The Voice, Raffaella Carrà: “Sarò una bestia in sala prove”

Uguale, ma diversa: la quarta edizione di The Voice of Italy, al via mercoledì 24 febbraio su Raidue, offre al pubblico conferme, ma anche novità. La formula del talent rimane invariata (blind audition, battle, knockout e live show), con l’unica differenza che aumentano le puntate dedicate alle blind (sei anziché cinque), mentre i live passano da sei a quattro. Confermatissimo anche il conduttore Federico Russo, mentre il compito di dialogare col pubblico del Web viene affidato alla nuova entrata Alessandra Angeli “Angelina”, lanciata dalla terza edizione di Pechino Express.

La novità più vistosa è sicuramente la squadra dei coach, che schiera Max Pezzali, Dolcenera, Emis Killa e Raffaella Carrà, che toma nel ruolo che aveva già occupato nelle prime due edizioni e non nasconde di avere un conto aperto con lo show: «Sono decisa a tirar fuori un numero uno da The Voice. E non deve essere per forza uno dei miei concorrenti, va bene anche se viene fuori dalle squadre degli altri coach. Perché non è possibile che questo programma non abbia un numero uno: altri talent ce l’hanno, deve averlo anche The Voice». In effetti, il punto dolente è che finora nessuno dei cantanti lanciati dal talent ha lasciato grandi tracce al di fuori della trasmissione, fi motivo? Sempre secondo la Carrà la questione principale è una: «Quello che serve è un progetto: come programmi lo show, devi programmare il futuro del vincitore e questo secondo me non è stato fatto abbastanza. Noi possiamo cercare di portare fino in fondo chi è più pronto per avere una carriera. Poi devono essere la casa discografica e anche la Rai a crederci».

I colleghi-sfidanti concordano, ma per loro si tratta di una prima volta e quindi hanno accettato il ruolo di coach con aspettative e motivi diversi. Max Pezzali è attratto soprattutto dalla formula della blind audition: «The Voice è un talent a ostacoli, un gioco. Valutare sulla base solo di quello che senti è affascinante, come correre con una gamba legata. Non mi sentirei in grado di essere un giudice, ma all’interno di un meccanismo di gioco, mi sembra che possa essere una cosa divertente, per me e per il pubblico a casa. E poi ho trovato una squadra di coach veramente strepitosa. Penso che si possa trasmettere a casa questo senso di gruppo, al di là della gara».

Entusiasta anche Emis Killa, che considera The Voice un banco di prova personale: «Mi stimola il fatto di confrontarmi con qualcosa di nuovo, una realtà televisiva grossa. È anche un’occasione per mostrare un lato di me che resta nascosto sotto l’immagine del rapper pieno di tatuaggi, e penso di poter dare qualcosa ai ragazzi, perché sono passato da poco attraverso le loro stesse ansie e aspettative, anzi ci sto ancora passando». Per Dolcenera, invece, conta soprattutto la musica: «Ho sempre avuto il desiderio di condividere con altri artisti, capire come funziona la creatività per un altro, e spesso sono rimasta delusa perché in questo mestiere i segreti non si raccontano tanto facilmente. L’eccezione sono persone come Max Pezzali, è un uomo senza filtri. A The Voice posso cercare di condividere con questi talenti quello che so, e posso anche ricevere qualcosa dai ragazzi.

La mia esperienza Tv precedente (Music Farm, ndr) era un reality, dove le telecamere sono ovunque, non ero pronta a questo. Ma qui ho il controllo di quello che voglio fare, solo con la musica». Molto del successo dell’edizione dipenderà dal rapporto fra i coach e non ci sono morti dubbi sul fatto che la Carrà sia una sorta di guida per gli altri tre, poco abituati ai meccanismi televisivi. Pezzali la definisce “Una certezza”. «Noi abbiamo poca esperienza e a ogni passo abbiamo il terrore di sbagliare qualcosa. Ogni volta che abbiamo un dubbio ci voltiamo verso di lei e basta uno sguardo per capire cosa fare. E il nostro Gps».

Dolcenera sembra essere la più passionale del quartetto, particolarmente ammaliatrice quando vuole convincere un talento a entrare nella sua squadra. «Le manca solo la canna da pesca», scherza Emis Killa. Lei, invece, promette che saprà anche essere dura: «Sarò una bestia in sala prove, racconterò ai ragazzi la cruda realtà di questo mestiere, perché sento la responsabilità di far capire le cose come stanno».

Curiosamente, sembra esserci una sorta di gemellaggio fra Emis Killa e la Carrà, vicini di sedia: «Emis mi disegna i cuoricini con la freccia sull’agenda», ha detto Raffaella. A quanto pare, la sintonia fra i due viene spesso confermata anche al momento di pigiare il pulsante per dare la preferenza ai concorrenti.Che a detta dei coach sono bravi e agguerriti. Spiega Pezzali: «Vedo ragazzi molto preparati, sedicenni capaci di interpretare perfettamente e con grande intensità un pezzo di Simon & Garfunkel, hanno una grande conoscenza di mondi musicali lontani dal loro. Se i giovani sono questi, il futuro fa ben sperare». Anche Dolcenera è impressionata: «Già alle blind ho incontrato ragazzine che suonano e scrivono musica».

La pragmatica Carrà vede un problema di lingua nelle scelte dei ragazzi. «Molti cantano in inglese e questo non va molto bene. Lo stile musicale anglosassone non fa vendere dischi in Italia e in Europa, se non sei inglese o americano. Vorrei sentire più testi italiani, ma d’altra parte come si fa a fare r&b in italiano? Ci sono pochissimi brani». Questo è il genere di ostacolo che si può provare a superare con l’aiuto dei coach e della loro esperienza. Il resto lo fanno il talento, la buona sorte e la bravura nel gestire le proprie capacità. Tutte cose che i quattro coach conoscono molto bene.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.