Bambina costretta a non andare a scuola perchè i compagni non hanno il vaccino: forse viene trasferita

Sta facendo molto discutere il caso della bambina di appena sei anni della provincia di Firenze impossibilitata dal frequentare la scuola a causa di alcuni dei suoi compagni non vaccinati.

La piccola nello specifico si chiama Lia, ha sei anni e vive a Greve in Chianti, comune italiano della città metropolitana di Firenze, in Toscana, e da qualche anno è affetta da immunodeficienza, una malattia questa a causa della quale la piccola non può essere sottoposta al vaccino contro malattie come ad esempio la varicella, il morbillo, la rosolia e la parotite. A fare discutere, per essere più precisi , è il fatto che la piccola Lia non può frequentare la scuola, come una qualsiasi bambina, proprio perchè all’interno della classe, otto dei suoi compagnetti, su un totale di diciotto, non sono stati vaccinati e dunque rappresentano per la piccola Lia un vero e proprio pericolo. Il tutto, per la bambina, ha avuto inizio quando era ancora molto piccola ovvero alla tenera età di due anni quando si è ammalata di una forma molto grave di mononucleosi, malattia non pericolosa che si contrae dallo scambio di saliva infetta. Proprio la mononucleosi, però, le ha provocato una grave forma di encefalite, processo infiammatorio che colpisce l’encefalo, a causa del quale la piccola ha rischiato la sua vita.

Se da una parte la piccola è riuscita a sopravvivere, dall’altra parte tutto ciò ha portato delle gravi conseguenze ovvero una parziale sordità all’orecchio e proprio l’immunodeficienza. Andare a scuola dunque risulterebbe per la bambina molto pericoloso, potrebbe infatti mettere in serio pericolo la sua vita motivo per il quale, la preside dell’istituto, mettendosi in contatto con la famiglia della piccola Lia, avrebbe consigliato di far studiare la figlia a casa, sottolineando inoltre di non potere assolutamente costringere i genitori dei bambini non vaccinati ad appunto sottoporre i propri figli al vaccino.

I genitori di Lia però non ci stanno, non possono accettare che la loro bambina viva da sola senza la compagnia di altri bambini della sua età motivo per il quale, in accordo con i dottori del Meyer, hanno deciso di sottoporre la bambina ad un richiamo delle vaccinazioni in dose ridotta ricoverandola per qualche giorno in ospedale e sperando che tutto ciò non comporti delle conseguenze negative sulla sua salute.

Sulla delicata questione si è espressa il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini la quale, in una recente intervista rilasciata a Radio 24 ha voluto sottolineare “Ce ne occuperemo subito e come in altri casi cercheremo quale sia la soluzione immediata per dare alla piccola il suo diritto concreto ad andare a scuola. Ogni bambino ha diritto all’istruzione, qualsiasi sia la sua condizione di vita, di salute e di stato sociale, perchè è un diritto fondamentale della persona come il diritto alla salute, all’espressione delle proprie idee”.

Le motivazioni della preside, otto bambini su 18 è una percentuale elevata, ben più alta a quel 5% stimato per la soglia minima di pericolo dall’organizzazione mondiale della sanità. Segno che a Greve di Chianti il comunicato dei bianchi vaccini ha avuto una considerevole presa. La direttrice scolastica della Domenico Giuliotti si chiama Antonella Zucchelli, dopo una chiacchiera al telefono, spiega nel suo atteggiamento sulla faccenda: «Premesso che non conosco nel dettaglio i problemi di salute della bambina, penso che situazioni come questa non riguardino solo una classe, ma tutta la scuola e l’intera comunità. Nel nostro istituto ci sono 258 bambini che ogni giorno hanno modo di venire a contatto l’un con l’altro. Il rischio del contagio esiste, a prescindere dalla classe, che cosa posso fare io per contrastarlo?».

«Mi piacerebbe sapere – afferma – di essere riuscita a scongiurare ad altre persone, quello che ho vissuto io con mia figlia. Tuttavia, nonostante viviamo in un piccolo paese, dove ci conosciamo tutti e dove tutti sapevano cosa era accaduto a mia figlia, nessuno dei genitori che non ha vaccinato i propri bambini, si è fatto vivo con me». Ma Corinna vuol ugualmente rivolgere loro un appello.

«Se il vaccino non vogliono farlo per mia figlia che lo facciano pensando ai loro bambini. L’esperienza della rianimazione pediatrica lascia un dolore indescrivibile e pensare di poterlo evitare ad altri è un mio preciso impegno; non ci si può affidare ai consigli scritti in internet da persone di dubbia competenza. E’ necessario informarsi dai propri pediatri e rivolgersi a loro con fiducia: la vaccinazione è un atto di solidarietà. E, in extrema ratio, quando manca la ragionevolezza, lo Stato dovrebbe intervenire nella tutela di tutti, scegliendo in base alla scienza che è l’unico metro oggettivo di valutazione».

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