mercoledì , 17 gennaio 2018

Treviso shock, Assalto con chiodi e mitra a portavalori panico e terrore sull’autostrada A27: il colpo è fallito

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Intorno alle 18:30 tra Treviso Sud e Treviso Nord, nell’autostradaA27 si è verificato l’assalto ad un furgone portavalori.Chiuso il tratto tra Treviso Nord e Treviso Sud in entrambe le direzioni, con inevitabili disagi per il traffico. Centinaia i chiodi sull’asfalto anche nella corsia opposta per impedire ugualmente un eventuale inseguimento in senso contrario.Sul posto però, allertati sia da diversi automobilisti si sono subito recate le pattuglie delle volanti e della polizia autostradale, ma purtroppo nel frattempo gli assalitori sono riusciti a fuggire, su una Land Rover e un Porsche Panamera in direzione di Belluno, sfondando le reti esterne di protezione e con a bordo il denaro che veniva trasportato in quel momento, anche se il bottino è ancora da quantificare. Un testimone avrebbe inoltre riferito di aver visto i banditi tagliare il tetto del furgoncino.Le due guardie giurate sono rimaste entrambe ferite e sono state soccorse dai medici del Suem 118: un uomo ha riportato una lesione riconducibile ad un colpo di pistola mentre il collega si è procurato una ferita ad un ginocchio. Del mezzo pesante, da quanto si è appreso, non si troverebbero né autista né le chiavi. Secondo una testimone prima di aprire il fuoco i malviventi avrebbero “suggerito” alle guardie di abbassare la testa e avrebbero poi sparato numerosi colpi di mitra. Il traffico è stato bloccato su tutto il tracciato a causa delle auto in panne. L’inseguimento. Le mitragliate. I chiodi sull’asfalto. Il terrore. La striscia d’asfalto tra i cavalcavia della Treviso mare e quello di Nerbon, a Silea, si è trasformata nella scena di una delle più spettacolari rapine che la Marca abbia mai vissuto. Pochi chilometri più avanti altra scena simile, ma con solo tre veicoli coinvolti: un porta- valori e le auto dei banditi. Tutto calcolato al millimetro, al secondo, un piano organizzato nel dettaglio. Che ha mandato il tilt la viabilità – l’A27 chiusa in entrambi i sensi di marcia – costringendo migliaia di automobilisti a restare in coda fino a tarda notte o, scendere a guardare gli pneumatici dilaniati, o venir soccorsi dopo lo shock della rapina.

L’A/27. L’odissea, quella vera,è stata vissuta da chi si trovava in autostrada proprio negli istanti della rapina. Inevitabili, a quel punto, le lunghissime code che si sono sviluppate sull’A27: chi era già in autostrada, entrato a Mogliano dal Passante o aVeneziaNord, si è ritrovato paralizzato. Fermo. Impossibile uscire a Silea, tanto che la protezione civile ha mandato panini caldi e bibite per gli automobilisti in coda. Impossibile muoversi da Treviso Nord. Entrambi i sensi di marcia sono stati chiusi per consentire alla scientifica di compiere ogni tipo di rilievo utile sui furgoni usati a mo’ di “scudo” e sulle auto cariche di chiodi. Autostrada chiusa fu- no a tarda notte, le auto sono state fatte defluire lentamente attraverso le corsie d’emergenza.

La rotatoria di Silea. Alle 19 i carabinieri erano già arrivati al casello di Treviso Sud. La tempistica è stata decisiva per evitare un ingorgo di carattere monumentale: le forze dell’ordine hanno deciso, inizialmente, di tenere aperto l’ingresso dell’autostrada, bloccando ovviamente il tratto in direzione Belluno – tra l’altro tempestato di chiodi, appena dopo la rampa di innesto – dove era stata tentata la rapina, ma facendo scorrere il traffico entrante in direzione Venezia. Questo per evitare di bloccare ulteriormente il traffico (era il probabile piano dei banditi, per garantirsi
un’ulteriore ostacolo al proprio inseguimento) e organizzare le ricerche. Una decina di minuti dopo veniva chiuso il raccordo verso il casello da una striscia di plastica bianca e rossa: autostrada chiusa. Inevitabile, a quel punto, che la rotatoria di Silea si trasformasse in una sorta di rodeo, con slalom per evitare schianti e poliziotti.

Via Risorgive. Sono scappati da qui, una strada che ancora oggi dev’essere ultimata, nella zona artigianale di Olmi: via Risorgive. Perfetta per appostarsi con un’auto pronta all’uso perchè vicinissima – meno di un centinaio di metri – dall’autostrada. Facilissima da raggiungere a piedi – passando da un varco magari realizzato per tempo – o addirittura grazie a un fuori strada. Da qui i rapinatori sono scappati, dirigendosi verso la rotatoria di Olmi. Qui il traffico non ha subito grosse ripercussioni: le forze dell’ordine impiegate sono riuscite rendere scorrevole il traffico.
La Treviso mare. Prima delle 20 una segnalazione fa scattare tre volanti della Polstrada che erano schierate lungo la rotatoria di Silea: le tre pattuglie, a sirene spiegate, hanno imboccato la Treviso mare in direzione Meolo, una strada che era comunque di difficile percorrenza a causa dei tantissimi curiosi che rallentavano – fino a fermarsi – sul cavalcavia che passa proprio sopra l’autostrada da dove si vedeva la scena del primo assalto dei banditi. Caos, ovviamente, per quanti arrivavano da Roncade: dopo le 19 la rotatoria di Silea ha iniziato a singhiozzare, e fino al rondò di via Pantiera c’era un lungo serpentone. L’A4. Un piano all’apparenza perfetto (il bottino infatti è rimasto una chimera), che potrebbe aver trovato conclusione lungo la Venezia-Trieste: a Meolo, infatti, è stato ritrovato un furgone probabilmente usato dai ladri per la fuga. Potrebbero quindi aver ancora cambiato veicolo e aver poi imboccato il casello dell’A/4 a Roncade. La zona è stata controllata palmo a palmo dai carabinieri e della polizia a caccia di ogni tipo di indizio in grado di ricondurre all’identità dei banditi.

Il Vigilante «Oltre 20 anni di lavoro a vigilare sulle strade e mai una rapina del genere». Quarantacinque anni, veneziano, il vigilantes della Ci- vis ferito al ginocchio sinistro dai colpi sparati dal commando è steso sulla barella del pronto soccorso in attesa della radiografia. «Non posso raccontare nulla, ho già detto tutto alla polizia» ripete accennando un sorriso. Quella stessa polizia che in quei minuti è ancora lungo l’A27 a interrogare i suoi colleghi per ricostruire l’accaduto. Ne ha viste di tutti i colori in tanti anni di onorato servizio. Straordinari stasera? «Come sempre, ci sono abituato» dice rivolto alla porta dell’ambulatorio dove è sotto osservazione anche il collega. Anche lui è di origini veneziane, è in osservazione in una stanza dell’astanteria del pronto soccorso del Ca’Foncello. La loro trasferta con il portavalori era iniziata ieri nel tardo pomeriggio di ieri come tante altre volte.
Stavano tornando indietro quando è scattato il fuori programma. Nessuno si aspettava il fuori programma nemmeno Alice Lollo una giovane trevigiana in dolce attesa anche lei ieri sera si trovava sull’A27. Anche lei è finita al pronto soccorso del
Ca’Foncello sotto choc. Ha visto i banditi pararlesi davanti armati dopo aver bloccato il Tir di traverso sull’A27 prima di Treviso Sud. Al telefono, in attesa degli accertamenti dei medici che l’avevano visitata al suo arrivo in ambulanza, raccontava i drammatici momenti da poco vissuti. Bionda, esile, riferiva dell’assalto di cui era stata testimone e che l’aveva lasciata sotto choc, a fianco a lei un ragazzo: «Ho avuto paura» spiegava al cellulare, «è stato davvero immediato, assurdo».

I TESTIMONI  Chi abita in via Postumia a Olmi ed ha i balconi che si affacciano sull’autostrada, carreggiata sud, ha visto tutto in diretta. L’assalto che si stava consumando sulla carreggiata opposta, lato nord, e che è durato pochi istanti. «Secondo me erano le 18.40 circa, mi sono accorta che stava succedendo qualcosa di strano in autostrada perché ho sentito dei colpi, all’inizio in realtà pensavo a dei petardi» spiega Rita Mazzuggia, «poi ho visto che sulla carreggiata nord c’era un’auto ferma vicino ad un furgone, e una persona armata che sparava. Ho sentito tanti colpi, più di una decina, anche se questa sagoma era del tutto indistinta, nel buio, per cui non saprei riconoscerla. E poi il camion messo di traverso che bloccava il traffico». Sono stati momenti di paura anche per chi ha assistito alla scena. «Ero spaventata per quegli spari, avevo paura che facessero del male a quelli del furgone » prosegue la testimone, «ho usato lo smartphone per cercare di filmare la scena ma poi mi sono accorta che il video non mi era partito. Ero un po’ agitata… Temevo che trascinassero qualcuno fuori del furgone, che ci fossero degli ostaggi». Tra spari e urla, l’assalto dura pochi istanti. Poi i rapinatori ripartono. «Ma non verso Conegliano, in direzione opposta, ho visto un’auto sfrecciare verso sud, contromano» spiega la testimone, «a quel punto ho provato a telefonare al 113 ma dava sempre occupato». Nei pressi dell’autostrada abita anche Silvia Cadamuro: «Stavamo facendo dei lavori in casa e ho sentito all’improvviso degli spari, prima distanti, poi sempre più vicini, abbiamo visto che stava succedendo qualcosa in autostrada. Nel corso della rapina ho sentito gridare sia in italiano sia in un’altra lingua, credo albanese, anche se non ne sono certa. In italiano urlavano: “Abbassa la testa, abbassa la testa”, e poi ho sentito altri spari, e infine un’auto ripartire ad alta velocità. Quando è finito tutto istintivamente volevo raggiungere l’autostrada per prestare aiuto a quelli del furgone, ma c’era la recinzione ad impedirmelo. Ho usato la luce dello smarthpone per segnalare la mia posizione a quelli del furgone e cercare risposta. Ho chiamato la polizia, mi hanno detto che stavano già intervenendo. Ho aspettato qualche minuto prima di andare a vedere più da vicino quello che era successo. Sì, è stata una situazione che faceva davvero paura».

Chi invece si trovava in autostrada, pur essendo più vicino all’assalto armato che si stava consumando, all’inizio ha avuto una sensazione diversa. La sensazione di una bravata, di uno scherzo, o di uno screzio tra conducenti: hanno visto il sorpasso a tutta velocità di una 500 su un furgone, poi l’utilitaria che si fermava all’improvviso. Qualcuno, come Massimo Barbieri, è rimasto bloccato una decina di auto indietro rispetto al camion messo di traverso, ma poi ha visto un video raccolto dagli inquirenti (uno  ha girato il camionista della Plotegher trasporti di Padova, il cui tir è stato sequestrato dai rapinatori e usato come “scudo” alla rapina) e allora si è reso conto della dinamica: «Nel video si vede una Fiat 500 L nera con tettuccio bianco e lampeggiante che arriva a tutta velocità, poi sorpassa. Dall’auto scende uno armato e incappucciato, sembra abbia un passamontagna nero, l’individuo ferma il portavalori puntando l’arma. Poi non si vede più nulla. Prima di quel video sinceramente non si era capito molto». Ma la sensazione che qualcosa di strano stesse accadendo si era diffusa già prima. Pochi gli automobilisti che hanno avuto il coraggio di scendere dalla vettura imprigionata nell’imbuto delle auto in coda con gli stop accesi. Intanti segnalavano in diretta sui social code lunghissime in autostrada.

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