Streaming Gratis Roma – Napoli diretta live tv

roma-napoliSi sente che è una vigilia diversa Non solo perché il Napoli è un avversario di tutto rispetto e questa partita rappresenta l’ultima speranza di conquistare il secondo posto. Ma anche perché potrebbe essere la penultima gara di Francesco Totti nel suo stadio. L’ora dell’addio si avvicina, se non interverranno fatti nuovi che possano cambiare la decisione presa da Pallotta. E l’ombra di Totti aleggia nella sala delle conferenze di Trigona I giocatori devono ancora arrivare per il ritiro e l’allenamento di rifinitura, ma il capitano è come se fosse lì.

Spalletti non si tira indietro. Si aspetta altre domande su Totti, è pronto a rispondere su tutto. Trincerandosi dietro i suoi rigorosi principi, senza concessioni emotive, senza alterazioni dettate dai sentimenti. Solo su una


domanda che riguarda Totti non risponde: «La formazione la comunicherò il giorno della partita». Ma tante cose sono accadute nelle ultime ore, intorno a Totti. Il suo messaggio di distensione inviato ai tifosi ha fatto piacere a Spalletti, sempre molto attento ai comportamenti: «Ho apprezzato tantissimo. Un messaggio da capitano».

E quando il discorso finisce come al solito sul rinnovo contrattuale, Spalletti cerca di disimpegnarsi con un apprezzabile inglese, rimettendo la decisione nelle mani del presidente: «Chiedetelo a Pallotta. Lui conosce meglio la situazione. Siamo tutti in discussione fino alla fine di questo campionato. Ormai ci sono entrato troppe volte in questa situazione, non voglio trattare argomenti come li ho trattati in precedenza. Sono stato tante volte troppo disponibile,non vorrei apparire scortese ma ora a noi interessa questo obiettivo della partita». E non vuole aggiungere altro, neppure se viene sollecitato a dire la sua dal punto di vista tecnico: «Sono costretto a subire una rivalità che non esiste per aver adottato principi obbligatori nel mio ruolo. Questo è un discorso che dobbiamo affrontare a fine campionato, io sono contento e molto felice se Francesco il prossimo anno rifarà la cosa che ama fare. Sarò al suo fianco in quella che sarà la ricerca del ruolo nel prossimo anno. Mi sembra di essere monotono: è una questione che riguarda il presidente con Francesco. Magari posso essere stato un po’ rigido, brusco, duro ma questo è il mio ruolo. Quando sono arrivato qui nessuno avrebbe immaginato di giocarsi questa partita ad armi pari. I ragazzi hanno fatto risultati straordinari, hanno dimostrato di avere qualità. Non avessi creduto in questo non sarei venuto ad allenare la Roma».

Spalletti non boccia Dzeko, che però con gli exploit di Totti sembra finito nelle retrovie: «Edin è un gran calciatore, da Roma. Un giocatore che forse non ho sostenuto abbastanza, anche se non ha bisogno del mio sostegno. Sono contento dell’apporto che Dzeko ha dato alla squadra per arrivare a questo punto».

Spalletti ha voluto considerare Totti al pari degli altri giocatori, senza privilegi. E pensa a una Roma che possa crescere senza il parafulmine del capitano: «Io ho bisogno di tutti dentro la squadra e quando dico di tutti parlo anche di Totti perché nella penultima e ultima partita ci ha dato una mano. Però poi devo far crescere Tautostima negli altri, far sentire importanti anche loro ai fini del risultato». E per far capire il calcio che ha in testa cita due esempi: «Il Leicester sta facendo grandi cose perché è una squadra, la Juve anche, pur avendo grandi individualità. E noi dobbiamo guardare quelli che sono più bravi di noi». Anche il Napoli è una squadra che stima e Spalletti riconosce che il secondo posto è meritato: «Ha giocato il miglior calcio in questa stagione, sono stati i più forti dopo la Juve ed è giusto che siano in questa posizione, per numeri, atteggiamento e continuità».

Finalmente lui, Gonzalo Higuain. Sul treno che ha portato il Napoli ieri pomeriggio a Roma ha preso posto anche il Pipita, tornato a far parte dei convocati dopo aver scontato i 3 turni di squalifica post Udine. Con lui altri 23 azzurri chiamati da Sarri per prendere parte ad una sfida dall’intenso sapore di Champions. Un pareggio in casa dei giallorossi permetterebbe di vedere il traguardo ormai a pochi passi. Il terzo posto sarebbe cosa fatta, perché l’Inter (quarta) non avrebbe più tempo per colmare il divario di 10 punti dal Napoli, ma anche per la Roma diventerebbe quasi impossibile riuscire a recuperare 5 punti in sole 3 partite.

Roma – Napoli sarà trasmessa sia da Sky che da Mediaset, rispettivamente da Sky calcio 1, Sky sport 1, Sky supercalcio HD, Mediaset Premium Sport e Mediaset Premium Sport HD. Per vedere la gara in streaming bisogna installare le applicazioni scaricabili gratuitamente Sky Go e Premium Play. Roam – Napoli diretta streaming gratis su Internet Roma  – Napoli sarà mandata in onda anche da numerosi portali Internet stranieri che trasmettono gli eventi sportivi in diretta streaming live. Non essendo una pratica legalmente riconosciuta in Italia, questi siti vengono oscurati spesso e attualmente i più affidabili per vedere Roma – Napoli in diretta gratis sono i seguenti: Rinconrojadirecta.com, Hahasport.so, Ucciocalcio.tv, Futbolarg.com, Cricfree.tv, Rojadirecta.tv.Nel posticipo di oggi, il Napoli avrà il vantaggio di scendere in campo con la forza dei nervi distesi, avendo a disposizione 2 risultati su 3, e pure il terzo non sarebbe una catastrofe, potendo gestire l’eventuale minimo vantaggio con due gare casalinghe abbordabili (Atalanta e Frosinone) ed una trasferta in casa del Torino senza obiettivi. Ma oggi gli azzurri non scenderanno in campo con l’intento speculativo di portare a casa un prezioso pareggio, non ne sono capaci e lo hanno dimostrato spesso quest’anno. C’è la netta sensazione che il Napoli proverà addirittura a chiudere i conti, con una vittoria che metterebbe anche fine al piccolo tabù esterno, emerso dopo la sconfitta dello Juventus Stadium. Ieri intanto si sono presentati in centinaia in stazione ad incoraggiare la squadra con i soliti cori propiziatori.

Calore ed amore soprattutto per Gonzalo Higuain, deciso a ripartire da dove si era fermato: il gol segnato all’Udinese. Il Pipita tornerà a guidare l’attacco dei partenopei, dopo le tre gare con Gabbiadini centravanti, accompagnato dall’immancabile Callejon e da Insigne che sembrerebbe aver vinto il ballottaggio con Mertens. Ma sarà una gara speciale anche per il capitano, Marek Hamsik, che raggiungerà quota 400 presenze con la maglia del Napoli. Diventerà il terzo di tutti i tempi, dietro le due colonne d’Ercole, Juliano (505) e Bruscolotti (511). E se dovesse pure fare gol, allora il traguardo sarebbe duplice: con 81 reti segnate in serie A con la maglia del Napoli, sarebbe alla pari con Maradona, attualmente secondo, dietro Vojak staccatissimo a 102 reti. L’impresa non dovrebbe essere complicata per lui che ha fatto gol alla Roma dal primo anno in serie A, stagione 2007-2008, con la firma messa nel rocambolesco 4-4. Il resto della formazione è arcinota, con Allan e Jorginho a completare il centrocampo, mentre la linea difensiva sarà sempre a 4 con Hysaj, Albiol, Koulibaly e Ghoulam. In porta Reina, ripresosi dopo il fastidio all’anca che lo aveva condizionato nell’allenamento di sabato.

 Dentro o fuori. La Roma deve vincere con il Napoli per riaprire la corsa al secondo posto. Per farlo, Spalletti cerca ispirazione altrove: «Il Leicester di Ranieri sta facendo grandi cose perché è una squadra come la Juventus, anche se i bianconeri hanno grandi individualità. Dobbiamo fare come loro, guardare quelli più bravi di noi». Solamente vincendo e tornando a -2, i giallorossi potrebbero sperare in un nuovo mezzo passo della squadra di Sarri (a quel punto basterebbe un pari) per sorpassarla nelle ultime 3 giornate.

Il tecnico ne è consapevole ma vola basso: «È una possibilità importantissima, a cui nessuno avrebbe pensato a gennaio quando sono arrivato. Devo dare merito alla squadra di averci creduto. Anche se vincendo il secondo posto rimarrebbe comunque difficile, i ragazzi hanno fatto risultati straordinari». E chissà dove sarebbe potuta arrivare la Roma se Dzeko avesse reso la metà di Higuain. Al paragone tra i due, Lucio abbozza un sorriso: «Parlo soltanto dei miei. Edin è un calciatore forte, da Roma, che probabilmente non ho sostenuto abbastanza: penso che un campione così non abbia bisogno di chissà quale sostegno, in allenamento fa vedere il suo valore. Higuain è stato straordinario ma io sono contento dell’apporto di Dzeko alla squadra». A tal punto che oggi partirà lo farà riaccomodare in panchina. È l’ottava volta che accade nelle 17 gare (Champions compresa) dell’era Spalletti.  

Dopo i complimenti al Napoli («Ha giocato il miglior calcio in queste stagione come atteggiamento»), inevitabile un ritorno sul tormentone-Totti. Soliti concetti ma per una volta toni più concilianti: «È la sua penultima gara all’Olimpico? Chiedete a Pallotta. Sono stato troppo disponibile nell’entrare in questo discorso, a noi interessa l’obiettivo della partita e tutti siamo in discussione fino alla fine del campionato. Sono felice se Francesco il prossimo anno farà la cosa che ama fare, sarò al suo fianco nella ricerca del ruolo che vorrà ricoprire». Come di consueto rimanda al mittente chi allude maliziosamente a dissapori antichi tra i due: «Sono costretto a subire una cosa che non esiste per aver usato e messo in pratica principi obbligatori per me e per il mio ruolo. Non esiste nessuna rivalità. Potrò essere sembrato un po’ troppo rigido, brusco e duro ma l’ho sempre fatto in funzione di quello che sono chiamato ad attuare dall’alto del mio ruolo. Totti, del quale ho apprezzato il messaggio sul blog, in più di una partita ci ha dato una mano importante e lui fa parte della squadra». Formazione: Ruediger ha recuperato. In avanti confermato il tridente leggero.

Il silenzio è un cono d’ombra nel quale starsene avvolto, lasciando che i pensieri penetrino nelle nuvole di filmo: un anno, ima (altra) storia, conle emozioni che si ingrossano nel discorso (secretato) di pochissime parole. «Non si fanno calcoli, ragazzi». L’aritmetica è un’opinione vaga, da demolire attraverso le certezze, rispolverando se stesso, il calcio verticale di Maurizio Sani, e risistemandolo al centro del (proprio) villaggio, che ora è Napoli mentre nell’aprile del 2014 veniva rappresentato da Empoli. Ilmondo èunapalla che, rotolando, ha aiutato a percorrerne di strada, saltellando dalia salvezza (virtualmente) raggiunta con il 2-2 suU’Atalanta, 365 giorni fa, a quella Champions che può essere afferrata per catapultarsi in una nuova dimensione e scoprire il senso pieno della vita.

ALL’ATTACCO. E’ stato (meravigliosamente) bello, questo viaggio di Maurizio Sarti, utile per togliere il velo sulle disattenzioni d’un calcio che sbadatamente l’ha lasciato per troppo tempo in periferia: ma ora che arriva Ro- ma-Napoli, e contiene in sé l’essenza, è vietato distrarsi, divagare per i sentieri della stagione, immalinconirsi su (eventuali) rimpianti. E l’ora e mezza ch’equivale alia verità, una sentenza da pennellare sul marmo del campionato, e non ci sono alternative, né scorciatoie, men che meno fughe dalla propria natura: c’è un calcio, ed è quello di questi sette mesi, e sarà necessario esibirlo con naturalezza e privo di impedimenti, sfuggendo all’idea di lasciare che siano gli altri a tuffarsi nella partita ma appropriandosi (immediatamente) del pomeriggio, giocare in scioltezza – un tocco e via – cercare el pipita per farlo sfogare, però mica soltanto lui. «Facciamo ciò che sappiamo».

L’EXPLOIT. Meno quattro e pure questa è una favola, che ha principi azzurri: perché sono stati due anni amari, attraversati a testa alta, prima d’accorgersi ch’esiste la frustrazione d’una eliminazione nel preliminare o, peggio ancora, l’illusione d’un rigore a quindici minuti di imo “spareggio” che diviene incubo e trasforma un potenziale terzo posto nel surreale quinto che trascina in Europa League, il purgatorio dell’alta società. Ci sarà un momento, eventualmente, in cui Sarri potrà interrogarsi o magari, volendo, specchiarsi in questo piccolo capolavoro: però adesso, e valga per tutti, per i suoi adorati interpreti («io con loro mi diverto, mi danno il piacere di allenare»), non è consentito distrarsi, né sottrarre al codice genetico un filo di spregiudicatezza da «amabilissime canaglie». C’è la Champions all’orizzonte, in quelle notti che andranno riempite da musica per le proprie orecchie, e prendersela sa d’incoronazione o comunque d’investitura, un ulteriore mantello di autorevolezza con il quale andare incontro a questo futuro.

PARADOSSI. E’ una domenica d’insolita quiete che precede la prevedibile tempesta emozionale: c’è la calma piatta di Castel Volturno e neanche un filo di voce per recitare la vigilia, attraverso i propri paradossi o i messaggi subliminali o le sensazioni d’un vissuto o l’ironia per sdrammatizzare, per rendere il meccanismo semplice, pallavanti-palladietro-palla nello spazio – che conduce in quell’infinito che sembra la distanza dal 25 aprile dell’anno scorso a quello ch’è arrivato. E’ un uscio spalancato dinnanzi a sé, di fronte a Napoli, oltre quell’uomo in tuta: e non dite ch’è classe operaia che s’accinge ad intrufolarsi in Paradiso. «Ragazzi, niente calcoli». E’ ima scuola di pensiero, è un modo di essere, è la rivoluzione («che si fa anche con diciotto-ventiquattro uomini») per risistemare i conti con il destino.

«Fondamentalmente sono due malati». Mettiamoci il soggetto perché è buona regola, anche se basterebbe la descrizione per capire di chi si parla: Maurizio Sarti e Luciano Spalletti sono due malati. «Di calcio». Marcello Carli fa il direttore sportivo a Empoli, può darsi che il prossimo anno lo faccia a Trigona ma intanto sta lì a guardare Ro- ma-Napoli e quello che sta intorno da lontano, da imposto sicuro. «Mi vedo la partita, comunque. Perché non so chi la vincerà ma so che sarà bella».

DOMANDE. A Empoli, Carli è stato compagno di squadradi Spalletti, che poi da quella panchina è partito per un altro viaggio. A Empoli, Carli ha lavorato con Sarri che dal 2012 al 2015 ha montato una bella squadra coni pezzi fomiti dall’altro. Poi è andato a Napoli. «Dove ha svolto un gran bel lavoro, forse anche più significativo di quello di Luciano a Roma. Spalletti si era già affermato al massimo livello sia con la Roma sia con lo Zenit, Sarri si è trovato a risistemare una squadra in difficoltà, ha risolto i problemi, si è distinto per gioco e idee. Prima esperienza di vertice ed eccolo lì. Per me insieme con Allegri e Conte sono i migliori talenti che abbiamo in Italia».

Due toscani a Roma per guardarsi in cagnesco. Un tempo era normale Rinascimento, adesso è primitiva voglia di Champions League e la diffidenza che non sarà mai stizza reciproca dura lo spazio di una partita. Carli sa esattamente che cosa pensano Sarri e Spalletti l’uno dell’altro. «Conosco la stima, l’amicizia direi. Spalletti sta qui a cinque chilometri da Empoli. Prendeva la macchina e veniva a vedere gli allenamenti». Era come mettere insieme miccia e dinamite. «Luciano è un curioso capace di infilarti cento domande una dietro l’altra Sarri si ubriaca con il calcio e non se lo faceva ripetere due volte. Per fortuna avevano i loro impegni entrambi, altrimenti sarebbero rimasti a discutere due giorni di seguito».

GESTIONE. Sarri con la pelle scrostata dagli inverni vissuti sui campi di tutta la Toscana, Spalletti con gli occhi ingrossati dagli sguardi stereoscopici con cui accompagna da sempre i suoi discorsi e le sue pause, il primo che sembra carico d’ombra, il secondo che fodera di parole una saggezza che s’intuisce più di quanto la si comprenda. « Hanno il loro modo di parlare, direi le loto manie, ma io sfido chiunque a non divertirsi un mondo se si ha la fortuna di andarci a cena». Quasi uno immagine allo specchio dell’altro, probabilmente perché tutti i bravi allenatori si somigliano mentre di quelli scarsi ciascuno è scarso a suo modo. «Il calcio li unisce, li sovrappone. La gestione del gruppo è uno dei loro punti di forza, non l’unico né probabilmente il principale. Io vedo gli elementi di contatto nella qualità del lavoro quotidiano sul campo, nell’accuratezza degli schemi e nel fatto che il loro gioco propone sempre, non rinuncia mai».

Forse Sarri avrebbe trattato Totti diversamente o forse anche no. « Luiha avuto le sue beghe, al Napoli. Ma sulla faccenda particolare posso dire questo: Spalletti ha sempre utilizzato Totti nella maniera giusta e i numeri lo dimostrano. Non ritiene che possa giocare dall’inizio, in questo momento, ma di certo lo considera il migliore che l’Italia abbia avuto». Chiaro: non si può non essere malati di Totti se si è malati di calcio.

Dategli un pallone. Che sia un calcio di punizione, o un rigore, o un’azione in velocità. Quando si tratta del Napoli, è sempre meglio affidarsi al genio di Miralem Pjanic. Solo che i problemi muscolari ne mettono ancora a rischio la presenza dal primo minuto: gli ultimi allenamenti fanno ben sperare, le sue rassicurazioni pubbliche e private anche, ma niente sarà sicuro fino all’annuncio delle formazioni. Spalletti vuole pensarci fino all’ultimo come ha fatto a Bergamo, dove lo ha lasciato in panchina, e contro il Torino, quando lo ha utilizzato solo nei dieci minuti finali.

FEELING. Al Napoli, Pjanic ha già segnato 3 gol. Delle trentasei avversarie a cui ha dato un dispiacere in carriera, è quella che gli porta più fortuna (anche se una volta in un Napoli-Roma è stato espulso per somma di ammonizioni). Sono stati gol pesanti, perché hanno portato due vittorie. Sempre all’Olimpico: nella prima, 2-0 con una punizione e un rigore per la prima doppietta in Serie A, e nella seconda stagione di Garda, 1-0 alla vigilia di Pasqua in un momento di grande tensione con la tifoseria. Proprio quel gol, di poco successivo all’eliminazione daH’Europa League e alla dura contestazione ultrà sotto la curva, sarebbe stato un passaggio determinante nella difesa del secondo posto, poi certificato dal derby vinto con la testata di Yanga-Mbiwa.

ASSALTO. Stavolta è la Roma a inseguire il sorpasso, che varrebbe la Champions League e un’estate di serenità. E allora Mire aggiusta la Mira. Ha provato tantissimo le punizioni in questi giorni, scherzando anche con Manolas che in sua assenza aveva azzardato un tiro raffinato contro il Torino con risultati pessimi: «Adesso magari ha capito che non è il caso…». Pjanic aveva cominciato il campionato con quattro punizioni vincenti ma a un certo punto si è inceppato: non segna nella maniera preferita addirittura dal 5 dicembre, quando il cross di Torino si trasformò in una parabola imparabile. Per questo continua ad applicarsi con cura negli allenamenti: sta cercando di diversificare le traiettorie, per prevenire i movimenti dei portieri e delle barriere. Magari proprio il Napoli gli restituisce la precisione.

SPERANZA. « Io ci credo. Penso che possiamo battere il Napoli e che possiamo ancora arrivare secondi» ha raccontato Pjanic in settimana. Che dopo due stagioni consecutive in Champions, accetterebbe malvolentieri di guardarla in televisione. Una possibilità che, considerata la prevedibile difficoltà del playoff di agosto, non si potrebbe scartare in caso di terzo posto. Tutti a Trigoria sanno che Pjanic ha una clausola rescissoria da 38 milioni. E sanno anche che diverse squadre importanti (Psg, Chelsea, Barcellona, Atletico Madrid) gli hanno chiesto la disponibilità a lasciare la Roma. Un grande risultato contro il Napoli, uno sbarco tranquillo nella Grande Europa, può ispirare una decisione di fedeltà: dopo cinque stagioni italiane – è l’unico acquisto della prima Roma americana a non essere stato rivenduto – Pjanic si sente legato all’ambiente e alla città ma ha il legittimo desiderio di competere per i migliori traguardi sportivi. Anche a livello internazionale.

E se fosse il pomeriggio delTen plein? Se capitan Marek riuscisse a realizzare una doppietta statistica di assoluto rilievo? Tùtto può essere, di tutto potrebbe succedere nella sfida più attesta dell’epilogo di campionato. Che possa agguantarne uno dei due (di primati personali), dovrebbe peraltro non pioverci su: conia presenza di oggiin Roma-Napoli, con quei polmoni a mantice soffierebbe suuna torta da quattrocento candeline. A tanto ammonterebbero le sue presenze (complessive) con la maglia azzurra, in tal modo ripartite: 316in campionato (comprensive di quella odierna), 56 nelle coppe continentali e 28 in quelle nazionali (conle due di Super- coppa). Il che, tirando la dassi- calinea sotto, dà proprio quattrocento. E, volendo dilungarci ancora nelle enumerazioni, vai lapena di ricordare die, sempre con la maglia azzurra, è stato in grado di mettere assieme la bellezza di97 reti, dicuiben 80 in campionato.

NUMERI DA BOMBER. Altro che mezzala, altro che trequarti- sta (con Benitez), o mediano, o chissà cosa.. Marek ha colpito da quando è a Napoli con una cadenza impressionante, come il più cinico dei bomber Ecco perché, oltre ad essere sempre più bandiera, è sempre più fùoriclasse. Un centrocampista totale, di concezione ultramoderna, che riesce pure a far gol come se diluviasse. Quanti come lui ce ne sono in circolazione?

Ma torniamo alla doppietta in questione. Tutto quadra per l’esaltante traguardo delle 400 presenze, che potrebbe trasformarsi in festa doppia, come accennato, se riuscisse anche a segnare aU’Olimpico. Non una cosa impossibile, per giunta Raggiungerebbe quota 81 in campionato, affiancando Maradona che invece, nel computo totale delle marcature in azzurro, lo precede di 18 gol(115 a97, Hamsikha raggiunto Altafini al quinto posto).

CHE FAVOLA. Numeri gratificanti, ma al di là degli stessi, di quelle che non possono che confermare ed arricchire la statura calcistica del personaggio in questione, non va mai perso di vista il senso dell’intera vicenda Dell’incredibile favola di uno slovacco che in tenera età (nel2007) approdò a Napoli con (già) le stimma te del predestinato. Strappato con tanto di blitz dal dg Marino ad un Inter (in possesso di opzione) che non ha mai smesso di mangiarsi le mani, preso fra l’indifferenza e lo scetticismo generale e buttato subito nella mischia Solo dopo qualche allenamento esplicativo, giusto il tempo (per Reja) di far partire, come in un fumetto, la classica nuvoletta con la sfilza di punti esclamativi: un po’ Gemuti, un po’ Lampard, ma poi sempre più Marekiaro.

Perché anche nell’amabile nomignolo c’è di tutto. C’è il mare di Napoli, ci sono l’eccellenza non ché la trasparenza e l’attaccamento alla maglia e alla città di un ragazzo arrivato conia macchinetta (ai denti) e cresciuto, maturato, sotto l’avvolgente ala azzurra. Dai capelli a spazzola amo’ di porcospino e lo sguardo sognante a quella cresta sempre più acuminata ed aerodinamica, col piglio di chi sa sempre più ciò che vuole. E Marek di sicuro vorrebbe battere i giallorossi, provando anche a far gol, con tutto ciò che ne potrebbe conseguire. In quell’Olimpico che già lo vide protagonista il 20 maggio del 2012 (secondo gol alla Juve nella finale di Coppa Italia), e poi in occasione di altri3 sigilli ^proprio alla Roma ed uno alla Lazio). Oggi “campo base” a quota quattrocento.

Nella settimana della grande attesa per Francesco Totti, rispunta la candidatura di Edin Dzeko. Il bosniaco è in corsa per partire dall’inizio contro il Napoli, più del capitano, che questa volta entrerà nel corso della partita avendo a disposizione più minuti. Dzeko è stato provato sia venerdì che ieri nella formazione titolare, mentre Totti non è stato mai schierato tra gli undici titolari. Venerdì non c’era Pe- rotti nella formazione titolare, ma se dovesse partire dal primo minuto Dzeko, ad andare in panchina sarebbe E1 Shaarawy. Quello in attacco è Punico dubbio di Spalletti, ma non riguarda Totti. L’eventuale scelta di puntare su Dzeko sarebbe dettata da motivi tattici, dalla necessità di alzare il pallone nell’area del Napoli. Ma per questa partita il tecnico punta sui giocatori che gli danno più affidamento, per questo la presenza di Dzeko sarà in bilico fino all’ultimo. Per il resto l’allenamento di ieri ha confermato che Rudiger e Pjanic sono recuperati. Il tedesco ha smaltito l’affaticamento agli adduttori e sarà al suo posto al centro della difesa, al fianco di Mano- las. Keita è ancora favorito su De Rossi, ma oltre a Pjanic, che non sta benissimo, ci sono anche Nainggolan e Perotti alle prese con qualche piccolo acciacco. Ma a questi giocatori Spalletti non rinuncerebbe mai.

IL GOL DI TOTTI. Dzeko potrebbe essere la sorpresa per disorientare il Napoli, mentre Totti dovrebbe partire ancora dalla panchina, dopo i tre gol realizzati nelle ultime due partite. Ma il capitano è andato a segno con il messaggio rivolto ai tifosi, che è stato molto apprezzato a Trigoria, sia dai dirigenti che dall’allenatore, che lo ha elogiato pubblicamente in conferenza stampa. Il gesto di Francesco ha creato qualche imbarazzo per quella che sarà la decisione definitiva sul suo futuro che dovrà prendere Paliotta. Perchè questo Totti può essere utile, anche se in campo il suo utilizzo sarà part time. Il messaggio di unione apre l’ultimo spiraglio possibile per il rinnovo del contratto, nell’attesa della comunicazione ufficiale da parte di Pallotta. Il presidente tornerà in Italia a maggio, ma intanto segue gli sviluppi di questo finale di campionato, che dovrebbe concludersi con la Roma per la terza stagione consecutiva in Champions League, anche se quest’anno probabilmente passando dai preliminari.

IL SALUTO. Intanto i tifosi sono pronti a mobilitarsi per Totti. Il gruppi torneranno a riempire le curve in occasione della partita con tro il Chievo, ultima gara casalinga, in programma l’8 maggio. Sarà una decisione motivata proprio per dare l’ultimo tributo al più grande giocatore della storia della Roma. Sarà un’eccezione straordinaria, perchè anche per la prossima stagione i gruppi della curva sud sono orientati a non tornare allo stadio perchè non hanno

accettato i temi di discussione lanciati dal Prefetto, per il quale le barriere non saranno tolte per la prossima stagione. I tifosi torneranno in curva l’8 maggio, anche se resta ancora un piccolo dubbio sul futuro di Totti. Sarà comunque l’occasione per salutarlo e per ringraziarlo per quello che ha fatto nei ventitré anni da protagonista con la maglia giallorossa. In quella occasione l’Olimpico farà registrare il pienone. Sarà un momento particolare, per certi versi anche doloroso, ma tutti vogliono esserci. Ci sono tifosi che sono cresciuti innamorandosi della Roma da ragazzini e oggi sono diventati uomini. Totti c’è stato sempre. Adesso potrebbe essere arrivato il momento dell’addio. Ma Totti non vuole smettere. E un procuratore di sua fiducia è andato negli Emirati per valutare alcune offerte, in particolare quella di Al Jazeera.

Diceva Rudi Garcia: «Meglio non avere un solo cannoniere. Preferisco tanti modi di andare in gol». Da qui lo stile offensivo della Roma, che Luciano Spalletti ha ereditato in base alla morfologia della squadra. Con questa filosofia non è arrivato lo scudetto ma sono stati stabiliti tanti primati: 73 gol totali, migliore attacco della Serie A; 18 marcatori in campionato (19, contando il gol di Torosidis a Borisov in Champions League); 20 gol da palla inattiva, un’arma letale su cui anche ieri a Trigoria i giocatori si sono esercitati a lungo; 16 gol segnati da fuori area. Nessuno in queste classifiche sta davanti alla Roma.

COOPERATIVA. Garcia non intendeva affermare che un centravanti come Hi- guain fosse superfluo in questo contesto di gioco. Tanto è vero che ha caldeggiato l’acquisto Dzeko. Semmai la sciava intendere che in mancanza di un riferimento imprescindibile in attacco, una squadra deve allenarsi a crearsi delle risorse diverse. E la Roma, proprio a causa della crisi di Dzeko, ha saputo adattarsi, addirittura sviluppando l’idea di calcio collettivo con Spalletti. Prima, con Gervinho e Salah contemporaneamente sul campo, la squadra aggrediva l’avversario cercando di rubare palla “alto” per sorprenderlo in velocità. Una specie di contropiede offensivo, se così s può definire. Adesso invece la Roma cerca di più il fraseggio, le sovrapposizioni sui lati, abituandosi ad attaccare la profondità. I gol così vengono in tanti modi diversi. E il miglior realizzatore, Salah, ha raggiunto solo quota 12: è soltanto settimo nella classifica marcatori Naturalmente ilmeccanismo funziona quando la condizione fisica generale è buona, visto che i ritmi sono forsennati. E il calo di qualità delle ultime settimane – ammissione di Spalletti – è dipeso anche da una flessione atletica.

PERNO. Nella costruzione della manovra, soprattutto quando le difese da attaccare sono basse e abbottonate, diventa fondamentale il lavoro di Diego Perotti, il grande acquisto di gennaio. Perotti non è un falso nove e nemmeno un fantasista. E’ un tuttocampista che si trova sempre nel cuore del gioco e difficilmente sbaglia il senso di un’iniziativa. Quando gioca spalle alla porta, diventando ima mezz’ala in più, i

due teorici esterni Salah ed E1 Shaarawy (se saranno ancora loro titolari contro il Napoli) accorciano le distanze tra loro: si trasformano in punte centrali, pronte a sfruttare le imbucate dietro alla linea difensiva. E così il 4-3-3 si adagia facilmente su un 4-3-1-2 o addirittura un 4-4-2 a quadrato, con Pjanic o Nainggolan ad alternarsi sulla linea di Perotti.

EFFICIENZA. La dote che colpisce nei dati offensivi della Roma è la precisione: su

397 tiri tentati, sono usciti 73 gol. E’ la più alta percentuale di efficienza della Serie A: il 18,4 per cento. E se consideriamo solo i tiri nello specchio, che sono stati 184, la contundenza è molto maggiore: 39,7 per cento. Per capirsi, il Napoli ha segnatomi gol in meno (72) ma ha calciato verso la porta 53 volte in più (450) e nello specchio 27 volte in più (211).

STORIA. Se segnerà almeno un gol oggi pomeriggio, intanto, la Roma eguaglierà il suo record di gol nei campionati a 20 squadre. E indovinate chi c’era in panchina nel caso precedente? Luciano Spalletti. Era il campionato 2006/07 e i gol complessivi fùrono 74. Alla Roma dei giorni nostri restano quattro partite per migliorare il totale anche se quasi certamente non sarà possibile battere il record assoluto, stabilito nel lontano 1930/31 in un campionato a 18 squadre (con 4 partite in meno quindi): in quel caso i gol fùrono 87.

Ciak, si gira: e su questa giostra del gol ch’è Roma- Napoli, ci si può perdere nella Grande Bellezza, in quest’affresco a cielo aperto che va dal pupone sino al pipita, che mette assieme le somme di due attacchi straordinari e fa la differenza con l’universo che circonda. E’ una sfida stellare, è una galleria di capolavori, è una gigantografia della propria esistenza

che il Napoli esibisce attraverso le settantadue reti in campionato, ma che poi ingrandisce – abbellisce – con le novantotto, esaltanti raffigurazioni complessive della sua annata, che la tengono a solo sei «graffi» dai record dei record delle due edizioni benitezia- ne, quelle che hanno provveduto a ridisegnare una mentalità, ad europeizzare un calcio, proponendolo nella prima versione intemazionale a cui poi Sarri ha aggiunto del suo, raffi

nando gli equilibri difensivi e della mediana e però lasciando che lì davanti ci fosse sempre l’identica esuberanza.

SCEGLIERE. Oh specchio delle brame, qual è il più bello del reame? Scegliere non si può o anche, volendo, non è semplice: perché ci sono artisti che hanno provveduto ognuno a modo loro e comunque in quest’annata – ma fermandosi al campionato – nessuno s’è fatto mancare nulla:

non Insigne, con la punizione di Milano; non Gab- biadini, con la palombella a Frosinone; non Hamsik, con il dribbling nello stretto a Marassi contro la Sam- pdoria; non Mertens, con l’incrocio baciato con il Bologna; non Callejon con il pallonetto delTÓlimpico alla Lazio, men che meno el pipita che ne ha fatti trenta e potete soltanto decidere dopo attenta valutazione (magari derogando e premiando come quello di Varsavia il suo pezzo forte).

MODALITÀ’. Il Napoli è un attacco stratosferico (e si sapeva), che esagera attraverso i numeri: el pipita è lassù, poi Insigne ne ha fatti dodici, Callejon sei, Hamsik, Gabbiadini e Mertens cinque. Hanno segnato «soltanto» in undici, e vabbè, se ne faranno una ragione, ma le cinque stelle (senza inserirci l’Europa) hanno l’80,77% della produzione interna lorda, una sorta di plebiscito. E c’è poi dell’altro: c’è una squadra che è quella capace più di ogni al

tra di tirare in porta, nello specchio o fuori, dunque di essere padrona del campo, dunque del gioco, quindi delle occasioni, che si possono pure sbagliare.

IL GIUOCO. Il premio, dell’i- dea-Sarri, è nella forza di avere uno sbocco, una via d’usdta, una soluzione risolutiva in qualsiasi momento: perché pine questo dicono le cifre, che hanno svelato la natura del Napoli, per cinquantanove volte in rete attraverso un’azione; poi ci

sono i rigori – che quest’anno riescono (ne ha sbagliato Hamsik, imo a Bergamo) e tredici «colpi» su palla inattiva, figli chiaramente di quei trentatré (?) schemi che sono stati attribuiti a Sani.

POCA TESTA. Diceva Corrado Vìdani, un Maestro: «Il calcio si gioca con i piedi». E Sarri lo pensa: soltanto otto reti di testa, raffigurano un’anima, un concetto, una espressione della propria volontà. Tutto il resto è

bomber: con 45 reti di destro, venti di sinistro (e poi d sono le autoreti). C’è distacco tra i gol da dentro l’area e quelli che arrivano da fuori, ma non rappresenterà certo una preoccupazione vitale, questa: essere e avere, va bene egualmente. E in qualsiasi momento in cui il calcio del Napoli vive: c’è una tendenza a segnare (parecchio) nel finale dd due tempi. Quando muore una partita, o la sua metà, e vanno consegnati i pacchi regali.

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