Turchia, autobomba esplode vicino ad una fermata dei bus: 30 i morti e 125 i feriti

Ancora un’autobomba esplosa al centro di Ankara nella giornata di ieri che ha causato la morte di ben 34 persone tra cui due kamikaze ed altre 125 sono rimaste purtroppo ferite in una violenta esplosione nel centro di Ankara.L’autobomba è esplosa proprio vicino ad una fermata dei bus nel centro della capitale.Intervenuto sulla vicenda il governatore della città turca il quale ha dichiarato” Come abbiamo avuto di anticipare, purtroppo l’esplosione ha provocato la morte di almeno una trentina di persone e più di un centinaio sono rimaste ferite”. Nella seratadi ieri il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha espresso attraverso un comunicato stampa la sua condanna per l’attacco compiuto nel pomeriggio di ieri e nello specifico ha dichiarato:”A seguito dell’instabilità nella regione, gli ultimi anni la Turchia è stata oggetto di attacchi terroristici. Di fronte a queste azioni che minacciano l’integrità del nostro Paese,proseguiremo la lotta al terrorismo con ancor più determinazione”.

Come abbiamo già avuto modo di anticipare, l’esplosione sarebbe avvenuta tra il parco Guven e la piazza di Kizilay, a poca distanza anche da due fermate della metro, in una zona centralissima della capitale turca; proprio al momento dell’esplosione numerose macchine si trovavano nei pressi del luogo dell’esplosione ed a scopo preventivo la zone è stata evacuata nel timore di un secondo attacco che per fortuna non si è verificato. Purtroppo non si tratta del primo attentato nella zona, ma del terzo in meno di cinque mesi e proprio due giorni fa l’ambasciata americana ad Ankara aveva inviato un messaggio di allerta ai suoi cittadini. Tornando all’attentato di ieri, i feriti sono stati dislocati in dieci ospedali diversi e presenti su tutto il territorio di Ankara; di questi 125 purtroppo sono molto gravi almeno una ventina; rimasti feriti anche molti poliziotti.

La Farnesina si è subito attivata per cerare di capire se nell’esplosione è rimasto coinvolto qualche italiano e per questo motivo sono in corso da ieri alcune verifiche che al momento non hanno portato alcun risultato. Intervenuto il Premier Matteo Renzi il quale ha tenuto ad inviare un messaggio di cordoglio dichiarando: “I terroristi devono sapere che per quanto sanguinoso sarà il loro odio non riusciranno a piegarci e scuoterci, ovunque essi colpiscano”, sottolinea Renzi. “La risposta e la condanna della comunità internazionale sarà ferma, unanime, risoluta”, si legge in una nota di Palazzo Chigi”.Bisogna sottolineare comunque che l’attacco è avvenuto in un momento di forte crisi e soprattutto periodo in cui la Turchia è impegnata in conflitti su diversi fronti.  Nel sud-est del Paese, le operazioni contro il Pkk hanno causato in questi mesi centinaia di morti, con decine di coprifuochi in vigore per mesi nei centri urbani.

Una domenica di sangue anche in Turchia. Al momento di andare in stampa, sarebbero infatti decine di vittime e feriti causati dall’esplosione in un parco nel centro di Ankara ieri, nel tardo pomeriggio. La strage sarebbe stata provocata un’autobomba piazzata alla fermata dei bus, oppure lanciata contro i mezzi da un autista kamikaze: il classico scenario da attentato terroristico. L’ufficio del governatore locale ha diramato un primo comunicato in cui si parlava di 27 morti e 75 feriti. Poi però il bilancio è stato aggiornato ad almeno 32 vittime e 75 feriti, ma potrebbe continuare ad essere aggiornato.

La testata d’opposizione turca Radical per prima ha parlato apertamente di un attentato kamikaze, attuato proprio con un’auto- bomba. In seguito anche fonti governative hanno indicato la presenza di almeno un kamikaze. Immagini agghiaccianti sono circolate attraverso le tivù e sui social network. Anche se l’autorità radiotelevisiva turca ha imposto un divieto temporaneo di pubblicazione delle immagini, come riferisce l’agenzia statale Anadolu. La misura è ricorrente in Turchia in caso di attacchi terroristici così come la censura per tutti i social network. L’area è stata subito evacuata per precauzione nel timore di un eventuale secondo attacco. Alcuni testimoni avrebbero sentito anche colpi d’arma da fuoco. Sul posto, come ha riferito la Cnn Turk, sono giunte numerose ambulanze e mezzi della polizia.

L’area colpita si trova in una zona vicina a quella in cuiil 17 febbraio scorso era scoppiata un’autobomba che aveva ucciso 29 persone. Si trova vicino anche alla stazione principale degli autobus e a molti uffici governativi. Il premier turco Ahmet Davutoglu ha presieduto una riunione di sicurezza presso la sede della presidenza del Consiglio ad Ankara, proprio a poca distanza dal luogo
dell’attentato. Difficile sapere, al momento, se vi siano degli italiani tra le vittime o i feriti dell’attentato ma la Farnesina, così come per quel che è successo in Costa d’Avorio, sta facendo le necessarie verifiche.

La Turchia, dunque, piomba nuovamente nel caos e nell’incubo del terrore. L’attentato di ieri allunga la già nutrita lista degli episodi che hanno insanguinato il Paese negli ultimi mesi. Le ipotesi sulla possibile matrice di questo nuovo attacco si muovono essenzialmente su due piste: dalle prime indagini emergerebbe un coinvolgimento di militanti curdi del Pkk o di un gruppo affiliato. Ma non è da escludere anche la pista del terrorismo jihadista, da ricondurre all’Isis. Che rivendicò l’attentato – anzi il doppio attentato – più terribile che Ankara abbia mai subito, il
10 ottobre 2015, appena cinque mesi fa, con un bilancio di 102 morti e 246 feriti.

Tutto questo mentre la Turchia sta vivendo un momento di grande tensione interna e internazionale. All’interno, per via della svolta sempre più repressiva che sta caratterizzando
il regime del presidente Er- dogan, mentre il Paese è al centro di una sorta di braccio di ferro con l’Unione Europea sulla questione dei profughi che arrivano in massa dalla Siria e dall’Afghanistan. La Turchia ha ricevuto e riceverà sostanziosi sostegni economici per occuparsi di questa massa di disperati e per accogliere chi dovrà tornare indietro, respinto dalla chiusura della cosiddetta «rotta dei Balcani». Ma Ankara sta alzando sempre più il prezzo e detta la sue condizioni. In questo quadro l’ondata di sanguinosi attentati rischia di provocare una ulteriore destabilizzazione del Paese e di innescare una spirale di violenza, con un nuovo giro di vite da parte del regime presidenziale.

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