Trivelle, è duro scontro all’interno del Pd: il Premier Matteo Renzi continua ad astenersi

E’ sconto all’interno del Pd anche in riferimento alla questione trivelle. La Direzione del Pd ha approvato nella giornata di ieri la Relazione di Matteo Renzi con 98 voti favorevoli e 13 contrari; nello specifico i no sono arrivati da Roberto Esperanza, Gianni Cuperlo, Michele Emiliano e Pierluigi Bersani. “L’Italia propone un modello di immigrazione: il problema della sicurezza non si risolve blindando i confini, ammesso che sia possibile, ma tenendo alta la guardia contro il terrorismo e anche con l’attenzione alle periferie”, ha dichiarato Matteo Renzi nel corso dell’incontro avvenuto nella giornata di ieri.Il Premier è stato fortemente attaccato da Gianni Cuperlo, leader della corrente SinistraDem che lo ha accusato nello specifico di non essere all’altezza del

ruolo ricoperto.“Ti manca la statura del leader anche se coltivi l’arroganza del capo”, ha dichiarato Cuperlo, parole alle quali il Premier ha risposto in questo modo: “E’ un giudizio politico che rispetto ma io ho l’ambizione Gianni direbbe ‘arroganza, di proporre una sinistra credibile, possibile e riformista.

Credo non sia la stessa di Gianni. Per me oggi la sinistra è creare posti di lavoro in un Paese in cui la disoccupazione giovanile è al 39%”.In riferimento al referendum che si terrà il prossimo 17 aprile sulla questione Trivelle, il Premier Matteo Renzi nella giornata di ieri ha tenuto a precisare di non aver insistito su questo referendum sarebbe stato di sicuro un errore politico e che adesso bisognerà solo attenderne l’esito e capire in che modo si esprimeranno gli italiani. “Se vincerà il sì rispetteremo il giudizio degli elettori, se fallirà e non ci sarà il quorum ne prenderemo atto e continueremo con la norma attualmente in vigore: il mio auspicio è che gli italiani possano studiare la norma”, dichiara il Premier.

“Il punto del referendum, che non è sulle antipatie o le simpatie nel Pd, ma se a fronte di una concessione che scade si chiude o si continua ad estrarre. Poi ciascuno faccia quel che vuole, ma l’astensione non è disinteresse, è un modo per dire no. Chi vuole dire sì o no lo dica, ma chi vuole l’astensione non lo fa per ingrossare le fila dell’antipolitica ma perchè ritiene quel referendum sbagliato e lo vuole far fallire”, dichiara ancora Matteo Renzi. In riferimento a questo tema, all’interno del Pd, in 24 hanno chiesto di cambiare indicazione e di invitare gli italiani al voto, ma Renzi continua ad astenersi e rincara la dose dichiarando che comunque non vi saranno scomuniche all’interno del Pd se qualcuno andrà a votare.“Abbiamo ritenuto doveroso scrivere al segretario del Pd per dirgli che siamo sconcertati dall’invito all’astensione, perché pensiamo che gli istituti democratici vadano rispettati e promossi. Chiediamo un confronto aperto per discutere di questa questione”, spiega Marica Di Pierri, dell’associazione A Sud.

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