Unioni civili, la lettera appello e la petizione online di 400 personaggi della cultura per l’approvazione del ddl Cirinnà

Il mondo dello spettacolo si mobilita in favore dell’approvazione del ddl Cirinnà sulle Unioni civili. Tanti i personaggi del mondo dello spettacolo tra cui artisti, cantanti, attori e vari professionisti che hanno deciso di firmare un documento a sostegno del ddl Cirinnà ovvero delle Unioni civili.Tanti i personaggi che hanno partecipato a questa iniziativa, come Jovanotti ma anche Roberto Bolle, Andrea Camilleri, Daria Bignardi, Tiziano Ferro, Paolo Virzì e Laura Pausini. Gli artisti che hanno partecipato a questa iniziativa sono circa 400, tutti uniti da un unico scopo ovvero quello di chiedere al Parlamento di approvare il disegno di legge sulle Unioni civili. Contemporaneamente sarebbe partita una petizione sul web su Change.org aperta a tutti che nel giro di pochissimo tempo sembra abbia raccolto tante firme. A promuovere l’iniziativa è stato l’artista nonchè scrittore Sebastiano Mauri in collaborazione con lo psichiatra Vittorio Lingiardi e dell’attore Filippo Timi.

“Con un semplice passaparola fra amici siamo arrivati a più di 400 adesioni, segno che la mia frustrazione è condivisa da tanti esponenti mediatici della cultura e dell’imprenditoria italiane”, ha aggiunto Sebastiano Mauri.«Tutto è nato dopo Sanremo. Con un semplice passaparola fra amici siamo arrivati a più di 400 adesioni, segno che la mia frustrazione è condivisa da tanti esponenti mediatici della cultura e dell’imprenditoria italiane», ha dichiarato l’artista Sebastiano Mauri spiegando come è nato questo progetto.

“È tardi per perdersi in strategie politiche, si sta parlando delle vite concrete di milioni (???) d’italiani in estenuante attesa di esistere agli occhi dello Stato. Siamo fuori tempo massimo, come hanno chiaramente indicato la Corte Costituzionale e la Corte Europea dei Diritti Umani. La legge Cirinnà è già frutto di numerosi compromessi con un Parlamento che, in nome di una presunta difesa dell’infanzia, sceglie di ignorare i bambini italiani che oggi crescono privati dei loro diritti“, si legge nel testo della lettera firmata anche da grandi nomi illustri del cinema, della musica e dello spettacolo italiano.

Ed ancora Sebastiano Mauri continua sostenendo che la legge se paragonata alle leggi presenti nei paesi vicini arriva come ultima in Europa occidentale e garantisce il minimo dei diritti alle persone LGBT. “Accorgersi di un’ingiustizia e correggerla a metà, significa perpetuarla. È insufficiente non essere razzisti, omofobi o sessisti, è necessario essere operosi nella lotta contro il razzismo, l’omofobia o il sessismo, combatterli ovunque si celino, soprattutto attraverso gli strumenti legislativi in mano al Parlamento”, si legge ancora nel testo della lettera con la quale tutti coloro i quali hanno firmato e firmeranno ancora nei prossimi giorni la petizione vogliono chiedere la celere approvazione della legge Cirinnà nella sua completezza, permettendo in questo modo all’Italia di unirsi al resto d’Europa. 

Il testo dell’appello:  «Agli onorevoli membri del Parlamento italiano,  la legge Cirinnà rappresenta, oggi, l’occasione storica di fare un primo passo verso il riconoscimento di diritti civili e umani fondamentali.

È tardi per perdersi in strategie politiche, si sta parlando delle vite concrete di milioni d’italiani in estenuante attesa di esistere agli occhi dello Stato. Siamo fuori tempo massimo, come hanno chiaramente indicato la Corte Costituzionale e la Corte Europea dei Diritti Umani.

La legge Cirinnà è già frutto di numerosi compromessi con un Parlamento che, in nome di una presunta difesa dell’infanzia, sceglie di ignorare i bambini italiani che oggi crescono privati dei loro diritti.

Se comparata alle leggi vigenti nei Paesi a noi vicini e affini, questa legge, oltre ad arrivare ultima in Europa occidentale, garantisce il minimo dei diritti alle persone LGBT. Un minimo oltre il quale non si può sconfinare, perché significherebbe approvare una legge di facciata o peggio lesiva, rimandando al mittente il riconoscimento di legittimità di milioni d’italiani e delle loro famiglie.

Accorgersi di un’ingiustizia e correggerla a metà, significa perpetuarla. È insufficiente non essere razzisti, omofobi o sessisti, è necessario essere operosi nella lotta contro il razzismo, l’omofobia o il sessismo, combatterli ovunque si celino, soprattutto attraverso gli strumenti legislativi in mano al Parlamento.

Un Paese dove tutti i cittadini, di là dal genere, razza, o orientamento sessuale,  godono di pari opportunità, è un Paese più ricco, produttivo e felice. Il prezzo  dell’esclusione lo paga la società intera.

Abbiamo oggi l’occasione di fare la Storia, chiediamo pertanto la celere  approvazione della legge Cirinnà nella sua completezza, permettendo all’Italia di  unirsi al resto d’Europa e di sempre più Paesi del mondo nel riconoscimento di diritti fondamentali a tutti i suoi cittadini».

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