Pullman a fuoco in galleria, panico e terrore sul Gran Sasso

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Paura ieri nel tunnel del Gran Sasso sulla A24 in direzione Roma: un pullman con a bordo 47 ragazzi diretti al talent «Amici» di Maria de Filippi ha preso fuoco e la galleria è stata invasa dal fumo. L’incendio è stato spento grazie agli uomini dei vigili del fuoco che hanno messo in salvo i passeggeri. Sul posto è arrivata anche la polizia stradale e numerose ambulanze. Diversi, infatti, i ragazzi trasportati in ospedale anche se non ci sono stati feriti gravi. La lunghissima coda di auto è stata fatta deviare nelle vicine strade statali.

Il fuoco è divampato in un attimo. Il fumo ha invaso tutta la galleria. E la paura per 47 persone è stata fortissima. Troppi precedenti che raccontano di decine di morti in incidenti simili. Ma per fortuna stavolta è andato tutto bene. E l’incendio scoppiato sabato intorno a mezzogiorno all’interno del traforo del Gran Sasso non ha avuto nessuna tragica conseguenza. Ad accorgersi del pullman in fiamme gli addetti alla sicurezza di Strada dei Parchi che visionavano le telecamere attive sotto il traforo.

Un autobus che viaggiava sulla A24, in direzione Roma (e proveniente da Teramo) ha improvvisamente preso fuoco, a tre chilometri dall’ingresso della galleria e poco dopo lo svincolo dell’uscita dei veicoli dai Laboratori dell’Infn. A bordo c’erano 47 persone che sono riuscite a scendere, scappare e mettersi in salvo nei rifugi di emergenza predisposti lungo tutti i dieci chilometri del tunnel, inaugurato nel 1984 (i lavori erano iniziati nel 1968). Poco dopo sul posto sono arrivati il personale di Strada dei Parchi (la società concessionaria del tratto autostradale), che per primo si è accorto dell’incendio grazie alle telecamere di sicurezza istallate nel traforo ed è intervenuto con gli estintori, la polizia stradale, i vigili del fuoco, le ambulanze del 118.

Le 47 persone che erano a bordo del bus, e che si sono messe in salvo, sono tutti ragazzi, partiti da Ascoli Piceno e diretti a Roma per partecipare al talent show Mediaset, «Amici» di Maria De Filippi. Stanno tutti bene, ma sono stati trasportati all’ospedale San Salvatore dell’Aquila da ambulanze del 118 per un forte stato di choc legato al panico e per contusioni varie che si sono procurati fuggendo dal pullman. Non ci sono stati intossicati, dal fumo che ha fulmineamente invaso la galleria, perché tutti sono stati prontamente trasferiti dalle squadre di soccorso nell’altra parte del tunnel, attraverso i cunicoli interni.

La paura di quei momenti, lo spavento per quella fuga cercando a tastoni una via d’uscita nella fitta coltre di fumo, trapela dai racconti dei giovani viaggiatori del bus, partiti per un pomeriggio di svago e spensieratezza e finiti in quello che poteva trasformarsi in un incubo. «Correvamo forte in mezzo al caos e vedevamo macchine che cambiavano direzione pur di uscire dalla galleria – racconta una ragazza minorenne – . C’era fumo tutto intorno e abbiamo avuto tanta paura anche di morire. Il panico e la paura sono passati solo quando siamo usciti dal traforo del Gran Sasso. «Poco dopo essere entrate in galleria – raccontano ancora, ricordando la dinamica dell’incidente mentre nella sala d’attesa e fuori dall’ospedale dell’Aquila aspettano di essere visitate – abbiamo cominciato a sentire cattivo odore, poi il pullman ha rallentato la sua corsa, a un certo punto sembrava che l’autista perdesse il controllo. Noi volevamo scendere, ma ci ha detto di non farlo. Siamo andate avanti per un po’, ma poi visto che il fumo si propagava l’autista ha aperto le porte e noi siamo scese, e visto che l’uscita era lontana siamo corse avanti trovando l’ingresso verso l’altra galleria dove ci siamo messe in salvo». «I soccorsi sono arrivati quando eravamo nella galleria opposta e a quel punto la polizia ci ha dato delle coperte per ripararci dal freddo». Le ragazze raccontano ancora di aver visto l’autista fare tutto il possibile, anche per aiutare i giovani passeggeri,dall’ usare l’estintore all’uscire per ultimo dal pullman: «Non ha fatto come Schettino».

Anche tra gli automobilisti che seguivano l’autobus (un mezzo della ditta autolinee Sam di Montegranaro, in provincia di Fermo) e che si sono trovati improvvisamente davanti un muro di fuoco ci sono stati attimi di terrore. L’unico pensiero e l’unico istinto in quei momenti è stato quello mettersi in salvo, in tutti i modi. Sfidando la velocità di chi veniva dietro di loro, hanno infatti tentato di allontanarsi anche in retromarcia o addirittura facendo inversione, quindi di fatto guidando in autostrada contromano. È solo per un fortunato caso che nel panico regnante siano stati evitati ulteriori incidenti. Anche perché nel frattempo erano scattate immediate tutte le procedure di emergenza, tra cui l’accensione del semaforo rosso all’ingresso del traforo, che ha fatto fermare gli automobilisti prima dell’ingresso.

«Sono tutti salvi grazie all’autista». Lo dice chiaramente Adolfo Virgili, titolare della Sam di Montegranaro, la ditta del pullman che ha preso fuoco sotto il traforo del Gran Sasso. È sempre lui che ipotizza poi che le fiamme siano partite «dalla centralina elettrica, propagandosi a materiale infiammabile. L’autista è intervenuto subito con l’estintore», ma invano: ad alimentare le fiamme «potrebbero essere stati gli aspiratori sotto il tunnel, entrati in funzione quando i sentori hanno segnalato la presenza di fumo». E per quanto riguarda la manutenzione e lo stato del bus, un Setra 315 Hd:«era in ottime condizioni. Un paio d’ore prima dell’incidente era stato fermato dalla polizia stradale per un controllo e tutto era in regola, hanno voluto vedere perfino la cassetta dei medicinali». L’automezzo ora è completamente distrutto, «ma io ringrazio Dio che nessuno si sia fatto male – conclude Virgili -, ai danni materiali penseremo dopo».

Come conseguenza dell’incendio, le cui cause sono ancora tutte da chiarire (ma al momento l’ipotesi più accreditata sembra sia l’autocombustione) e che è stato spento abbastanza rapidamente anche se ha comportato lunghe operazioni di raffreddamento, entrambe le corsie (est e ovest) dell’autostrada sono state chiuse al traffico per ore, benché i due tunnel siano nettamente separati e uno dei due ospiti i laboratori sotterranei dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (aperti nel 1993). Per chi proveniva da Teramo l’uscita obbligatoria era a San Gabriele-Colledara, mentre fino alle 15, quando la galleria è stata riaperta, per chi proveniva dall’Aquila e viaggiava in direzione Teramo era Assergi.

Che la tensione sia salita tra chi sfortunatamente in quel momento si è visto circondare dalle fiamme è anche normale. La letteratura, al riguardo, non vanta certo precedenti positivi in fatto di incendi sotto i trafori italiani: sotto il Monte Bianco i morti furono 39; al San Gottardo se ne contarono 11; al Fréjus tre.

Sulla calotta della galleria dove il pullman ha preso fuoco passano i cavi degli impianti elettrici, quelli del sistema di telecamere, quelli dei sensori antincendio e soprattutto le condotte per la ventilazione. La direzione d’esercizio di A24 e A25 fa sapere che occorrerà del tempo per verificare che le strutture e gli impianti non abbiano subito danni, solo allora verrà riaperta la seconda galleria, che conduce ai laboratori dell’Istituto di Fisica.“

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