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sassuolo-roma-presentazione-giornoQui Roma Una strana vigilia. Nella quale Spalletti sembra più preoccupato a difendersi dal comunicato stampa del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti di lunedì che a pensare al Sassuolo. Le critiche ricevute per l’atteggiamento tenuto nella conferenza stampa di domenica (dove il tecnico ha mimato tre testate sul desk, dopo una domanda a suo dire poco opportuna e ha poi replicato accusando l’interlocutore), non gli sono piaciute. E non fa nulla per nasconderlo: «Tirare in ballo la libertà di stampa in funzione di quello che è successo c’entra meno delle galline di Cioni con la domanda. C’è un’interpretazione personale dei fatti, bisogna saperlo. La libertà di stampa guai a chi me la tocca, deve essere totale». Il discorso scivola faticosamente (ma finalmente) sul Sassuolo: «Di Francesco era il mio team manager dieci anni fa, quando gli davo le formazioni lui sbirciava, era già un uomo di calcio e studiava da allenatore. Sta facendo vedere gioco e personalità. È una squadra allenata bene. Sono tanti bravi dentro la rosa, Eusebio li ha cambiati spesso, si fida di tutti, qualsiasi formazione schiererà sarà temibile.

Lo scorso anno vincere contro di loro è stato il crocevia che ha determinato che la Roma partisse». Anche stavolta questa gara rappresenta un bivio: vincere per poi concedere il bis ad Empoli in modo da guadagnare punti ad una se non ad entrambe delle due rivali più temibili in campionato: Juventus-Napoli che si sfideranno il sabato sera. Anche se nel torneo, va tenuto in considerazione anche il Milan: «L’equilibrio del campionato non può che far bene, se il Milan non avesse avuto questi punti non avrebbe avuto lo stadio pieno e noi facciamo spesso riferimento a questo perché sappiamo quanto i tifosi possono essere fondamentali. La Serie A così è più bella e interessante e spero che continui così. Montella ha fatto un lavoro eccezionale». Più difficoltà le sta trovando invece De Boer: «Non so cosa stia accadendo realmente, il tecnico mi sembra una persona seria, ma da amante del calcio mi aspetto sempre qualcosa di più da loro».

Si aspetta tanto anche dai calciatori in rosa. E da quelli che sono andati in giro in Italia per fare esperienza sui quali, tra prestiti, gentleman’s agreement e scritture private, la Roma continua a controllare. A Sassuolo ce ne sono diversi: «Ci sono delle situazioni di cui dovrebbe parlare Sabatini – prova a smarcarsi Spalletti – Io ho scelto i titolari, poi alcuni sono voluti andare a giocare altrove per avere più continuità. Ad esempio Iago Falque al Torino. Lui voleva andare a giocare e ha passato dei pomeriggi ad allenarsi da solo per andare più forte e mettermi in difficoltà. E adesso sta facendo bene. Alcuni poi ti portano dei soldini e altri no e vanno valutate anche queste cose. Stesso discorso vale per Ljajic. Iturbe e Gerson via a gennaio? Converrete con me che se dico di sì e poi mi dovessero servire… In generale, chi rende onore alla Roma bene, altrimenti via. Fuori». A giugno, invece, e non prima discuterà del suo futuro: «Sul mio rinnovo poco da dire. La penna ce l’hanno in mano i giocatori». Un modo elegante e scaltro per prendere tempo.

Qui Sassuolo  «Le assenze? Non fanno piacere ma faremo di necessità virtù. I nostri giovani, coi loro pregi e i loro difetti, proveranno a mettere in difficoltà la Roma. Voglio un Sassuolo aggressivo e determinato». Questi gli auspici di Eusebio Di Francesco a poche ore dalla sfida col tabù Roma, l’unica delle big mai battuta dal Sassuolo. A tener banco, in casa neroverde, è l’infortunio di Magnanelli, ritenuto da Di Francesco «quasi insostituibile». Privo del centrocampo titolare (oltre al capitano, Missiroli è ancora out e Duncan non è al top), Di Francesco studia il cambio di modulo («La notte porta consiglio?») con il probabile passaggio al 4-2-3-1 ,già sperimentato per 45’ a Bologna, in luogo dell’amato 4-3-3. Al centro dell’attacco ci sarà comunque Matri, come confermato dallo stesso tecnico neroverde. Con lo schieramento classico, accanto a lui ci saranno Defrel e Politano. Con il 4-2-3-1, invece, Matri, agirà con una linea di “trequartisti” alle spalle composta da Politano, Ricci e Defrel, con Biondini e Pellegrini a protezione della difesa. In ogni caso, resterà a 4 la retroguardia, con la probabile staffetta tra Antei e Cannavaro e il possibile inserimento di Gazzola per far rifiatare uno tra Lirola e Peluso.

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Nemmeno i rumori delle macchine, in quell’autodromo a quattro corsie che è l’A1 tra Bologna e Milano, riuscivano a coprire le urla e i cori: almeno duecento tifosi hanno accolto entusiasti la Roma all’arrivo nell’avveniristica stazione Mediopadana, disegnata con i caratteristici ponti a vela che sono il marchio di fabbrica dell’architetto Calatrava e favoriscono l’amplificazione del suono. Incitamenti a raffica di persone di tutte le età. Tra i più cercati per le foto, oltre a Totti e Dzeko, c’era Radja Nainggolan, che non è al meglio della condizione ma continua ad essere uno dei calciatori più amati.
CLIMA. A Reggio Emilia il meteo non è buono, è annunciato brutto tempo anche per stasera, ma la temperatura è accettabile: per l’inizio della partita sono attesi 15 gradi. La squadra, che ha viaggiato su treno di linea, è stata scortata da un cordone di sicurezza e da un nastro fino al pullman ufficiale della società, nel frattempo arrivato da Roma. Poi il veloce trasferimento in albergo, non lontano dal Mapei Stadium. Anche sul treno, con le prime due carrozze riservate, due funzionari della polizia ferroviaria vigilavano sulla comitiva insieme con un uomo della sicurezza del club.
RINCORSA. E’ qui, su un campo dove la Roma ha vinto tre volte su tre, che parte davvero la sfida al vertice di Luciano Spalletti. E’ un assalto quasi fisico, vorace, da sferrare a tutta velocità, non diverso dai 300 chilometri orari del Frecciarossa che l’ha portato a Reggio Emilia. Con nove punti nelle ultime tre giornate le percezioni sul campionato sono cambiate completamente. Quella che sembrava una stagione di sofferenze e di instabilità è tornata interessante, con una timidavista sullo scudetto. Nelle ultime tre partite, al di là del black-out europeo contro l’AustriaVienna, la Roma ha fatto 3 punti in più della Juve, 6 inpiù del Napoli e 9 in più dell’Intel; Un rendimento comparato che aiuta a capire l’importanza del momento e dell’occasione. Se Spalletti vuole davvero lottare con la Juve, deve pretendere e garantire continuità di risultati.
CALENDARIO. Da oggi al derby del 4 dicembre la Roma assaggerà cinque piatti alla sua portata. Non necessariamente facili ma sicuramente succulenti. Dopo il Sassuolo dell’exinnamorato Di Francesco, andrà domenica a casa Spalletti, cioè Empoli. Poi avrà in fila il Bologna all’Olimpico, l’Atalanta fuori subito dopo la sosta di novembre e il Pescara di nuovo in casa. Ragionevole, giusto? Juventus e Napoli invece si affronteranno sabato prossimo nello scontro diretto che potrebbe riaccendere il mucchio di testa. Non c’è tempo per fermarsi a pensare visto che, per dirla con il caposquadra, «abituarsi a non vincere mai è difficile. Roma e la Roma hanno necessità di vincere».
TUTTO OK. In questo senso il ritorno imminente di tanti calciatori infortunati può agevolare il lavoro: Rudiger ieri ha mostrato l’occhiolino ai fotografi per la prima convocazione stagionale dopo l’incidente al ginocchio e sarà un ricambio prezioso in difesa, Bruno Peres e Perotti hanno “riposato” e amplieranno la gamma di scelta a disposizione di Spalletti. Che ha sempre detto di credere fermamente in questa rosa, sia in pubblico sia in privato, e in cuor suo spera di battere il flotto di vittorie stabilito nello scorso campionato: quelle otto non bastarono per riconsegnare alla Roma il secondo posto; una serie simile o addirittura migliore, adesso, gli potrebbe offrire il primato in classifica.

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