Traffico di droga internazionale, dal Brasile in Italia: fermato il veliero con a bordo 500 kg di cocaina

Un grosso carico di cocaina è stato scoperto nella giornata di ieri a bordo di un veliero proveniente dal Brasile. Cinquecento chili di cocaina, una quantità davvero ingente di sostanza stupefacente sarebbe stata trasportata attraverso l’Oceano Atlantico a bordo di un veliero ovvero un’imbarcazione che negli ultimi mesi sembra essere stato molto in giro per i mari, facendo anche diverse volte di seguito avanti ed indietro da alcuni continenti.

La droga sarebbe partita dal Brasile ma poi una volta giunta in Italia sarebbe stata fornire inizialmente ad alcuni pusher per smerciarla nel mercato dell’Emilia Romagna e sopratutto Bologna dove sembra essere molto consumata tra i giovani. Il veliero è stato fermato e sequestrato vicino Capo Verde, e poi da li sarebbe giunto alle Canarie e poi Spagna per poi approdare anche in Italia.Il sequestro del veliero e dunque dell’ingente quantità di cocaina è stata predisposto dalla Procura di Bologna, e poi eseguito dai militari e forze dell’ordine del nucleo investigativo del reparto operativo del comando provinciale di Bologna nei confronti dei sei persone, 4 italiani, uno spagnolo ed un brasiliano.

I fermati o meglio arrestati sono sospettati di far parte di un’organizzazione criminale dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti dal Brasile alla Riviera Romagnola via mare; sostanzialmente è questa la pesante accusa mossa nei confronti di Maurizio Rossi, ovvero la 48enne di Riccione il quale è finto in carcere già la scorsa settimana su fermo predisposto dalla Direzione distrettuale Antimafia di Bologna lo scorso mercoledì. Nei giorni scorsi Radoni è stato sentito dal gip del Tribunale di Rimini, Sonia Pasini e lo stesso si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Ha parlato per lui, l’avvocato Airaudo,il quale ha dichiarato: “Ritengo le accuse nei confronti del mio assistito un po’ avventate. I fatti in astratto sono gravi, ma le conclusioni tirate dagli investigatori mi sembrano alquanto affrettate. Per muovere quei quantitativi di cocaina (500 kg, ndr) è necessaria una disponibilità che il mio cliente non ha. Lui fa il rappresentante nel mondo della telefonia, non ha precedenti specifici e al momento dell’arresto non è stato trovato in possesso né di droga né di soldi. A metterlo nei guai ci sarebbero solo alcune intercettazioni tra l’altro poco eloquenti”.

 L’operazione che ha portato al fermo del veliero, è stata denominata ” Mi vida” ed è stata condotta dal lontano 2014 dagli investigatori dell’Arma di Bologna, coordinati dalla Dda, con la collaborazione della Direzione Centrale Servizi Antidroga, Udyco (Unidad de Drogas y Crimen Organizado) e Maoc-n (Maritime Analysis and Operations Centre – Narcotics).E’ inoltre attesa per oggi la conferenza stampa nel corso della quale verranno illustrati i dettagli dell’operazione; parteciperanno alla conferenza stampa anche il comandante della legione carabinieri l’Emilia Romagna, ed ancora , generale Adolfo Fischione, il vice procuratore nazionale antimafia, Cesare Sirignano, il procuratore aggiunto reggente della Dda di Bologna, Massimiliano Serpi, il comandante provinciale dei carabinieri di Bologna, colonnello Valerio Giardina, il sostituto procuratore della Dda e titolare dell’indagine, Francesco Caleca.

Un carico di cinquecento chili di cocaina destinata alla riviera romagnola è stato intercettato dalla polizia doganale spagnola in acque internazionali, al largo dell’isola di Capo Verde, poco prima dell’arrivo alle Canarie, tappa destinata allo stoccaggio. La droga era stipata a bordo di un veliero in navigazione da settimane sulle acque dell’Atlantico, proveniente dal Brasile. Nello scafo c’erano due persone: un esperto skipper spagnolo e un cittadino brasiliano che, nel tentativo di distruggere la merce ed evitare l’arresto, al momento dell’abbordaggio, hanno appiccato il fuoco allo scafo. Due agenti sono rimasti feriti, ma ad avere la peggio è stato lo skipper: ricoverato con ustioni nel trenta per cento del corpo. Il tutto accadeva due settimane fa e grazie a un rapido scambio di informazioni con le autorità italiane (carabinieri e Dda di Bologna), poche ore dopo è finito in manette a Barcellona un italiano. Si tratta di Maurizio Rossi, 48enne originario di Bologna, ma da anni residente a Riccione.

Secondo l’accusa il riccionese sarebbe coinvolto nel grosso traffico internazionale che ha i contorni del giallo. Si sarebbe trovato in Brasile alla partenza del veliero ed era in Spagna ad attenderne l’arrivo. Aveva un ruolo anche nella raccolta dei soldi necessari a un investimento del genere? E a chi sarebbe spettato il compito di pagare gli “scafisti” oceanici? C’è da scommettere che l’indagine seguirà i flussi di denaro e potrebbe portare fino ai pezzi grossi. Sulle sue frequentazioni si concentreranno gli sviluppi investigativi. Qualcosa si è già mosso: un altro fermo è stato appena effettuato nel Riminese. In manette è finito, infatti, Maurizio Radoni, 45 anni, ravennate di origine, residente a Forlì. Una volta avrebbe commerciato in telefonia ed è amico di Rossi. Lo hanno individuato a Riccione, era in visita a un’amica. Ieri, nel corso dell’udienza di convalida davanti al Gip del Tribunale di Rimini Sonia Pasini si è avvalso della facoltà di non rispondere. Anche su lui grava il sospetto di aver partecipato assieme a Rossi e ad altri soggetti in via di identificazione all’organizzazione delle importazioni internazionali di droga, E’ difeso dall’avvocato Filippo Airaudo.

I carabinieri del nucleo operativo di Bologna sospettano che il carico intercettato non fosse il primo, anche se di sicuro è quello più consistente e sul quale i coinvolti riponevano le maggiori aspettative. Rossi era volato verso le Canarie, secondo l’interpretazione degli inquirenti, per attendere il carico personalmente così da evitare sorprese sempre dietro l’angolo in certe situazioni. Chi conosce gli indagati “romagnoli” non crede alla possibilità che siano finiti in un giro del genere, addirittura con ruoli chiave e con rapporti di complicità all’estero. Qualcuno potrebbe averli messi in mezzo? Di certo nelle prossime ore potrebbero aversi altri sviluppi, in attesa che la notizia sia divulgata nella sua interezza dopo il necessario coordinamento tra organismi internazionali di polizia giudiziaria.

I cinquecento chili di cocaina “salvati” dalle fiamme gettano un’ombra sulla vicenda e sui suoi possibili sviluppi futuri. La Dda di Bologna avrà il suo da fare nel tentare di unire i puntini di una vicenda complessa con collegamenti che vanno dal Brasile alla Spagna. Tra tanta nebbia, una triste certezza: la riviera romagnola si conferma uno dei terminali privilegiati della cocaina.

Gli accertamenti investigativi hanno consentito di individuare i canali dei reimpiego delle somme provenienti dai colpi compiuti dagli otto malviventi fermati all’epoca, rappresentanti di una «scuola criminale, quella dei cosiddetti bancomattieri, attiva fin dagli anni novanta» riferiscono gli investigatori. I carabinieri, il 16 e il 17 marzo, hanno eseguito i fermi emessi dalla Dda di Bologna nei confronti dei sei accusati di traffico internazionale di stupefacenti destinato a rifornire il mercato bolognese ed emiliano-romagnolo. L’operazione è stata portata a buon fine con la collaborazione del Nucleo Investigativo del Comando provinciale di Bologna, con la Dcsa (Direzione Centrale Servizi Antidroga), Udyco (Unidad de Drogas y Crimen Organizado) e la Maoc-n (Maritime Analysis and Operations Centre – Narcotics).

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