Unioni civili, adesso sono legge: soddisfatto il Premier Matteo Renzi “E’ un giorno di festa”

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Finalmente dopo tante polemiche le Unioni Civili sono legge, la Camera nella giornata di ieri ha approvato con 372 si e 51 no il provvedimento.Avrebbero votato a favore i verdiniani ed una parte di Forza Italia, astenuto invece il Movimento 5 Stelle ed il partito di Pippo Civati possibile. Avrebbero votato No invece la Lega Nord ed i Fratelli d’Italia.

In un primo momento il governo ha ottenuto la fiducia a Montecitorio mentre in un secondo momento sarebbe arrivato il via libera al testo che ha destato parecchie polemiche fino alla fine. . I sì sono stati 369, con 193 contrari e 2 astenuti. Le destre, da Fdi a Passera al Carroccio, hanno già annunciato che cominceranno a lavorare per un referendum abrogativo e Matteo Salvini ha fatto un appello ai sindaci leghisti perché disobbediscano e non applichino la legge. Grande soddisfazione per il Premier Matteo Renzi il quale nella giornata di ieri in seguito alla votazione ha dichiarato:“E’ un giorno storico. Approviamo la legge mettendo la fiducia perchè non erano possibili ulteriori ritardi dopo anni di tentativi falliti. In queste ore decisive tengo stretto nel mio cuore il pensiero e il ricordo di Alessia. E questo mi basta. Perché le leggi sono fatte per le persone, non per le ideologie”, ha concluso il leader dem citando l’amica ed ex assessora alla provincia di Firenze Alessia Ballini, personaggio famoso per le sue battaglie per i diritti civili e che è morta a 41 anni a causa di un schi tumore.

Grande soddisfazione anche per il Ministro Maria Elena Boschi la quale a Montecitorio conversando con alcuni cronisti ha dichiarato:”I sindaci devono semplicemente applicare le leggi.Quindi, quando sarà pubblicata la legge, si tratta soltanto di applicarla”. «Abbiamo raggiunto questo risultato anche grazie a voi. È una giornata di felicità per tutti gli italiani e le italiane, che apre una nuova pagina per il nostro paese. Io personalmente sento questa legge, grazie per il sostegno di tutti», ha aggiunto il Ministro Boschi.Sempre nel pomeriggio per l’occasione in Piazza Fontana di Trevi si sono raggruppati i militanti delle associazioni gay i quali hanno gridato “Vittoria, Vittoria per l’approvazione della legge sulle unioni civili”.

Il Ministro Boschi, ha ancora aggiunto: «Dobbiamo essere orgogliosi perchè si apre una nuova pagina per il Paese. Sono contenta per il risultato che abbiamo raggiunto insieme non solo per il lavoro in Parlamento ma anche per il sostegno da parte di tutti che non è mai mancato». La Chiesa soltanto due giorni fa aveva criticato la decisione del governo di porre la fiducia e proprio il sottosegretario della Cei, Nunzio Galantino aveva dichiarato che si tratta di una sconfitta per tutti. Soddisfatti invece i Gay Center i quali hanno lanciato una provocazione al Premier Renzi, dichiarando:” Invitiamo Renzi a celebrare la prima unione civile”.

In principio è stato Alfio Marchini. «Non ho nulla contro il riconoscimento dei diritti civili, ma non è compito del sindaco fare queste cose, per cui non celebrerò unioni gay se dovessi vincere le elezioni», aveva detto il candidato del centrodestra sostenuto da Forza Italia nella corsa al sindaco della Capitale. Anche se ieri “l’ingegnere”ha smentito diessere stato ricevuto in Vaticano per discutere la posizione e si è preso gli strali del Pd, la sua “obiezione dicoscienza” stafacendo proseliti,specie nella Lega nord. Il primo a “rispondere” all’appello è stato Massimo Bitonci, sindaco di Padova, dirigente delCarroccio.

Lui, rispetto all’aspirante collega in corsa per il Campidoglio,anticipa addirittura la volontà di fare «obiezione»alla legge dello Stato appena approvata, che entrerà in vigore non appena sarà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale.«Da sindaco,mi riserverò il diritto di obiettare e non celebrerò mai matrimoni fra persone dello stesso sesso. Ho il dovere di servire i cittadini, ma non mi sento obbligato ad assecondare le scelte di Renzi che, differentemente da me, non è stato eletto», ha annunciato il sindaco di Padova. «Quella sulle unioni civili è una battaglia ideologica, che, nei fatti, riguarda una porzione minima della popolazione: sul registro anagrafico delle coppie di fatto, inaugurato a Padova dalle precedenti giunte di sinistra, dal 2007 si sono iscritte solo 9 coppie di persone dello stesso sesso…», ha proseguito Bitonci. Subito dopo è intervenuto il segretario della Lega Nord.«Scimmiottare matrimonio addirittura figlio adozioni non fa parte del futuro del progresso, motivo per cui chiederò come Legaa tutti i sindaci e amministratori locali di disobbedire», ha annunciato Matteo Salvini,mentre a Montecitorio si votava la fiducia. Su questo punto,però, si fa segnare una prima (micro) frattura tra Carroccio e Fdi, che insieme sostengono per il Campidoglio la candidatura di Giorgia Meloni. «Credo ci siano i margini di diritto di obiezione di coscienza da parte dei sindaci a non celebrare direttamente le unioni civili. Per me doveva prevederlo la legge e come Fdi abbiamo votato contro e siamo per il referendum abrogativo. Ma se fossi sindaco la legge andrebbe rispettata», ha sottolineato lei,che era presente in Aula a Montecitorio per votare “no” alla fiducia. Si dicono pronti a «rifiutarsi» di celebrare le unioni gay anche altri sindaci.Due i toscani: Lucia Baracchini, sindaco di Pontremoli, in Lunigiana, nella rossa Toscana, eletta in una lista civica sostenuta dal Pdl,e Mario Agnelli, sindaco di Castiglion Fiorentino. Pronti a fare obiezione di coscienza sarebbero anche un gruppo di sindaci dell’Abruzzo, ma si schierano pure i candidati sindaco per la Capitale di “Italia Cristiana”, Fabrizio Verduchi e di “Il popolo della famiglia”, Mario Adinolfi, ex animatore del Family day. La linea del governo resta quella: «Disobbedienza civica dei sindaci? Nessuno ha diritto di disapplicare la legge,difronte  allalegge tutti si fermano,politici, magistrati, cittadini, amministratori…», ha tagliato corto il premier. Stamattina, però, quel pezzo di centro destra contrario alle unioni annuncerà le «iniziative» per proporre un «referendum abrogativo» delle unioni civili. Ci saranno i centristi Eugenia Roccella, Gaetano Quagliariello e Carlo Giovanardi e Maurizio Sacconi ma anche Maurizio Gasparri e Lucio Malan di Forza Italia, Gian Marco Centinaio e Nicola Molteni della Lega, Francesco Bruni e Lucio Tarquinio dei Conservatori e Riformisti, Fabio Rampelli ed Edmondo Cirielli di Fdi insieme ai parlamentari di Italia Unica.

ROMA Da ieri l’Italia riconosce per legge le Unioni Civili fra coppie omossessuali e dà più diritti (ma non la reversibilità) alle coppie di fatto fra un uomo e una donna. «E’ un giorno di festa», ha sintetizzato in una intervista radiofonica il premier Matteo Renzi che ha posto la fiducia sul provvedimento ricompattando il Pd. Ma il mondo cattolico è in subbuglio e già lavora al referendum mentre il centrodestra si divide e reagisce in molti modi. Rabbiosamente sul fronte della Lega, con il leader Matteo Salvini che ha invocato l’obiezione di coscienza per i sindaci invitandoli di fatto a non applicare la legge. Forza Italia invece si è divisa in tre tronconi: 10 deputati hanno votato sì; 21 no e due si sono astenuti. Un filo di imbarazzo anche fra i 5Stelle (che in Senato decisero di non votare la legge che all’epoca conteneva l’adozione per le coppie omosessuali) che hanno votato contro la fiducia ma si sono astenuti sulla legge.
IL PASSAGGIO
La parola passa ora al presidente Mattarella, che secondo alcune formazioni cattoliche dovrebbe reinviare il provvedimento alle Camere. Ma comunque il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, è stata chiarissima e rispondendo alle domande dei giornalisti ha ribadito che tutti i sindaci hanno l’obbligo di rispettare la legge. Del resto sia il candidato al Campidoglio di Fratelli d’Italia e Lega, Giorgia Meloni, che quello di Milano dell’intero centrodestra, Stefano
Parisi, hanno confermato che non boicotteranno le Unioni Civili.
Tecnicamente la giornata è stata scandita da due voti: nel primo pomeriggio sulla fiducia per il governo (369 sì, 193 no e 2 astenuti) e in serata sul testo della legge (i regolamenti di Montecitorio separano i due voti), con 372 sì, 51 no e 99 astenuti. Nella seconda votazione ai sì della maggioranza si sono aggiunti quelli di Sinistra Italiana e di diversi deputati di Fi. Al contrario alcuni deputati cattolici della maggioranza hanno votato contro (Paola Binetti e Alessandro Pagano di Ncd, Mario Sberna e Gianluigi Gigli di Ds) o non hanno partecipato al voto (Ernesto Preziosi del Pd). 15Stelle, dopo un duro intervento in Aula Alfonso Bonafede, si sono, come detto, astenuti. Fortissimi i malumori del mondo cattolico dentro e fuori il Palazzo, cresciuti dopo il ricorso alla fiducia. Al di là dell’ala più radicale rappresentata dal Movimento del Family Day, anche altre associazioni finora meno puntute, come il Forum delle Famiglie, hanno fatto sentire la pro- priaprotesta.
TENSIONE
Un altro motivo di tensione con il fronte cattolico è venuto dall’annuncio in aula di Alessandro Zan (nella dichiarazione di voto per il Pd) sulla necessità di metter mano al matrimonio egalitario e alle adozioni per i gay. Parole che hanno lasciato di sasso i deputati centristi della maggioranza. L’irritazione, palpabile in Transatlantico, è aumentata dopo che Renzi non ha escluso l’ipotesi («Non so se ci sono le condizioni parlamentari, vedremo nelle prossime settimane e mesi», ha detto).
Proprio il tema dei matrimoni gay potrà essere uno dei punti trainanti per motivare un referendum abrogativo, che già oggi verrà presentato alla Camera.
Un segnale politico importante è venuto dal voto favorevole di Sinistra Italiana che ha mostrato apprezzamento per le Unioni Civili sulle quali il governo Renzi si è impegnato. Il premier e segretario Democrat ha portato a casa un’altra “cosa di sinistra” dopo l’ingresso del Pd nel Pse che non era riuscita al gruppo dirigente vicino all’asse storico Pci-Pds-Ds.

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