Terremoto centro Italia, forte scossa di magnitudo 6.5 scuote: Norcia distrutta, centinaia di crolli

Terremoto, forte scossa di magnitudo 6.5 scuote il Centro Italia: Norcia distrutta, centinaia di crolliLa terra ha tremato ancora una volta purtroppo nella giornata di ieri, con una scossa di terremoto ancora più forte di quella che ha colpito Amatrice lo scorso mese di agosto. Ebbene si, nella mattinata di ieri intorno alle ore 7.40 è stata registrata una scossa di terremoto con epicentro nella zona di Norcia e stando a quanto è emerso, pare che la scossa abbia avuto magnitudo 6.5, avvenuta ad una profondità di 10 chilometri. L’epicentro è tra e province di Macerata, Perugia ed Ascoli Piceno a 7km da Castelsantangelo sul Nera, 5 km da Norcia e 17 km da Arquata del Tronto. In un primo momento si è parlato di una scossa di magnitudo 7.1, notizia poi smentita; ciò che è certo, è che si è trattato di una scossa ben più forte di quella registrata lo scorso mese di agosto, che ha colpito Amatrice e tanti altri piccoli paesi. La scossa di terremoto è durata più di due minuti e stando a quanto è emerso l’effetto della scossa si è propagato con maggiore intensità e più a lungo verso le regioni adriatiche, verso il Lazio e la Toscana meridionale.

Il centro più colpito sembra essere Norcia, che al momento presenta uno scenario davvero terrificante; Piazza San Benedetto, il centro di Norcia, è completamente invasa da polvere e macerie e la basilica di San Benedetto è quasi completamente crollata. Sono andati danneggiati anche il palazzo del Municipio ed il museo della Castellina. Sin dai primi momenti, il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio ha avvertito che non risultavano morti ma solo una decina di feriti, poi in un secondo momento ha spiegato “Siamo in grado di gestire la situazione”. “Gli sfollati fino a questo momento sono 25 mila”: lo ha ribadito il presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli precisando di aver fatto riferimento in precedenza al numero di centomila persone da assistere in termini puramente iperbolici.

Un bilancio davvero terribile e devastante, visto che il terremoto di ieri ha causato parecchi crolli verificati in ben 100 comuni; aumentano sempre di più purtroppo gli sfollati e pare che al momento siano circa 40 mila, suddivisi in questo modo ovvero 25mila nelle Marche, 10-15 mila in Umbria, 2mila nel Lazio e mille in Abruzzo. “Faremo la verifica dei numeri, non diamo numeri a caso. Serve impegno e serenità, nelle prossime ore e nei prossimi giorni costruiremo il percorso.Non ha senso dormire in macchina, nessuno vuole deportare le persone ma vogliamo che abbiano la possibilità di vivere una notte tranquilla. Costruire oggi una strategia non ha senso, dobbiamo gestire l’emergenza dell’ultima scossa”, ha dichiarato il commissario alla ricostruzione Vasco Errani dopo un vertice a Norcia.Noi ricostruiremo tutto”, ha assicurato il presidente del Consiglio Matteo Renzi. “Sono territori meravigliosi. Non possiamo avere uno sguardo burocratico. Vogliamo che Norcia abbia un futuro e per farlo dobbiamo rimettere a posto case, chiese e ed esercizi commerciali. Ma non lo dico solo per Norcia“, ha aggiunto il Presidente Renzi.

Quello che sta affliggendo l’Italia centrale è una sorta di contagio sismico: ogni terremoto “carica” il terreno e genera i presupposti per il sisma successivo, tendenzialmente laterale e parallelo rispetto a quello che l’ha generato. Qualcosa di molto simile a un effetto domino. È la spiegazione del forte terremoto di ieri mattina che danno dal Consiglio nazionale delle ricerche Paolo Messina, direttore dell’Istituto di geologia ambientale, e Andrea Billi, anch’egli ricercatore dell’Igag. Purtroppo, avvertono, è impossibile sapere quanto sarà lungo il periodo che impiegherà questo processo per scemare, e nemmeno si può prevedere l’intensità della scossa seguente o quando arriverà: potrebbe essere «una questione di anni o decenni, ma anche di mesi o giorni», come sta accadendo in questo periodo, e non si può escludere che i prossimi terremoti appenninici siano forti come e più di quelli che abbiamo appena visto.

I due geologi del Cnr osservano che «ogni volta che si sviluppa un terremoto lungo una superficie di faglia», come quello che ha raso al suolo Accumuli e Amatrice la notte del 24 agosto,
«la zona ipocentrale si scarica, subisce cioè un rilassamento, e vengono caricati i volumi adiacenti lateralmente alla faglia stessa. Questi volumi, sottoposti ad un nuovo stato di stress, possono cedere, rompersi, generando così, a loro volta, nuovi terremoti». Si tratta di processi relativamente frequenti, annotano, e in tempi recenti sono stati osservati anche in Turchia, in California e in occasione del terremoto che ha colpito Haiti nel 2010.

In questi mesi un processo simile sta coinvolgendo l’Appennino centrale. «Il terremoto si è spostato da Amatrice verso nord, nell’area di Visso e Ussita», spiega Messina, «e da questi luoghi ora nuovamente verso sud, nell’area di Norcia, dove il terremoto di Amatrice di agosto si era arrestato». Non esiste una regola per calcolare quanto tempo intercorre tra un terremoto forte e quello successivo e adiacente che esso stesso ha “caricato”. «Gli intervalli di tempo possono essere di anni o decine di anni, ma anche di giorni o mesi, come sta accadendo oggi. Purtroppo non siamo in grado di prevedere quando e come tale sequenza sismica andrà a scemare, né possiamo, in linea teorica, escludere altri terremoti forti come e più di quelli avvenuti fino ad oggi in aree adiacenti a quelle colpite in questi mesi».

I due scienziati non vogliono enfatizzare, ma non minimizzano l’enorme processo geologico in atto. La sequenza sismica alla quale stiamo assistendo «è fortemente preoccupante», ammettono. Unico fattore che gioca a favore del nostro Paese è che proprio l’effetto domino, quella che in gergo tecnico si chiama «propagazione laterale», fa sì che «si verifichino una serie di terremoti forti, ma non fortissimi. Molto peggio sarebbe andata se tutti questi segmenti della faglia (Amatrice, Visso, Norcia) si fossero mossi insieme: in questo caso avrebbero potuto generare un terremoto di magnitudo almeno 7.0».Un’ultima avvertenza, i ricercatori del Cnr ci tengono a ribadirla: «È scientificamente impossibile prevedere se le scosse caleranno o si avranno altri fenomeni di magnitudo importante. Anche in California e Giappone convivono ogni giorno con il rischio: l’unico modo per difendersi è costruire edifici antisismici».

Cristo si è fermato a Norcia. «Dio è morto» urla la vecchietta sollevata dai pompieri in fondo alla via. Il cielo incredibilmente limpido fa a cazzotti con la polvere che schizza prepotente dalle macerie impazzite. E le nuvole, lontane chissà dove, nemmeno si azzardano a coprire il sole che bacia il paese nel suo giorno più brutto.
Su la pace, giù la guerra. Norcia si è svegliata come scossa da una mano troppo grande per essere allontanata. Le mura, che per secoli l’hanno cinta con forza in un abbraccio, si sono arrese a cannoni invisibili che le hanno bombardate dove per due volte erano risultate quasi inviolabili. Rotolano a terra i macigni, come fossero biglie, ogni volta che la terra sussulta. Beffarda, indisponente, quasi se ne frega della sua gente che sobbalza, piange e si dispera. «Dio è morto» continua a urlare l’anziana nel giardino dove insieme ad altri sfollati smaltisce la paura. Castelluccio, dirimpetto, è rasa al suolo. «Dio è morto, sta sotto le macerie, chi lo sa».

Norcia è tutta zona rossa. Aveva vinto mercoledì, quando il terremoto l’ha strattonata due volte a distanza di due ore, ma ieri mattina a tradimento è stata buttata giù da una violenza che nemmeno qua- rant’anni fa le aveva fatto tanto male. L’ingresso principale al centro storico è dalla porta Romana, già puntellata dopo il 24 agosto. Si deve passare velocemente per non correre il rischio di esser travolti da un nuovo crollo e il corso, che fino all’alba di ieri aveva retto senza troppe crepe, è un campo bruciato da un Attila onnipotente. Il nemico è arrivato quando qualcuno già iniziava a metter giù gli scudi, non ha concesso che pochi attimi per non pagare con la vita una resa imposta e i bar e i negozi con la merce ancora in strada raccontano la corsa di che già aveva aperto le saracinesche per ricominciare. La quiete dopo la tempesta non è arrivata, anzi. Dopo la tempesta è venuto il saccheggio.

Lo strazio si è consumato sotto gli occhi mai tanto gelidi di San Benedetto. Alto e marmoreo, da quando l’hanno messo lì è incredibilmente intatto al centro di una piazza che non esiste più. La basilica che porta il suo nome è una facciata vuota. Quasi perfetta a un primo sguardo, ha tenuto in piedi perfino i vasi con le piantine sistemati in tempi migliori ai lati dell’ingresso. Come a voler mantenere fino all’ultimo una parvenza di decoro. Di lato, dietro, non esistono però che macerie. Quella piazza dove fino a pochi minuti prima della scossa la gente si ritrovava per raccontarsi, consolarsi e chiedere un po’ di pace al santo patrono, non è che una distesa di mattoni, sassi e tegole. È una finestra aperta verso il cielo la chiesa Santa Maria, che senza alcun problema aveva retto mercoledì, ma che ieri si è vista soffiare via il tetto come fosse paglia. «Dio è morto», perché tutte le case del Signore sonvenute giù.

Sotto il Santo, che pare capire e annuire. Davanti alle sue stesse dimore, colpite con una violenza ancora maggiore rispetto a quella inflitta al resto della città. «Io non lo so mica che gli avemo fatto di male al Signore» chiede Fausto seduto su una sedia, mentre i carabinieri coi vigili del fuoco portano in salvo le cose più urgenti. «Questa poltrona è di un disabile che dorme solo qui», gli spiega il vigile del fuoco. «Beato lui, almeno chiude l’occhi – si stringe nelle spalle Gabriella, 75 anni -. Io sono nata e cresciuta qui, di terremoti me ne sono fatti quanti? Cinquanta, cento? Ma come questo mai. Non c’è rimasto niente. Dopo il 24 agosto io e mio marito abbiamo dormito quarantacinque giorni in macchina, ma poi le gambe non hanno retto. Lo vede come so’ gonfie e rosse? So’ dovuta andare dall’angiologo e ci siamo spostati in un albergo. Solo che stamattina a momenti crollava pure quello».

Più forti del sisma gli anziani, si accoccolano su muretti appena scaldati dal sole aspettando che qualcuno gli suggerisca dove passare la notte. Sono abituati ad aspettare il tempo che da queste parti passa più clemente, e quasi consolano i più giovani, arrabbiati, disperati, loro sì, per una terra che non concede tregua. «Ho tirato fuori i miei nipoti appena in tempo – grida in lacrime Anna Maria -, l’armadio è crollato sui loro tetti. Basta, basta!». Dio è morto. E se risorgerà troverà solo macerie.

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