Uomo amputato percepisce il tatto grazie a dito bionico: il primo caso in tutto il mondo

Grazie all’eccezionale collaborazione tra gli scienziati italiani dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e dell’École Polytechnique Fédérale de Lausanne in Svizzera è stato sperimentato per la prima volta al mondo il tatto bionico su una persona con braccio amputato.

A rendere noto il risultato della collaborazione tra gli scienziati italiani e gli scienziati svizzeri e alla cui ricerca hanno anche partecipato l’università di Pisa, l’Istituto San Raffaele Pisana, il Campus Biomedico e l’Università Cattolica di Roma, è stata nello specifico la celebre rivista eLife che ha raccontato come sia stato possibile per un amputato, per la prima volta al mondo, essere nella condizione di poter percepire sia superfici lisce che rugose grazie ad uno speciale dito artificiale dotato di sensori e connesso a degli elettrodi che sono stati inseriti, attraverso una delicata operazione chirurgica, nei nervi del braccio dell’uomo di nome Dennis Aabo Sørensen.

Stanisa Raspopovic, ricercatore dell’École Polytechnique Fédérale de Lausanne e della Scuola Superiore Sant’Anna, e co-primo autore dello studio è intervenuta sulla questione affermando nello specifico “È entusiasmante aver dimostrato che possiamo restituire la sensazione della rugosità stimolando i nervi del braccio, in sistemi nervosi sia lesionati che intatti. La ricerca sta finalmente spostando l’attenzione principale dal solo interrogarsi su quali elettrodi impiegare verso il loro utilizzo in modo ottimale, per ottenere sensazioni naturali tramite le protesi”. Dennis Aabo Sørensen cpme sopra anticipato, è stato il primo a sperimentare il polpastrello bionico e, nel corso di una recente intervista ha nello specifico affermato “Percepivo la stimolazione quasi come quella che avrei potuto sentire con la mia mano, e ancora sento la mia mano mancante, è come se avessi il pugno chiuso. Con il dito artificiale ho sentito le sensazioni sulla punta del dito indice della mia mano fantasma”.

Tale test è stato effettuato anche su soggetti non amputati con l’unico obiettivo di valutare la percezione tattile della texture, e da tale esperimento è emerso che la percezione tattile della texture che proviene dal dito bionico è molto simile a quella che è la sensazione di tatto percepita da un dito reale e che quindi, anche i nervi di persone non amputate possono essere stimolati senza il bisogno di alcun intervento chirurgico. “Questo studio unisce scienze di base e ingegneria applicata e fornisce evidenze aggiuntive dei contributi che la ricerca in neuroprotesica può dare al dibattito neuroscientifico, specificamente sui meccanismi neuronali del senso del tatto umano. Dalle protesi bioniche sarà anche tradotto in altre applicazioni, come il tatto artificiale nella robotica per la chirurgia, per il soccorso e per il settore manifatturiero”, sono state nello specifico le parole espresse da Calogero Oddo dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e primo autore della pubblicazione.

«È il primo risultato del genere al mondo e il prossimo obiettivo è sperimentare in più soggetti la percezione di superfici che si percepiscono normalmente nella vita quotidiana», ha osservato il primo autore dell’articolo, Calogero Oddo, dell’Istituto di Biorobotica della Scuola Sant’Anna. «Abbiamo studiato gli impulsi naturali – ha aggiunto – e li abbiamo riprodotti nel tatto artificiale». Il primo a sperimentare il polpastrello bionico è stato il danese Dennis Aabo Sorensen, che nei test è riuscito a distinguere le superfici ruvide rispetto a quelle lisce nel 96% dei casi. «Percepivo la stimolazione – ha detto – quasi come quella che avrei potuto sentire con la mia mano. Con il dito artificiale ho sentito le sensazioni sulla punta del dito indice della mia mano fantasma».

Lo stesso test è stato fatto su persone non amputate, nelle quali l’informazione sensoriale era stata inviata agli stessi nervi del braccio con sottilissimi aghi, con il riconoscimento delle caratteristiche delle superfici nel 77% dei casi. L’elettroenece falogramma ha poi dimostrato che sia nelle persona amputata sia nelle altre erano state attivate le stesse regioni del cervello. «È entusiasmante aver dimostrato che possiamo restituire la sensazione della rugosità stimolando i nervi del braccio, in sistemi nervosi sia lesionati che intatti,» ha osservato Stanisa Raspopovic, co-primo autore dello studio, del Politecnico di Losanna e della Scuola Sant’Anna. Raspopovic aggiunge che «la ricerca sta finalmente spostando l’attenzione principale dal solo interrogarsi su quali elettrodi impiegare verso il loro utilizzo in modo ottimale, per ottenere sensazioni naturali tramite le protesi».

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