Unioni Civili, Renzi: “Ho giurato sulla Carta Costituzione non sul Vangelo” Si va verso il referendum

Unioni Civili, il Premier Matteo Renzi Ho giurato sulla Costituzione non sul Vangelo

Il Premier Matteo Renzi torna a parlare delle Unioni civili che finalmente nella giornata di mercoledì sono diventate legge e lo fa nel salotto di Bruno Vespa, ovvero nella puntata andata in onda ieri sera su Rai Uno di Porta a Porta.

“La fiducia serve per verificare se si può andare più veloce in Parlamento ma anche un rischio: significa dire ‘su questa cosa mi gioco la faccia del governo, perché se non funziona vado a casa’”, ha dichiarato il Premier Renzi il quale ha aggiungo che ogni volta sui diritti delle coppie dello stesso sesso si è fatta una legge che diventava un bellissimo oggetto di discussione elettorale ma non materia parlamentare. Come già abbiamo avuto di anticipare, la Chiesa si opposta alla legge sulle Unioni civili, come prevedibile del resto ma proprio a tal riguardo, il Premier ha aggiunto: “L’atteggiamento negativo da parte della chiesa era largamente atteso.Io sono cattolico ma ho giurato sulla Costituzione e non sul Vangelo”.

E poi sempre su questo tema, il Premier ha anche aggiunto:“Se sei convinto che una cosa sia giusta, la fai. E se dovrai pagare le conseguenze in termini elettorali, le pagherai. Le cose che dobbiamo fare le stiamo facendo, indipendentemente dal rischio di perdere consensi. Il collegamento con il referendum costituzionale lo trovo strano, ma rispettabile”.Il Premier ha inoltre affrontato il tema legato alle adozioni sostenendo che al momento non ci sono i numeri in Parlamento per intervenire anche su questo fronte, evidenziando tra l’altro come anche per gli eterosessuali al momento vi è un sistema complicatissimo.”Di fronte a questo tema mi piacerebbe che si potesse discutere serenamente: se si poteva fare in questa legislatura l’avremmo già fatta. Vedremo se cambierà qualcosa da qui al 2018 ma la mia preoccupazione adesso è valorizzare quello che si è fatto»aginoso”, ha aggiunto il Premier.

Intanto non sono passate nemmeno 48 ore e già si parla di un referendum abrogativo in materia di unioni civili e ad aprire una battaglia referenziaria contro la legge approvata a Montecitorio sembra essere stato proprio il centrodestra che nella giornata di ieri in conferenza stampa alla Camera dei Deputati hanno comunicato la loro decisione. Tra i parlamentari presenti alla conferenza stampa citiamo: Eugenia Roccella, Gaetano Quagliariello e Carlo Giovanardi di Idea, Maurizio Gasparri e Lucio Malan di Forza Italia, Gian Marco Centinaio e Nicola Molteni della Lega, Francesco Bruni e Lucio Tarquinio dei Conservatori e Riformisti, Fabio Rampelli ed Edmondo Cirielli di Fratelli d’Italia, Gian Luigi Gigli e Mario Sberna di Ds-Cd, Guglielmo Vaccaro di Italia Unica e il presidente della Commissione Lavoro del Senato Maurizio Sacconi.La legge sulle Unioni civili sembra abbia delle ripercussioni non indifferenti sul sistema economico nazionale, visto che lo stesso Tito Boeri,ovvero il Presidente dell’Inps ha parlato di un impatto notevole delle nuove norme della legge in merito alla reversibilità delle pensioni per le coppie gay.

«Una bomba  ad orologeria». Claudio Borghi Aquilini non sa con esattezza quanto ci costerà la legge sulle unioni civili in termini di maggiore spesa sociale legata all’estensione delle tutele alle coppie omosessuali. Ma è sicuro che l’impatto sarà devastante. E a pagare saranno, manco a dirlo,i soliti pensionati. «Bisogna sapere», spiega a Libero il responsabile economico della Lega Nord nonché consigliere regionale in Toscana, «che gli attuali coefficienti su cui si calcola l’assegno previdenziale non sono basati sulla media dell’aspettativa di vita,ma sulla durata media della prestazione.

E in questa media è compresa anche la pensione di reversibilità. Se si estende la reversibilità ai superstiti delle unioni civili si alza la media e, inevitabilmente, si dovranno diminuire i coefficienti. Per cui tutti prenderanno una pensione più bassa». Di quanto è difficile dirlo. Il Parlamento stima un impatto delle nuove norme molto limitato. Secondo la relazione tecnica della commissione Bilancio, nel 2025 il costo della legge Cirinnà sarebbe di appena 22,7 milioni, di cui solo 6,1 a carico della reversibilità estesa anche ai superstiti delle unioni civili e il resto per il minor gettito dovuto alle maggiori detrazioni familiari. L’ex ministro Maurizio Sacconi, considerando il complesso della spesa sociale, calcola invece un onere per lo Stato di almeno 1,5 miliardi di euro. Onere che potrebbe facilmente essere superato.

Come ipotizza il senatore di Forza Italia, Lucio Malan, che qualche mese fa ha presentato una relazione tecnica in cui si parlava di 4,5 miliardi di costo solo nei primi dieci anni. Lo stesso presidente dell’Inps, Tito Boeri,ieri ha quantificato in diverse centinaia di milioni il peso della legge sulla previdenza. Chi ha ragione? Senza dubbio,spiega Borghi,«la previsione della commissione Bilancio è clamorosamente sottostimata, poiché è basata su un inganno. Intanto, si prendono ad esempio i numeri di matrimoni civili di Paesi che non hanno la reversibilità come la conosciamo noi e poi si stima un’età media delle nuove coppie di 30 anni, per cui i primi superstiti arriveranno solo tra 50 anni». Un trucchetto denunciato anche da Sacconi, che ha ricordato come le proiezioni sulla spesa previdenziale debbano essere effettuate a partire da 10 anni fino all’entrata a regime e non per 10 anni come ha fatto il Parlamento.

Ma a sballare veramente il conto, secondo l’economista della Lega, «è la totale sottovalutazione dei potenziali abusi che genererà l’enorme beneficio della pensione di reversibilità». Per avere un’idea, prosegue Borghi, «sarebbe come calcolare i clienti medi di un esercizio commerciale senza tenere conto che da ora in poi alcuni prodotti verranno regalati». Lo stesso accadrà con le unioni civili, dove il dono è rappresentato da un vitalizio totalmente a spese dello Stato.«La pensione di reversibilità»,spiega l’esponente del Carroccio, «nasce nel 1939 come incentivo alla natalità, una assicurazione per le madri che sceglievano di restare a casa per fare e accudire i figli.Si tratta di un beneficio incredibile, che viene erogato a prescindere dalla situazione patrimoniale e reddituale. L’allargamento del diritto alle coppie omosessuali, oltre a tradire lo spirito della legge, anche in tempi più moderni sempre volto ad incentivare le nascite, si presta ad una serie infinite di truffe. Ci sarà chi metterà su delle agenzie per formare coppie a tavolino ed ottenere l’accesso al vitalizio. Qualche anziano, in questo modo, potrebbe anche ottenere subito delle somme in cambio della restituzione futura attraverso la reversibilità». Si potrebbe evitare tutto questo? Per Borghi la soluzione è semplice: «Basterebbe modificare la legge sulla reversibilità prevedendo che il beneficio a tutte le coppie che si uniscono da oggi in poi, in qualsiasi forma,venga concesso solo in presenza di figli. Si evitano abusi e si recupera il senso dello strumento». C’è, però, chi considerando proprio gli oneri sociali, è più drastico. Come il senatore leghista Roberto Calderoli che ha invitato il capo dello Stato, Sergio Mattarella, a non firmare la legge: «Se mancano le coperture il provvedimento va rimandato alle Camere».

 «Ho giurato sulla Costituzione e non sul Vangelo». Matteo Renzi torna a rivendicare il merito della legge sulle unioni civili e respinge ogni attacco. Il giorno dopo l’ok della Camera al provvedimento è ancora muro contro muro: il centrodestra prepara la battaglia sul referendum abrogativo anche se i vescovi, pur invocando «resistenza», la considerano una scelta sbagliata. Anzi i teocon legano la partita dei diritti alle coppie omosessuali al referendum sulle riforme.
Il premier però tira dritto:
«Rispetto tutti, io sono cattolico ma faccio politica da laico», taglia corto. «L’atteggiamento negativo di parte della gerarchia e di parte del mondo cattolico era ovviamente atteso», premette il presidente del Consiglio ma il testo approvato «è equilibrato, adesso le cose si fanno».

E l’esecutivo ha messo in discussione la sua stessa sopravvivenza per ottenere il via libera: «La fiducia serve per verificare se si può andare più veloci ma è anche un rischio, ho detto che su questa cosa mi gioco la faccia del governo. Se non funziona, vai a casa», dice Renzi a
“Porta a porta”. Spiegando di essere pronto eventualmente a pagare le conseguenze in termini elettorali: «Se sei convinto che una cosa sia giusta, la fai». Nessuna polemica con chi protesta, certo è «forzato» il collegamento con il referendum costituzionale, ma il fatto che «non tutti possono esultare» la dice lunga sul «compromesso» raggiunto. Difficile per il momento spingersi oltre, «in questo momento non ci sono i numeri» in Parlamento per intervenire sulle adozioni, «vedremo se cambierà qualcosa da qui al 2018, ma ora valorizziamo quanto fatto».
E nessuno scontro neanche con il Carroccio che continua ad invitare i suoi sindaci alla disubbidienza: «Il sindaco non e’ – fa notare il presidente del Consiglio – obbligato a celebrare lui i matrimoni, il punto è l’istituzione, se c’è una legge si rispetta». Non si nega che «la legge potrà essere modificata», ci sono le norme attuative, ma il punto è che «finalmente si danno diritti che prima non c’erano».

Ma M5S, FI, Lega, Fdi, Cor e una parte di Ncd restano sulle barricate. Il centrodestra si presenta compatto: ha deciso di appellarsi al Capo dello Stato, lo invita a non firmare, a rimandare alla Camera il ddl perché avrebbe ricadute dal punto di vista finanziario sul bilancio dello Stato a causa della reversibilità delle pensioni per le coppie gay. Altrimenti partirà la raccolta firma per cancellare una parte della legge sulle unioni civili. «#Circorderemo» è l’hashtag del referendum.

Il comitato promotore, presieduto da Eugenia Roccella, denuncia l’equiparazione delle unioni civili al matrimonio che «spiana la strada alle adozioni dei minori da parte delle coppie omosessuali». «Vogliamo difendere i più deboli: i bambini», dice Quagliariello, ancora più duro Sacconi, «siamo in presenza di un nuovo giacobinismo antiumano», mentre Giovanardi rimanda la palla al ricorso presentato
in Cassazione su cui la Suprema Corte deciderà a fine maggio. «E’ un giorno di lutto per la società italiana», senten- ziaGasparri.
Ma la strada del referendum abrogativo non viene appoggiata dal quotidiano “Avvenire” che ritiene «non utile» né la battaglia referendaria né la possibilità dell’obiezione di coscienza dei sindaci. «Lo Stato fa la sua parte ma non dimentichi la famiglia», è l’invito del cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura del Vaticano. Mentre la Marzano si congeda dal Pd («lo stralcio della stepchild è inconcepibile») a sfidare i cattolici in trincea è la relatrice della legge: «Io auspico – afferma la Cirin- na’ – che il referendum ci sia, perché noi lo vinceremo e sarà soprattutto il viatico per arrivare presto e bene all’uguaglianza piena».

E sei pedofili ricorressero all’uteroin affitto per selezionareleloro piccole vittime? L’allarme arriva dall’Inghilterra dove alcune mamme surrogate hanno denunciato come molte cliniche «low cost» non effettuerebbero alcun tipo di controllo sulle persone che richiedono diaccedere alla surrogazione dimaternità. «Parlando neiforum a noi dedicati abbiamo scoperto come molto spesso,afronte dipagamentiimmediati e una certa stabilità finanziaria dellacoppia,le clinicheevitino di scavare a fondo e chiedere informazioni su possibili precedenti penali» ci racconta Nicola H., una delle donne che gestiscono il gruppo Surrogacy Uk, riferimento per tutte le mamme surrogate in Gran Bretagna. A confermare la sua tesi,anche KatieC., surrogata diEastergate, un paesino nel West Sussex, esperta di pratiche anche all’estero. «I rischi maggiori – ci spiega – si corrono quando si effettua questo tipo di pratica in paesi come l’Ucraina o Malta dove si trovano donne davvero disperate e che farebbero di tutto per poche migliaia di euro». «A Kiev, poi, la pratica è pressoché standard» continuano «più paghi e meno domande ti vengono rivolte.Basta un giusto compenso amettere a tacere qualsiasi dubbio sulla capacità di una persona di essere un giusto genitore». «L’assenza di controlli è uno dei maggiori rischi» ci spiega Nicola «e una volta nata la creatura, anche se la madre surrogata si accorge che la famiglia destinataria non è in grado di accogliere il bambino non può fare nulla perché non vanta più alcun tipo di diritto sul neonato». Una situazione pericolosa con precedenti finiti sulle cronache di tutto il mondo. La prima è la storia di baby Gammy, un bimbo nato affetto da sindrome di down da unamadre surrogata e abbandonato dalla coppia di genitori che avevano preferito a lui solo la sorella gemella sana. La coppia, proveniente dall’Australia, aveva pagato 15mila dollariuna ventenne thailandese per la gravidanza. L’uomo, un cinquantenne australiano, era però stato condannato per pedofilia, accusato di avere molestato sessualmente tre ragazzine e aveva scontato la sua pena in un carcere australiano. Solo una volta scoperto il passato dell’uomo la madre surrogata aveva chiesto, invano, a un tribulane di intervenire per togliere la bambina al pedofilo. Una storia simile a quella di baby Gammy arriva da una piccola provincia a 400 km a nord di Bankok. Qui, una coppia australiana chenon potevaconcepireaveva contattato una giovane ragazza e l’aveva convinta per un compenso di 170 mila baht (circa 4.000 euro) a portare avanti per loro una gravidanza che diede due gemelline. Solo dopo alcuni anni, l’uomo venne incriminato per abusi sessuali sulle due bambine. Secondo l’accusal’uomo aveva precedenti ed era in possesso di materiale pedopornografico e offriva dolcetti e regalini per compensare le bambine degli abusi e farle stare zitte. «Non sono le prime storie checiarrivano diquesto tipo» cispiegano Katie e Nicola «Per questo motivo facciamo un appello a tutte le mamme surrogate di informarsi a fondo prima di regalare il dono della maternità a una coppia che potrebbe rovinarela vita a un bambino».

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