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formula-uno-2016F1 2016 Gran Premio Malesia Streaming Gratis e diretta live – A qualifica conclusa, Sebastian Vettel mostra un po’ di delusione. Sa bene che in qualifica la Ferrari non riesce ad andare oltre un certo livello di rendimento e sa anche che in gara, di norma, le cose vanno un po’ meglio. La corsa di stamattina (ore 9 in Italia) potrebbe dare un po’ di respiro alla Rossa. A Singapore, pista più adatta agli avversari, la Ferrari ha lottato molto e raccolto poco: Raikkonen ai piedi del podio e una maxi rimonta di Vettel (scattato ultimo) conclusa al quinto posto. In Malesia la situazione è complessa, dal punto di vista della Rossa: le Mercedes sono in gara tra loro (come sempre) e questa volta ci sono anche due Red Bull davanti. Le simulazioni di gara, la cosiddetta verifica sul “passo”, dice che la battaglia è aperta. Non è detto che si debba finire di nuovo ai piedi del podio.

Vettel ha detto con chiarezza: «Siamo qui per ripetere la magia dello scorso anno». Non sarà facile, ma nulla è mai scontato. Specie su una pista dove le auto sono mezze a dura prova dal caldo molto forte e dove è sempre possibile che piova. La Ferrari ha ancora a disposizione gare: questa e le quattro successive per tentare di vincere almeno una corsa. Tentare di battere da Red Bull nella volata al secondo posto è importante, ma festeggiare un successo è più importante. Per il prestigio, per galvanizzare l’ambiente, per togliere l’espressione delusa dal volto di Vettel, per mandare un segnalare alla Mercedes (e a questo punto anche alla McLaren) in chiave 2017. E soprattutto per non chiudere la stagione senza vittorie. Non che non sia mai accaduto, però si è verificato raramente. In tutto, 4 volte: nel 1965 (piloti Surtees e Bandini), nel 1986 (Alboreto e Johansson), nel 1992 (Alesi, Capelli e Larini) e nel 1993 (Alesi e Berger).

L’ultima, appunto, nel ‘93. Alla vigilia (detto da una prospettiva di lungo periodo) dell’era Schumacher (che cominciò nel ‘96). Insomma, nessuno avrebbe voglia di trasformare quel poker in una cinquina… «Ci aspettavamo una battaglia molto dura, ma pensavamo che alla fine l’avremmo spuntata noi. Per questo mi dispiace vedere entrambe le Red Bull davanti. In fondo non è che fossero molto più veloci. Non ci è mancato molto, poco più di un decimo. Controlleremo i dati, magari lo ritroviamo dopo… In definitiva speravamo di qualificarci una fila più avanti, quindi in seconda, dietro le Mercedes. Per la gara, però, dovremmo avere un buon ritmo e conterà molto anche la strategia. C’è un certo margine di manovra, visto che tutti saranno obbligati a usare la gomma dura, e questo potrebbe rendere tutto più interessante. Consideriamo anche che siamo in Malesia e qui la pioggia, o anche solo il caldo, potrebbero giocare un ruolo importante». Come a dire: non è andata come avremmo voluto, ma dateci almeno un’altra possibilità.

Aggiunge Raikkonen: «Tutto era andato bene fino al mio ultimo tentativo, poi ho trovato un po’ di traffico nel giro di lancio e ho fatto fatica a mandare in temperatura le gomme nelle prime due curve, così sono finito largo. E’ stata una sessione di qualifica discreta, ma è brutto andare male proprio all’ultimo giro. Il comportamento della macchina era piuttosto buono e mi aspettavo qualcosa di più. Cercherò di fare meglio. Non sappiamo che cosa accadrà e ovviamente la nostra posizione di partenza non è ideale. L’asfalto è nuovo, quindi è difficile sapere come evolverà e quale sarà la gomma migliore: molto dipenderà dalle condizioni».
Su tutto, c’è da considerare la variabile pioggia. A Sepang non è mai pioggerellina, ma si manifesta sotto forma di acquazzoni devastanti. Se piovesse, potrebbe succedere di tutto. Anche poter dare forma al sogno di ripetere la vittoria dello scorso anno.

Un giro da favola, un’idea chiara. Stamattina si corre il GP di Malesia, all’ora del “brunch” (massì, tarda mattinata o qualcosa del genere) si saprà già l’esito della corsa. Sta di fatto che ieri Hamilton ha ottenuto una prestazione super. Questa cosa, di per se stessa, non è che sia una grande notizia: è così bravo, forte e competitivo, che non stupisce più nessuno. A cominciare da questa gara intende riprendersi la testa della classifica e, in un certo senso, anche la leadership della squadra. Il management, da Toto Wolff (che conta) a Niki Lauda (che conta meno), non lascia trasparire preferenze, Forse non ci sono, forse si tifa per l’inglese (come nel passato) o magari, visto che Lewis di titoli ne ha già vinti due, si preferisce una variazione sul tema, che dimostri la superiorità (e la centralità) della squadra.

Hamilton, però, questa cosa la sente. E dopo le qualifiche dice, fra l’altro, che “la sua squadra ha fatto un grande lavoro per rispondere a quella di Nico”. In realtà sarebbero due entità della stessa scuderia, ma – come si dice – il primo avversario è sempre il compagno di squadra. Nel loro caso, poi, si va molto oltre una normale rivalità tra compagni. Aggiunge Hamilton: «Il mio giro non è stato perfetto, sarei stato in grado di fare meglio». Dopo i ringraziamenti ai suoi uomini, questo è un messaggio a Rosberg. Il tedesco patisce queste provocazioni, sebbene con gli anni abbia imparato a gestire i suoi stati emotivi, un tempo si sarebbe macerato, oggi si lascia scivolare tutto addosso. Parte della sua indubbia crescita si spiega anche così, con la maturazione caratteriale, con una maggiore serenità.

Certo, non gli fa piacere essere secondo e nemmeno constatare che il distacco è piuttosto evidente. Ma tira dritto: «La verità è che proprio all’ultima curva ho commesso un errore, ma non credo che sarei riuscito a essere in pole. Ho accusato molto sovrasterzo, Lewis e io siamo stati sempre molto vicini, ma lui era più a suo agio in auto e vi è visto. E’ da venerdì che è più veloce e dunque va bene così. Però quest’anno abbiamo visto che le qualifiche non sono fondamentali, non è questo il risultato che conta. In gara ci saranno tante possibilità, bisogna sfruttare al meglio la strategia, bisogna evitare di stressare troppo le gomme. Però credo per me sia una buona occasione e voglio sfruttarla. Per la gara sono ottimista». Più che una constatazione oggettiva sembra un modo per risollevarsi il morale. La posizione di partenza conta molto, al limite si può tentare di ribaltare la situazione con un bello scatto al via, cosa che spesso non è riuscito a fare (in qualche occasione, però, anche Hamilton ha pagato dazio).

Tra l’altro, entrambi devono guardarsi dalla Red Bull. Ricciardo è stato battuto in extremis (e di pochissimo) da Max Verstappen: «Devo dire che non mi aspettavo di stare davanti a entrambe le Ferrari. Venerdì ero lento, avevo molti problemi, poi abbiamo apportato un po’ di modifiche all’auto e le cose sono cambiate in meglio. Certo, avrei preferito avere io il terzo tempo, però Max si è trovato subito a proprio agio su questa pista e dunque merita. Comunque in gara vedremo cosa fare. Non penso che sia possibile battere la Mercedes, ma mi accontenterei di stare avanti alla Ferrari. Questo è un obiettivo alla nostra portata».
Ovviamente felicissimo – e pugnace – Ricciardo: «Abbiamo una grande auto, un grande passo gara. E dobbiamo farli valere». Lui, appena tagliano il traguardo dei 19 anni, deve però ricordarsi che la gara non dura solo quale minuto al via…

NG L’uomo chiamato «martello» continua a macinare record. E punta, indipendentemente dal risultato dell’odierno GP della Malesia, al suo quarto mondiale. Lewis Hamilton non si accontenta, vuole entrare nell’Olimpo della Formula 1 pareggiando i conti con Vettel e Prost, per inseguire poi il mitico Fangio e forse anche il grande Michael Schumacher installato al vertice con sette titoli iridati. L’inglese ha preparato la gara con una qualificazione pazzesca. Pole position numero 57 e centesima prima fila in carriera. Il tutto condito da un giro, a suo dire, soltanto quasi perfetto che lo ha portato a stabilire con il tempo di 1’32’’850 il nuovo limite assoluto della pista detenuto con 1’33’’074 dal 2004 proprio dal pluricampione tedesco con la Ferrari. Come se fosse stato tarantolato per la sconfitta subita a Singapore, un Hamilton furioso non ha lasciato scampo agli avversari, compreso il compagno di squadra e rivale Rosberg che si è salvato solo all’ultimo istante recuperando la seconda posizione, ma staccato di oltre 4 decimi.

«Devo ringraziare – ha dichiarato – i tanti tifosi che sono venuti qui e soprattutto il mio team che per tutto l’anno ha continuato a migliorare. Arrivare in Malesia con la miglior monoposto mai avuta è certamente fantastico. Quest’anno la vettura è incredibile e questo è dovuto al gran lavoro che abbiamo fatto prima e durante questo fine settimana per replicare al successo di Nico della scorsa settimana. Tutto è andato a meraviglia. Sarei anche potuto andare più forte di quanto ho fatto, ma ho commesso qualche errorino di troppo». Lewis sa di essere il più veloce, ma cercando di essere politicamente corretto, assegna a Rosberg il ruolo di favorito nella corsa al titolo. «Chi è davanti in classifica rimane il primo candidato alla conquista del Mondiale».

ROSSA OPACA Una frase di circostanza che non convince il diretto avversario. «Lui è il campione in carica – ha replicato il tedesco – e ha già vinto tre campioni, due consecutivi. Per questo motivo deve essere considerato il pilota da battere. Io ce la metterò tutta in questo finale della stagione ma sono consapevole del fatto che mi dovrò confrontare con un contendente che guida la mia stessa macchina e che è dotato di un gran talento e di un carattere fortissimo». I due litiganti non devono preoccuparsi di terzi incomodi. Red Bull e Ferrari sono impegnate a scannarsi fra loro per il secondo posto fra i Costruttori. Il team austriaco è cresciuto parecchio nei mesi scorsi. Due piloti molto competitivi con Verstappen che ha costretto Ricciardo a superarsi per non essere umiliato da un ragazzino che ha compiuto 19 anni venerdì scorso ed è arrivato in F1 che non aveva ancora la patente. E una monoposto dall’aerodinamica raffinata e ora anche dotata di in motore Renault che ha fatto notevoli progressi. Sul piano dei piloti la Ferrari non sarebbe da meno. E’ la macchina, la SF16 H, a essere rimasta indietro. Anche se aMaranello si continua a lavorare e a Sepang sono state portate diverse novità per renderla più efficiente dei carichi aerodinamici. Il distacco dalle Red Bull è minimo, ma sarà lotta dura. Claudio Russo Così al via: 1. Hamilton (Mercedes), 2. Rosberg (Mercedes). 3 Verstappen (Red Bull), 4. Ricciardo (Red Bull), 5. Vettel (Ferrari), 6, Raikkonen (Ferrari), 7. Perez (Force India), 8. Hulkenberg (Force India), 9. Button (McLaren), 10. Massa (Williams), 11. Bottas (Williams), 12. Grosjean (Haas), 13. Gutierrez (Haas), 14. Magnussen (Renault), 15. Kvyat (Toro Rosso), 16. Sainz (Toro Rosso), 17 Eriksson (Sauber), 18. Nasr (Sauber), 19. Palmer (Renault), 20. Ocon (Manor), 21. Wehrlein (Manor), 22. Alonso McLaren. Diretta tv su Sky Sport F1 alle 9, differita Rai1 alle 14

Giovinastri, altro che Giovinazzi. Il ragazzo questa volta l’ha fatta grossa: ieri a Sepang si è preso gara1 della Gp2 (è il suo quinto successo stagionale) esibendosi in un paio di sorpassi da cineteca e andando in testa al campionato in cui, lo ricordiamo, è solo un esordiente. Tra Antonio e il titolo si frappongono oggi gara2 (all’alba italiana) e poi il doppio evento di Abu Dhabi a fine novembre.
Il tema non è trascurabile visto che il pilota pugliese è generalmente indicato nell’ambiente come il prossimo italiano che guiderà in Formula 1, interrompendo il digiuno che ci tocca sopportare dal ritiro di Jarno Trulli e Tonio Liuzzi (2011). Dovrebbe succedere nel 2018, se non già l’anno prossimo.
GRANDI MANOVRE. Si chiama Giovinazzi quando sorpassa all’esterno Raffaele Marciello, che scatta benissimo alla partenza mentre Pierre Ga- sly spreca la pole position pasticciando.
Si chiama ancora Giovinazzi quando al terz’ultimo giro scippa il primo posto a Ser- gey Sirotkin (andato in testa anticipando il suo pit stop) e lo fa con un’altra manovra da paura. Ciò che gli consente di vincere e superare Gasly in testa alla GP2.
E’ Giovinastri, invece, quando dimostra una cattiveria nei confronti di Gasly – suo compagno di squadra ma anche suo rivale per il campionato – che neanche Piquet quando tormentava Mansell. Sia Giovinaz- zi sia Gasly corrono per l’italiano Prema Power Team, ma le loro carriere seguono percorsi distinti, come dimostrano le differenti livree delle loro macchine. Il pilota di Martina Franca è sponsorizzato dal re indonesiano del fast food, mentre il francese è nella manica della Red Bull, ne è la punta del vivaio ed è pronto a entrare in Toro Rosso allo schiocco di dita di “Doktor Marko” sulla scia di quanto hanno fatto Verstappen Sainz Kvyat Ricciardo Vettel.
Bene: nelle prove del venerdì Gasly segue Giovinazzi in pista per studiarne le traiettorie, lui acconsente ma gliele fa tutte storte, scientificamente, per l’intera giornata. Quando il francese se ne rende conto, con drammatico ritardo, va fuori di testa, come s’è poi visto alla partenza. Dunque Giovinazzi (su cui punta forte anche l’Aci attraverso Aci Team Italia, proprio per tornare ad avere un “azzurro” in Formula 1) non è solo tecnicamente bravo ma è anche un fior di egoista. Buon per lui.
FERRARI O RED BULL. Chi se lo prenderà? La Ferrari dopo Monza (Antonio aveva vinto anche lì) gli ha concesso una giornata al simulatore e si è mostrata interessata, mentre la Red Bull fa al ragazzo una corte serrata.
Ieri a Sepang Maurizio Arrivabene ha detto: «Antonio ha fatto una gara splendida. Non ha bisogno del nostro simulatore per dimostrare di essere bravissimo, e per noi è stato un piacere averlo ospite come una sorta di premio». Parole che sembrano marcare una distanza, anche se non vogliamo credere a una Ferrari che dopo l’occasione mancata con Verstappen si mette in condizione di perdere un altro treno buono. Anzi, non ci stupirebbe vedere Giovinazzi su una macchina motorizzata Ferrari nei test post- Abu Dhabi, e poi titolare nella prossima stagione.

Ferrari, lo sviluppo è lento e le Red Bull vanno più forte. Non è stata facile per la Ferrari la vigilia del Gran Premio della Malesia che scatta stamattina alle 9 italiane. Le Rosse hanno dovuto soccombere non solo alle Mercedes – ciò che ormai viene dato per scontato quest’anno – ma anche a Verstappen e Ricciardo con le Red Bull. Un segnale sinistro perché evidenzia, anche nel confronto diretto con la monoposto dei bibitari, i limiti di Maranello nella capacità di sviluppare la macchina nel corso della stagione. E questo è un aspetto non meno importante della bontà di base del progetto.

Le Rosse non sono comunque così distanti dalle Red Bull nel passo di gara, per cui entrambe le squadre si sono date come obiettivo quello di marcarsi stretto come in classifica, e ovviamente stare davanti. Il duello interno alla Mercedes tra Hamilton e Ro- sberg è tornato a sorridere al britannico, almeno ieri in qualificazione: Lewis infatti, per assecondare il nuovo asfalto di Sepang che è liscio come un biliardo, si è fatto regolare la macchina con assetti duri quanto quelli di un kart, ciò che gli ha permesso di staccare un tempone ineguagliabile
nonostante il giro non sia stato perfetto. Rosberg, reduce da tre vittorie di fila e dunque ben sospinto dall’autostima, è rimasto staccato di quattro decimi.
Sull’asfalto bollente (ma oggi c’è il rischio che piova) ottimo il rendimento delle Pirelli: i primi dieci partono su soft gialle e per vincere serviranno due o tre pit stop, usando possibilmente sempre le soli (cui le Ferrari si adattano bene) fino all’ultimo tratto in cui montare le hard arancioni, obbligatorie per tutti.

La prima regola delle corse è battere il proprio compagno di squadra. Un comandamento attualissimo in questa F.1 dove gli ordini di partenza (e spesso di arrivo) sono gerarchici. Andate a riguardarvi la griglia del GP di Malesia, con due Mercedes, due Red Bull e due Ferrari ai primi sei posti dopo le qualifiche, e lo capirete. C’è chi lotta per il Mondiale, chi per un posto al sole e chi per una rinascita che non arriva mai. La rock- star Hamilton contro l’inge- gner Rosberg, il guerriero Ricciardo contro il predestinato Verstappen, l’uomo squadra Vettel contro il veterano Raikkonen. L’importanza di dimostrare
la propria superiorità fra le pareti del box conta almeno quanto le ambizioni del team.
GIOCHI MENTALI Così Hamilton, autore ieri di una pole strepitosa, in uno dei suoi sabati da extraterrestre, nei GP che restano deve cercare di stare davanti a Rosberg fin dalla prima curva, per impostare gare al comando come piacciono a lui, evitando confusione e nervosismo. Tutto conta, nel duello fra i separati in casa Mercedes, come ha detto Nico. Abituato ormai da tre anni a combattere una guerra ad alta tensione con Lewis, fatta di sportellate in pista (quest’anno in Spagna, in Canada e in Austria) e provocazioni per destabilizzare l’avversario a ruote ferme. Pensate che, quanto ieri
gli hanno chiesto un commento sul suo giro, vicino al record di Sepang, Hamilton ha risposto: «Potevo essere anche più veloce…». Uno schiaffo psicologico per Rosberg, già scontento dell’errore all’ultima curva che gli ha rovinato la prestazione.
EQUILIBRIO
L’equilibrio fra i due è maggiore di quello che si pensi: da quando sono in Mer- cedes, l’inglese ha vinto 28 GP contro i 21 del tedesco, mentre il conto delle pole è 31-28. Quest’anno i valori sono ancora più vicini: Ro- sberg vanta più successi (8-6),
Hamilton più pole (8-7). La vera differenza la fanno i due Mondiali a zero di Lewis dal 2013. Quello di Rosberg finora è stato un capolavoro di applicazione e tenacia, contro il talento naturale e la velocità dell’avversario. La Mercedes ha già blindato il titolo Costruttori e c’è da scommettere che il confronto d’ora in avanti diventerà più aspro, anche se Toto Wolff intende scongiurare altri incidenti fra i due.
LEADERSHIP Ma anche chi è escluso dalla lotta per il titolo, come i ferraristi Sebastian Vettel
e Kimi Raikkonen, non è stato da meno. Esemplare il caso di Spa, dove Seb ha cercato di superare Kimi all’esterno della prima curva, provocando il contatto che poi ha innescato la carambola fra il finlandese e Verstappen. La stagione deludente della rossa sembra aver contagiato il 4 volte iridato, che in qualche occasione è sembrato appannato, tirando fuori il meglio quando la macchina l’ha consentito, come in Australia, Canada e a Singapore. Ma è significativo che Raikkonen, sovrastato nettamente nel 2015, gli sia stato sei volte davanti in qualifica e in gara. Anche ieri, Seb è riuscito a battere il 37enne compagno di squadra solo nell’ultimo tentativo. Mentre il confronto fra Kimi e Alonso nel 2014 era stato impietoso.
TORELLI A prescindere da ciò, Vettel era deluso nel vedere le Ferrari ancora dietro alle Red Bull, su una pista in teoria favorevole. E se la Red Bull è diventata ormai la seconda forza del Mondiale, lo deve anche ai suoi torelli. «Da quando è arrivato Verstappen stiamo guidando al top, spingendoci a vicenda, e anche il livello della squadra è cresciuto. Non è un caso che tutte le novità che mettiamo in macchina funzionano — spiega Ricciardo, battuto in qualifica dall’olandesi- no per la terza volta su 12 GP da compagni —. Dubitavo che qui saremmo stati davanti alle Ferrari con entrambe le vetture, invece…». Daniel e Max prenotano il futuro. Pronti a lottare per il titolo come fanno oggi Rosberg e Hamilton.

La montagna appare più alta. Dalle verdi colline malesi la scalata del Cavallino assume una fisionomia più complicata. La Ferra- ri procede in chiaroscuro, un lampo a Monza, qualche bagliore a Singapore, poi di nuovo il crepuscolo. Come quello che accompagna la terza fila rossa del sabato di Sepang dopo le relative qualifiche dell’assurdo orario del tardo pomeriggio. Non è stata una giornata disastrosa, intendiamoci, le due Red Bull sono davanti a poco più di un decimo, e nemmeno Rosberg è lontanissimo (a 0”320), ma il segnale è preciso: il Cavallino è sempre più indietro nei cancelletti di partenza. Terza forza. Vale per la griglia di Sepang, la classifica mondiale, il trend delle ultime sei gare. In cui, prima del GP di stamattina, la Ferrari ha un podio contro i sei di una Red Bull sempre più seconda fra i team e in grande ascesa. ATTIMO MANCATO Una frase del team principal rivale Horner rende l’idea: «Le Ferrari parevano forti negli short run, sono stupito dal vederle dietro». È solo la qualifica, la gara potrebbe aver emesso un altro verdetto, ma rafforza proprio quella tendenza che Vettel alla vigilia sperava di veder invertita: in Malesia le rosse in ogni sessione si erano messe sempre alle spalle almeno una Red Bull — venerdì addirittura entrambe —, ma in qualifica hanno mancato l’attimo. Raikkonen attribuisce il passo indietro a vari problemi — il traffico, le gomme, un errore —, e confessa disorientamento: «Siamo dietro alle Mercedes e alla Red Bull, ma non potevamo prevederlo: le prime sono lontane, ma con le altre siamo lì. In gara si deve migliorare, ma l’auto è questa e dobbiamo adeguarci». Come dire, l’impegno resta massimo, ma sarà difficile aspettarsi miracoli.
VETTEL CAPITANO Vettel si professa un po’ deluso per «una lotta con la Red Bull che sperava più vicina», non si lamenta del suo giro e affida le sue speranze in gara alla «necessità di una buona partenza e un gran passo iniziale», ma soprattutto alle «tante cose che possono succedere, dalla pioggia al caldo». Il tedesco rifiuta pessimismi — non se li possono permettere né lui, né la Ferrari —, riconosce che il gap con le Mercedes è troppo grande («se perdessero la gara sarebbe una notizia»), indica il podio come possibile traguardo, ma non vuole evidenziare il passo indietro da seconda a terza forza del mondiale. La domanda è secca e la risposta è chiara: «Il gap dalla Mercedes è stabile – dice Seb —, a volte si riduce, in altre aumenta, ma noi a inizio stagione eravamo chiaramente la seconda forza. Adesso, è vero che a volte scivoliamo più indietro, ma siamo vicini, non pesantemente distanti. Vogliamo ovviamente raggiungere la Red Bull, il nostro obiettivo resta il 2o po posto costruttori. Abbiamo iniziato
la stagione con grandi aspettative e senza ottenere quello che ci aspettavamo, ma la squadra ha dato sempre il 100%. Alcune gare quest’anno non sono andate come pianificato, ma non ci siamo mai deconcentrati: procediamo sulla nostra strada, a volte arrivano i risultati a confermare l’impegno, altre volte no, ma credo che torneremo in alto, nel posto che ci compete».
PROSPETTIVE Discorso da leader vero, da bilanciare però con la realtà. Se Sepang fornisce, almeno in prova, questi ostacoli imprevisti, per il futuro le prospettive non possono essere rosee. Già il prossimo GP di Suzuka, con i suoi ampi tratti misti, sembra pane per l’aerodinamica raffinata della Red Bull, e il borsino non appare migliore per le speranze della rossa nemmeno nelle altre piste della coda del Mondiale. Star dietro qui, insomma, potrebbe essere la premessa per restarci ancora. Magari la gara ci avrà smentito, ma la Red Bull sembra sempre più in planata verso la seconda cima del Mondiale. Una montagna invece più impervia per la Ferrari.

Lavorare su una vettura di F.1 è come operare a cuore aperto. L’importante è non dimenticare qualche pinza nel corpo del paziente. E’ più o meno quello che è capitato venerdì sulla Ferrari di Kimi Raikkonen nel secondo turno di prove libere, quando «Iceman» si è ritrovato con l’acceleratore bloccato a causa di una piccola lampada lasciata da un meccanico nell’abitacolo. Di
quelle che si usano per illuminare l’interno della monoposto quando si effettuano interventi meccanici o regolazioni.
LO DICO O NO? L’episodio paradossale, su cui però c’è poco da ridere, è stato raccontato dallo stesso Kimi alla tv finlandese. L’intervistatrice gli ha domandato perché fosse rimasto molto tempo fermo, all’inizio della sessione, e Raikkonen ha risposto: «Ho avuto parecchi problemi, fra questi il fatto di non poter spingere l’acceleratore a causa di uno strumento dimenticato nell’abitacolo. Quale?
Una lampada». Sembra che nel confessare la cosa, abbia avuto un’espressione titubante. Del tipo: lo dico oppure no? L’inconveniente non ha causato danni, a parte il ritardo, giustificato all’inizio dalla Ferrari con un generico «problemi di assetto». Ma che sarebbe successo, se anziché l’acceleratore a bloccarsi fosse stato il pedale del freno?
IL TELEFONINO Un fatto del genere era già capitato a Robert Kubica durante le prove del GP del Bahrain 2010, quando il polacco correva con la Lotus. «Ragazzi, qualcuno ha lasciato un
telefonino qui in macchina — disse Robert alla radio —. Devo buttarlo via o tenerlo con me?». Ma tornano alla mente anche altre clamorose amnesie ferra- riste, come la batteria di riserva dimenticata sulla linea di partenza di Spa nel 2014, che costò a Fernando Alonso un ritardo al via da scontare con la penalità ai box. Oppure, andando più indietro, la gomma della vettura di Eddie Irvine dimenticata nel garage durante il pit-stop al Nurburgring 1999. Speriamo che la Ferrari ora ritrovi la luce… in fondo al tunnel.

La gara su 56 giri Rivedetela in tv su Rai2 dalle 14 Oggi sul circuito di Sepang (5.543 metri) si corre il GP della Malesia, 16a tappa (su 21) del Mondiale 2016. Sono previsti 56 giri per un totale di 310,408 km. La gara (inizio ore 9 italiane) verrà trasmessa in diretta su Sky Sport F1 HD e, in differita, su Rai2 (con inizio alle ore 14).

Cinture allentate: Williams intende cambiare azienda • SEPANG – (lu.pe.) A mali estremi, rimedi altrettanto estremi. Dopo la grande paura di Singapore, quando Valterri Bottas si ritrovò con una cintura di sicurezza allentata dopo una trentina di giri e fu costretto a un rientro forzato ai box, la Williams ha deciso di intervenire. Nella prossima gara in Giappone la squadra inglese proverà il materiale di un’altra azienda, con l’intenzione di cambiare fornitore a partire dal GP di Austin. «Quello che è successo, qualsiasi sia stata la causa, non è ammissibile e non dovrebbe mai capitare», tuona Rob Smedley. Restando alla sicurezza, la Fia ieri ha diramato nuove disposizioni in tema di bandiere gialle. D’ora in poi i piloti dovranno abortire il giro veloce di qualifica se verrà esposto il doppio giallo (pericolo grave).

Lewis Hamilton risponde a Nico Rosberg, cercando evidentemente di metterlo sotto pressione per recuperare in fretta la leadership mondiale. Sebastian Vettel risponde a Kimi Raikkonen, che quest’anno lo sta mettendo in difficoltà fors’anche più della stesa SF16-H, quella che doveva essere la Ferrari del riscatto sul dominio Mercedes e che invece s’è trasformata in quella che deve difendersi dall’attacco della Red Bull.
A Sepang, dove il nuovo asfalto e soprattutto l’inedita pendenza dell’ultima curva (la 15) stanno facendo scervellare piloti e ingegneri, sembra davvero che una risposta a Maranello ci sia stata. Se è vero che nel giorno del 19° compleanno Max Verstappen è parso molto carico e soprattutto molto a suo agio nel long run con le gomme medie (tre decimi e mezzo da Vettel sul giro secco, ma il passo è simile a quello delle Ferrari e delle stesse Mercedes), c’è un Daniel Ricciardo più in difficoltà, ma soprattutto due Rosse stabilmente (anzi, in crescita rispetto agli avversari tra un turno e l’altro) nella teorica seconda fila (stamani alle 11 le qualifiche) con distacchi (meno di sette decimi da Hamilton Vettel, nove il Raikkonen) che si riducono notevolmente sul ritmo. Specie con le gomme dure (con Kimi) e quelle soft (con Seb), le due mescole che sembrano rappresentare la scelta della Ferrari.
Eppure a sentirli, specie Raikkonen, non c’è da stare troppo allegri. «Non è stata una giornata facile – afferma il finlandese -. In entrambe le sessioni non ho avuto un buon feeling con la macchina e sono sorpreso del tempo sul giro. Ora abbiamo bisogno di sederci assieme e analizzare i dati: c’è del lavoro da fare, ma sono sicuro che per possiamo migliorare».
«Credo sia stata una giornata discreta – le parole più ottimistiche di Vettel -. Avevamo un bel po’ di cose da provare e il passo non mi è sembrato male, almeno stando a quanto mi hanno detto quando ero in macchina. La Mercedes sembra ancora molto forte, sia nei giri veloci che sulla distanza, ma noi siamo contenti dei riscontri arrivati dalle simulazioni più brevi, anche se non sappiamo molto di quanto hanno fatto gli altri in simulazione gara. Penso che ci sia ancora da migliorare, ma sono sicuro che possiamo trovare ancora qualcosa».
Se sarà sufficiente per provare il gran colpo dove un anno fa il tedesco conquistò la prima vittoria della sua nuova vita ferrarista non è dato a sapersi, ma il popolo rosso si aspetta qualcosa di speciale. «Noi puntiamo sempre a vincere – dice Sebastian -, ma al tempo stesso bisogna essere realisti e rendersi conto che non possiamo venire qui e dire subito vinceremo. Ma se c’è una possibilità dobbiamo essere pronti a coglierla». Come dire: se le Mercedes e succede qualcosa noi dobbiamo essere lì, subito dietro. Meglio che niente.

Fuoco. E caldo. Sono le parole chiave del venerdì di Sepang, iniziato con le fiamme che hanno avvolto la testa di Kevin Magnussen sulla sua Renault gialla al termine del primo giro di installazione. Colpa di una perdita di benzina da uno sfiato. Ma su un asfalto (nuovissimo) e bollente (61°) è anche difficile mettere a fuoco la prima giornata della Ferrari nel GP della Malesia.
Tempi (buoni, soprattutto nella simulazione gara) e parole (caute) non sembrano andare di pari passo. Probabilmente perché sia Sebastian Vettel sia Kimi Raikkonen, i quali tra la prima e la seconda sessione si sono alternati nelle posizioni che valgono la seconda fila all’inseguimento della solite Mercedes (dove a sua volta a Lewis Hamilton ha risposto a Nico Robserg), sono un po’ scottati dall’andamento di una stagione per nulla esaltante. Dove alla voce “vittorie” c’è ancora uno zero imbarazzante. Ma la caccia è aperta.

La Mercedes, spinta anche dalla lotta interna tra Nico Rosberg e Lewis Hamilton per il Mondiale piloti, cerca di conquistare il titolo Costruttori con 5 gare d’anticipo. «E’ stata un’altra stagione incredibile. Ogni volta che ci dicono “non potrete ripetervi ed essere forti come il passato”, noi ci riusciamo. Poter vincere il titolo costruttori così presto sarebbe eccezionale, tutti hanno fatto un lavoro incredibile» dice in Malesia il tedesco, che comanda di 8 punti sul compagno. «Il titolo? Non è che non ci penso. Sono consapevole della situazione, della classifica, ma voglio solo a concentrarmi sul weekend di gara che ho davanti a me. Finora ha funzionato bene. Voglio vincere a Sepang e cercherò di riuscirci» dice chiaramente Rosberg, reduce da tre successi consecutivi.
La Ferrari invece cerca il secondo posto, di battere la Red Bull. E si affida all’ottimismo di Sebastian Vettel. «Non sono certo rassegnato, c’è sempre la possibilità di vincere. . Nelle ultime corse si è visto che stiamo tornando a crescere, quindi in teoria lo stato d’animo è positivo, la macchina funziona bene. Abbiamo alcune parti nuove, e speriamo che ci aiutino ad essere ancora più competitivi. Bisogna trovare subito il ritmo». afferma il tedesdco che s’affida anche ai buoni ricordi del 2015. «Qui siamo andati molto bene l’anno scorso, quando faceva un gran caldo. Stavolta non sembra così estremo, almeno finora, ma potrebbe cambiare. C’è un nuovo asfalto, molto più scuro, che potrebbe raggiungere temperature altissime, causando reazioni diverse per la macchina e le gomme. Quindi ci sono molte variabili e dovremo saperle gestire tutte, sperando di azzeccare le mosse sabato e domenica».
Più cauto Kimi Raikkonen: «E’ difficile dire dove siamo in termini di velocità pura. Nelle ultime gare siamo stati un po’ indietro, ma in condizioni gara di solito siamo un po’ più forti. Se riusciremo ad avere un buon fine settimana, senza commettere errori, potremmo avere buone possibilità di lottare al vertice».

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