Uragano Matthew, 900 morti ad Haiti, 11 vittime tra Florida, Georgia e N.Carolina

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L’uragano Matthew continua sua strada, lasciandosi dietro distruzione e morte. Pur sceso da categoria 4 a 3, i due giorni che restano del suo viaggio lungo la costa minacciano di essere forse i peggiori per gli Usa.

Matthew ha già lasciato una scia di sangue ad Haiti, dove il numero dei morti è salito a oltre 800, con 130 mila bambini senza casa e senza scuole, e il rischio che l’acqua potabile venga contaminata.
Guardato dai satelliti, pedinato da aerei speciali e dai droni della Nasa e fotografato dagli astronauti della stazione spaziale, Matthew venerdì ha percorso la costa della Florida, rimanendo a circa 20 chilometri dalla terra, mentre oggi è previsto che passi sulla Georgia, per poi arrivare domani sulla Carolina del sud e del nord. Il vento è sceso e ora tira a circa 180 chilometri orari, con folate di 210 chilometri orari. La pioggia non rallenta e scende martellante.

Ma la paura peggiore, che attanaglia le comunità costiere e terrorizza i governatori, è quella dello “storm surge”, il sollevamento del livello dell’acqua dell’Oceano che si riversa sulla terra causando allagamenti, spesso fulminei e terribilmente devastanti. Matthew minaccia di causare danni più vasti di quelli di Sandy a New York nel 2012, inondando strade e case e uccidendo chi si sia attardato.
L’uragano passa infatti proprio nelle ore dell’alta marea, e coniuga quindi due fattori, l’innalzarsi naturale delle acque oltre al risucchio verso l’alto causato dal vortice dell’uragano, e insieme possono causare mareggiate fino a 2 metri, anche se ci sono teorie che il muro d‘acqua possa arrivare a 3 metri e mezzo.
Ieri il presidente Barack Obama è personalmente intervenuto,
dopo aver parlato con i governatori che gli avevano espresso proprio il timore che la gente che non ha obbedito alle richieste di evacuazione pensi di avventurarsi per strada solo perché il vento è diminuito e l’occhio dell’uragano è andato verso nord: «Mat-
thew è davvero pericoloso – ha detto Obama, che si stava incontrando con Craig Fugate, l’amministratore della Fema, la protezione civile -. Il potenziale delle inondazioni, della perdita di vite e di gravi danne alle proprietà continua a sussistere». Obama ha pregato gli americani di «aiutarsi l’un l’altro».
LALUCE
Oltre un milione di case sono rimaste senza luce elettrica, mentre in Florida le belle spiagge di Fernandina, Daytona, Ormond e St Augustine sono sommerse dall’acqua dell’Oceano. Ieri sera si aspettava con trepidazione la sorte di Jacksonsville, anch’essa in Florida, attraversata dal fiume St. John’s, le cui acque venivano respinte verso l’entroterra dallo storm surge e minacciavano di allagare l’intera città. Le strade erano fortunatamente deserte.

Tre milioni di persone hanno obbedito alla richiesta di evacuare le zone costiere dei quattro Stati interessati. Chiusi gli aeroporti e oltre 25 mila voli cancellati. Chiusi i porti, anche quello di Savannah, in Georgia, il più grosso porto di container del nord America. E il governatore Nathan Deal ha anche dato ordine di sbarrare il lungo ponte sul fiume Savannah, perché il vento arriverà con tale ferocia da poter strappare le vetture e precipitarle nel fiume: “Nulla sarà sicuro quando Matthew arriva” ha detto Deal ieri pomeriggio.

Con venti che soffiano oltre i 170 km orari, Matthew potrebbe diventare il primo potente uragano ad approdare negli Usa dal ciclone Wilma dell’ottobre 2005. I meteorologi sostengono che nei prossimi giorni sono previsti venti e piogge forti, tempeste e altri problemi sulla costa Usa, passando dalla Florida ai due Stati della Carolina e avvertono che i suoi effetti potrebbero essere disastrosi.

Sono tanti comunque gli uragani più devastanti nella storia americana, già a partire dal 1900, quando circa – ottomila persone morirono in Texas dopo l’arrivo di un ciclone a Galveston con venti fino a 210 km orari. I danni all’epoca vennero calcolati in 20 milioni di dollari (che possono essere consie- rati 700 milioni di oggi). Nel 1928 la Florida viene colpita dall’uragano «Great Okeecho- bee» classificato come categoria 4. I morti sono oltre 2.500. Nel 1938 oltre 700 persone perdono la vita nel New England dopo il passaggio di un ciclone categoria 3 che travolge strade, ferrovie, abitazioni, coltivazioni e distrugge l’industria della pesca.
L’uragano Andrew, nel 1992, categoria 4, colpisce le Bahamas, la Florida e la Louisiana. I morti sono 55, 250mila gli sfollati mentre i danni ammontano a 20 miliardi di dollari. Nel 2004 – Charley approda in Florida, spostandosi poi verso il South e North Carolina provocando 21 morti e migliaia di senzatetto. I danni ammontano a 15 miliardi di dollari. Nel 2005, invece, Katrina provoca 1.800 morti in Louisiana e 108 miliardi di danni. È stato l’uragano più grave in termini di danni economici e uno dei più gravi di sempre dal punto di vista del numero di morti.

Purtroppo continua a salire il bilancio delle vittime per il passaggio dell’uragano Matthew su Haiti che ha ad oggi provocato la morte di 842 persone. Purtroppo, come già anticipato nei giorni scorsi, le autorità hanno fatto sapere che si tratta di un bilancio provvisorio visto che questo può drammaticamente aumentare. Ad Haiti e nello specifico a Jemeremie l’80% degli edifici è andato distrutto ed oltre 30.000 abitazioni presenti nel sud del Paese sono andati completamente distrutti.

“L’uragano può ancora colpire e il rischio inondazioni è ancora forte. Al momento 600mila abitazioni sono senza energia elettrica ma tutte le autostrade e strade principali dello stato sono aperte”, ha dichiarato il governatore Rick Scott che con le sue parole ha mantenuto alta allerta. Nella giornata di ieri il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama ha rinnovato un appello rivolto ai residenti delle zone degli Stati Uniti interessate dall’uragano ed ha quasi implorato loro di lasciare le proprie abitazioni per potersi mettere in salvo. Nel contempo nella giornata di ieri Obama ha anche dichiarato lo stato di emergenza in North Carolina.

“Voglio solo sottolineare a tutti che questo è ancora un uragano molto pericoloso, e che c’è la possibilità di mareggiate, perdita di vite e gravi danni alle proprietà. La gente deve continuare a seguire le istruzioni dei funzionari locali nelle prossime 48, 72 ore”, ha dichiarato il Presidente degli Stati Uniti che su Twitter ha rincarato la dose sostenendo che purtroppo il pericolo è molto serio ed ha ancora una volta invitato i residenti del luogo ad ascoltare le autorità locali, a prendersi cura uno dell’altro.Le parole del Presidente Obama in effetti non fanno altro che confermare la drammaticità della situazione, visto le immagini rimandate dai social network nei giorni scorsi che risultano piuttosto agghiaccianti; molte case rase al suolo, tante macerie, alberi sradicati,ponti crollati è questa l’attuale situazione ad Haiti, la città più colpita da venti e piogge torrenziali.

Fino a ieri si poteva raggiungere quella zona soltanto in elicottero. Abbiamo ricevuto informazioni da padre Kénol Chéry, Superiore regionale di Haiti, che ci ha detto che il sud è diviso dal resto del paese. Sono riusciti a parlare pochi minuti al telefono con i confratelli di Les Cayes, dove si sono registrate inondazioni, frane e molti danni. La chiesa parrocchiale di Château è completamente distrutta. Tutte le famiglie dei confratelli del sud sono state colpite. I tetti delle case sono volati via a pezzi. Grazie a Dio non abbiamo registrato morti o feriti” ha dichiarato Fratel Jeffrey Rolle, ovvero il Consigliere generale dei Missionari Redentoristi. Anche la Croce Rossa ha lanciato un appello per fornire soccorsi immediati a 50mila haitiani dopo il passaggio dell’uragano Matthew, il più forte che ha colpito i Caraibi dal 2007. “Siamo estremamente preoccupati per la sicurezza, la salute e il benessere delle donne, uomini e bambini che sono stati colpiti, in particolare quelli delle città e dei villaggi isolati” ha dichiarato Ines Brill, responsabile dell’Ifrc, Federazione internazionale della Croce Rossa.

L’uragano Matthew continua nella sua marcia furiosa di distruzione: dopo aver provocato la morte di almeno 900 persone ad Haiti nei Caraibi, ha fatto almeno altre sei vittime in Florida. Matthew è stato declassato nella notte a tempesta di categoria 2, e dopo qualche ora a categoria 1. Dopo aver attraversato la costa della Georgia ha devastato la Carolina del Sud, causando inondazioni e tagli alla energia elettrica e lasciando senza luce circa un milione e quattrocentomila persone.

“C’è il pericolo di inondazioni che potrebbero essere fatali nelle prossime 36 ore sulla costa nord-est della Florida, sulla costa del Sud Carolina e in parte su quella della Carolina del Nord”, ha avvertito il centro nazionale uragani di Miami. Secondo gli esperti del centro uragani, Matthew continuerà a spostarsi verso nord lambendo la costa, per poi muoversi verso il nordovest e successivamente il nordest.

“C’è il pericolo di inondazioni che potrebbero essere fatali nelle prossime 36 ore sulla costa nord-est della Florida, sulla costa del Sud Carolina e in parte su quella della Carolina del Nord”, ha avvertito il centro nazionale uragani di Miami. Secondo gli esperti del centro uragani, Matthew continuerà a spostarsi verso nord lambendo la costa, per poi muoversi verso il nordovest e successivamente il nordest. 

La Farnesina ha invece confermato che sono stati rintracciati ad Haiti i tre italiani dei quali non si avevano notizie da due giorni dopo il passaggio dell’uragano Matthew sull’isola. “La situazione è molto, molto difficile. Non c’è più un albero in piedi, la parte vicino al mare in particolare è assolutamente devastata” ha detto il missionario camilliano Massimo Miraglio, uno degli italiani che erano stati dati per dispersi, in collegamento con Rainews24. Gli altri due connazionali sono due volontari, Renato Gastaldi e Giamberto Viara, con i quali sono stati ristabiliti i contatti.

A pagare fino ad ora il tributo più pesante all’uragano è stata la penisola haitiana di Tiburon, nel sudest del paese, in particolare le località di Jeremie e Les Cayes, terza città dell’isola: le strade sono invase dal fango, molte vie di comunicazione rimangono impraticabili e un ponte è stato trascinato via dalla violenza delle acque. Gli Usa hanno inviato una nave militare, la Uss mesa verde, con 300 marines che si aggiungeranno ai 250 militari e ai nove elicotteri già dispiegati.

Secondo il bilancio comunicato dall’ufficio dell’Onu per gli aiuti umanitari (Ocha) in alcune zone sono andati perduti fino all’80% dei raccolti, e 350mila persone necessitano di aiuti umanitari; gli sfollati sono oltre 21mila e nella sola Jeremie l’80% degli edifici è stata rasa al suolo. Il premier haitiano Enex Jean-Charles visiterà oggi le zone colpite dall’uragano.

Un aereo con tonnellatte di aiuti umanitari è in arrivo a Port au Prince. Gli aiuti, inviati dall’ufficio regionale Unicef dell’America Latina e Caraibi, comprendono aiuti umanitari salvavita per i bambini e le famiglie maggiormente colpiti dall’uragano. “Più di 350mila persone hanno urgente bisogno di assistenza umanitaria. Le case sono state distrutte, le città inondate e le persone hanno urgente bisogno di acqua, servizi igienico sanitari, assistenza medica, rifugi e protezione,” ha dichiarato Douglas Reimes, regional emergency advisor dell’Unicef per l’America Latina e i Caraibi. “L’Unicef insieme con i suoi partner è al lavoro, senza sosta, per identificare i bambini più colpiti e dare loro l’assistenza di cui hanno bisogno.”

I bisogni più urgenti comprendono: acqua sicura e condizioni igienico sanitarie adeguate per evitare un epidemia di malattie legate all’acqua, come il colera; assistenza sanitaria e cure per i bambini malnutriti; la costruzione di spazi temporanei per l’apprendimento per consentire ai bambini di tornare a scuola il prima possibile; la protezione dei bambini da qualsiasi tipo di violenza. “Per far fronte a questa emergenza, Unicef ha aperto una campagna di raccolta fondi per aiutare i bambini di Haiti: per questi primi interventi di soccorso e assistenza, sono subito necessari 6 milioni di dollari” ha dichiarato il presidente dell’Unicef Italia Giacomo Guerrera. Per informazioni su come donare si può consultare il sito www.unicef.it/haiti.

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