mercoledì , 17 gennaio 2018

Streaming Gratis Torino – Juventus live Tv diretta Rojadirecta (Derby ora e Info e Link- Mediaset e Sky)

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TORINO – JUVENTUS DIRETTA TV La partita inizierà stasera alle 20.45, ma sia Sky sia Mediaset Premium inizieranno il loro collegamento con lo Stadio Olimpico dalle ore 20, con un ampio prepartita.
Su Sky si potrà vedere Torino – Juventus sui canali Sky Sport 1 HD (canale 201), Sky Calcio 1 HD (canale 251), Sky Supercalcio HD (canale 206). Mediaset trasmetterà la gara su Premium Calcio e Premium Calcio HD.

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Un centinaio di giorni dopo il Toro ritrova il suo incubo, o la sua salvezza. Brutta bestia, il derby. Un mostro sacro, che ti divora o di cui puoi cibarti, per esorcizzare l’inferno e toccare le stelle. E, per i tifosi del Toro, pure l’essenziale del Piccolo Principe. Brutta bestia, il derby, anche se dopo 20 anni i granata erano riusciti a vincerne uno, 329 giorni fa. Era il 26 aprile 2015 quando il Toro entrava in campo sereno e ne usciva felice, battendo 2 a 1 la Juve. Era il 31 ottobre quando il Toro entrava in campo felice, posizionato com’era davanti alla Juve in classifica, e ne usciva bastonato nel morale e nel corpo, per via di quel gol di Cuadrado al 94’.

Ed era, infine, il 16 dicembre, 95 giorni fa, quando in Coppa Italia il Toro entrava in campo fragile, perché una prima crisi di risultati si era già dipanata, e ne usciva a pezzi, svergognato: 4 a 0, senza giocare. Tutto e il contrario di tutto, in tre flash. Adesso, al quarto giro di giostra in meno di 12 mesi, il momento più duro e delicato comincia a corrispondere anche a un passaggio decisivo. Ed è lo stesso Ventura ad ammetterlo, in fondo: «Per la classifica, il derby vale di più per la Juve, che si gioca lo scudetto. Ma per tutto il resto vale di più per il Toro. Perché i nostri giocatori hanno bisogno di essere gratificati, perché hanno voglia di dare una gioia ai tifosi, perché hanno vinto solo due gare negli ultimi mesi, e anche per quello che è successo negli ultimi 5 derby.

Stavolta il risultato conta più della prestazione». Con l’aggiunta: «Ci metteremo umiltà e determinazione. Voglio vedere il cuore granata. Mi auguro per il bene del Toro che l’ambiente si sia ricompattato attorno alla squadra». Per cui, muovendo dai sentimenti («Ormai ho la fede granata»), Ventura atterra sulla sostanza: «Il record di Buffon? A me interessa che il gol arrivi. Che poi accada al primo o all’ultimo minuto, mi interessa poco. E mi interessa che sia determinante, il gol. Tutto il resto non mi riguarda. Mi interessa solo che il Toro disputi una gara importante».
Riscatto, o sprofondo. Dopo due derby giocati bene (quello vinto e quello perso al 94’), «conta solo il risultato». Lo dice un allenatore che non vuole «vivere alla giornata», giustamente, e che ricorda «il lavoro gigantesco fatto in 4 anni». E che continua a invocare che «non venga buttato tutto via adesso».

Ma se nelle ultime 23 partite di campionato ne hai vinte solo 4, e se l’ultimo derby hai letteralmente fatto ridere e a fine partita troppi giocatori sorridevano salutando gli avversari (perché si erano fermati sul 4 a 0?) e si scambiavano pacche sulle spalle come in gita, ecco che questi 90 minuti sul filo tornano a essere la madre di tutte le partite. Per svoltare, teoricamente: tanto quanto quella sconfitta vergognosa gambizzò definitivamente la crescita del Toro, l’incontro di oggi può, al contrario, diventare prodigiosamente l’occasione migliore per dare un senso al finale di stagione. Sul breve: per l’onore, per salvare la faccia, per dare un’aggiustatina alla classifica.

A gioco lungo: perché questo potrebbe anche essere l’ultimo derby per Ventura e diversi giocatori, al di là dei contratti. Pure i comportamenti saranno vivisezionati. «Stavolta starò in campo anche dopo la partita e vedrò tutto», ha annunciato Ventura: un messaggio per la truppa. «A fine stagione la società farà le sue valutazioni. Io non mi pongo il dubbio se questo può essere o no il mio ultimo derby. Non può essere una partita a decidere tutto. Se no significherebbe che non siamo cresciuti in 4 anni. Non si può ragionare vivendo alla giornata, non costruisci nulla. Se invece hai delle ambizioni, devi avere un’ottica diversa. E io sono orgoglioso che al Toro non si viva alla giornata. Mi sento profondamente granata. E vorrei che il popolo del Toro tornasse a essere orgoglioso della squadra». Al bivio di una domenica, la sentenza di un anno. Col cuore. Se no sì, che è giusto sprofondare.

Lo scudetto danza sul filo e basta perdere l’equilibrio, anche solo un istante, per cadere. Lo sa bene Max Allegri, pronto a richiamare l’attenzione dell’ambiente bianconero sul derby. Il pensiero di chi mastica amaro per la doccia gelata di Monaco, secondo l’allenatore livornese,va azzerato immediatamente. L’insegnamento deve essere uno solo: migliorare il migliorabile dimostrando di aver imparato dagli errori e mettersi tutto alle spalle, tanto il risultato contro il Bayern non è più modificabile.

Ciò che maggiormente preoccupa Allegri è la motivazione extra del Toro. Perché in una stagione certamente negativa per gli uomini di Ventura, lontani dall’Europa e poco sopra la zona calda, lo scudetto granata sarebbe conquistare il derby e dare una spallata ai rivali cittadini: una botta che potrebbe condizionare la lotta tricolore. Il “salva-stagione” del Toro è battere la Juventus anche per ritrovare l’armonia con una piazza delusa da un’annata senza acuti. Ma i bianconeri non hanno la possibilità di rallentare, classifica alla mano. E infatti la situazione generale rende questo derby uno dei più importanti degli ultimi anni, perché Allegri si gioca davvero una fetta di scudetto, considerando il passo svelto del Napoli.

Il tecnico bianconero infatti, pur non temendo un calo di concentrazione e mostrando una certa sicurezza sulla tenuta atletica della squadra, ha sottolineato la necessità juventina di giocare come se non ci fosse un domani. E soprattutto ha spostato l’attenzione su una singola partita: il derby, appunto. «Le altre otto che seguiranno non ci devono interessare. Prima tre punti contro il Torino, poi la sosta. Per pensare alle partite che restano avremo tempo», è il nucleo del discorso allegriano improntato su una strategia comunicativa differente rispetto al recente passato. Perché solitamente Allegri è uomo estremamente attento ai calcoli da scudetto e alle proiezioni: nelle scorse settimane infatti aveva stabilito che per vincere il campionato la Juventus avrebbe dovuto chiudere il torneo con almeno 87 punti, prendendo come riferimento la risalita della Roma. Niente di tutto ciò invece alla vigilia della sfida con i granata: il derby è il derby e bisogna pensare solo a quello per incamerare altri punti pesanti, senza conti né tabelle.

Allegri riparte da dove tutto è cominciato: «Ora siamo padroni del nostro destino, prima dovevamo rincorrere». Già, perché all’andata la Juventus doveva rincorrere il Toro in classifica, situazione alquanto inusuale soprattutto negli ultimi 20 anni. Tuttavia proprio da quel derby di andata strappato all’ultimo respiro è cominciata la riscossa bianconera con una cavalcata mostruosa. Allora la Juve aveva agganciato i granata di Ventura a quota 15 punti in classifica: 52 conquistati da Allegri contro gli appena 18 ottenuti dal Torino.

Ciò significa che in 19 partite Allegri ha prepotentemente staccato Ventura di 34 punti viaggiando a una velocità quasi tripla: 2,7 punti a gara per i bianconeri mentre i granata sono addirittura sotto al punto a partita dopo la stracittadina persa in pieno recupero all’andata. La missione del tecnico livornese è quella di mantenere tale costanza in modo da trovare anche nel derby di ritorno la spinta propulsiva che aveva già trainato la Juventus più o meno cinque mesi fa. Da allora tutto è cambiato in casa bianconera: le certezze erano traballanti, adesso Buffon e compagni sono lanciati alla massima velocità verso l’obiettivo scudetto. Ma proprio la condizione attuale impone ad Allegri ancora più prudenza del solito: il Toro ha come obiettivo stagionale, a questo punto, quello di rovinare la festa bianconera. Il tonfo di Monaco non peserà, questa è la “promessa” di Allegri, convinto del fatto che i bianconeri abbiano la maturità e la personalità per cancellare il rimpianto e gettarsi anima e corpo sul campionato. Il derby sarà il test forse più efficace per regalare ad Allegri un quadro chiaro sullo spessore della sua Juve.

Il messaggio è ai naviganti col fischietto in bocca. Occorre pure leggere tra le righe, per comprendere le parole di Ventura su Rizzoli e compagnia fischiante. «La partita di Coppa Italia? In questi giorni l’ho rivista io, non i giocatori. Mi ha infastidito il fatto che Zaza sia rimasto in campo, andava espulso sullo 0 a 0 (per un paio di brutti falli; arbitro Doveri, ndr). Invece in 10 siamo rimasti noi (rosso a Molinaro, ndr) e lui ha fatto due gol. Se fosse stato espulso, sarebbe andata diversamente. Prima del gol di Zaza la Juve non aveva fatto neanche un tiro in porta.

E purtroppo ha segnato la nostra annata, quella gara». Gli chiedono poi di Rizzoli: «Quest’anno non mi preoccupo più di vedere chi ci arbitra. Rizzoli è in assoluto il miglior arbitro italiano e uno dei migliori al mondo. Però i tifosi del Toro ricordano che 2 anni fa non diede un rigore a El Kaddouri ed era a 5 metri di distanza… Non facemmo polemica, comunque. Le nostre ultime polemiche arbitrali risalgono a tre anni fa. Conta il campo. Ho rispetto degli arbitri. Dopo tutti questi anni Rizzoli è anche un amico, è una persona squisita. Sono contento che ci sia lui, farà un’ottima prestazione. Ma poi conta ciò che faremo noi. Quando parlo di amicizia, intendo dire stima, naturalmente». Poco prima aveva dichiarato: «Noi abbiamo perso 4 derby negli anni scorsi anche per errori arbitrali».

Pro memoria: a suo tempo il Toro recriminò, oltreché per gli errori di Doveri in Coppa, per il rigore non dato a El Kaddouri, appunto da Rizzoli (fallo di Pirlo; e, prima, Vidal poteva meritare un secondo giallo per un mani; finì 1 -0 per la Juve, era il 23 febbraio 2014; ndr). Sotto accusa, nei ragionamenti dei granata, anche il derby del 29 settembre 2013, 1 a 0, gol di Pogba, con Tevez protagonista dell’azione, in fuorigioco; arbitro Mazzoleni; peraltro in quel match Immobile era stato graziato per un fallaccio proprio sull’Apache. In precedenza, 28 aprile 2013, la Juve vinse con 2 reti negli ultimi 5’, ma prima del 2 a 0 Bergonzi fece infuriare i granata per un presunto rigore non dato (Bonucci su Jonathas). In conclusione, la sensazione è che al Toro temano l’effetto Champions: cioè un condizionamento psicologico dell’arbitro e dei suoi collaboratori, dopo ciò che è successo col Bayern (non solo il gol annullato a Morata) e la sfuriata di Marotta contro l’arbitro di Monaco. E Allegri? «Le parole di Ventura sugli arbitri? Mah. Non mi ricordo l’arbitraggio di mercoledì, figuriamoci quello delle sfide con il Toro».

Massimiliano Allegri scioglierà diversi dubbi in extremis, a partire da quello su Paulo Dybala. L’argentino, reduce dall’assenza in Champions per un piccolo problema al polpaccio (sovraccarico al soleo), come previsto è stato convocato per il derby di questo pomeriggio. Ieri l’attaccante si è allenato per la prima volta in gruppo e il “Conte Max” è tentato dall’idea di schierarlo dal primo minuto. Si deciderà in mattinata. In caso di semaforo verde, l’ex palermitano toglierà il posto a uno tra Alvaro Morata e Mario Mandzukic, i quali ieri hanno chiuso il casting della rifinitura in vantaggio. Simone Zaza, protagonista a suon di gol nel 4-0 di Coppa Italia di dicembre contro il Torino, quasi certamente partirà dalla panchina, pronto a subentrare a partita in corso. Vorrebbe giocare di più e non solo in ottica Europeo (Conte lo ha convocato anche questa volta), ma in questi mesi bianconeri l’ex Sassuolo si è dimostrato spesso decisivo anche negli spezzoni finali (vedi gol pesantissimo contro il Napoli).

Al centro di valutazioni sono pure le corsie esterne: la battaglia dell’Allianz Arena, conclusasi ai supplementari, è stata dispendiosa a livello fisico e nervoso. Allegri stesso ha ammesso che qualche dubbio esiste da questo punto di vista. A destra Stephan Lichtsteiner è insidiato dal devastante Cuadrado di quest’ultimo periodo, oltretutto il colombiano si è già rivelato uomo-derby all’andata. La sensazione è che l’incastro degli esterni verrà influenzato anche dalla decisione finale su Dybala. A sinistra Alex Sandro sembra in vantaggio su Patrice Evra.

Qualche cambio dovrebbe esserci anche a centrocampo. Allegri negli ultimi allenamenti ha testato diverse soluzioni. Difficile rinunciare in un derby a Paul Pogba (il francese ha già riposato contro il Sassuolo) e a Sami Khedira verrà chiesto uno sforzo dopo le fatiche contro il Bayern. Il tedesco è troppo importante per gli equilibri di squadra e il derby si presenta come una partita tutt’altro che semplice a livello tattico. La sorpresa del centrocampo potrebbe essere Mario Lemina: il franco-gabonese dovrebbe prendere il posto davanti alla difesa di Hernanes, parecchio spremuto nell’ultimo periodo a causa dell’assenza di Claudio Marchisio (il Principino non è stato neppure convocato, come pure Chiellini: rientreranno dopo la pausa tra Empoli e Milan).

Davanti a Buffon si rivede la difesa a tre e proprio come contro il Sassuolo, che era stata l’ultima tappa pre-Champions, toccherà all’ottimo Daniele Rugani, in crescita continua.

L’azzurrino, puntuale ed efficace nel match contro gli emiliani, si aggiunge allo stakanovista Leonardo Bonucci e alla “roccia “ Andrea Barzagli. Quest’ultimo, sempre più leader della squadra, stringerà i denti pur di non lasciar soli i compagni in un crocevia scudetto fondamentale come quello di questo pomeriggio contro il Torino. Barzagli, rientrato acciaccato e affaticato da Monaco, ieri ha sostenuto un provino e alla fine ha dato la disponibilità al tecnico per giocare dal primo minuto.

Allegri ha un debole per la difesa a quattro, ma contro il Torino tornerà a tre (dietro torna Rugani). Non è un caso: a meno di cambi di programma, sarà un derby giocato a specchio, sui duelli. Assetti simili nei numeri (3-5-2 tanto per la Juve quanto per la squadra di Ventura) ma diversi nei principi e nello sviluppo. I campioni d’Italia hanno baricentro più alto (50.9 contro il 49.1 dei granata, dati Opta) e soprattutto più alti cominciano la pressione per l’immediato recupero palla.

Il Torino punta molto su possesso palla e fraseggio tra difensori e centrocampisti per far uscire gli avversari e creare così gli spazi per sorprenderli. Rispetto al 4-0 di Coppa Italia di dicembre, la Juventus troverà però di fronte un Immobile in più. Un innesto che ha aumentato la rapidità e la velocità della macchina di Ventura. Il nuovo Immobile gioca alla Tevez: parte dietro a Belotti, svaria e proprio combinando con il compagno di reparto risulta piuttosto velenoso (4 assist e 5 gol). Se la Juve aggiunge un centrale davanti a Buffon (Rugani-Bonucci-Barzagli) è anche per assorbire meglio i duetti ravviciniti tra le punte granata (vedi combinazione in alto a destra, quella del primo gol contro il Genoa). Con tre centrali, due vanno in marcatura e il terzo (cioè Bonucci) garantisce copertura alle spalle nell’eventualità che uno dei due attaccanti (Belotti nel caso del gol al Genoa) giochi una palla di ritorno al collega (Immobile).

Se gli uno-due degli attaccanti possono essere le chiavi del Toro, la priorità della Juventus sarà quella di recuperare palla in fretta, andando subito in disturbo sul mediano centrale del Toro (Vives). Un disturbo che potrebbe essere effettuato, di volta in volta, con una mezzala. Riconquista e immediato attacco della porta sfruttando le triangolazioni veloci tra centrocampisti e punte. Esempio? Nella sequenza di immagini che proponiamo a fianco (Atalanta-Juve 0-2) Pogba va in pressione su De Roon (mediano dei nerazzurri) e dà il via alla ripartenza con Khedira.

L’incendio doloso appiccato la notte scorsa al bar Sweet di Torino, storico covo granata, ha alzato ulteriormente l’allerta in vista del derby di oggi pomeriggio. La polizia, in coordinamento con Gos e Ministero, ha aumentato le misure di sicurezza e fin dalle prime ore di stamattina mille agenti saranno sguinzagliati nelle zone “calde” della città per garantire l’ordine pubblico e, soprattutto, per evitare che i gruppi ultrà opposti possano venire a contatto. Anche il percorso del pullman bianconero, dal ritiro di Leinì allo stadio Olimpico, viene tenuto segreto: seguirà un tragitto alternativo rispetto a quello dell’anno scorso, quando fu bersagliato dal lancio di bottigliette da parte di gruppi granata.

Intanto la Digos indaga sull’incendio al Sweet Café di via Filadelfia, dove sta risorgendo il Filadelfia: sulla dolosità dell’episodio non ci sono dubbi perché di fronte al locale è stata trovata una tanica di benzina. Il fuoco è stato appiccato intorno alle quattro: uno scalino rialzato ha impedito che la benzina entrasse nel bar così le fiamme hanno incendiato soltanto la saracinesca e la facciata dello stabile, limitando i danni. La Digos sta passando in rassegna le immagini di alcune sistemi di videosorveglianza della zona per individuare i possibili piromani.

Nel frattempo sono arrivate le smentite dei capi della curva bianconera, che hanno preso le distanze dall’episodio. «E’ un atto da infami contro le regole ultras, non siamo stati noi». Gli stessi inquirenti ritengono che l’incendio non sia opera della criminalità comune ma neppure dei gruppi organizzati juventini perché andrebbero ad intaccare taciti accordi tra tifoserie. Piuttosto c’è la sensazione che gli autori possano essere ragazzi di fede bianconera, dei “cani sciolti” che abbiano agito in maniera autonoma, senza essere guidati dai capi della curva e senza rendersi conto delle possibili conseguenze che un atto del genere possa scatenare alla vigilia del derby. La Digos sta cercando anche eventuali testimoni che possano aver visto qualcuno scappare, s’indaga anche su una rissa scoppiata venerdì sera in un pub tra tifosi granata e bianconeri, con quest’ultimi che hanno avuto la peggio e che forse hanno meditato una qualche vendetta.

Comunque sia, l’episodio ha aumentato la tensione rischiando di vanificare il lavoro delle forze dell’ordine che da un mese stanno sono impegnate a predisporre un piano strategico per mettere il derby in sicurezza. Come è abitudine, le due tifoserie avranno come base Piazzale Caio Mario (gli juventini) e lo Sweet Café (i granata). I due cortei, che saranno scortati dalla polizia, raggiungeranno contemporaneamente l’Olimpico dove un cordone di agenti antisommossa impedirà contatti. Anche un elicottero vigilerà dall’alto e monitorerà eventuali zone di pericolo. Nel corso delle riunioni tra le forze dell’ordine, la prefettura e i rappresentanti delle due società è stato stabilito anche un aumento degli steward all’interno dello stadio e un rafforzamento dei controlli in entrata per evitare che siano introdotti oggetti pericolosi o striscioni offensivi. Come è accaduto un anno fa, il 26 aprile 2015, quando un tifoso della Juventus lanciò una bomba carta nella curva granata ferendo undici persone.

Il record è un accessorio. Tipo il sensore di parcheggio. Non c’è poi tutto questo bisogno di quei quattro minuti che consegneranno Gigi Buffon alla storia, perché il numero uno della Juventus è già nella leggenda. Nessuna esagerazione, nessuna iperbole giornalistico sportiva, ma una semplice constatazione certificata dai numeri, dalla parabola sportiva, dal palmares e dagli stessi monumenti che SuperGigi ha, nel corso degli anni, superato. Non ultimo Dino Zoff, che ha semplicemente chiosato il sorpasso subito dal numero uno juventino dicendo: «E’ il più forte».

Si possono scovare carriere anche più lunghe, ma nessuna, in nessuno sport, è riuscita a mantenere standard così costantemente alti come quella di Buffon che nel corso di 21 anni di professionismo ha sbagliato coì poche volte da potersele ricordare e non ha mai infilato una stagione balorda.

Insomma, oggi pomeriggio ci saranno milioni di tifosi con il fiato sospeso e gli statistici eccitati all’idea di aggiornare una classifica che era immobile da 22 anni, quando Sebastiano Rossi, difeso da una dei reparti più forti di sempre (Tassotti, Costacurta, Baresi e Maldini) era riuscito a non prendere gol per 929 minuti. Al 4’ minuti del derby, qualora non avesse subito un gol, Buffon lo supererà e diventerà il primo anche in quella classifica. Un timbro in più sul passaporto da prodigio: sfizioso e gustoso sotto il profilo giornalistico, ma – diciamolo – non essenziale dal punto di vista tecnico, considerato che è più Buffon che nobilita la classifica (con tanti bravi portieri, ma pochi autentici fenomeni) piuttosto che il contrario.

Tant’è che il discorso record per Buffon è piuttosto marginale. C’è l’orgoglio (lo ha ribadito anche alla vigilia di Bayern-Juventus) e il piacere di aggiungere una medaglia, ma ieri sera, chiacchierando con il suo agente e amico Silvano Martina non ha proprio toccato l’argomento: «E non credo che sia per scaramanzia, mi sembrava molto più focalizzato sul derby. Sa che devono vincerla e la considera insidiosissima». Perché Buffon non sarebbe il più grande di tutti se fosse solamente uno strepitoso portiere. Nello spessore sportivo di Gigi ci sono strati di tecnica pura, di talento, di istinto e di freddezza, ma anche e soprattutto di senso della squadra e del gruppo, quella indistruttibile consapevolezza che a calcio si gioca in undici e non si vince mai da soli. Buffon è un capitano vero, non un semplice indossatore di fascia. E’ quasi ingombrante il suo carisma da spogliatoio, pur essendo rispettosissimo delle gerarchie e avendo trovato in Allegri un tecnico che sa, intelligentemente, sfruttare la sua ascendenza sulla gruppo bianconero.

Bene il record, quindi, ma molto meglio lo scudetto. Il nono della sua personale collezione (a un soffio dalla stella ad personam). E di scudetti ne lascerebbe una manciata per poter alzare l’unica coppa che gli manca e dopo due finali perse diventata un’ossessione. Anche quest’anno il sogno si è infranto dolorosamente, non la volontà di Gigi, che non viene scalfita dalle sconfitte. Ci riproverà, perché tempo ne ha. L’obiettivo è arrivare ai Mondiali del 2018 e iscriversi per la sesta volta alla manifestazione (altro record assoluto, per la cronaca), il che significa almeno altre due stagioni oltre a quella in corso. Poi si vedrà, perché magari si stanca, magari no. E chi lo segue da vicino assicura che i suoi parametri non permettono di preventivare un tramonto atletico nel breve e nel medio periodo, perché anche dal punto di vista, Buffon sta riscrivendo la storia del ruolo, anzi ne sta scrivendo una tutta sua.

Incassare, resistere e reagire. È quello che fa un bravo pugile sul ring, è quello che chiede Massimiliano Allegri alla sua truppa, uscita malconcia dall’arena teutonica. «Ho rivisto la partita – spiega il tecnico -. Indipendentemente dal risultato dobbiamo lavorare per migliorare. Non ci sono rimpianti, per diventare grandi bisogna passare da questi momenti. Per essere forti bisogna essere bravi a incassare, resistere e reagire. Per
questo il derby non sarà una partita, ma la partita. Che vale un pezzo di scudetto. Più che a livello fisico dobbiamo recuperare a livello mentale, è normale che ci sia delusione per l’eliminazione, ma siamo in testa in campionato, abbiamo vinto la Supercoppa e siamo in finale di Coppa Italia. Uscire agli ottavi ci può stare, ma questo non deve intaccare il nostro cammino. Il 16 maggio dobbiamo essere primi. Ora dipende tutto da noi: il quinto scudetto sarebbe una cosa straordinaria, ma mettiamoci in testa che non abbiamo ancora fatto nulla. La gara di mercoledì ci deve riempire d’orgoglio, però dettagli hanno fatto la differenza». Allegri ripete il concetto più volte, scandendo le parole e alzando anche il tono della voce. È consapevole del rischio che si corre in queste situazioni: basta una partita sbagliata (e una vittoria del Napoli) e la Juve vedrà sparire il tesoretto di tre punti.

Giampiero Ventura ha bisogno di una vittoria da Toro per risollevare il morale di una tifoseria che gli ha voltato le spalle. Il feeling con il popolo granata si è incrinato in pochi mesi, nell’anno delle maggiori attese e con l’organico più competitivo della gestione Cairo. Tanto che da tempo si parla di un eventuale divorzio a fine stagione, ipotesi non scartata in settimana dallo stesso allenatore in un confronto con i tifosi.

FUTURO IN BILICO «Non resto qui se non si vuole proseguire un discorso in comune o se il popolo granata non mi vuole. Facciamo quadrato, incitiamo la squadra fino al 15 maggio, poi faremo le valutazioni del caso» le parole del tecnico. Che nella conferenza di vigilia è tornato sui suoi passi. «Non ho mai detto che resto solo se lo voglino i tifosi. Ho detto che come in tutte le società a fine anno ci saranno delle valutazioni. Se questo può essere il mio ultimo derby da allenatore del Toro? È un problema che non mi pongo neanche. Io mi sento granata, se questo sarà il mio ultimo derby il prossimo verrò a vederlo da tifoso del Torino».

ULTIMA CHIAMATA Il derby è l’occasione per lavare i panni sporchi e per correggere una stagione che non ha rispettato le aspettative per ammissione stessa di Ventura. «Rimango sempre dell’idea che se giochi bene arriva il risultato, il derby è storia a sé, conta solo il risultato, la prestazione viene in secondo piano. Dobbiamo provare a vincerla fino alla fine. C’è grande voglia di giocare». Ventura confida sulla spinta di un Olimpico esaurito. «Sono convinto che se il popolo granata vede il cuore, apprezza. All’andata abbiamo perso al 94’ ma ce l’avevamo messa tutta. Oggi dobbiamo buttare il cuore oltre all’ostacolo». Sulle conduzioni arbitrali dei derby. «Ho rivisto la partita di Coppa Italia e mi ha infastidito che Zaza sia rimasto in campo quando meritava di essere espulso. Abbiamo perso 4 derby su 4 con episodi arbitrali sfavorevoli. Rizzoli? Uno dei migliori arbitri del mondo».

Cè una canzone dei Negramaro che sembra fatta apposta per Gigi Buffon: «Tre minuti, solo tre, forse basteranno…», cantava una decina d’anni fa il gruppo italiano. Basteranno al portiere della Juve per raggiungere Sebastiano Rossi (929 minuti consecutivi senza subire gol), ma non per stabilire un nuovo record di imbattibilità in A. Per quello Gigi dovrà tenere il pallone fuori da casa sua, la porta, per un secondo in più: entrando nel quarto minuto il primato sarà tutto suo. Un lasso di tempo breve, ma che oggi gli sembrerà non passare mai.

I PRECEDENTI Quante possibilità ha Buffon di fallire il record? Poche se ci basiamo sulle statistiche. Tre minuti in passato sono stati più che sufficienti al Torino per bucare la Signora in un derby, ma la buona notizia per SuperGigi è che accaduto una sola volta, quasi 50 anni fa: 22 ottobre l9ó7, quando il Toro, ancora in lutto per la morte di Gigi Meroni, batté la Juventus 4-0 e Nestor Combin aprì la goleada al 3’. Questo è l’unico precedente in un campionato a girone unico. Valentino Mazzola fu ancora più veloce: rete al primo minuto nel 3-3 del 18 giugno 1944, però quello era un torneo organizzato su base regionale negli anni della guerra. L’altro dato confortante è che nessuno dei giocatori del Torino ha il piede più veloce del West: zero reti nei primi tre minuti per tutti gli uomini della rosa di Ventura.

L’ultimo a segnare un gol lampo per il Toro fu D’Ambrosio (Bologna-Torino 1-2 del 22 settembre 2013, rete granata al secondo minuto). Immobile però domenica scorsa ha fatto le prove generali della beffa, fallendo per 12 secondi (gol al Genoa al quarto minuto).

RICORDI ILICIC? I numeri sono tutti dalla parte di Buffon: la sua lunga esperienza insegna che difficilmente subisce a caldo. Su 582 partite di Serie A gli è capitato 9 volte (6 con la Juventus). L’ultima risale a tre mesi fa, Juventus-Fiorentina 3-1 del 13 dicembre 2015, rigore di Ilicic al terzo minuto. Più o meno quello che è accaduto ieri in Pro Vercelli-Ascoli 1-1, gara aperta dal penalty di Cacia al 3’.

PREPARATIVI Difficile stabilire quale possa essere la strategia giusta. Di sicuro il Torino partirà a mille per rovinare la festa di Gigi, la Juve sarà ancora più attenta del solito. «Prima facciamogli fare il record, poi lo fe- steggeremo», ha chiosato Allegri. Buffon invece ha già preparato tutto, con la collaborazione di Sportsuite, l’agenzia che lo segue da anni. Se tutto andrà come previsto, al quarto minuto di Toro-Juve sui suoi social comparirà una foto di Gigi appoggiato al palo con la scritta 930 minuti. In serata invece verrà postata una foto più elaborata, con un ringraziamento personalizzato per ogni compagno. Infine lunedì pubblicherà la sua Ode alla Porta, che inizia così «A te che a 12 anni ti ho voltato le spalle…». Tre minuti, solo tre, a Gigi mancano solo tre minuti per entrare nella storia.

Per fortuna non ci sono stati danni alle persone, ma il derby si è già incendiato fin dall’altra notte. Il bar «Sweet», lo storico quartier generale degli ultrà granata che si trova proprio di fronte allo stadio Filadelfia, è stato dato alle fiamme. Gli inquirenti hanno trovato nelle vicinanze del bar – che ieri è già stato risistemato e riaperto – una tanica di benzina: a essere scagliata contro la saracinesca sarebbe stata una sorta di molotov artigianale. Un episodio che alza il livello di attenzione da parte delle forze dell’ordine; la parola d’ordine è prevenzione e i controlli di Polizia e Carabinieri, oggi, inizieranno fin dalla mattinata per poi continuare anche dopo il fischio finale garantendo la massima sicurezza sul territorio. Intanto gli ultimi biglietti a disposizione per i settori Distinti (50 euro), Tribuna (50 euro) e Poltroncine Granata (90 euro) saranno in vendita ai botteghini dalle 13; i cancelli verranno aperti alle 12,30.

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