Sampdoria – Inter Streaming Gratis Video Smartphone e Pc Diretta Live Tv Rojadirecta (Aggiornamento Domenica ore 20:45)

sampdoria-interMarco Giampaolo ci riprova. Dopo aver sprecato la prima chance contro la Juventus, questa sera il tecnico blucerchiato dovrà dimostrare alla piazza, e soprattutto alla proprietà, che il derby non è stato solo un fuoco di paglia. Il mega turn over che il tecnico ha mandato in scena a Torino ha confuso ancora di più le idee sul reale valore della Sampdoria, gagliarda e tecnica contro il Genoa, alle prese con i soliti problemi di assetto difensivo contro i bianconeri. Così la sfida con l’Inter diventerà la prova del nove, per la squadra ma soprattutto per l’allenatore di Bellinzona che, se con la vittoria nella stracittadina era riuscito ad evitare l’esonero, ora dovrà dare prova di aver effettivamente svoltato. 

Questa sera contro i nerazzurri, la Sampdoria dovrà quindi dimostrare di aver cancellato la pesante sconfitta contro la Juventus ma non l’entusiasmo post derby: «La Juventus è una squadra di fenomeni – ha spiegato l’allenatore blucerchiato -, però il risultato poteva essere meno rotondo. Abbiamo giocato un’ottima prestazione nel derby, poi abbiamo provato a fare una buona prova contro i bianconeri, aprendoci una possibilità sul 2-1. Contro l’Inter però dobbiamo fare ancora meglio». Ed è per questo che Giampaolo questa sera a Marassi proverà a schierare una Samp più concreta in fase d’attacco, con i rientri di Muriel e Quagliarella, ma anche una difesa più solida, aiutata da un centrocampo che probabilmente dovrà fare a meno di Praet (stamattina il provino che scioglierà le ultime riserve), non al meglio per un contusione alla schiena rimediata contro i bianconeri: «Non so cosa aspettarmi dai nerazzurri – spiega Giampaolo -, visto che l’Inter può contare su una rosa fortissima, ma è una squadra un po’ pazza. Di fronte abbiamo una formazione che ha fatto grandissime prestazioni e altre meno brillanti. Dispone di giocatori importanti e De Boer è un maestro di calcio che apprende velocemente, anche se viene da un campionato diverso dal nostro; ma come vale per tutti, sono i risultati ad incidere sul giudizio di un tecnico. Noi ci prepariamo cercando di difendere collettivamente. Sul piano individuale si rischia di soccombere, per cui i problemi vanno risolti col gruppo. Il giocare insieme è un mutuo soccorso per superare le situazioni di difficoltà che si presenteranno». 

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Alla Sampdoria servono punti anche perché la prossima sfida dei blucerchiati sarà contro la Fiorentina. Un altro big match particolarmente complicato, ma soprattutto una gara che per il tecnico potrebbe diventare un’ultima spiaggia in caso di una nuova sconfitta questa sera a Marassi: «Il trittico di campionato non è ancora chiuso – ha chiosato l’allenatore blucerchiato -. Sulla carta ci sono gare estremamente problematiche, poi però il campo magari finisce per dire il contrario. Faremo la nostra partita, abbiamo ricaricato le batterie e siamo pronti». I numeri certamente non rincuorano la Samp visto che per l’allenatore blucerchiato sono 6 i precedenti con l’Inter: nessuno in Coppa Italia, tutti in Serie A. Giampaolo può sorridere solamente per l’unico pareggio ottenuto nella stagione 2006/07 sulla panchina del Cagliari, non per le altre cinque sconfitte. Un motivo in più per salvare definitivamente la sua panchina questa sera contro i nerazzurri.

La mannaia di Frank De Boer colpisce ancora. Questa volta gli esclusi dalla lista dei convocati si chiamano Felipe Melo (reduce da una contusione al ginocchio destro rimediata l’11 ottobre scorso, ormai riassorbita), ma soprattutto Stevan Jovetic e Gabigol. E la notizia è forte se si pensa quanto il brasiliano sia stato inseguito sul mercato dalla nuova proprietà Suning, che l’ha strappato alla concorrenza di Juventus e Barcellona per 29,5 milioni. De Boer, però, va dritto per la sua strada e la scelta di escludere i tre giocatori non può che essere tecnica. E’ evidente, pensando ai concetti cari all’allenatore olandese, che lo spirito e l’atteggiamento messo in campo negli allenamenti non sia quello corretto e adeguato per far parte del suo gruppo. Probabilmente c’è chi che continua ad anteporre i propri obiettivi a quelli della squadra e così De Boer ha deciso di andare a Genova con altri uomini, tornando per esempio a convocare Biabiany, lasciato a casa nelle ultime otto partite fra campionato ed Europa League. 

Sono rimasti a Milano, oltre allo squalificato Medel, anche Yao e Kondogbia, entrambi fuori per infortunio (affaticamento ai flessori, sinistro per il difensore, destro per il mediano francese). De Boer, quindi, si ripete dopo aver tenuto in castigo per quasi un mese Brozovic, reo di aver avuto un comportamento inaccettabile dopo la sostituzione in Inter-Hapoel Be’er Sheva del 15 settembre scorso. Il croato è stato il caso più eclatante, ma il tecnico da inizio stagione a oggi ha messo ai margini alcuni giocatori per non aver seguito alla lettera le sue indicazioni. E’ capitato con Nagatomo (spesso in panchina e a Praga in tribuna in favore di Zonta, centrocampista della Primavera), come detto con Biabiany, ma anche con Kondogbia, bocciato platealmente dopo mezzora in Inter-Bologna. Adesso tocca quindi a Jovetic e Gabigol: al montenegrino l’allenatore aveva detto di trovarsi un’altra squadra a fine mercato, l’operazione con la Fiorentina non si era concretizzata e Jovetic, con impegno, aveva anche convinto De Boer a dargli alcune opportunità. Almeno fino a ieri. Gabigol invece è stato più volte punzecchiato: «Il calcio italiano ed europeo è diverso da quello brasiliano», uno dei concetti più volte ripetuti.

La verità è che De Boer non si sente, o non si è mai sentito, sotto esame. Semmai ora è lui a mettere sotto esame i suoi giocatori. Nel senso che, forte del successo e della presta­zione contro il Torino, corroborato dagli at­ testati di fiducia della proprietà del club, il tecnico olandese non solo si promuove («Mi dare i un 6,5 per quanto fatto finora, ma è un voto che i professori alzerebbero a 7…»), ma adesso attende risposte dai suoi uomini. Del resto, gli argomenti per mettersi in cattedra glieli hanno dati proprio le ultime partite, sia quella persa con l’Atalanta sia quella vinta con il Torino. «La gara di mercoledì sera è la dimostrazione che applicandosi e rispettan­do le consegne si può vincere e pure giocare bene: è questo che devono capire i giocatori – ha spiegato De Boer Non c’è modo miglio­ re per spiegarlo. A Bergamo, nel primo tempo, non è accaduto. Nell’intervallo ero arrab­biato perché in campo non stavamo facendo quello che avevo spiegato prima, che è poi il modo in cui abbiamo giocato nella ripresa e poi anche contro il Torino…. Ma si deve par­tire sempre così, non può accadere solo dopo che mi sono arrabbiato»

ESCLUSI. Insomina, la responsabilità è innan­zitutto dei giocatori. De Boer ha scelto di fare a meno di dii in questo momento non lavora nel modo giusto o non mette al primo posto la squadra. Se Kondogbia e Yao sono out per guai fisici, Felipe Melo, Jovetice Gabigol non sono stati convocati per scelta tecnica. Dei pri­ mi due, l’olandese aveva già fatto abbondan­temente capire di poterne fare a meno. L’e­sclusione pesante, invece, è quella del brasi­liano, per cui Stuiing ha investito 29,5milioni. Secondo De Boer è lontano dall’essere pron­to e si sente così forte da certificarlo con le sue scelte Ci sono, però, almeno un paio di esem­pi che illustrano quanto per il tecnico neraz­zurro contino meritocrazia, dedizione e spiri­ to di sacrifìcio: «Io tratto tutti allo stesso m o d a Brozovic ha dato la miglior risposta possibi­le. I la capito di aver sbagliato ed ha chiesto scusa. E’rimasto fuori, ma ha cominciato ad un caso isolato. Boiingbroke ha parlato della pausa invernale come occasione per lavorare a lungo sulla squadra?Magià contro il Torino si è vista un’Inter molto vicina a quella che è la mia idea di squadra, solo che deve essere sempre così. Ora è fondamentale avere continuità: stesso atteggiamento, stessa disciplina, cambiando ai massimo qualche dettaglio».

PROGRESSI. La continuità è anche la strada per non perdere la panchina. Al di là delle prese di posizioni la società, De Boer resta sotto osservazione. Anche se la pressione, ora, si è dichiaratamente allentata: «Quando C’è la certezza, è piò semplice lavorare. Vale anche per i giocatori». Ed è anche piò semplice darsi tuia sufficienza abbondante per il lavoro svolto finora: «Mi do 7, innanzitutto perché posso guardare tutti negli occhi e poi perché, considerando da dove siamo partiti, abbiamo fatto un grande lavoro. Ci sono stati alti e bassi e tante energie spese, ma i progressi sono evidenti, anche attorno all’organizzazione fuori della squadra». E alia fine ci è scappato pure un occhiolino.

MILANO – Si dice che una vittoria possa salvare la panchina. Una sconfitta subito dopo, però, può tornare immediatamente a far precipitare la situazione. E’ la realtà di De Boer. E’ vero che ha incassato perentori attestati di fiducia da proprietà e dirigenza, ma il suo futuro continua ad essere strettamente collegato ai risultati. A cominciare da quello di stasera con la Sampdoria Dopo le parole dei vari Yang Yang, Zanetti, Boiingbroke, Ausilio, ecc. è diffìcile immaginare un ribaltone immediato in caso di sconfìtta, a meno che non si tratti di una vera disfatta, ma certo a quel punto all’olandese potrebbe non bastare vincere con il Crotone tra una settimana e, soprattutto, non perdere con il Southampton giovedì. La prossima sosta, infatti, resta l’orizzonte temporale fissato dal club nerazzurro per decidere un cambio in panchina, in modo così da concedere al nuovo allenatore tempo per lavorare.

RESPONSABILITÀ. La vittoria e la prestazione con il Torino, in sostanza, hanno dimostrato tutte le potenzialità della squadra. Ma queste potenzialità devono emergere ad ogni uscita. De Boer ha voluto dare responsabilità piti o meno assoluta ai giocatori, arrivando anche ad esclusioni pesanti. Ma il club ridene che anche lui ne abbia. Tanto per cominciare la ridotta intensità negli allenamene, che poi si traduce pure in partita, con prestazioni spesso e volentieri sotto ritmo. Proseguendo con l’eccessiva rigidità tattica e l’atteggiamento di chiusura davanti a certe co n- sigli che comunque gli sono arrivati nelle tante riunioni alla Pinetina. Concludendo, poi, con le difficoltà di comunicazione almeno con una parte dello spogliatoio. Difficoltà che sono sembrate evidenti in occasione del match con l’Atalanta, mentre non si sono viste contro il Torino, match nel quale la squadra ha applicato a dovere lutti i dettami di de Boer.

CANDIDATI. Se la panchina del tecnico olandese non può essere considerata salda, continua ad esserci incertezza invece sull’identità dell’eventuale sostituto. La cerchia dei candidati, comunque, sembra essersi ristretta. Pioli e Guidolin restano i preferiti per coloro che, all’interno del club, vorrebbero affidarsi ad un allenatore che conosca come le sue tasche il campionato italiano e che sia abituato a lavorare in un certo modo in allenamento. In alternativa ci sono il solito Leonardo e Blanc, che ha dalla sua un profilo internazionale di livello. Bemes, il procuratore del tecnico francese, tramite RMC, ha voluto però smentire «qualsiasi contatto con l’inter». Mentre De Boer non se l’è presa per i tanti agenti di allenatori che offrono i propri assistiti: «E’ normale: pensano ad un ‘opportunità di lavoro e l’ìnter è un club prestigioso. Ma è inutile preoccuparsene…».

Toglietegli tutto, tranne la coerenza. Frank de Boer dribbla le voci sul suo futuro, lancia messaggi chiari ai giocatori, detta la linea per riemergere e rivendica la bontà delle proprie idee. Fino a darsiun 7 in pagella, con spintarella. «Voto buono, considerando da dove siamo partiti e il grande lavoro fatto. Abbiamo fatto progressi anche nell’organizzazione intorno alla squadra. Certo, ci sono stati alti e bassi, ma di certo posso guardare tutti dritto negli occhi. Quindi mi do un 7. Sarebbe un 6,5, ma i professori spesso alzano i voti…».

SUNING E AVVOLTOI Anche se va detto che l’atteggiamento era stato lo stesso pure prima del Torino, l’olandese cavalca il consenso espresso il giorno prima da proprietà e management. «Il fatto che Suning abbia fatto chiarezza sul progetto e manifestato fiducia nell’allenatore (ieri in conferenza c’era anche il Cfa Gardini, ndr.) dà più tranquillità a tutti, staff e giocatori. Così è più facile lavorare. Bolingbroke ha detto che diversi colleghi si sono proposti attraverso i loro procuratori?

Normale che uno speri di piazzare il proprio assistito in un grande club come l’Inter. Ma io non posso pensare a questo, devo concentrarmi sul campo». Ieri l’agente di Blanc, Bernès ha ovviamente smentito contatti – che pure ci sono – con i nerazzurri.

CONSENSO E INTEGRALISMO

Frank però giustamente va per la sua strada. E chi, malgrado i proclami, in società lo aveva (ha?) praticamente scaricato, oltre ai risultati dovrebbe valutare che i tifosi sono con l’olandese. Non c’è insomma quella situazione ambientale che nel-

l’autunno 2014 aveva condannato Mazzarri. Con lo speaker che era arrivato a semi nasconderne il nome a causa dei fischi di San Siro. E a chi lo accusa di integralismo FdB risponde così: «Ho la mia filosofia, pur con piccoli aggiustamenti c’è una strada che voglio seguire perché sono sicuro che porterà risultati. I giocatori devono capirlo. E chi non è abituato al 4-3-3 cambi il chip nella testa».

NESSUNO SCONTO Perché il vero dubbio è quanto la squadra sia disposta a buttarsi nel fuoco per il mister. Ma anche lì non si fanno sconti. «Perché ho recuperato Brozovic ma non Kon- dogbia – spiega De Boer -? Marcelo aveva sbagliato, ma poi ha capito e mi ha dato le risposte migliori. Ora gioca ed è in crescita costante. Tocca ai giocatori sfruttare le occasioni. Kondo- gbia non ha ancora avuto la stessa reazione. E ora ha pure un problemino muscolare. Ma tutti devono capire che se in campo restiamo uniti e corti possiamo fare grandi cose. A Bergamo eravamo lunghi e mi sono molto arrabbiato, anche perché non esiste preparare la gara in un modo e poi giocarla in un altro. Contro il Torino invece stavamo in massimo 25 metri. E’ l’Inter che voglio vedere sempre. Bolingbroke ha detto che la svolta la vedremo dopo la sosta di Natale? Col nuovo anno saremo migliorati, ma la svolta potrebbe arrivare già contro la Samp, se ripeteremo la prestazione contro il Torino, che era molto vicina alla mia filosofia».

JOAO BASSO Un’Inter che mercoledì è passata da un cambio obbligato di centrocampo. «Se penso di confermare Joao Mario – fa il tecnico – davanti alla difesa anche quando Medel avrà scontato la squalifica? Premesso che Gary dà sempre il 100% e vorrei vedere lo stesso atteggiamento da parte di tutti, Joao preferisce giocare più avanti, ma mercoledì si è sacrificato, ha fatto molto bene e non penso di cambiare. Quando vinci i duelli a centrocampo poi riesci ad attaccare 20 metri più avanti».

Cosa penso se mi dicono che sono in discussione? Beh, che sono in buona compagnia, visto che sento dire la stessa cosa di De Boer e persino di uno come Guardiola. Noi allenatori siamo abituati a trovarci in queste situazioni». Marco Giampaolo dribbla così la domanda ansiogena sul suo futuro in caso di sconfitta contro l’Inter. L’allenatore della Sampdoria non pensa neppure agli scricchiolii dell panchina, semmai al modo per trasformare l’attesa per la sfida di stasera con i nerazzurri in un piccolo sogno.

SPACCAPARTITE Lui, infatti, è in buona compagnia soprattutto perché ha Luis Muriel dalla sua parte, lo «spaccapartite», come la ha definito in conferenza stampa, il castigaInter, con i suoi quattro gol ai nerazzurri in passato, uno lo scorso anno con la Sampdoria. L’uomo in più della Samp se si guarda ai successi blucerchiati di quest’anno. l’attaccante colombiano ha lasciato la sua firma su tutte e tre le vittorie in campionato, ha segnato a Empoli, ha fornito due assist determinanti per il successo sul- l’Atalanta ed ha messo alle corde il Genoa, nel derby, con un gol, il cross che ha portato all’autogol di Izzo e tante giocate. Tanto per sottolineare il tutto ecco anche i due gol in coppa Italia che hanno inguaiato il Bassano. La Sampdoria vince se Muriel fa il fenomeno, insomma.

UOMO SQUADRA «Lui – è il ritratto disegnato da Giampaolo – ha i colpi, i numeri, la tecnica per fare cose importanti e spaccare le partite. E’ un vero stoc- catore Quando lo mando in

campo gli chiedo di fare le sue cose, ma anche di aiutare la squadra, perché fare un gol non basta, soprattutto se poi si perde 2-1. Conoscendone le caratteristiche non gli impongo al 100% di rientrare, ma comunque sta lavorando molto per i compagni». Lui, insomma, spesso, anche se non sempre, diviene la luce del collettivo, l’uomo in più di una squadra compatta. Questa è la grande differenza tra il nuovo Muriel e quello deludente delle scorse stagioni.

DUBBIO FANTASISTA Per ricreargli attorno il clima ideale in vista dell’Inter («Squadra pazza, dalla quale no sai mai cosa aspettarti, ma di grande qualità»), Giampaolo sembra deciso a ripresentare la formazione vincente del derby, con la coppa Muriel-Quagliarella e Bruno Fernandes alle loro spalle. Il portoghese, infatti, dovrebbe vince il ballottaggio con Alvarez. «Loro – annota il tecnico – sono molto diversi: Fernandes è più offensivo, mi dà qualcosa in più in fatto di assist e conclusioni da gol. Alvarez, invece, regala alla squadra più equilibrio. Io, comunque, alla fine manderò in campo la formazione più forte, come ho sempre fatto, anche a Torino contro la Juventus. Sarà fondamentale giocare per vincere, come sempre e, soprattutto opporci alla loro qualità con la mutua assistenza. Da quel che ho visto in allenamento siamo pronti per fare la partita giusta».

Salvate il soldato Frank. L’Inter – come da copione – ha fatto quadrato su De Boer. La società, come chiesto da Erick Thohir (volato a Giacarta per stare vicino al padre Teddy), ha fornito nell’assemblea dei soci un’impressione monolitica. Il presidente, nel suo blitz milanese, ha dato precise consegne e non ha voluto nemmeno sentire nomi di possibili sostituti, convinto – dopo aver scelto l’olandese – che occorra tempo e pazienza per vedere risultati. E così ieri tutti i dirigenti hanno provveduto a puntellare la posizione dell’allenatore. La presa di posizione più netta è stata quella del Ceo Bolingbroke, non fosse altro perché, oltre a confermare il tecnico, ha pure dato una precisa connotazione temporare alle sue parole. «De Boer è arrivato una settimana prima dell’inizio di campionato ed è difficilissimo per qualsiasi allenatore prendere in mano la squadra in quel momento – ha spiegato – per questo siamo soddisfattissimi del suo lavoro e siamo al 100% con Frank: il compito che gli spetta non è facile. Durante la sosta invernale, sarà infatti il primo momento in cui avrà dieci giorni da passare con i giocatori». Facendo espresso riferimento al ritiro che si terrà in Andalusia, Bolingbroke ha così sottinteso che De Boer arriverà quanto meno a fine anno. Non è dato a sapersi se le sue parole verranno smentite dai risultati (tra Genova, Southampton e la gara in casa con il Crotone l’olandese si gioca molto), certo è che cacciare un allenatore dopo una presa di posizione tanto netta, sarebbe un grande autogol mediatico per una società che, a partire dalla gestione Thohir, ha fatto della trasparenza un suo vanto. A Bolingbroke si sono accodati sia il vicepresidente Zanetti («Le difficoltà bisogna saperle affrontare con serenità e ripartire») nonché il ds Ausilio: «Non abbiamo mai messo in discussione l’allenatore e cerchiamo di vedere cosa c’è dietro al risultato: per me è stata più negativa la partita con il Southampton che quelle con Cagliari e Bologna, perse o pareggiate per una buona dose di sfortuna ed errori, ma ben giocate per 60-70 minuti. Noi non abbiamo contattato nessuno, sono in tanti che si propongono perché l’Inter è un club che fa gola a tutti, ma la panchina dell’Inter è di Frank De Boer: l’Inter ha un progetto nato in modo non predeterminato, ci siamo trovati a fare una scelta e oggi la sosteniamo avendo trovato un allenatore con idee positive e propositive». Parole che, Thohir da Giacarta, avrà sottoscritto in pieno.

Che l’indonesiano sia più che mai al centro dell’Inter è dimostrato pure dalle dichiarazioni di Yang Yang, “uomo forte” di Suning presente in sala: «Erick è il nostro più grande partner nel sud est asiatico dove vogliamo espanderci. Abbiamo analogie per la gestione nel calcio e nei media. La partnership con Thohir ci dà piena fiducia: nonostante le distanze, lavoriamo tutti a stretto contatto. Se rimarrà al 30%? Siamo molto tranquilli sull’assetto attuale di governance». «Thohir e Suning si sono dati gli stessi obiettivi – gli ha fatto eco Isenta Hioe, membro del Cda in quota all’indonesiano -, vogliamo riportare il club in alto in Italia e in Europa: lui rimarrà finché Suning gli chiederà di restare presidente dell’Inter per assicurare una transizione più fluida possibile». L’Inter aprirà un ufficio a Nanchino per sviluppare il brand (avrà 12 dipendenti e un direttore generale Asia) mentre la prima squadra in estate sarà in tournée in Cina (dove il club conta un terzo dei 313 milioni di tifosi stimati al mondo) dove tornerà regolarmente nei prossimi cinque anni. Bolingbroke infine ha chiesto un radicale rinnovamento in Lega Serie A: «Appoggeremo il candidato presidente che ci dimostrerà più di altri di capire come si stanno modificando le dinamiche del calcio mondiale».

BOGLIASCO. Per Marco Giampaolo la gara contro il Genoa era considerata un match ball da non fallire. Ma domani con l’Inter la storia sembra già destinata a ripetersi: rispetto al pre derby (vinto con merito) il tecnico blucerchiato, in caso di sconfitta, non è a rischio esonero ma è chiaro che il pesante ko contro la Juventus ha rimesso tutto in discussione. La fiducia da parte del club di Corte Lambruschini è nuovamente in calo e la gara successiva contro la Fiorentina rischia di essere nuovamente decisiva per il suo futuro. Anche perché gli esperimenti di Torino hanno sì dato i risultati sperati, ma per contro hanno messo il tecnico ulteriormente in difficoltà.
Tanti i dubbi di formazione. La prima incognita è in mezzo: il gioiellino Praet, pagato in estate 11 milioni di euro, sta crescendo ed è stato tra i migliori nella sfida contro i bianconeri. Per questo il club spera che di qui in avanti il giocatore, patrimonio della società, possa trovare più spazio. Domani a star fuori potrebbe essere Linetty, oppure il veterano Barreto, impegnato sia con il Genoa sia nel turno infrasettimanale. Solita abbondanza anche in attacco: davanti rientreranno Quagliarella e Muriel ma il dubbio maggiore riguarda il solito trequartista: Fernandes convince più di Alvarez e quindi, salvo dettami tattici, domani sera dovrebbe partire titolare.
Il presidente Massimo Ferrero oggi rimarrà a Roma impegnato al battesimo del figlio Oscar ma domani sera sarà regolarmente al Ferraris per assistere alla gara contro l’Inter. L’imprenditore cinematografico dopo il derby aveva manifestato massima fiducia nel suo allenatore, ma proprio Giampaolo contro l’Inter dovrà nuovamente dimostrare di aver ritrovato la sua Samp, quella che si è vista ad inizio stagione e sabato con il Genoa, ma che troppo spesso invece si è persa per strada.

Tre partite, tre finali. Il successo sul Torino ha soltanto allungato la vita a Frank De Boer, ma l’Inter resta un malato grave nonostante – almeno ufficialmente – pure oggi, a margine dell’assemblea dei soci, verrà confermata la fiducia nell’olandese. È appeso ai risultati De Boer che, con Sampdoria, Southampton e Crotone dovrà dare continuità alla vittoria nell’infrasettimanale sui granata. In società c’è preoccupazione anche per i rapporti, sempre più a rischio cortocircuito, tra l’allenatore e parte dello spogliatoio. In tal senso, De Boer – convinto che la fiducia di Suning nei suoi confronti sia pressoché incrollabile – ha rilanciato, chiedendo innanzitutto che a gennaio l’organico venga sfoltito perché troppi sono i malpancisti (buon ultimo Kondogbia, al netto del dolorino muscolare affiorato mercoledì quando era già sera inoltrata…), inoltre vuole un’Inter più italiana soprattutto in difesa. Gli errori equamente distribuiti tra tutti i componenti del reparto, sarebbero infatti dovuti alle difficoltà di comunicazione tra i giocatori. A gennaio si interverrà sulla difesa e, oltre a Darmian (già bloccato da tempo) si riproverà con il Sassuolo per Acerbi. In estate invece verranno ripresi i discorsi già avviati con la Fiorentina (per Bernardeschi) e sempre con il club di Squinzi per Berardi (a proposito di attaccanti: ieri, nell’amichevole con il Renate, c’è stato l’ennesimo gol di Gabigol che però l’olandese non ritiene ancora pronto per il grande salto nella serie A).

Il problema, come sanno pure i sassi, è che De Boer, qualora non dovesse invertire la rotta, vedrebbe frustrati i suoi buoni propositi dall’assenza dei risultati, intorno a cui tutto gira nel mondo del calcio come peraltro sottolineato ieri da Massimo Moratti: «Sicuramente contro il Torino De Boer ha dato una buona dimostrazione. C’è stato un miglioramento, poi ogni scelta spetta alla società. Giusto confermarlo sulla panchina nerazzurra? Un tifoso non è obbligato a prendere questo tipo di decisioni, segue quello che succede e si fa un’idea, e l’impressione di ieri è che lui abbia migliorato rispetto alle prestazioni precedenti. Detto ciò nel calcio un allenatore è sempre legato ai risultati».

Nonostante all’Inter ufficialmente tutti neghino, la settimana è stata importante per bloccare i candidati reputati dalle varie anime del club più adatti a raccogliere l’eredità del buon Frank. In pole position – ma le posizioni continuano a rimescolarsi – è balzato Leonardo che magari sarà più un gestore che un allenatore di campo, ma che ha il potere di saper mettere d’accordo le varie anime del club. Il brasiliano è stato contattato e invitato a seguire con attenzione quanto sta accadendo sul pianeta nerazzurro. Per lo stesso motivo, Laurent Blanc ha deciso di spedire a San Siro Jean-Louis Gasset, suo storico vice nonché braccio destro, con l’obiettivo di fargli una relazione sulla gara contro il Torino. Il francese è stato offerto all’Inter dal suo procuratore Jean-Pierre Bernes: pure l’ex difensore centrale – ma da giocatore – vanta come Leonardo un passato in nerazzurro e pure lui può esercitare fascino in chi – ovvero i dirigenti di Suning – finora ha preso ogni decisione guardando con attenzione curriculum e profilo internazionale di chi veniva scelto. Non ne hanno granché né Pioli tanto meno Guidolin, fresco dall’esonero con lo Swansea. Però entrambi possono sentirsi giustamente in corsa dato che sono i nomi prescelti (con Pioli in pole) da Ausilio e Gardini che, vedendo tutti i giorni la squadra sgambettare ad Appiano, vorrebbero allenamenti più intensi e un’Inter guidata da un tecnico che conosce alla perfezione i meccanismi del nostro calcio, cosa che – per evidenti motivi – non si può chiedere a De Boer.

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