Il giallo dei boschi di Genova, arrestato il nipote Borgarelli per omicidio premeditato

uomo-decapitato-nei-boschi-arrestato-il-nipote-borgarelli-per-omicidio-premeditatoÈ stato arrestato nella giornata di ieri con l’accusa di omicidio aggravato e premeditato e occultamento e soppressione di cadavere Claudio Borgarelli ovvero il nipote di Albano Crocco il pensionato ucciso e decapitato lo scorso 11 ottobre nei boschi di Lumarzo in provincia di Chiavari.  L’uomo è stato arrestato, come già anticipato nella giornata di ieri dai carabinieri del nucleo investigativo di Genova e trasferito nel carcere di Marassi a Genova. Secondo quanto riferito dal pm Silvio Franz, il nipote di Crocco avrebbe premeditato l’omicidio, che risulta aggravato anche da futili motivi; nello specifico secondo gli inquirenti l’uomo avrebbe pensato di uccidere lo zio per poter usufruire di un sentiero di sua proprietà  che Crocco utilizzava per andare a cercare dei funghi, ed in effetti proprio nella mattinata dell’11 ottobre, l’uomo era uscito da casa ed aveva percorso quel sentiero in cerca di funghi.

Ad Incastrare l’uomo  sarebbero state alcune intercettazioni ambientali in casa che hanno spinto gli inquirenti a pensare che Borgarelli fosse in effetti l’omicida di Crocco; in seguito alle perquisizioni effettuate nell’abitazione di Borgarelli è emerso che questa fosse piena di cimici  che hanno permesso di ascoltare alcuni frasi pronunciate da Borgarelli che non lasciano alcun dubbio. ” E’ anche giusto fare così ho ammazzato” è questa una delle frasi venute fuori dalle cimici presenti all’interno dell’abitato di Borgarelli, ed ancora “ucciderete con il rischio di fare quello che ho fatto… uccidere”.  Si tratta di frasi incriminanti, che come già anticipato,  non avrebbero lasciato alcun dubbio gli inquirenti i quali hanno ritenuto piuttosto grave e significativo il contenuto delle stesse e per questo hanno giudicato sufficiente il tutto per arrestare l’uomo,  assistito dall’avvocato Antonio Rubino.

A convincere il gip Paola Faggioni della colpevolezza dell’uomo pare siano state anche una serie di immagini delle telecamere di sorveglianza che riprendono l’omicida nel giorno del delitto con tre sacchi grossi dell’immondizia che l’uomo dice di avere buttato in un cassonetto vicino a casa, ma poi il racconto viene smentito proprio da alcune telecamere che lo hanno immortalato in alta Val Bisagno mentre buttava due sacchi in un cassone ed il terzo in un altro. Secondo gli inquirenti si tratterebbe  di elementi che associati alle intercettazioni ambientali effettuate all’interno dell’abitazione dello stesso, sono stati ritenuti sufficienti per ritenere che Borgarelli fosse l’autore del delitto. Crocco è stato ucciso con una raffica di pallini alla nuca. Il colpo letale è stato un coltellaccio, forse un machete, che gli ha staccato la testa, mai ritrovata. Il nipote sin dai primi giorni ritrovamento del corpo di Albano Crocco 67 infermiere in pensione si è sempre dichiarato innocente:Ho litigato con mio zio e non ci parlavamo da cinque anni ma non l’ho ucciso io”, sarebbero state queste le prime parole liberate da Borgarelli subito dopo il ritrovamento del cadavere dello zio subito dopo aver capito di essere il primo sospettato dell’omicidio.

C erano il movente e anche gli indizi. Tanti, ma non abbastanza per poterlo trascinare in cella. Fino a quando il presunto assassino non è tornato alla sua abitudine più collaudata: parlare da solo. Come qualsiasi persona vagamente nella norma, l’infermiere genovese, si faceva domande allo specchio. E ad alta voce si dava le dovute risposte. Difficile farsi contraddire. E con questa stessa pratica, Claudio Borgarelli di anni 55, ha ricordato a se stesso di avere mozzato la testa allo zio. Un monologo chiaro e scandito più volte: «È anche giusto che collabori, tanto l’ho ammazzato!». L’infermiere lo ha ripetuto in cucina e nella camera da letto tempestate dalle microspie che i carabinieri avevano disseminato durante la perquisizione. Cercavano il machete, le gocce di sangue e l’arma che ha mitragliato di pallettoni la nuca dell’ucciso. Prima di decapitarlo. Niente di tutto questo è stato trovato nella case dell’infermiere, tantomeno la testa di Albano Crocco, lo zio 68enne. Però è arrivata la confessione.

Un monologo ripetuto in solitudine e come un mantra dal presunto assassino: «Quindi uccidere te col rischio di fare quello ho fatto». E pensare che il delitto lo aveva premeditato e pianificato nel dettaglio, l’ausiliario dell’ospedale San Martino di Genova. Claudio Borgarelli, del resto, non sopportava più che zio Albano attraversasse il viottolo sterrato di sua proprietà. Lui invece lo faceva ogni mattina alle sette e mezzo in punto, a ogni stagione di funghi. Il nipote agguerrito aveva piantato paletti e steccati. E su un cartello aveva già constatato che la mattina dell’omicidio (lo scorso 11 ottobre) la vittima imbocca proprio il sentiero di proprietà del nipote, senza fare ritorno a casa.

Alle sette della sera il corpo decapitato viene trovato in fondo a un dirupo nel bosco di Lumarzo, dietro la casa dell’infermiere. Pochi giorni fa, da una telecamera, è sbucata una sequenza di frame: è il giorno del delitto e si vede Borgarelli sollevare un grosso sacco della spazzatura. Sono le 7 e 30 e lo zio è appena passato per la stradina incriminata. Il nipote (dicono le immagini) ha un grosso rigonfiamento su un braccio: è il macete mai trovato? Si domandano i carabinieri di Genova. «Non ho ucciso mio zio, avevamo sì litigato e i dissapori continuavano ma non sono stato io». E il sacco nero? L’ho buttato in un cassonetto vicino casa» è la risposta. Falsa. Smentita da una seconda telecamera che lo inquadra in Alta Valbisagno proprio mentre getta il sacco in un cassone. Il magistrato sospetta sia lui l’assassino. Ma a casa non si trova niente: non c’è il Dna dello zio, mancano il machete e la pistola. Borgarelli supera perfino l’esame dello stub. Eppure deve essere lui ad avere ucciso lo zio «con inaudita ferocia e disumanità»scrive il gip che ha ordinato l’arresto. Ma soltanto dopo avere ascoltato la sua confessione ripetuta allo specchio e rubata dalle microspie, può scattare l’arresto. «È anche giusto collaborare (alle indagini, si legge) tanto l’ho ammazzato io». Lo dice chiaro, a se stesso. Se poi lo farà anche con gli inquirenti, magari tirando fuori il machete e i resti dello Zio si saprà.

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