Streaming Gratis ROMA – INTER info e link video online Diretta Live Tv Rojadirecta

0

roma-interROMA – INTER COME VEDERE DIRETTA LIVE TV ROJADIRECTA STREAMING GRATIS La classifica dice che Juventus e Napoli, al momento, giocano un altro campionato, così come per il terzo posto sono in corsa in tanti. Ma è evidente, rose alla mano, che la corsa all’ultimo posto per la Champions edizione ’17-18 sia, salvo sorprese, fra due club che in estate hanno investito tanto: Roma e Inter. Oggi all’Olimpico va in scena lo scontro diretto: i nerazzurri sono avanti di un punto e il risultato di stasera dirà molto. In primis chi potrà avere un vantaggio in caso di arrivo allo sprint a maggio, ma soprattutto chi durante la sosta potrà rifiatare o dovrà leccarsi le ferite. L’Inter arriva alla partita dopo un buon filotto in campionato, ma con la seconda figuraccia in campo europeo sul groppone. La Roma in coppa ha mostrato il suo lato migliore, ma domenica scorsa ha perso male contro il Torino. Entrambe, dunque, non stanno benissimo. De Boer, finora sballottato dalle montagne russe nerazzurre, attende risposte: l’Inter che scenderà in campo stasera sarà quella tipo e rinuncerà ancora a Brozovic, lasciato a meditare a Milano.

L’Europa, palcoscenico angusto per De Boer (22 sconfitte su 51 gare), ha ridimensionato quanto di buono l’Inter ha fatto vedere in campionato, in particolare nel big match contro la Juventus. Ma stasera si torna in Serie A e dopo le ovvie difficoltà iniziali, la squadra ha cominciato a mostrare le idee di calcio dell’olandese: pressing alto, centrocampo con uomini liberi di cambiare posizione, terzini propositivi e centrali alti disposti all’uno contro uno. Certo, alcuni meccanismi vanno ancora perfezionati – in campionato hanno segnato solo Icardi e Perisic -, ma la prestazione offerta contro la Juventus può far ben sperare De Boer. Anche perché questa sera tornerà Joao Mario: col campione d’Europa, l’Inter ha giocato tre gare, vincendole tutte. Considerando che l’unica partita che Joao Mario ha disputato con lo Sporting Lisbona ad agosto l’aveva vinta, si capisce quanto oggi il tuttocampista portoghese sia una sorta di talismano, oltreché un ottimo catalizzatore di palloni.

Proprio il recupero di Joao Mario (assente col Bologna per un problema al polpaccio sinistro) ha semplificato la scelta di De Boer di escludere ancora Brozovic. Il croato sembrava sulla via della redenzione, ma il post su Instagram di giovedì sera dopo la sconfitta dei suoi compagni a Praga (una foto con delle smorfie insieme alla sorella) ha scatenato non solo l’ira dei tifosi, ma ha anche indispettito società e lo stesso De Boer: «Tutti i miei giocatori devono capire che i social media sono importanti, ma anche pericolosi e devono capire quando usarli: Brozovic lo ha fatto in un momento non giusto». Più chiaro di così.

Il sogno Berardi che non è svanito (anzi…), l’obiettivo Champions League, gustosi retroscena di mercato, il Suning, Thohir, Moratti e tanto altro: il direttore sportivo Piero Ausilio ieri è venuto a trovarci nella sede del Corriere dello Sport-Stadio. Insieme a lui il chief football administrator Giovanni Gardini, il direttore della comunicazione Robert Faulkner e il responsabile dei rapporti con i media, Luigi Crippa. Con idee chiare ed entusiasmo, ci ha raccontato la “sua” Inter che stasera sfiderà la Roma.
Ausilio, che partita si aspetta stasera?
« La Roma è una grandissima squadra. Non è più in Champions, ma in campionato può inserirsi nella lotta per il titolo. La Juve non può non essere la favorita per lo scudetto dopo aver vinto gli ultimi 5 campionati, ma alle sue spalle ci sono alcune formazioni come il Napoli, la Roma, l’Inter, il Milan, la Fiorentina e la Lazio che hanno grandi obiettivi».
Si aspetta Totti tra i titolari?
«Per la stima e la considerazione che tutti noi abbiamo per questo giocatore eccezionale dico di sì. Egoisticamente però spero che un campione come Totti stia in campo il meno possibile».
Perché l’Inter ha ceduto Juan Jesus alla Roma?
«Il corteggiamento di Sabatini per lui parte da lontano: ne avevamo parlato a gennaio,
ma in quel momento abbiamo preferito non cederlo perché eravamo ben messi in classifica e pensavamo che non fosse giusto risolvere un problema a una diretta concorrente. In estate la Roma lo ha chiesto di nuovo e abbiamo trovato l’accordo».
Prima che la Roma lo riscattasse, quanto è stato vicino a portare Nainggolan all’In- ter?
«Qualcuno (il Cagliari?, ndr) ci voleva far crescere che fosse un’operazione possibile perché il giocatore era ancora in comproprietà, ma sapevo che era importante per la Roma e che i dirigenti giallorossi non se lo sarebbero lasciato sfuggire. Ci piaceva, non lo nascondo, ma non abbiamo voluto entrare in una situazione complicata».
E’ vero che le avevano offerto Perotti prima che andasse alla Roma?
«Lo avevo chiesto io al Genova, nell’estate 2015. Piaceva molto a Mancini e l’ultimo giorno del mercato di agosto, dopo il no della Sampdoria per Eder, abbiamo provato a portare a Milano l’argentino. Non ci siamo riusciti e abbiamo preso Ljajic».
Dzeko invece è mai stato un vostro obiettivo nelle scorse settimane?
«E’ un ottimo calciatore e sicuramente si sarebbe inserito facilmente all’Inter, ma era un’alternativa a Icardi che noi non abbiamo mai pensato di vendere».
Quindi non c’è stata la possibilità che Mauro fosse ceduto al Napoli?
«Mai. Non abbiamo neppure iniziato una trattativa».
Cosa risponde a chi dice che Wanda Nara vi ha costretto a rinnovare in anticipo il contratto di Icardi?
«Basta un minimo di professionalità per capire che l’In- ter avrebbe in ogni caso voluto prolungare il contratto di Mauro. E’ il nostro capitano ed è uno dei migliori attaccanti a livello mondiale. Ha un accordo in scadenza nel 2019 e solo un folle non avrebbe pensato di creare i presupposti per chiudere rapidamente una situazione così delicata (manca solo l’annuncio, ndr). Le trattative con Mauro e il suo management, al di là di tutta la mediaticità, sono e sono state anche in passato tra le più lineari e corrette».
Qual è stato l’affare più difficile dell’estate?
«Sicuramente Joao Mario perché era un neocampione d’Europa, blindato da una clausola da 60 milioni e di proprietà di una società che solitamente non fa sconti. Anche trattare con Lotito per Candre- va non è stato uno scherzo».
Qualcuno dice che Kia Joo- rabchian è il nuovo direttore sportivo dell’Inter e che le ha “rubato” il lavoro. Cosa risponde?
«Ognuno è libero di pensare quello che vuole. Di calcio parlano tutti, molti a sproposito. Conosco Kia da tanti anni e abbiamo sempre avuto un’ottima
relazione. Lui aveva contatti importanti con i manager del gruppo Suning da prima che arrivassero all’Inter ed è normale che in questo ultimo periodo i nostri rapporti siano diventati ancora più stretti e frequenti. Joao Mario lo seguo dal 2012 e Kia è il suo agente solo da qualche mese: basterebbe questo per far capire come prepariamo i nostri acquisti».
C’è un affare sfumato che le ha lasciato un po’ di rammarico?
«In realtà non è sfumato perché di fatto non è mai partita la trattativa, ma un giocatore di cui sono calcisticamente innamorato è Berardi».
In futuro quindi una chiamata al Sassuolo la farà?
«Vediamo… Sperando che nessuno si offenda…».
E’ vero che negli ultimi giorni di mercato è stato vicino a prendere uno tra Lichtstei- ner, Darmian e Criscito?
«Più che uno direi… mezzo (sorride, ndr). Abbiamo valutato alcune soluzioni che ci erano state proposte, ma poi non se n’è fatto nulla».
A gennaio arriverà un terzino forte?
«Il mercato di riparazione è sempre particolare perché la disponibilità di calciatori trasferibili è ridotta. Noi abbiamo un’ottima squadra e possiamo prendere in considerazione solo giocatori di grande qualità che portino un valore aggiunto».
Sa che dopo quello che ha detto i tifosi sogneranno solo grandi colpi?
«Abbiamo il dovere di sognare perché abbiamo gettato le basi per un progetto tecnico importante. Serve ancora un po’ di pazienza, ma sono convinto che in poco tempo tornerà a essere vincente».
Con alle spalle il Suning, si sente un ds invidiato da tutti?
«In un certo senso penso che essere il direttore sportivo dell’Inter sia di per sé una posizione che può creare una certa invidia. A maggior ragione adesso che a capo della società c’è un gruppo tra i più importanti al mondo come il Suning, un azionista con una grande forza a livello economico. Con loro alle spalle avremo il tempo e la possibilità di investire, ma le aspettative sono già alte perché il Suning considera l’Inter un progetto ambizioso e vincente. Sono entrati e hanno cambiato pochissimo, anzi quasi nulla, tra i dirigenti. Vogliono conoscere, capire e poi fare le cose per bene come dimostrano i 3 top player arrivati ad agosto (Candreva, Joao Mario e Gabigol, ndr)». con la Juventus?
«Non possiamo pensare al futuro senza immaginare un’Inter che lotti per il vertice. Poi vince una sola, ma noi vogliamo stare lì. Rispetto al passato c’è già stato un miglioramento come qualità della rosa e questo deve essere il trend. Non vedo un’Inter da rifondare, ma solo da ritoccare. Con una proprietà solida come l’attuale possiamo farlo».
In questa stagione intanto firmerebbe per il terzo posto?
«No, per abitudine non mi piace firmare per niente fino a che è possibile raggiungere il massimo obiettivo. Se tra qualche mese saremo staccati dal vertice, faremo qualche calcolo. Di certo dobbiamo rientrare in Champions».
Senza la qualificazione alla Champions League l’annata sarebbe un fallimento?
«Sarebbe negativa perché l’obiettivo è tornare in Cham- pions, ma allo stesso tempo dovremmo capire che questa estate abbiamo ricominciato da capo e che ci può stare che il progetto non sia subito vincente».
La situazione in Europa Le- ague è recuperabile?
«Sì perché 10 punti bastano per qualificarsi e a noi servono 3 successi e 1 pareggio. Dovremo conquistare 4 punti contro il Southampton e poi vincere le ultime 2 gare. In Europa finora non abbiamo schierato una squadra di ragazzini, ma forse i molti cambi hanno tolto delle certezze. L’Inter però resta l’Inter e ci teniamo a toglierci soddisfazioni in tutte le competizioni».
A quasi due mesi dall’addio di Mancini, che idea si è fatto dell’intera vicenda? Non poteva essere risolta prima?
«Non c’era nessuna volontà di chiudere prima il rapporto con Roberto. La separazione non è stata determinata dai risultati ed è stata una sorpresa anche se nel calcio queste cose possono succedere. Rimane un splendido rapporto con un allenatore e una persona che nel corso delle sue due esperienze all’Inter ha fatto cose straordinarie per la crescita del club. Mancini ha messo le basi per preparare un futuro vincente e ora De Boer deve andare avanti
su questa strada».
Cosa l’ha colpita di più Di Boer?
«La sua determinazione e caparbietà a entrare nel mondo Inter e nel calcio italiano in generale. Sa cosa è Milano ed è stato un giocatore importante che ha vinto trofei con Barcellona e Ajax. Non è stato sorpreso dalle difficoltà della Serie A e sapeva anche cosa lo aspettava anche se magari non conosceva nei dettagli tutte le squadre avversarie. Nel giro di un mese è stato in grado di sostenere una discussione in italiano, una cosa che in passato altri non sono stati capaci di fare, e a settembre, dopo la sosta, ho visto una squadra con un’idea di gioco».
Perché la scelta di un allenatore straniero per il dopo Mancini?
«Non è stata una decisione preparata, ma una cosa accaduta all’improvviso perché Mancini parlava di rinnovo di contratto e non era previsto il suo addio. Ci siamo confrontati con Thohir e il Suning e abbiamo deciso di andare su De Boer: è stato l’unico candidato, l’unico chiamato e contattato».
Riuscirete ad avere pazienza con l’olandese se i risultati non arriveranno?
«A tutti gli allenatori va data fiducia, soprattutto a uno che è arrivato ad agosto. Anche Sar- ri lo scorso anno inizialmente ha avuto difficoltà, ma la società gli ha concesso il tempo necessario per portare avanti le sue idee e adesso il Napoli ottiene risultati e gioca bene».
A proposito di società, ha letto le dichiarazioni di Moratti sul suo possibile ritorno come presidente?
«Come diceva un grande tecnico del passato dell’Inter (Mourinho, ndr) gli allenatori, e anche il direttore sportivo (sorride, ndr), non possono commentare le parole di chi sta sopra di loro. A Moratti mi lega un rapporto di riconoscenza e grande affetto per tutto quello che mi ha dato. In questo momento sto
vivendo una bella e affascinante esperienza professionale con Thohir e il Suning. Insieme faremo di tutto perché si riveli vincente come la precedente».
A che punto siamo con il rinnovo del suo contratto fino al 2019?
«Ne stiamo parlando, ma in questo momento le priorità per me, come per tutto il club, sono il campo e gli impegni della squadra durante la settimana. Ci sarà tempo per parlare del mio futuro».
Le sono mai arrivare offerte dal Milan?
(Sorride) «No»
Che effetto le fa vedere il suo ex capo degli osservatori, Massimiliano Mirabelli, nuovo ds del Milan?
«Sono felice per lui perché ha una grande occasione ed era giusto che la prendesse in considerazione. Lo aspetto al derby: chi perde paga la cena e chi vince sceglie il ristorante».
Conoscete i cinesi che guideranno il Milan?
«Al Milan conosciamo un po’ di gente (sorride riferendosi a Fassone, Mirabelli e agli altri ex interisti, ndr). Sinceramente faccio fatica a guardare in casa degli altri perché siamo presi dal nostro lavoro. Pensare che il derby di Milano diventerà un derby… cinese però è curioso, ma può essere importante per tutto il movimento e per promuovere il nostro calcio in Asia. Difficile far crescere ulteriormente i ricavi con la vendita dei diritti tv in Italia: è giusto puntare sui diritti tv all’estero, sulla valorizzazione del brand e sul merchandising».
Con il Milan dovrete parlare di San Siro.
«Stiamo aspettando di avere un interlocutore. Il nostro stadio è bellissimo e lo ha dimostrato ospitando la finale di Champions, ma è un impianto che va modernizzato e utilizzato come fa la Juventus con lo Stadium. Speriamo di riuscirci presto».

Stavolta Frank De Boer ha messo le mani avanti lanciando una sorta di avviso ai naviganti che poi, in pratica, sono i suoi calciatori. «Ho giocato all’Olimpico sia con la nazionale sia quando ero al Barcellona e il ricordo di questo secondo match non è bello perché abbiamo perso 3-0. Non voglio repliche domani (oggi, ndr)» ha detto a Inter Channel pochi minuti prima della conferenza stampa nella quale ha approfondito il discorso sulla formazione allenata da Spalletti: «La Roma è una squadra fortissima perché in tutti i reparti ha elementi dotati di molta qualità. Se non arriveremo pronti, sarà molto difficile perché loro hanno diversi calciatori che possono fare la differenza in qualsiasi momento. Totti? E’ un grande campione e può segnare quando meno te lo aspetti perché ha tanta esperienza. A lui basta
un’occasione ed è difficile da marcare. Una-due settimane fa ha deliziato tutto il mondo con la sua classe e quando entra riesce sempre a cambiare la partita».
Poi sul match: «Non so chi rischia di più tra noi e loro, ma di sicuro entrambe le squadre scenderanno in campo per vincere perché hanno le qualità per riuscirci. E’ solo una questione di tempo perché Inter e Roma
arrivino al livello dove vogliono arrivare». Il messaggio, insomma, è chiaro: di fronte stasera ci sarà una grande avversaria ed è vietato sbagliare l’approccio come successo a Praga e troppe volte nei precedenti incontri.
ORA BASTA. Venerdì mattina nello spogliatoio De Boer ha alzato la voce e ora si aspetta una risposta all’Olimpico, ma soprattutto in futuro. «Tutti noi vogliamo vedere l’In- ter sempre in corsa per i primi posti. In questo momento dobbiamo cancellare le scorie dell’Europa League e ottenere un buon risultato contro i giallorossi, ma in ottica futura dobbiamo eliminare l’atteggiamento iniziale sbagliato che ho visto con lo Sparta. Chi è preparato non fa un errore come quello (collettivo, ndr) sul secondo gol e per prepararsi bene a una partita, la testa deve essere “giusta” già due giorni prima, non quando l’arbitro fischia l’inizio. Contro la Roma sarà più
facile stare attenti o avere un buon approccio perché questa è una grande sfida, ma io voglio vedere una grande Inter contro tutte le avversarie, da qui a maggio».
Dopo il ko contro l’Hapoel Beer Sheva i nerazzurri sconfissero la Juventus e, dopo la Caporetto di giovedì in Repubblica Ceca, il tecnico ex Ajax spera in un analogo finale della storia contro la Roma: «E’ quello che voglio. I giocatori sono pronti e per me è un lusso avere tutti a disposizione. Anche Joao Mario che si è allenato e sta bene. Troppo turn over in Europa? In questo periodo della stagione è necessario se si vogliono evitare gli infortuni. A gennaio magari, anche giocando ogni tre giorni, potrò utilizzare sempre gli stessi».
BROZO OUT. A dire il vero un assente “pesante” c’è: Marcelo Brozovic, ancora fuori dai convocati come Biabiany. La società ha parlato di scelta tecnica perché il croato, chiamato
però dalla sua nazionale, ha ripreso ad allenarsi con intensità solo da pochi giorni, ma De Boer in conferenza stampa ha criticato anche il suo utilizzo dei social e in particolare una foto con la fidanzata twittata la sera della sconfitta a Praga. «Tutti i miei giocatori devono capire che i social media sono molto importanti, ma anche pericolosi e di conseguenza devono usare Insta- gram o Facebook con attenzione. Brozovic lo ha fatto in un momento non giusto. Ho visto un portiere dell’Ajax che all’intervallo di una partita ha usato Snapchat: se si comportasse così un mio giocatore, prenderei un provvedimento. Un professionista non può fare un cosa del genere. Non esiste». Sul possibile ritorno di Moratti alla presidenza, invece, nessuna concessione: «Non penso alle voci, ma solo alla Roma». Insomma, distrazioni vietate. Chiaro, no?

Guarda i numeri. Ma guarda quelli che gli interessano di più. «Non si vincono le partite solo con i gol e gli assist. Bisogna vincerle alzando le statistiche dei raddoppi di marcatura, della copertura delle linee di passaggio, della ricerca della profondità senza palla oltre alla difesa avversaria. E su questo ancora non ci siamo». Luciano Spal- letti si muove nervosamente sulla poltrona a rotelle da dove governa la sala stampa di Trigoria. E’ una vigilia particolare sia perché Roma-Inter rappresenta uno snodo importante del campionato, sia perché la crescita spaventosa di Francesco Totti lo obbliga a spiegare preventivamente la nuova, probabile esclusione. CHIARIMENTO. Da qui l’analisi dei numeri invisibili, «che forse non sono conosciuti» e che gli servono a “giustificare” una formazione senza Totti: «Non conta soltanto dove sta la palla. Contano anche le zone di campo lontane dalla palla per raggiungere un equilibrio di squadra. Totti in questo momento sta facendo le cose in maniera corretta e per questo è stato preso in considerazione (ha giocato più minuti negli ultimi venti giorni che nei cinque mesi precedenti, ndr). Naturalmente però devo tener conto della gestione, sua e della squadra. Se Francesco inventa più giocate e segna di più, io sono ancora più contento nell’ottica di crescita della Roma. Ma dalla mia posizione ho il dovere di tenere presente anche altri elementi che servono a migliorare la squadra». E’ il pretesto per criticare – come al solito – l’atteggiamento dei media nei confronti di Totti: «A giugno scrivevate che avrebbe fatto il tour negli stadi per l’ultima partita in carriera, ora chiedete che giochi titolare una partita importante. Ma siete voi che qualche mese fa volevate farlo smettere di giocare…». Spalletti sa bene che non è vero: semmai sono stati Pallotta, il presidente, e Sabatini, il direttore sportivo, ad auspicare che Totti si ritirasse.
DIPENDENZA. Se Strootman sostiene che la Roma con Totti in campo si sente più sicura, Spalletti ragiona in maniera diversa: «Mi portate dei numeri. Uno, due.
Ma per me esistono anche 1,1 oppure 1,2 o 1,78. Perché non si mette in evidenza che il gol di Fazio in Europa League nasce da un fallo importante guadagnato da Iturbe? Ne so anche altri di numeri e vanno considerati. Quelli non sono soddisfacenti e dobbiamo migliorarli in fretta, sfruttando le situazioni che ci capitano. Perché in classifica siamo dietro e squadre come la Juventus sono destinate ad andare sempre più forte».
IL DUELLO. Spalletti giudica anche l’Inter «forte, come la Roma. Non conosco De Boer ma da quello che ho visto mi sembra una persona seria. Ha avuto la capacità di prendere delle posizioni anche scomode, dimostrando sicurezza e personalità. Bisogna lasciarlo lavorare perché faccia vedere tutta la sua competenza». Le due squadre si assomigliano nella traiettoria di questo inizio di stagione: alti e bassi assolutamente imprevedibili. «Noi dobbiamo pensare alle nostre situazioni – precisa Spalletti – e per me siamo sulla buona strada, perché ci stiamo allenando bene e giovedì in coppa abbiamo fatto una buona partita».
TATTICA. Ha studiato minuziosamente l’avversario, tanto da esprimere quasi un desiderio: «Io sono più contento se una squadra ci viene ad aggredire, perché con una corretta gestione del pallone possiamo trovare più spazi per attaccare. Ma dipenderà dall’intensità, dalla velocità della partita. E soprattutto dal loro modo di pressarci. Se subentra la paura, il pallone rischi di perderlo». E diventa dura.

ROMA – C’è l’Inter, giusto? Allora tocca a Radja Nainggolan. Dopo un periodo buio, pieno di cose sbagliate e di congetture ingenerose, Nainggolan ha l’occasione di uscire da una fase un po’ melanconica della sua carriera. Aspettando il rinnovo del contratto che chiuderà definitivamente una questione sospesa.
FAMILIARITÀ. Stasera vivrà un piccolo derby d’Indonesia, considerando che il presidente dell’Inter è ancora Erick Thohir. Proprio Thohir aveva cercato di portarlo a Milano, per l’importanza tecnica ma anche promozionale dell’investimento nel suo Paese, ma si è sentito rispondere le solite frasi che Nainggolan ha ripetuto a tutti gli ammiratori, da Antonio Conte in giù: «Ho deciso di rimanere alla Roma, a prescindere dalla qualificazione alla Champions League, e non cambierò idea».
CARNEFICE. L’Inter è una squadra che a Nainggolan ispira ottimi ricordi: è stato suo, per esempio, il gol che a marzo ha consentito alla Roma di non perdere lo scontro diretto per il terzo posto, che si stava mettendo male dopo il vantaggio di Perisic. Ma c’è di più: all’In- ter, Nainggolan ha segnato altri due gol. Uno a San Siro con la maglia della Roma e uno al Sant’Elia con la maglia del Cagliari. A nessun’altra squadra Il Ninja parla chiaro: «Sto tornando in forma. È una gara molto importante Occorre il sorpasso» ha fatto più danni (solo ad Ata- lanta e Bologna ha segnato lo stesso numero di reti) e stasera proverà a incrementare il bottino.
MIGLIORAMENTI. E’ stato lo stesso Radja, detto il Ninja non per caso, a raccontare le sue difficoltà di questo inizio di stagione: «E’ stata un’estate particolare per me perché ho giocato gli Europei, sono arrivato abbastanza bene al playoff di Champions League contro Porto ma poi ho avuto un calo di rendimento». E anche qualche acciacco che ne ha compromesso le prestazioni. Se Spalletti avesse potuto, lo avrebbe lasciato riposare non solo contro Crotone e Astra, ma anche inpartite più impegnative. Il problema è che la Roma, tra infortuni ed errori, si è ritrovata con una rosa ristretta, specialmente a centrocampo. «Ma ora sto tornando in forma – avverte Nainggolan – e sono contento di questo, visto che la partita con l’Inter è diventata molto importante per il nostro cammino. Se riusciamo a scavalcarli in classifica, diamo un bel segnale. Come si vince? Non prendendo gol». E questa può essere anche un’indicazione sul tipo di partita che sta preparando Spalletti.

PRECEDENTE. Anche lo scorso autunno, con Garcia, non fu brillante per Nainggolan che faticava a trovare il passo migliore. Allenandosi con maggiore cura e pazienza, sottoponendosi a lunghe sedute di fisioterapia, è riuscito a garantire a Spalletti un girone di ritorno da record: mai aveva segnato 6 gol in un solo campionato e in questo caso li ha fatti tutti dalla ventesima giornata in poi.
rob.mai.

Il piccolo Mauro Emanuel dormiva placidamente tra le braccia della giovane e bellissima mamma Analia quando dall’altra parte del mondo, la nostra, un biondino sedicenne di nome Francesco metteva per la prima volta piede su un campo di Serie A. Poco più di un mese e circa undicimila chilometri – la distanza tra Rosario, in Argentina, e Brescia – separano due eventi di una certa rilevanza nel mondo calcistico: la nascita di
Icardi, il 19 febbraio 1993, e il debutto di Totti tra i professionisti, il 28 marzo di quello stesso anno. Da allora, si celebra la leggenda giallorossa – e il traguardo dei quarant’anni appena festeggiato ha aiutato – ma nel frattempo anche Maurito è cresciuto, è diventato grande: capitano e nuovo totem nerazzurro. Quei due eventi appartengono a un altro millennio: oggi, Roma e Inter non sono altrettanto lontane dalla vetta occupata dalla solita Juventus, eppure la sfida dello stadio Olimpico rappresenta già una versione pallonara del dibattito
presidenziale stile Trump-Clin- ton: chi perde resta indietro nella corsa-scudetto, chi vince guadagna la nomination.
IL CENTRAVANTI Luciano Spalletti e Frank de Boer hanno due squadre incomplete. I risultati altalenanti ottenuti fin qui – compreso l’ultimo turno: sconfitta per i giallorossi a Torino, pareggio interno per i nerazzurri con il Bologna – certificano che non hanno ancora completato il processo di maturazione. Il punto fermo dell’Inter è ovviamente Maurito Icardi. Ha segnato 6 degli 8 gol nerazanche un assist a Perisic, unico altro marcatore di De Boer. La Roma non ha problemi a segnare – ha il miglior attacco del campionato, insieme al Napoli: 14 gol – però ha un problema con il centravanti: nonostante le 4 reti nelle prime 6 giornate, Edin Dzeko non finisce di convincere. Il bosniaco si è anche mangiato, statistiche alla mano, 8 occasioni clamorose, almeno il doppio di ogni altro giocatore della Serie A. Tutto l’opposto, insomma, di quel killer di Maurito: oltre un gol di media ogni due partite con l’Inter
in A (53 in 97 gare), quest’anno una percentuale di realizzazione del 27 per cento, cioè il doppio di Dzeko (13 per cento).
L’INCURSORE Il 9 è la risorsa principale dell’Inter contro una difesa che è il vero problema di Spalletti, che solo a Udinese e Crotone non ha concesso marcature. Però anche la Roma ha una risorsa che all’Inter manca appunto per completare quel processo di maturazione. Nainggolan è infatti esattamente il tipo giocatore che De Boer non ha nella sua collezione, cioè il centrocampista incursore
che «allevierebbe» i compiti realizzativi di Icardi. Spalletti ha imparato a usare il belga nel modo più proficuo. Detto dei dubbi su Dzeko – e sull’impossibilità di contare a tempo pienissimo su Totti -, il tecnico della Roma potrebbe tornare sulle tracce tattiche del principesco finale della stagione scorsa (17 partite senza k.o., 14 vittore e 3 pareggi). Niente «vero nove» ma due attaccanti veloci sulle fasce, zona di sofferenza strutturale per l’Inter – più almeno un incursore centrale, una specie di centravanti arretrato che abbia i tempi perfetti nell’inserimento.
Descrizione cui corrisponde Nainggolan, che proprio all’Inter ha segnato nell’ultimo confronto finito 1-1. E poi occhio: il Ninja giallorosso deve ancora sbloccarsi e si esalta nei grandi match (l’anno scorso risolse la partita contro il Napoli…).
I CREATORI Poi, certo, il pallone lì davanti deve arrivarci. E sarà il compito che i due allenatori affideranno a Perotti e Ba- nega, menti costruttive delle due squadre: l’argentino della Roma partirà largo ma si accentrerà spesso, ha già segnato 3
gol (su rigore) e costruito 8 occasioni; l’argentino dell’Inter ha creato ben 18 occasioni ed è uomo da ultimo passaggio nel ruolo preferito senza troppi compiti di copertura. Esaltanti e a tutta birra saranno i duelli sulle fasce. Salah è velocista e realizzatore quanto Perisic dall’altra parte: non sfigurerebbero su una pista di atletica, piaceranno di più sull’erba, per la capacità di corsa e di tiro (3 gol a 2, 15 conclusioni a 10). Florenzi (o Bruno Peres, dipenderà dalla disposizione in campo) e Candreva saranno più assist-men che finalizzatori in un duello di
romanità: 23 cross per il romanista, addirittura 49 per quella macchina che è l’ex laziale.
GLI EQUILIBRATORI A completare il quadro non possono mancare gli sgobbatori. Che hanno la faccia cattiva di Kevin Strootman e Gary Medel. Il loro ruolo di recupero palla (36 per l’olandese, 45 per il cileno) sarà fondamentale in due formazioni che per vocazione spostano molto in avanti il proprio baricentro. Anche perché è proprio davanti che Roma e Inter vogliono continuare a puntare.

Marcelo Brozovic resta fuori dalla lista dei 24 convocati per la gara di stasera con la Roma. «Punizione finita, rientra in gruppo», aveva detto De Boer a inizio settimana. «E niente Europa League per preparare al meglio il campionato», la velina circolata poche ore prima della trasferta di Praga. Invece, ecco una nuova esclusione, a Roma appunto. Viene il dubbio che si tratti di un supplemento di punizione dovuto alla leggerezza-social del croato, che nelle ore immediatamente successive alla batosta di Praga aveva pubblicato sul proprio profilo Instagram una sua foto in compagnia della fidanzata. Il problema? Diciamo che i due sembravano tutto tranne che dispiaciuti in una di quelle notti difficili da digerire anche dal più irriducibile dei tifosi. E infatti la rabbia viaweb si è fatta sentire, eccome.
LA POSIZIONE DEL CLUB «Ma si tratta solo di una scelta tecnica», fanno sapere sia De Boer sia il club. «Sono tutti a disposizione, pronti, ma siamo anche in tantissimi – dice il tecnico olandese -, e allora devo fare delle scelte. Ritengo comunque un lusso e non un problema poter convivere con l’abbondanza». Felipe Melo, Joao Mario, Kondogbia, Medel, Banega e Gnoukouri i centrocampisti chiamati per la trasferta di Roma, tutti in migliori condizioni rispetto a Brozovic, che di fatto ha ricominciato a lavorare con la giusta intensità da appena una settimana. E’ questa la linea ufficiale del club, e non ci sono motivi particolari per non prenderne atto, visto che a suo tempo fu la stessa Inter a rendere pubblica la linea dura con il ragazzo. E’ però ovvio che l’ultima «bravata» non abbia giovato a Brozovic nell’ottica di un rientro in campo più veloce. Un certo fastidio è emerso in Pinetina, non lo nasconde direttamente De Boer: «Tutti i miei giocatori devono capire che i social sono sì molto importanti, ma altrettanto pericolosi. Ci sono modi e tempi giusti per utilizzarli, in altre occasioni è invece preferibile astenersi. E in quel determinato momento era meglio che Brozovic stesse fermo. Dal punto di vista professionale non esistono queste cose. E’ d’altronde un fenomeno che riguarda un po’ tutti. Ad esempio, ho visto uno snapchat di un portiere dell’Ajax tra il primo e il secondo tempo: inconcepibile. In questi casi bisogna prendere una decisione, è anche e soprattutto una questione societaria».
L’APPROCCIO De Boer deve fare intanto i conti con un’Inter sempre sotto per prima in sette delle otto gare ufficiali fin qui disputate. «Abbiamo parlato molto di questa cosa – spiega De Boer -, non è giustificabile ciò che ho visto soprattutto a Praga. Dobbiamo cambiare, non ammetto più errori da questo punto di vista. Contro la Juve o la Roma è facile avere il giusto atteggiamento, è un big match. Voglio vedere una squadra concentrata allo stesso modo contro tutti gli avversari, non solo di fronte alle grandi».
MORATTI Nelle ultime ore è salita forte la voce di un rientro in società di Massimo Moratti, che Zhang vorrebbe come presidente. «E’ la prima volta che sento del suo ritorno – dice De Boer -, non commento niente che non sia ufficiale. Sto preparando una gara molto importante per noi, e voglio pensare solo al campo. Le speculazioni non mi servono in questo momento».

Avviso per il presidente Pallotta. Vedrà che preso o tardi Luciano Spalletti verrà a chiederle una «indennità Totti» perché ogni conferenza per lui, osservando il lodevole autocontrollo a cui si sottopone, sembra essere diventata un calvario senza resurrezione. D’altronde, se il mondo è incantato dalle giocate del 40enne capitano della Roma, l’allenatore prova a evidenziare altro. Eccone un esempio. «Col Giurgiu, la punizione del raddoppio è nata da Iturbe che ha preso una punizione importante, ma non viene menzionato da nessuna parte per aver saltato l’avversario e aver preso un colpo. Non viene dato valore agli altri per le stesse situazioni che gli altri poi sviluppano e che sono altrettanto importanti per il resto della squadra». Detto che se avessimo contato le punizione prese da Totti in carriera, occorrerebbe una enciclopedia a dispense, il tecnico si rassegni: l’informazione mondiale va così. Ma Spalletti può consolarsi con le cifre. «Ci sono dei numeri che non conoscete, ma che danno una risultanza importante sull’equilibrio della squadra: i raddoppi di marcatura, la chiusura delle linee di passaggio. Io invece li conosco e devo tenerne conto di tutti. Forse, per fare una sintesi, è che molti non sanno cosa succede dove non c’è la palla, da cui tutti si viene attratti, voi più di me». Spalletti invece lo sa e per questo è probabile che Totti stasera parta dalla panchina, visto che l’allenatore
10 ha usato più in queste ultime partite che in tutta la scorsa stagione. «Si passa dal fatto che a giugno volevate (sic) fargli fare
11 tour dell’ultima partita in tutti gli stadi, mentre adesso siamo a chiederne poi la riconferma da titolare in una partita importante. Se si stesse a metà e si ragionasse un po’ più tranquillamente e con più equilibrio si troverebbe una soluzione a tutto, come io cerco di trovare».
DUBBIO DZEKO Ecco, proprio in questo senso è da capire come il tecnico voglia schierare la Roma. Possibile che si privilegi il tridente leggero, quindi con Dzeko in panchina, mentre vivono i ballottaggi fra De Rossi e Paredes e forse anche quello tra Bruno Peres e Florenzi. Una cosa è certa: Spalletti gradirebbe che l’Inter fosse aggressiva. «Preferisco una squadra che mi venga ad attaccare: se sono bravo gestisco la palla e ho molto spazio dietro la linea difensiva. Ma a volte se attaccano bene possono toglierti tranquillità nella gestione della palla. Dipenderà dalla loro intensità e dalla nostra velocità nel trovare idee di continuo. L’Inter, d’altronde, è una squadra forte, come la Roma. Prima o poi farà vedere tutto il suo valore, quindi c’è da stare all’erta». Anche perché alle brutte, occorrerà strofinare di nuovo l’amuleto Totti, sperando che funzioni.

Chissà se tra i numeri nascosti cui faceva riferimento Luciano Spalletti ci sono anche quelli di Kevin Strootman, la lavatrice che per un po’ aveva smesso di funzionare e ora è tornata a pulire palloni d’ogni tipo. L’uomo che per pudore contro l’Astra Giur- giu s’è quasi rifiutato di esultare – lui che il diritto di farlo lo aveva tutto, visto che all’Olimpico non segnava da due anni e mezzo – è pure l’uomo a cui la Roma affida tutto, il centrocampo e il centro del suo gioco. Non fosse altro che per quei numeri nascosti, leggi i palloni che l’olandese ha pulito e rimesso in gioco, smacchiato e colorato per i compagni. Stro- otman è l’uomo dei 507 passaggi utili, frutto della sottrazione tra 572 appoggi positivi e i (soli) 65 negativi. Il saldo riguarda le nove presenze stagionali di Kevin e tiene dentro pure la disfatta con il Porto: mediamente, dunque, Strootman regala alla Roma tra i 50 e i 60 palloni «lavati» a partita. E il discorso può essere allargato anche ai contrasti, altra specialità della casa Oranje: il saldo racconta di 28 palloni dubbi sradicati ai compagni contro i 7 persi.
OGGI FA 50 Questa è stata fin qui la stagione di Strootman. Quel che non c’è nei numeri,
c’è in una Roma che si appoggia totalmente sulle spalle di un giocatore che, paradosso, avrebbe forse lui ogni tanto bisogno di appoggiarsi ad altri, se è vero che il calvario del ginocchio sinistro è lontano ma non lontanissimo nella testa e nelle gambe dell’olandese. Ma guai a toccarlo, il 6 non può uscire, oggi giocherà la partita numero 50 in giallorosso. Il 6 non ha ricambi all’altezza: senza di lui, i panni restano sporchi. Come sporca è la classifica della Roma oggi. «Ma vogliamo scavalcare l’Inter, sarebbe un ottimo segnale mettersi una squadra così forte alle spalle», ha detto Strootman nei giorni scorsi.
RICORDI E magari, per riuscirci, Kevin riavvolgerà il nastro a quella Supercoppa d’Olanda sfilata in grande stile a De Boer. Strootman giocava con il Feye- noord, era il 5 agosto 2012: 4-2, un cartellino giallo ben speso e una coppa in bacheca, ad oggi uno dei soli due trofei vinti dal centrocampista in carriera. Poco per uno che se non fosse stato costretto da qualche équipe medica in giro per il mondo a litigare con il so ginocchio sinistro, ora sarebbe a giocarsi coppe e campionati chissà dove. Ma la risalita va pianificata tutta con la Roma. Perché alla Roma Strootman è legato a doppio filo: presto firmerà un rinnovo di contratto deciso nei mesi più bui, quando il pallone era l’ultimo dei pensieri. «Ma rinnoverò solo dopo aver dimostrato di essere tornato un giocatore», disse lui la scorsa estate. Ci siamo, i tempi sono maturi. Qualche altro lavaggio e via.

ROMA-INTER: dove vederla in diretta tv e streaming gratis

Vi sono diverse opzioni per vedere Roma-Inter. Sky offre un abbonamento mensile a 29,90 euro al mese che consente di guardare in diretta tv  tutte le partite di calcio di Serie A e di Serie B. Con Sky HD è possibile guardare le partite di calcio in alta definizione. Nel dettaglio Roma-Inter  è  in programmazione in diretta tv su Sky Calcio 1 HD canale 251  a partire dalle 20:15 esu Sky Sport 1 HD canale 201 dalle 20:45. Su Mediaset invece è visibile sempre per gli abbonati in diretta tv suPremium Sport HD.  Gli abbonati inoltre scaricando l’app SkyGo o su PremiumPlay possono guardarla anche in diretta streaming sul proprio smartphone, tablet e pc.  Ed ancora passiamo in rassegna le altre opzioni per vedere Roma-Inter: ad esempio può essere vista in streaming su Now tv, una nuova piattaforma web, la internet tv di Sky che consente di guardare la gara in streaming sul tablet, Playstation, Smart Tv, Xbox one, Xbox 360 e TV Box. L’acquisto di una partita singola senza dover sottoscrivere alcun abbonamento è di 9,99 euro. L’App Serie A TIM, ovvero l’applicazione ufficiale del Campionato di Calcio di Serie A, è scaricabile sul proprio smartphone e tablet. Nello specifico l’abbonamento è disponibile in due modalità: il costo di attivazione della Pack Annuale Serie A TIM è di 9,99 euro e comprende tutti i contenuti premium dell’App Serie A TIM fino al 30-06-2017 con tutte le giornate di Campionato incluse, oppure si  può optare per un abbonamento mensile al costo di 2,99 euro e per 30 giorni che dà la possibiltà di  scaricare tutti i contenuti esclusivi dell’App. Al termine di questi  30 giorni l’offerta si rinnova automaticamente sempre al costo di 2,99 euro al mese, salvo disattivazione. Oltre che in diretta tv e streaming Roma-Inter può essere seguita anche attraverso la radio: per farlo basta scaricare l’app Radio 1 Rai e così potremo seguire la radiocronaca sul nostro smartphone e tablet del match della squadra per cui facciamo il tifo.

A puro titolo informativo vi segnaliamo che vi è anche la possibilità di guardare instreaming online gratis questo match su Rojadirecta, tuttavia non è consentito guardare le partite in streaming gratis su internet in quanto i siti che le trasmettono non hanno acquistato i diritti tv, pertanto vi suggeriamo di optare sempre per soluzioni legali.

ROMA-INTER: probabili formazioni

ROMA (4-3-3): Szczesny; Juan Jesus, Manolas, Fazio, Bruno Peres; Strootman, De Rossi, Nainggolan; Salah, Perotti, El Shaarawy. All. Spalletti

INTER (4-2-3-1): Handanovic; Ansaldi, Murillo, Miranda, Santon; Medel, Joao Mario; Candreva, Banega, Perisic; Icardi. All. De Boe

Intorno a mezzogiorno di ieri il via libera: Joao Mario Naval da Costa Eduardo c’è, recupero completato. Positivo l’ultimo allenamento, okay anche la rifinitura tecnica del 23enne centrocampista portoghese: smaltito l’affaticamento al polpaccio, ossigeno puro per Frank de Boer, che ha la necessità di uscire almeno con un pareggio dall’Olimpico di Roma per cancellare subito, o quasi, la figuraccia di Praga. In caso di ulteriore stop, i giorni della sosta internazionale potrebbero infatti risultare parecchio difficili da gestire per l’intero ambiente nerazzurro.
NON A CASO… «Ho visto il giusto atteggiamento in gruppo durante questi ultimi allenamenti», dice il tecnico olandese, forte anche di una statistica piuttosto incoraggiante: con Joao Mario in campo, l’Inter vince sempre. Tre le presenze del fresco campione d’Europa, altrettanti i successi contro Pescara (2-1), Juventus (2-1) e Empoli (2-0): voti altissimi per Joao Mario; 6,5 all’Adriatico, 7 nella partitissima contro i campioni d’Italia, infine 7,5 a Empoli. Uomo ovunque a centrocampo, zero paura nel prendersi ogni tipo di responsabilità, mente veloce e piedi raffinati: l’ex Sporting Lisbona si è subito imposto come una delle stelle della Serie A 20162017. E questa sera avrà di fronte un altro fenomeno del centrocampo, Kevin Stroot- man: è probabile che molti dei capitoli di Roma-Inter passino dai piedi e dalla testa di questi straordinari giocatori. «Normalmente preferisco giocare come numero 8 o da “10”, anche se ultimamente sto agendo spesso da mezzala pura, ma l’importante è dare alla squadra il giusto supporto nella zona assegnatami dall’allenatore, dove serve insomma, dove c’è maggiore bisogno nei vari momenti della gara». Parole pronunciate il giorno della presentazione, concetti ai quali sono seguiti i fatti sul campo: Joao Mario è davvero al servizio della squadra, e attorno a lui migliorano tutti, in particolare Banega e Medel, con il cileno che può dedicarsi totalmente alla specialità della casa, ovvero vanga unita a equilibrio tattico di altissimo livello.
COSÌ STASERA Inter romana molto simile a quella che aveva iniziato la gara contro la Juventus: dentro Ansaldi e Peri- sic per D’Ambrosio ed Eder. Ecco l’undici provato a lungo nella rifinitura di ieri mattina: Handanovic in porta; appunto Ansaldi e Santon sulle fasce; Miranda-Murillo coppia centrale; Medel e Joao Mario davanti alla difesa; Candreva, Banega e Perisic a supporto di Maurito Icardi. Sette titolari nuovi di zecca rispetto alla disastrosa serata di Europa League.

Doveva essere la stagione del rilancio in Europa, con l’Europa League segnalata fin da inizio stagione come un obiettivo vero, non un impegno da salutare frettolosamente. Invece l’Inter pare non essersi proprio sintonizzata sull’Eurovisione, dopo i primi due match. La voce punti fatti recita un tristissimo zero, come se si dovesse ancora scendere in campo. In campo, però, l’Inter ci è scesa, anche se in un formato diverso rispetto all’Inter di gala che può esibirsi in campionato. De Boer ha puntato da subito sul turnover, ma dopo quanto visto tra Hapoel Beer-Sheva e Sparta Praga è quasi una certezza che con le cosiddette seconde linee l’Inter naufraga contro chicchessia. Ieri il tecnico olandese ha analizzato insieme ad Ausilio e Zanetti il secondo k.o. in Europa ad Appiano, dove l’Inter sta preparando la partita delicatissima contro la Roma. De Boer si è anche confrontato (giustamente) con la squadra, utilizzando gli stessi toni diretti e decisi usati nel post partita e, in generale, in queste ultime settimane. «Se io vado a fondo è un fallimento di tutti», avrebbe detto ai suoi. Inchiodando ognuno alle proprie responsabilità, dato che un allenatore (Mancini) è già stato cambiato e la squadra non ha più alibi di cui potersi avvalere.

Prima di tutto quei giocatori, le cosiddette seconde linee, che trovando meno spazio in campionato avrebbero dovuto giocarsi al meglio le chance nella vetrina continentale. Al contrario, proprio loro hanno tradito e con il loro rendimento hanno del tutto compromesso le possibilità di passaggio del turno. Non ha avuto peso il tasso tecnico degli avversari: senza la spina dorsale Miranda-Joao Mario-Icardi l’Inter si è squagliata come un gelato nel microonde. Il che è un bel problema, considerando che il portoghese non è nella lista europea e gli altri due non possono giocare sempre. Anche se c’è da dire che forse il turnover effettuato da De Boer è stato fin troppo eccessivo, tanto da dare l’impressione (in primis ai giocatori) che l’Europa League fosse un impegno settimanale accessorio rispetto all’incombenza del campionato. Questo nel club è stato notato e probabilmente contro il Southampton il cambio di formazione sarà meno radicale.

Intanto, però, c’è già da pensare al campionato. E contro la Roma sarà Inter vera, perché i titolari ci saranno tutti. Torneranno dal primo minuto i giocatori che sono stati fatti riposare giovedì, su tutti Miranda, Medel e Icardi. Va verso una maglia da titolare anche Cristian Ansaldi, che contro lo Sparta Praga è stato tra i più positivi. Il suo ingresso in campo ha dato una scossa alla squadra e ora che è a posto fisicamente scalpita per esordire in nerazzurro anche in campionato. Contro la Roma ci sarà anche Joao Mario, che pure ieri si è allenato con i compagni. Tutti giocatori che faranno cambiare il volto alla squadra, per recuperare la vittoria e far dimenticare le brutte figure del giovedì.

Rispondi o Commenta