamente impegnativi e pieni di sfide importanti. Con il Tottenham è andata male, con il Napoli meglio. Ora serve lo scatto finale per ottenere una vittoria di prestigio. «Ci siamo costruiti l’opportunità di competere grazie al nostro lavoro.
E cercheremo di vincere tutte le partite. Ricordando però che siamo all’interno di un percorso di crescita appena iniziato».

TESTA BATTE CUORE La rabbia per la mancata riduzione della squalifica di Zarate, a Firenze, non è ancora passata. Argomento toccato anche ieri, considerando che la mano di Peri- sic (soltanto ammonito) sul collo di Cuadrado ha ricordato il gesto dell’argentino viola su Murillo. «Il gesto è identico, le immagini sono chiare, difficile esprimersi ulteriormente – continua Sousa – e la società ha fatto benissimo a farsi sentire». Nel frattempo lo stesso Za- rate su twitter pubblicava la foto del contatto Perisic-Cua- drado commentando «Ammonizione. Se c’era qualche dubbio adesso non c’è più, troppo evidente». Chiusi i social sfoghi (con retweet di offese, poi cancellati), spazio ancora alla super sfida. Chiude Sousa. «Servirà più testa che cuore. Nel secondo tempo con il Napoli il cuore ha preso il sopravvento e abbiamo perso le giuste distanze fra i reparti. È la parte razionale che ti permette di vincere le partite. E noi con la Roma vogliamo vincere».

Tre mesi fa, nello spogliatoio, Borja Valero ha trovato una fascia tricolore da sindaco. Ecco, nonostante Miralem Pjanic sia il capocannoniere stagionale della Roma (11 reti), il ruolo di Primo Cittadino «in pectore» – in un periodo storico in cui persino Re Totti perde ammiratori – non lo avrà mai. Apprezzato ma non amatissimo, quello che è il fulcro del gioco giallorosso, può guardare allo specchio il suo dirimpettaio viola, con cui condivide il gusto del tocco morbido e la capacità di giocare in tutti i ruoli del centrocampo. Il paradosso, in fondo, è un po’ proprio questo: nonostante lo spagnolo sia arrivato alla Fiorentina un anno dopo rispetto all’approdo del bosniaco a Roma, lui e la sua famiglia (la moglie posta foto di bellissimi scorci fiorentini) sono entrati nel cuore di una città che sa essere generosa e diffidente nello stesso tempo.

SIRENE INGLESI Con queste premesse, nessuna meraviglia che le voci sempre più insistenti che vogliono Pjanic nel mirino del Chelsea per la prossima stagione potrebbero trovare terreno fertile nella Roma, soprattutto se le esigenze finanziarie rendessero utile una operazione da circa 31 milioni di euro (questa pare essere la clausola di rescissione del centrocampista). Tutto ovviamente prematuro, ma non assurdo.

CORSA E CARATTERE Visto che il calcio è anche immaginazione, facile immaginare una squadra in cui i due possano convivere. Pjanic ha caratteristiche più offensive, ama l’as- sist, ma anche cercare la porta. Borja Valero invece, qualsiasi posizione sia chiamato a ricoprire – da regista davanti alla difesa a mezzala, da trequarti- sta fino addirittura ad esterno d’attacco – ha più vocazione all’interdizione, al rubare palla. Ma occhio anche ad un altro dato che riguarda il giallorosso: al termine di ogni partita è sempre sul podio sul piano dei chilometri percorsi. Come dire, il suo è uno dei casi in cui la qualità è abbinata anche alla quantità. In generale, perciò, non può sorprendere l’enorme stima che Spalletti e Paulo Sousa hanno nei confronti dei loro alfieri. Però con una differenza di fondo: se Spalletti farà fatica a vedere in Miralem il giocatore che fu, a Firenze raccontano come il portoghese si ritrova molto nell’intelligenza calcistica che lo spagnolo ha portato alla squadra viola. Borja Valero, in fondo, spesso è l’emanazione del suo allenatore in campo.

MAI FERMARSI E allora è chiaro che la sfida tra Roma e Fiorentina – quella per il terzo posto in campionato – passi tanto attraverso i piedi di Pjanic e Borja Valero. Con un’avvertenza: forse tutto questo non basta. I sussurri che si ascoltano nel ventre dei due spogliatoi parlano non solo della lotta per il vagone di coda della Champions che (soprattutto per le casse giallorosse) sarebbe fondamentale per modulare il futuro. L’impressione è che sia la Roma sia la Fiorentina abbiamo scoperto di avere una fame nuova, più consistente: quella del secondo posto. Negli ultimi giorni, in fondo, Juventus e Napoli stanno dimostrando di essere vulnerabili e allora il popolo giallorosso e quello viola sono si sentono autorizzati a sognare. Insomma, un nuovo film della stagione è già in cantiere. E la regia, manco a dirlo, sarà di Pjanic e Borja Valero.

Anche se è «una partita che vale 6 punti», come l’ha definita, Paulo Sousa non cambierà le abitudini. Così con la sua squadra partirà per Roma in treno il giorno stesso della sfida con i giallorossi, venerdì mattina, poche ore prima di scendere in campo. Scelta azzardata? Certo l’1-1 col Napoli ha accresciuto la convinzione tra i viola di poter lottare fino in fondo per il 3° posto.

Ottimismo per Zarate

Sousa conta di avere pure un Mauro Zarate stimolato dal passato laziale, ma non solo. Domani a Roma, alla Corte d’appello Figc, verrà discusso il ricorso per ridurre da 3 a 2 le giornate di squalifica dell’attaccante. L’appuntamento era giovedì scorso ma Zarate era a Londra per la gara col Tottenham. Ritenendo importante la testimonianza diretta del giocatore, la Fiorentina ha chiesto e ottenuto il rinvio. Nel clan viola si respira ottimismo: «Da quanto ho letto sono fiducioso perché è un buon ricorso. Credo di avere per venerdì un’alternativa in più», afferma Sousa.
Nell’attesa può contare su Cristian Tello. Con Zarate (decisivo col Carpi), lo spagnolo in prestito dal Barcellona (86 gare, 20 gol, 4 trofei e l’etichetta di ‘proiettile’ datagli da Guardiola) è il miglior acquisto di gennaio. Presto per dire se avrà lo stesso impatto di Salah, prossimo temuto ex. Intanto con l’assist e il gol all’Atalanta e la traversa col Napoli sta mostrando di che pasta è fatto: «Ho lasciato il Barcellona perché volevo giocare di più: il futuro dirà se ci tornerò, ora però mi godo la Fiorentina, scelta per la fiducia che mi ha dato, e il calcio italiano che è tutto il contrario di quanto si dice e dove mi sento sempre più a mio agio. Voglio lottare per raggiungere gli obiettivi che il club e Firenze meritano – dice rispondendo via Twitter ai tifosi – Il mio futuro? Adesso penso solo alla Fiorentina. Il sogno? Vincere la Champions e con la Spagna». I viola possono riscattarlo a 8 milioni ma il Barcellona ha un controriscatto fissato a 16 e se decide di riprendersi Tello in 48 ore pagherà la metà. Insomma, se vuol evitare l’ennesima fuga, la Fiorentina (che avrebbe già bloccato Texeira del Liverpool, classe ‘93) ha un solo modo: andare in Champions. Infine una lieta notizia: uno dei collaboratori di Sousa, Nacho Torreno, ha sconfitto il cancro che l’aveva colpito un anno fa, come racconta in una lettera aperta sul sito viola.

Prove di dialogo. Sono quelle andate in scena ieri tra Pallotta e Totti. Il presidente, ad un anno di distanza dall’ultima visita a Trigoria, ha varcato i cancelli del centro sportivo Fulvio Bernardini. Tra i primi ad incrociare l’imprenditore statunitense, c’era proprio Totti. Dopo i saluti, è andato in scena un breve colloquio tra le parti alla presenza di un traduttore d’eccezione: il team manager Zubiria. Con i tempi che ci vogliono tra porre una domanda, tradurla, aspettare la risposta e tradurre anch’essa, vien da sé che il vis a vis non è stato di quelli decisivi. Totti ha comunque ribadito al presidente la volontà di giocare un altro anno. Pallotta ne ha preso atto. La sua intenzione era quella di proporre al capitano un ruolo importante a livello dirigenziale (è trapelato addirittura la vicepresidenza: ipotesi smentita dal club) ma vista la fermezza del numero dieci e la brevità della conversazione, l’ipotesi non è stata nemmeno contemplata. Tutto lascia presumere che alla fine il contratto si farà (anche se ieri Pallotta non si è sbilanciato). Per ora le parti si sono date appuntamento dopo Roma-Fiorentina. A far pendere l’ago della bilancia verso il sì c’è anche la posizione favorevole della Nike. Il colosso americano sta studiando per il prossimo anno un percorso celebrativo, fatto di magliette personalizzate (secondo i limiti imposti dal regolamento) che farebbero diventare uniche le 38 divise che il capitano indosserà nel prossimo torneo. Discorso che potrebbe essere esteso anche ad eventuali tournée: pubblicizzarle con la leggenda giallorossa all’ultimo anno di attività, attirerebbe sponsor e tifosi più di quanto sia accaduto nel recente passato.

Nessun incontro invece con Sabatini, costretto a casa da un’improvvisa influenza, tantomeno con Conti. A differenza del ds, il campione del mondo dell’82 è stato a Trigoria per l’intera giornata ma non è stato chiamato a colloquio con il presidente. La spiegazione ricevuta («Di queste mansioni se ne occupa la dirigenza, non Pallotta») cade quando ieri sera nel via-vai allo studio Tonucci si è intravisto Tarantino, figura in ascesa all’interno di Trigoria (per il settore giovanile). Un altro in rampa di lancio è Balzaretti che a dicembre ha passato l’esame finale del corso per diventare ds tenutosi a Coverciano. Se Sabatini dovesse confermare il passo indietro, potrebbe toccare proprio all’ex terzino far parte del pool di lavoro che vede la presenza sempre più costante di Alex Zecca, braccio destro di Pallotta. Ma Balzaretti è anche in ballo per gestire in coabitazione (proprio con Tarantino) il settore giovanile. Segnali che allontanano Conti dalla Roma.

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