Unioni civili, il Governo pone la fiducia sul ddl alla Camera: in rivolta le opposizioni, altra votazione oggi

Unioni civili, il Governo pone la fiducia in rivolta le opposizioni, altra votazione oggi

E’ finalmente arrivata la richiesta di fiducia sulle unioni civili presentata alla Camera dopo l’ok al Senato al disegno di legge. E’ stata la Ministra per i rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi a presentare la richiesta di fiducia sulle unioni civili, tanto annunciata e finalmente arrivata. La richiesta è stata ampiamente criticata dall’opposizione e nello specifico la Lega si è scagliata contro la maggioranza accusata di aver applaudito il Ministro Boschi nel momento dell’annuncio.

La critica è avvenuta tramite Massimiliano Fedriga, il quale ha dichiarato: “La maggioranza applaude persino quando il governo mette la fiducia. Siete dei servi della gleba che per essere ricandidati fate di tutto. Vergognatevi”. Ed ancora Fedriga ha aggiunto: “Siete quattro lacchè di Renzi”.Secondo Fedriga sarebbe a rischio la democrazia parlamentare e per questo motivo lo stesso chiede l’intervento di Boldrini, Grasso e del Presidente della Repubblica Mattarella. Critiche anche da parte del Movimento cinque stelle che tramite Antoni Palmieri di FI ha dichiarato: “Il Parlamento è per il Governo uno zerbino su cui pulire i piedi, i parlamentari dovrebbero rispondere ai cittadini e non ubbidire a un capo padrone abituato a calpestare quest’aula”.

Intervenuto anche Antonio Palmieri di FI il qual ha dichiarato:”Su questo ddl era stata promessa libertà di coscienza. La libertà se l’è presa, la coscienza speriamo che si mostri nel voto“. Si voterà nella giornata di oggi con la votazione con appello nominale, che avrà inizio alle pre 14.10 mentre le dichiarazioni di voto inizieranno a partire dalle ore 12.30. La svolta con la richiesta del voto di fiducia è arrivata proprio nella giornata di ieri quando Alfio Marchini ovvero uno dei candidati alla corsa per sindaco di Roma, ha annunciato: “Se vinco, non celebrerò le unioni gay”. “Il governo ha le sue logiche, le sue esigenze, probabilmente avrà anche le sue ragioni, ma il voto di fiducia, non solo per questo governo ma anche per quelli passati, spesso rappresenta una sconfitta per tutti” attacca monsignor Nunzio Galantino.

«Ignobile e aberrante mettere la fiducia su una materia sensibile come le unioni civili»ha affermato Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, parlando con i giornalisti al termine della Conferenza dei capigruppo di Montecitorio. «Ignobile e aberrante metterla addirittura per soffocare la discussione sul complesso degli emendamenti, che avrebbe preso un paio d’ore. Ignobile e aberrante averlo fatto per approfittare del calendario, e arrivare all’approvazione finale del provvedimento in tempi utili per celebrare vittorie effimere di Renzi a fini elettorali, vedi gli anniversari della legge sul divorzio, oppure le elezioni amministrative».Ricordiamo che non possono contrarre unioni civili le persone che sono già sposate o sono parte di un’unione civile con qualcun’altro, quelle interdette per infermità mentale, quelle che sono parenti, quelle che sono state condannate in via definita per l’omicidio o il tentato omicidio di un precedente coniuge contraente di unione civile dell’altra parte.

Maria Elena Boschi entra in Aula, pone la questione di fiducia e se ne va. E a Montecitorio sulle unioni civili scoppia la bagarre, con le opposizioni, Forza Italia e Lega in testa, che chiedono l’intervento del Quirinale )«Siamo in una deriva autoritaria», attacca Renato Brunetta spalleggiato dal leghista Massimiliano Fedriga: «È a rischio la democrazia parlamentare». Matteo Renzi l’input l’aveva dato da tempo: chiudere la partita sul disegno di legge Cirinnà entro il 12 maggio. Una data simbolo, anniversario della vittoria al referendum sul divorzio (12 maggio 1974).

Nelle intenzioni del governo, la «Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze», già approvata dal Senato a febbraio, si inserisce in questo solco. «Siamo a un passo da un traguardo storico», sostiene Boschi. Da qui, nonostante la maggioranza schiacciante di cui gode l’esecutivo a Montecitorio, il ricorso alla fiducia. Il voto, per appello nominale, è previsto per oggi pomeriggio. A seguire, l’esame degli ordini del giorno e il voto finale sul provvedimento. L’accelerazione impressa da Palazzo Chigi provoca la reazione della Conferenza episcopale italiana. «Il governo ha le sue logiche,le sue esigenze, probabilmente anche le sue ragioni, ma il voto di fiducia spesso rappresenta una sconfitta per tutti», ammonisce monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei.

La replica di Boschi non si fa attendere: «Approvare la legge sulle unioni civili è un impegno prioritario della nostra agenda in materia di diritti e la fiducia ha un valore politico». In Aula il clima si fa incandescente non appena il ministro delle Riforme, fresco di delega alle Pari Opportunità, pone la fiducia tra gli applausi dei deputati del Pd. Fedriga, il capogruppo della Lega, è il primo a scattare in piedi:«Siete dei servi della gleba, che per essere ricandidati fate di tutto.Vergognatevi! Siete dei lacchè di Renzi». Maurizio Bianconi, dei Conservatori Riformisti, gli dà manforte: «Il ministro viene,mette la fiducia, porta il sedere e se ne va?Ma dove crede di essere?». «Questo governo intende il Parlamento come uno zerbino», scandisce Alfonso Bonafede (M5s). Brunetta, dopo la riunione della conferenza dei capigruppo che stabilisce l’ordine dei lavori, chiede l’intervento di Sergio Mattarella: «Ignobile e aberrante mettere la fiducia su una materia come le unioni civili». Il capogruppo di FI denuncia l’«uso squadristico» della fiducia «per soffocare il dibattito parlamentare.

Va posta la questione al presidente della Repubblica». «Gli iscritti a parlare per intervenire sul complesso degli emendamenti erano quattro. Una discussione che avrebbe portato via 40 minuti. Il governo non ha concesso neanche questo al Parlamento», protesta un altro azzurro, Antonio Palmieri. Non solo: il dibattito aveva anche i tempi contingentati e il presidente di turno dell’assemblea, il democratico Roberto Giachetti, aveva pure escluso il ricorso ai voti segreti. Eppure Boschi, mentre è in corso l’esame del provvedimento, piomba in Aula e pone la fiducia nonostante Matteo Renzi, sulle unioni civili, avesse promesso libertà di coscienza. Una scelta che per le opposizioni certificale divisioni all’interno del Pd. «Renzi non si fida dei suoi deputati», taglia corto Palmieri.

Troppo alto il rischio che,in corso d’opera,il testo approvato a Palazzo Madama, già di compromesso, potesse cambiare a Montecitorio, magari grazie ad alleanze trasversali. La mossa di Boschi, invece, blinda l’articolato uscito dalla Commissione, «identico a quello approvato dal Senato», ossia «senza emendamenti e articoli aggiuntivi». Area popolare, per bocca del capogruppo Maurizio Lupi,annuncia il voto favorevole dei centristi: «Diremo sì al testo che già abbiamo votato al Senato perché quella raggiunta ci sembra una buona mediazione e perchè i patti si rispettano». Il gruppo parlamentare, però, è in fibrillazione.Un gruppo di deputati,guidati da Alessandro Pagano, è pronto a votare «contro la fiducia e contro il provvedimento» e si prepara al referendum abrogativo.Mentre Arturo Scotto, capogruppo di Sinistra italiana, annuncia il doppio binario del suo gruppo: no alla fiducia, sì alle unioni civili. Daniele Capezzone, deputato dei Conservatori Riformisti, farà lo stesso: «Da liberale,preannuncio che voterò a favore del provvedimento. Ovviamente, invece, voterò contro la fiducia inopinatamente posta dal governo». Un governo, e la sua maggioranza,che hanno «sbagliato praticamente tutto,metodo emerito».

«Votare no a questa fiducia “blindata” e alla legge è un dovere.Anzi di più».È categorico, Alessandro Pagano, deputato di Area popolare (NCD-UDC), che conferma il suo no al voto di fiducia chiesto alla Camera dal governo sul sul disegno di legge sulle unioni civili. Una presa di posizione, la sua, che contrasta con quella del suo partito. E con la maggioranza… «Mi dispiace infatti che il mio partito abbia voluto sostenere una legge come la cosiddetta Cirinnà, che in pratica impone il concetto di simil matrimonio, un matrimonio sotto falso nome. L’Ncd lo sapeva, Alfano lo sapeva che sarebbe finita così. Per mesi è stato dichiarato che mai si sarebbe abbassata la guardia sui principi etici basilari, sulla difesa della famiglia,della vita…E invece, eccoci arrivati a questo punto, avvallando,di fatto, un cambiamento antropologico devastante, che mina alla base il concetto di società naturale fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Siamo alla disfatta». Il no alla fiducia è anche un no alla legge. Com ela giudica? «Si tratta di una legge illiberale, sostenuta da lobbies interne e internazionali, con elementi di voluta ambiguità, come il caso della stepchild adoption formalmente ritirata, ma alla quale, con il comma 20, si lascia spazio agli interventi a favore dei giudici, come sta già accadendo. Il discorso sul perchè e in quanti, nel Paese, sono contrari alla legge sarebbe lunghissimo. Le faccio solo un esempio. Il Centro Studi Livatino ha lanciato un appello contro la legge firmato da ben 600 giuristi indicando le molte incongruenze tecnico-giuridiche e gli alti profili di incostituzionalità». Ora è scoppiato il caso Marchini. Perchè attacchi così violenti dal Pd? «E’ la violenza del pensiero unico che tenta di imporsi con la paura, con le solite tecniche delle lobby Lgbt che provano a inibire chi ha la pensa in maniera diversa, soprattutto attraverso la gogna mediatica. Alla luce di questa polemica assume più rilievo la nostra proposta di inserire il principio di obiezione di coscienza per i sindaci e gli altri pubblici ufficiali. Nel Pd esiste una minoranza agguerrita e molto aggressiva che vuole imporre il pensiero unico, il gender, ideologizzata al massimo, che fa molto rumore…» E il premier che posizione ha? «Matteo Renzi sa come si parla alla gente, sa benissimo che gli italiani sono favorevoli alle unioni civili in quanto tali, ma non lo sono per nulla su questioni delicate quali l’utero in affitto – una pratica di eugenetica allo stato puro -e sulle adozioni aperti anche agli omosessuali. Quindi si comporta ambiguamente, essendo, io credo, indifferente a questi temi, come lo è una parte del Pd stesso. Lasciando il campo alla minoranza più chiassosa, che mette in ombra chi nel partito non la pensa così». Si dice che lei sarebbe tentato di passare ad un altro partito.Magari alla Lega… «Nessun cambio di casacca. La mia priorità, adesso, è che si proceda ad un confronto serio all’interno del mio partito. Se poi questo non si dovesse verificare…beh, i «corteggiatori» non mi mancano… Si vedrà.Come dice il Vangelo,a ciascun giorno basta la sua pena»

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