Terrorismo, arrestato la mente delle stragi di Parigi Abrini catturato ad Anderlecht: “Era lui l’uomo col cappello”

Continua la lotta al terrorismo internazionale e proprio nella giornata di ieri è stata messa a punto un’operazione di polizia che ha portato all’arresto dei due super ricercati per le stragi di Parigi. Si tratta di Mohamed Abrini, uno dei super ricercati appunto, uno degli autori della strage di Parigi che è stato arrestato ad Anderlecht, alle porte di Bruxelles. La notizia è stata riferita dalla tv bega e da alcune fonti di polizia che hanno assicurato tra l’altro che l’uomo catturato è proprio quello col cappello nella foto che ha fatto il giro del mondo. Insieme a Mohamed Abrini sarebbe stata arrestata un’altra persona, e da quanto emerso potrebbe essere Osama Krayem, colui il quale accompagnava Khalid El Bakraoui, l’attentatore che il 22 marzo si è fatto esplodere nella metropolitana di Bruxelles e ci sarebbe anche un terzo arresto, e si tratterebbe di Abu Amri, colui il quale è considerato la vera mente dietro degli attentati.

Abrini era stato filmato con Salah Abdeslam a una stazione di servizio alle porte di Parigi due giorni prima degli attentati del 13 novembre a bordo di una Renault Clio, poi utilizzata dai jihadisti la sera delle stragi.Osama Krayem sarebbe un siriano, dal falso passaporto a nome di Naim Al Hamed, entrato in Europa mischiato ai migranti dall’isola di Leros, in Grecia, lo scorso settembre, e ricercato per i fatti di Parigi.

«Per il momento – aggiunge la procura- è impossibile dire altro». Ma chi è Mohamed Abrini? Il soggetto era nella lista dei most wanted in tutta Europa ed era stato identificato in un video mentre si trovava in macchina con Salah al-Abdeslam poco prima degli attentati poi avvenuti nella capitale francese ovvero Parigi dello scorso 13 novembre. Anche la sorella aveva lanciato un appello nella speranza che Mohamed si costituisse.

Stando a quanto emerso, Abrini avrebbe soggiornato per un lungo periodo di tempo in Siria, periodo nel quale anche il fratello minore si era arruolato nell’Isis ma morì dopo otto mesi. Il suo Dna è stato ritrovato nell’appartamento di rue Max Roos nel quartiere di Scharbeek a Bruxelles da cui sono partiti i kamikaze dell’aeroporto di Zaventem. Già conosciuto alla polizia per furto e detenzione di stupefacenti, Abrini è un amico d’infanzia dei fratelli Abdeslam. Si era recato in Turchia nel 2015 e probabilmente era anche andato in Siria. Proprio nella giornata di ieri la procura federale belga aveva emesso un nuovo avviso di ricerca per trovare l’uomo con il cappello, diffondendo le immagini che lo ritraevano in diverse strade di Bruxelles e lanciando una richiesta di auto ai cittadini. Se così fosse si chiude definitivamente il cerchio che unisce gli attacchi nelle due capitali europee costati la vita a 130 persone a Parigi e ad altre 22 a Bruxelles, rispettivamente il 13 novembre 2015 ed il 22 marzo 2016.

Termina dopo cinque mesi e 169morti la latitanza di Mohamed Abrini,il terrorista islamico noto come «l’uomo con il cappello».Lo avevano identificato grazie alle immagini delle telecamere di Zaventem, l’aeroporto di Bruxelles,   mentre trasportava le valigie esplosive insieme agli attentatori suicidi Najim Laachraoui e Ibrahim El Bakraoui.Abrini,però,non si era fatto esplodere ed era riuscito a far perdere le sue tracce rimanendo nella capitale belga.Era anche l’ultimo componente ancora vivo e in libertà del commando che aveva colpito a Parigi il 13 novembre 2015. Con i riflettori puntati su Molenbeek,dove il 18 marzo era stato catturato il suo amico d’infanzia Salah Abdeslam, Abrini si era nascosto nel quartiere immediatamente più a sud, Anderlecht,che fa da cuscinetto con Forest, dove il 15 marzo in un raid della polizia era stato ucciso Mohamed Belkaïd. Abrini, 31enne soprannominato «Brioche» perché lavorava come garzone da un fornaio di Molenbeek, aveva intrapreso una carriera da piccolo criminale.Nella speranza di redimersi,insieme coni suoi amici musulmani, si era radicalizzato.

Poi suo fratello minore, Suleyman, si era unito alle truppe del Califfato ed era morto in combattimento in Siria. Così Mohamed aveva deciso di seguirne l’esempio entrando nell’Isis. Nel giugno scorso era andato in Turchia e forse anche in Siria, probabilmente per pianificare gli attacchi di Parigi e di Bruxelles. Era tornato, insieme al gruppo di fuoco composto da Abdelhamid Abaaoud, Salah e Brahim Abdeslam, Bilal Hadfi, Ahmad Al Mohammad e M al Mahmod, Chakib Akrouh, Omar Ismail Mostefai, Fued Mohammed Aggad e Samy Amimour, con la missione di portare la guerra santa nel cuore dell’Europa. Era lui al volante della Renault Clio, utilizzata dagli attentatori di Parigi. Aveva accompagnato lui i fratelli Abdeslam nella capitale francese e aveva trovato i covi dove il commando aveva alloggiato prima di colpire. A casa, tuttavia, i familiari lo hanno sempre difeso, sostenendo che il 13 novembre, Mohamed Abrini si trovava a Bruxelles, dove doveva firmare il contratto dell’ appartamento dove sarebbe dovuto andare ad abitare con la futura moglie.

Abrini, in realtà, pensava a tutt’altro che al matrimonio e si era reso irreperibile. Con lui è stato arrestato anche il 28enne svedese di origine siriana Osama Krayem, cioè l’uomo che il 22 marzo avrebbe incontrato Khalid El Bakraoui,il kamikaze che poco dopo si sarebbe fatto esplodere nella stazione della metropolitana di Maelbeek. Per gli attacchiin Belgio avrebbe avuto un ruolo logistico: nel centro commerciale City2 avrebbe acquistato le borse utilizzate dai jihadisti per riempirle di esplosivo.Anche Krayem, cresciuto nel quartiere islamico della città svedese di Malmoe, era ricercato da tempo. Dopo un viaggio in Siria, era riuscito a tornare in Europa grazie a documenti falsi, passando dall’isola greca di Leros come profugo siriano.Sarebbe coinvolto nelle stragi di Parigi, anche se non è stato ancora definito il suo ruolo. Tracce del suo Dna sarebbero state trovate, insieme a quelle di Abrini, nell’appartamento di Schaerbeek, altro quartiere periferico della capitale belga, da dove partirono per la loro spedizione di morte gli attentatori che colpirono a Zaventem. Insieme ad Abrini e a Krayem, sarebbero stati arrestati altri tre uomini. Tra cui, secondo fonti belghe Abu Amrid,anche lui coinvolto negli attentati di Bruxelles.

Mohamed Abrini, l’amico d’infanzia di Salah Abdeslam e ultimo super ricercato degli attentati di Parigi del 13 novembre, è stato arrestato ieri pomeriggio ad Anderlecht,sobborgo di Bruxelles. Con lui, nelle maglie dell’anti terrorismo è finito anche Osama Krayem, 28 anni, ritenuto complice di Khalid al Bakhraoui, il kamikaze della stazione metro Maelbeck, un cittadino svedese, tornato dalla Siria nel 2015, rientrato in Europa passando con documenti falsi dall’isola greca di Leros; è stato lui – ha confermato la Procura – ad acquistare i borsoni a City2 usati per gli attentati. Tracce del suo Dna sarebbero state ritrovate, insieme a quelle di Abrini, nell’appartamento di rue Max Roos a Schaerbeek, dal quale partirono i kamikaze di Bruxelles. In manette c’è anche Abu Amri, nome ignoto sinora: sarebbe addirittura il “cervello” che ha pilotato gli attacchi di Bruxelles del 22 marzo scorso.

IL QUADRO dell’operazione condotta ieri nella capitale belga è ancora poco definito, ma è una buona notizia, finalmente, se pensiamo alla frammentazione degli apparati di sicurezza belgi, alle problematiche fra sei strutture di Stato spesso in competizione fra di loro, agli smacchi subiti negli ultimi tempi. Segno che qualcosa sta cambiando. Che le sinergie i servizi fiamminghi e valloni, coadiuvati da quelli francesi e marocchini, cominciano ad essere producenti, dopo le virulenti polemiche delle scorse settimane. E che, forse, la “collaborazione” di Salah inizia a dar frutti. Si chiarirà soprattutto il ruolo di Abrini – se è lui l’uomo con il cappello assieme agli altri kamikaze fotografati all’aeroporto Zaventem soprannominato “Brioche” per avere lavorato in una panetteria poi fallita. Personaggio per certi aspetti contraddittorio, sconcertante: precedenti di ladruncolo, scippatore, danneggiamenti e detenzione di droga. Sino a quando non fa il salto di qualità. Gli attribuiscono un colpo da 200 mila Euro. Ama i quattrini, la bellavita. Come parecchi della cellula di Moelenbeek.

Ma poi, c’è il lato dark, quello che lo accosta al terrorismo. Suo fratello minore Su- leymane aveva raggiunto lo Stato Islamico nel gennaio del 2014 per morire otto mesi dopo. Combatteva nell’unità di Abdelhamid Abaa- oud, la presunta “mente” degli attentati di Parigi. Pure Mohamed è sospettato di essere andato in Siria, passando dalla Turchia, che è l’itinerario base di chi vuole l’Isis. E tuttavia, chilo ha conosciuto, non lo ha mai sentito parlare di religione, tantomeno di radicalizzazione. Sul piano induttivo, i dubbi sono pochi. Abrini, 31anni (è nato il 27 dicembre del 1984), è belga-marocchino di Moelenbeek, il bastione del jihad franco-belga. Dove si è radicata la più temibile cellula terroristica d’Europa. Il Belgio è lo stato europeo che ha fornito al Califfato il numero più alto di fo- reignfìghters: più della metà sono originari di Moelenbeek.

IL PRIMO indizio del coinvolgimento nella carneficina del venerdì 13 novembre di Parigi è testimoniato da un video. Datato 11 novembre 2015. Le videocamere di sorveglianza della stazione di servizio di Res- sons-sur-Matz, vicino a Compiègne, sull’autostrada che porta a Parigi, lo inquadrano verso sera assieme a Salah Abdesiam. E’ lui che guida la Renault Clio color grigio antracite che verrà ritrovata abbandonata poche ore i massacri di Parigi, nel

XVIII arrondissement. La stessa Clio che scaricherà i kamikaze davanti allo Stade de France. Qualche ora più tardi, il 12 novembre, alle tre del mattino, i due amiconi sono visti a Bruxelles, dove incrociano Brahim Abde- slam e la Seat Leon con la quale verranno trasportati gli assassini che massacre

ranno i clienti dei ristoranti coi tavoli dehors.

Gli inquirenti sospettano che Abrini abbia accompagnato i i fratelli Abdesiam durante i loro sopralluoghi parigini il 10 e il 12 novembre. Brahim si farà esplodere davanti al bistrot Voltaire.

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