Salvatore Girone Torna in Italia! Renzi felice del Successo Italiano

Svolta sui marò, Salvatore Girone potrà tornare in Italia durante l'arbitrato a prendere la decisione il Tribunale dell'AjaUna vera e propria svolta oltre che una grande notizia è arrivata nelle scorse ore e riguarda il marò Salvatore Girone il quale, secondo quanto stabilito dal Tribunale arbitrale, istituito presso la Corte permanente di arbitrato dell’Aja, potrà presto tornare in Italia da dove potrà aspettare quello che sarà l’esito dell’arbitrato internazionale.

Come ricorderemo, i marò Salvatore Girone e Massimiliano La Torre sono entrambi accusati dall’India dell’uccisione di due pescatori indiani scambiati per pirati e il tutto ha avuto luogo proprio al largo della costa del Kerala, nel sud dell’India. Massimiliano La Torre nel settembre del 2014 è stato colpito da un brutto ictus in seguito al quale ha avuto il permesso di poter tornare in Italia per potersi curare e da allora si trova nel nostro Paese mentre invece l’altro fuciliere di Marina ovvero Salvatore Girone potrà adesso finalmente tornare nel nostro Paese per l’intera durata dell’arbitrato internazionale che dovrà decidere sulla giurisdizione del caso, avendo così anche l’opportunità di poter vedere crescere i suoi figli. Il Ministero degli Esteri, attraverso una nota resa pubblica, ha precisato che saranno Italia e India che concorderanno le condizioni del rimpatrio proseguendo poi “Pur rimanendo sotto l’autorità della suprema corte indiana,  può tornare in Italia per la durata dell’arbitrato”.

Ma il primo a commentare il possibile rientro in Italia di Salvatore Girone è stato proprio papà Michele il quale, con grande emozione ha dichiarato “Se la notizia è vera sono strafelice. E’ una notizia meravigliosa. Adesso devo sentire mio figlio e mia nuora per accertare se è vera” mentre invece Laura Boldrini ha commentato esprimendo tutta la sua felicità soprattutto nei confronti delle famiglie che da ormai troppo tempo vivono in una circostanza di ansia proprio per la lontananza dai propri cari proseguendo inoltre “Questo conferma che era giusto rivolgersi a un arbitrato internazionale. Sono contenta che l’arbitrato abbia potuto stabilire il rientro del fuciliere”. Il Premier Renzi, nel corso di una conferenza stampa tenutasi nello specifico a Firenze in compagnia del premier giapponese Shinzo Abe ha invece raccontato di aver parlato al telefono proprio con Salvatore Girone, il marò che potrà tornare in Italia precisando che questo rappresenta un vero e proprio passo avanti molto significativo “al quale abbiamo lavorato con grande dedizione e determinazione”. 

La Farnesina è intervenuta sulla questione precisando che proprio la decisione presa dal Tribunale de L’Aja “Recepisce le considerazioni legali e di ordine umanitario derivanti dalla permanenza di Girone in India da oltre quattro anni e che avrebbe potuto prolungarsi per altri due o tre anni, tenuto conto della prevista durata del procedimento arbitrale” proseguendo poi che proprio adesso, ed in maniera piuttosto immediata, il governo avvierà quelle che sono le consultazioni con l’India il tutto con l’unico obiettivo che siano molto presto non solo definite ma anche concordate “le condizioni per dare seguito alla decisione del Tribunale arbitrale”. 

L’India risponde con tracotanza e arroganza alla secca sconfitta che ha incassato con la decisione del Tribunale Internazionale del Mare dell’Aja di ordinare il rientro in Italia del marò Salvatore Girone, tenuto in ostaggio da più di quattro anni da una giustizia indiana inqualificabile. Il punto di diritto sul quale il Tribunale dell’Aja si è pronunciato risponde in pieno )alle richieste dell’Italia:dato che lo stesso Tribunale non ha ancora deliberato sulla questione di merito, se cioè il processo ai due marò italiani si debba tenere in Italia o in India, ma ha già sentenziato che questa questione sollevata dal governo italiano è legittima, e dato che i tempi della sentenza saranno lunghi, «per ragioni umanitarie» Salvatore Girone e Massimiliano Latorre possono attendere la sentenza in Italia. Un débâcle per una giustizia indiana che nell’arco di 4 anni non ha neanche stabilito quali siano i capi di imputazione a cui i due marò dovrebbero rispondere.

Ma, invece di accettare il verdetto, il governo indiano ha subito precisato che «Salvatore Girone non è stato rilasciato e che le condizioni della sua libertà provvisoria saranno fissate dalla Corte Suprema indiana».Dunque si profila un nuovo ricatto, esercitato da una Corte Suprema indiana che peraltro non ha nessun diritto di agire penalmente contro i due marò, proprio perché la legittimità di questa sua azione è sospesa sino alla sentenza di merito sulla giurisdizione italiana o indiana del Tribunale dell’Aja (questa è stata l’immediata e corretta interpretazione della Farnesina). Un ricatto che probabilmente si concretizzerà nella richiesta indiana, umiliante per l’Italia, di pagare una cauzione, oppure di firmare assicurazioni specifiche. Il tutto con l’aggiunta della offensiva postilla: «Il governo italiano ha malinterpretato la decisione del Tribunale dell’Aja». Un modo di agire che vìola non solo il diritto internazionale, ma anche le corrette relazioni tra due Paesi amici ed alleati,con vincoli di collaborazione e di commercio intensissimi e di lunga data.Una posizione anticipata il 26 aprile dalla Corte Suprema indiana che aveva mandato un messaggio arrogante, sotto le ipocrite apparenze di una concessione umanitaria.

Con una sentenza infatti, ha deliberato che Massimiliano Latorre (in convalescenza in Italia per una ischemia chelo ha colpito durante la detenzione in India) potrà restare in Italia sino al 30 settembre 2016. Un atto che poneva le premesse per il ricatto scattato ieri, perché ribadiva che,nonostante quanto stabilito dal Tribunale Internazionale dell’Aja, che ha sospeso sia la titolarità sul caso della giurisdizione indiana, quanto di quella italiana, l’India intende continuare a esercitarla e non demorde. Il governo italiano, che ieri, con la nuova sentenza dell’Aja, ha conseguito una consistente vittoria politica e morale, si prepara quindi ad un ennesimo braccio di ferro con le autorità giudiziarie – e politiche – indiane ed è ben intenzionato a non concedere nulla ad una Corte Suprema di cui correttamente giudica «sospesa» la giurisdizione sul caso. Un intrico che rende ancora una volta evidente il carattere eminentemente politico e tutto rivolto al piano interno delle sue scelte, carattere che coinvolge – questo èil punto di vero scandalo – anche la più alta magistratura indiana.

La vicenda è infatti stata pesantemente – se non totalmente – condizionata dalla scena politica interna indiana sin dall’inizio infatti, dal 19 febbraio 2012, quando i due marò furono arbitrariamente arrestati nel porto indiano di Kochi, nello Stato del Kerala, con l’accusa di avere ucciso (fuori dalle acque internazionali dell’India) due pescatori indiani.A questo,siè poi sommata l’insipienza del governo Monti e poi del governo Letta che affidarono una mediazione diplomatica (inutile e dannosa,visto il contesto)all’ambasciatore Staffan de Mistura. Solo il 24 aprile 2014 il governo Renzi, appena insidiato, ha ritirato la mediazione di De Mistura e ha avviato le procedure per l’arbitrato internazionale che ha portato all’eccellente risultato di ieri. Da parte indiana, prima la vicenda dei marò fu condizionata dalle elezioni nello Stato del Kerala in cui furono arrestati; poi, da un nuovo governo indiano in cui era determinate il peso di Sonia Ghandi, che, nata ad Orbassano, temeva di essere accusata di essere filo italiana; infine con l’iper nazionalismo indù del nuovo governo Modi. Un intrico che solo ora inizia a essere sbrogliato. Con una vittoria dell’India.

La “notizia straordinaria” giunta a fine mattinata è che l’Italia è riuscita a mettere a segno il primo colpo nella lunga e complicata controversia con l’India sul caso marò. Il fuciliere di Marina, Salvatore Girone, potrà rientrare a casa e rimanerci per la tutta la fase dell’arbitrato, in attesa che venga stabilito chi ha competenza a decidere rispetto all’accusa di omicidio dei due pescatori indiani, Roma o Nuova Delhi. A L’Aja la decisione sull’ordinanza del Tribunale internazionale per il Diritto del mare è attesa solo per oggi, ma l’indiscrezione uscita ieri è stata già confermata dalla Farnesina.
Secondo la nota del ministero degli Esteri, il Tribunale internazionale avrebbe recepito le considerazioni italiane, di natura legale, ma anche umanitaria: Girone è detenuto in India già da quattro anni e potrebbero passarne altri tre prima che venga concluso il procedimento arbitrale. Potrà attendere quindi il risultato dell’iter giudiziario in patria. Ma per il suo rientro – come ha precisato ieri il ministro Gentiloni – si dovrà attendere ancora un po’: «Non tornerà domattina, ci vorrà forse qualche settimana».
LE CONDIZIONI
«Non vedo l’ora di tornare», è stato il commento dell’ufficiale. Ma ora il nuovo fronte di scontro tra Italia e India potrebbe aprirsi sulle condizioni di rientro. Secondo Roma vanno concordate insieme, confidando «in un atteggiamento costruttivo dell’India». Ma la replica indiana gela l’entusiasmo italiano. «L’Italia non ha interpretato correttamente l’ordine del Tribunale – commentano fonti del governo di Nuova Delhi – Non è vero che il marine Girone è libero. Le condizioni della sua libertà provvisoria devono essere stabilite dalla Corte Suprema». In pratica l’India chiede garanzie particolari per il rilascio. Soprattutto l’obbligo perl’Ita- lia di riportare Girone a Delhi, nel caso in cui l’Aja riconosca la competenza delle autorità indiane a decidere sulcaso.
«UN PASSO AVANTI»
L’invito a collaborare era arrivato direttamente dal premier Renzi che, appena appresa la novità, ha telefonato all’ufficiale per commentare la «straordinaria notizia». «Un passo avanti davvero significativo – sono state le parole del premier – al quale abbiamo lavorato con grande dedizione». Anche la Farnesina ha sottolineato l’impegno con cui «il governo ha lavorato per sottoporre l’intera vicenda all’arbitrato internazionale e, in questo quadro, riportare a casa i due fucilieri di Marina». La nota del ministero degli Esteri ha comunque precisato che la decisione odierna del Tribunale non influisce sul procedimento arbitrale che dovrà definire se spetti all’Italia o all’India la giurisdizione sul caso della Enrica Lexie. Una notizia accolta in Italia da una la lunga serie di messaggi di entusiasmo e vicinanza ai due marò. Il presidente Mattarella ha espresso «grande soddisfazione».
I COMMENTI
Un risultato che per la presidente della Camera, Boldrini, è frutto dell’impegno del Governo italiano, ma anche del Parlamento europeo che nella risoluzione approvata a gennaio scorso chiedeva il rimpatrio, definendo la detenzione “una grave violazione dei diritti umani”. Ma non sono mancate neppure le note polemiche. Esulta, ma critica la Farnesina, il Movimento 5 Stelle, «per gli errori commessi nella gestione diplomatica della vicenda». E lo fa anche il deputato Fdi, Ignazio La Russa: «Avevamo chiesto l’immediato ricorso all’arbitrato internazionale già tre anni fa». «Bene Girone in Italia, ma non alla propaganda di Renzi», è il commento del deputato Fi, Elio Vito.
LA MOGLIE VANIA
È soprattutto la famiglia Girone che ora spera di poter riabbracciare al più presto il fuciliere che non fa rientro in Italia dal 2013. «Ringrazio tutti coloro che si sono impegnati per questa vicenda», ha dichiarato ai giornalisti, la moglie del marò,VaniaArdito.

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