Come e dove vedere Formula 1 GP Inghilterra – Silverstone 2016 Streaming Gratis Live Tv Sky e Rojadirecta

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formula12016Il GP di Gran Bretagna è in diretta esclusiva su Sky. La Rai offrirà una differita. La gara scatta alle 14, sarà su Sky Sport F1 HD e su Sky Sport 1 HD. La Rai propone la differita alle 18,35 su Rai Due. In programma ci saranno 52 giri della pista di Silverstone (ciascuno di 5.891 metri) per un totale di 306,198 km.
CLASSIFICHE. Mondiale piloti: 1. Rosberg punti 153, 2. Hamilton 142, 3. Vettel 96, 4. Raikkonen 96, 5. Ricciardo 88, 6. Verstappen 72, 7. Bottas 54, 8. Perez 39, 9. Massa 38, 10. Grosjean 28, 11. Kvyat 22, 12. Sainz jr 22. Mondiale costruttori: 1. Mercedes 295, 2. Ferrari 192, 3. Red Bull 168, 4. Williams 92, 5. Force India 59.

Alla fine anche Vettel ha perso la pazienza: «Credo che abbiamo rotto un altro cambio» ha detto alla fine della terza sessione di prove libere, accompagnando la comunicazione via radio con un eloquente gesto delle mani. Quel che ha riservato il resto della giornata di vigilia del Gran Premio di Gran Bretagna non è stato confortante, almeno per i fedeli di rito ferrarista: l’ispirazione totale di Hamilton, l’intera Mercedes insediata in prima fila, l’inferiorità della Ferrari anche alla Red Bull – non una novità, ma lo è il fatto che gli uomini in rosso lo abbiano pubblicamente ammesso -, i distacchi troppo ampi con Raikkonen quinto a 1”6 e un opacissimo Vettel sesto ad addirittura 2”2, posizione ulteriormente deturpata dalla penalizzazione (cinque posti) per la sostituzione di cambio e trasmissione. Esattamente come gli era accaduto appena una settimana fa in Austria.

PRECARIETÀ. Non si sa dove volgere lo sguardo, a questo punto. La Ferrari è lenta e la sua affidabilità è precaria, i piloti fanno quel che possono e neanche ci riescono sempre: ieri errori a gogo e Raikkonen ne ha fatti due di seguito nella stessa curva, nonostante la giornata pulita e senza guai. Sarà stato l’entusiasmo per il prolungamento del contratto al 2017.
Vettel elenca le piccole carenze della macchina che all’alba del Mondiale era stata presentata come l’arma finale: «Abbiamo bisogno di più carico aerodinamico, più efficienza, più potenza dal motore».

Aggiunge anche di non essere assolutamente preoccupato per l’affidabilità, beato lui. Eppure se non falliamo con il pallottoliere è arrivato a quota cinque blocchi cambio/trasmissione: numero più che abbondante per un intero Mondiale, considerato che per non incorrere in penalità bisogna coprire almeno sei interi week end di gara con ogni unità.La Red Bull è un gradino più in su, grazie ai curvoni che esaltano la sofisticata aerodinamica by Newey. Un secondo di distacco da Hamilton suona come un piccolo trionfo. Verstappen (terzo) ha fatto meglio di Ricciardo e sembra essersi preso il ruolo di spina nel fianco della Mercedes che, chissà perché, sembrava dover spettare di diritto a Sebastian.

TALENTO PURO. Neanche parlare del talento di Hamilton, che già in Q2 (la seconda sessione di qualificazione) aveva staccato il record della pista (1’29”243 contro il suo stesso 1’29”607 del 2013), per poi vedersi cancellare un analogo straordinario tempo nel primo tentativo della Q3 (1’29”339) – aveva superato la riga bianca con l’intera macchina in uscita dalla curva 9 – e nonostante questa penalizzazione, con Rosberg provvisoriamente assurto alla pole position virtuale, è riuscito a chiudere in 1’29”287, precedendo Nico di tre decimi. Il tedesco, va da sè, giocherà le sue migliori carte in avvio, dove è spesso stato superiore al compagno di squadra.

Questi sono i valori purtroppo, almeno a Silverstone, dove la Ferrari è appena al di sopra di realtà mediocri, per ragioni varie, come Williams, Toro Rosso, Force India, McLaren. Certo Vettel spera nella pioggia e in una bella rimonta: ma il primo sorpasso da effettuare è su Alonso che gli parte davanti e di certo non lo agevolerà. Rosberg promette battaglia («vedrete se la Merce- des non ci ha lasciati liberi di lottare!») ma è stato graziato dalla Federazione Internazionale che, a norma di regolamento, avrebbe dovuto squalificarlo per un giro di rientro troppo lento dopo il tentativo di pole, allo scopo di risparmiare benzina. E meno male, altrimenti sarebbe già tutto deciso.

Altro che detrito. Sì, certo, un pezzo vagante potrebbe anche aver influito sull’esplosione della gomma di Vettel domenica scorsa nel Gran Premio d’Austria, ma se quella supersoft fosse stata meno usurata (29 giri di vita: solo Wehrlein ne aveva fatto uno in più, ma la Manor è la Manor), avrebbe forse potuto resistere alla sollecitazione anomala del detrito o del cordolo. Questo il senso dell’iniziativa della Pirelli che ieri per la prima volta ha raccomandato ai team un uso massimo delle gomme per ogni mescola: non si tratta di una regola ma di un’indicazione che sarà bene non ignorare, per ragioni di sicurezza e a questo punto anche d’immagine, essendo stata approvata dalla Fia.

Usare troppo le gomme, oltre l’indicazione del costruttore, sarebbe pericoloso e dal 2017 potrebbe costare una penalità. Ieri la Pirelli lo ha scritto molto chiaro, ciò che aiuterà anche il telespettatore nella previsione dei pit stop: massimo 15 giri con le soft (gialle), 28 con le medie (bianche) e 26 con le dure (arancione). Non è un’errore: la mescola più dura avrebbe paradossalmente vita più breve rispetto alla gradazione immediatamente più morbida (parliamo di arancione contro bianca) perché maggiormente soggetta al graining, disastroso sbriciolamento del battistrada dovuto allo scivolamento laterale in curva.

L’iniziativa si aggiunge alle indicazioni relative alle pressioni minime di gonfiaggio, sotto le quali non è possibile scendere: un divieto, questo, che rischia di costare una sanzione in caso di infrazione. Attualmente i controlli vengono effettuati prima del via, ma dalla prossima stagione le pressioni minime di gonfiaggio saranno verificabili (ed eventualmente sanzionabili) dalla Fia in ogni istante della gara.Questo groviglio di indicazioni la dice lunga su quanto sia importante utilizzare al meglio le gomme in Formula 1: una disciplina in cui la Ferrari è atavicamente poco abile, probabilmente perché in costante difficoltà con il telaio.

Lewis Hamilton dopo aver fatto segnare il record della pista ed essersi preso una pole perfetta, staccando di tre decimi il compagno, ha spiegato che avrebbe potuto fare meglio: «Non è stata la sessione di qualifica più pulita che abbia avuto – ha spiegato – Ottimo il penultimo giro della Q3, ma putroppo è stato cancellato: ho toccato il cordolo e questo mi ha fatto rimbalzare verso l’esterno in uscita di curva. Non credevo di essere finito così largo».Hamilton è riuscito a reggere alla pressione di dover fare tutto nell’ultimo tentativo, visto che nella Q3 non aveva ancora un tempo da pole, in quel momento nelle mani di Rosberg. «Sapevo di non poter deludere i ragazzi della squadra, perché appena nel giro precedente ci ero riuscito. Così sono stato un po’ cauto nell’ultimo tengativo, non ho preso troppi rischi ed è uscito fuori un giro buono». Superato l’ultimo incidente con Nico in Austria: «Tra noi è tutto chiaro, dobbiamo solo cercare di fare il nostro lavoro. Cercherò di non rimettermi in una situazione analoga, credo che lo stesso valga anche per lui».

Il senso della giornata ferrarista sta tutto in quel gesto di stizza, umanamente comprensibile, che ha avuto Sebastian Vettel dopo la rottura del cambio. E in quella domanda urlata via radio: «Ancora?». In quel momento un pilota freddo e analitico come lui, nonché molto esperto, aveva già ampiamente messo a fuoco tre punti. Primo: anche a Silverstone, come tu quasi tutte le altre piste del Mondiale, la Mercedes corre una gara diversa da quella riservata agli altri, ferraristi inclusi; secondo: su questa tracciato, che esalta le doti di telaio, anche la Red Bull è più veloce della Ferrari (come dimostra il fatto che i due piloti della squadra “austriaca” siano in seconda fila); terzo: la rottura del cambio avrebbe comportato la retrocessione in griglia, schierando la Ferrari dietro a Force India, Toro Rosso, McLaren, poco davanti – per dare l’idea – alla squadre satellite (l’americana Haas) che è alla sua prima stagione in Formula 1.

Chi non avrebbe avuto un gesto di stizza? Anche perché, cambio a parte, il distacco in termini cronometrici è troppo alto: La Ferrrai non può – né deve – essere così distante da chi stabilisce il punto di riferimento. Detto questo, Sebastian Vettel non è persona che – in pubblico – dica cose che non vanno dette. Non è nel suo stile, non fa parte della sua educazione o della sua cultura. Ma ci sono parole, magari misurate nel complesso, che danno l’esempio preciso di cosa pensi. E queste parole sono pesanti. Perché Vettel ha spiegato che i miglioramenti della sua auto non hanno tenuto il passo con quelli della migliore concorrenza, non solo con quelli della Mercedes, ma nemmeno con quelli della Red Bull. Oggi viene da chiedersi a che livelli starebbe la squadra di Ricciardo e Verstappen se solo il motore Renault avesse una manciata di cavalli in più.

«La macchina è veloce, ma non abbastanza per dare filo da torcere alla Mercedes che su questa pista ha un passo davvero forte – ha spiegato un deluso Vettel -. Abbiamo fatto progressi, evidentemente non quanti altri, vedi la Red Bull. Dobbiamo essere più veloci, serve più carico aerodinamico e dobbiamo migliorare un po’ la potenza». Se piove potrebbe essere un aiuto, però anche su questo tema – la pioggia – i toni di Vettel sono diversi dal passato: «Il meteo non possiamo controllarlo, non voglio esprimere nessun particolare desiderio per la corsa». Come dire: non ci possiamo sempre augurare la pioggia per tentare di vincere… «C’è bisogno di un po’ di tutto», conclude. In effetti, la sensazione è proprio quella.

Non sembra – la Rossa 2016 – un’auto “sbagliata”, tutt’altro. Ma deve crescere in tutte le aree. Oggi è difficile da “spremere”, da portare al limite. Ci vuole tempo, ci vuole pazienza, ci vuole una direzione di lavoro chiara. E non si potrà fare in fretta. Da questo punto di vista, si capisce bene che alla Ferrari non abbiano voluto aprire il dossier piloti e dannarsi l’anima a cercare un sostituito per Raikkonen. Oggi come oggi, quello è l’ultimo dei problemi. Il primo (dei problemi) è che come chiudere nel migliore dei modi una gara che comincia in salita. «Tsta bassa e restiamo calmi – dice ancora Vettel -. Mi aspetto una bella gara. Comunque sia abbiamo un’auto veloce e penso che in gara dovremmo essere in grado di andare meglio. Probabilmente servirà una buona partenza». E dire che ieri Vettel ha tentato in tutto i modi di rendere veloce la sua Rossa, prima della rottura del cambio. Anche rischiando l’errore. «In realtà in qualifica le cose non sono andate come avrei voluto che andassero, ho anche dovuto apportare una forte correzione in una curva veloce, una bella manovra, ma alla fine non è servita a migliorare la prestazione. Comunque non parto da una posizione “corretta” per una Ferrari, per questo confido di poter migliorare».

La Mercedes è la migliore, questo non si discute. E alla fine il titolo sarà di Hamilton o di Rosberg, nemmeno questo si può discutere. Resta da capire chi dei due – e soprattutto come – la spunterà. Il momento è di Hamilton, su questo non c’è dubbio. Ha vinto in Austria, assestando un colpo durissimo al morale di Rosberg. E in Inghilterra, di fronte al suo pubblico, ha offerto una dimostrazione di superiotià quasi imbarazzante.

La più veloce delle due Frecce d’Argento è sempre stata quella di Hamilton, (1’29″287, record della pista) è stata sempre quella di Lewis Hamilton che ha volto la 55ª pole in carriera, sesta stagionale. Per superare il compagno di scuderia Nico Rosberg, il “padrone di casa” ha dovute farne addirittura due, di pole. La prima gli è stata tolta dai commissari per aver superato il cordolo con tutte e quattro le ruote in uscita dalla curva 9. Hamilton si è così ritrovato decimo a tre minuti dalla fine della Q3. Non s’è perso d’animo, è tornato in pista e con un giro perfetto ha soffiato il primo posto a Rosberg, staccandolo di 319 millesimi. I piloti Mercedes sono stati gli unici a scendere sotto l’1’30”. Gli altri hanno incassato distacchi dal secondo in su.

Raggiante Hamilton, che ha ringraziato i suoi tifosi: «Mi hanno trasmesso un’energia fantastica». Dopo essersi visto cancellare il tempo “rientrando ai box c’era tanta pressione. Mi dicevo: non posso deludere i miei ragazzi. E il giro dopo ho fatto la pole». Quanto alle nuove regole d’ingaggio dettate dalla Mercedes “è tutto chiaro. Per quanto mi riguarda cercherò di non mettermi più in posizioni scomode”. Rosberg ha giustamente lodato la squadra: «Avevo una macchina favolosa, con un motore perfetto che mi permetteva di spingere al massimo. Sembrava di essere su un binario. Lewis è stato più veloce, ma la gara è un’altra cosa e me la gioco». Ma non sarà facile battere l’inglese.

Anche perché Hamilton ha ritrovato la gioia di correre in casa, il calore del suo pubblico, le atmosfere che conosce benissimo. Il personaggio ama gli atteggiamenti da star, i comportamenti un po’ sopra le righe. A lungo è vissuto in Svizzera, poi ha scelto Montecarlo, più affine al suo gusto “glam”. Dopo la lunga storia con la cantante americana Scherzinger – storia ormai finita – continua a frequentare gli Stati Uniti. E quando torna in patria, ad esempio per festeggiare le vittorie, si ferma a Londra. Tuffarsi nella campagna di Silverstone è una specie di ritorno a casa. E il pubblico percepisce la sua predilezione per il GP di Gran Bretagna.

«So bene che tutti vogliono che io vinca – dice – ma questa è una sensazione emozionante, mi porta ad attaccare a fondo. Ogni singolo giro vedo la folla, la gente che mi incita. E’ una cosa che mi piace. Certo, a volte ti chiede, accidenti che cosa succede se sbaglio? Ma non bisogna lasciare che questi pensieri entrino nella tua testa e devi continuare a spingere. E’ quello che ho fatto».
C’è anche chi ricorda, in questa specie di festival dell’orgoglio britannico, che il GP di oggi è anche il primo dopo la ormai arcinota Brexit. Ma su questo, Lewis si tiene molto sulle generali: «Questa è l’esperienza più grande che mi sia capitato di dover affrontare, è difficile parlarne. Implica un grande cambiamento, a volte i cambiamenti sono utili, a volte non lo sono. Però è un fatto certo, di cui tutti dobbiamo prendere atto al momento. Tocca ai politici, al governo. La sterlina scende? Mah… Io non ho dubbi che tornerà a salire. Però non saprei dire come riguarderà la Formula 1. Io comunque oggi voglio vincere».

SILVERSTONE. Dopo le “sportellate” di Zeltweg tra i due piloti della Mercedes – adesso catechizzati perché evitino altre sciocchezze – oggi potrebbe essere la volta della coppia Red Bull. Ricciardo e Verstappen non sono esattamente amici, l’olandese è molto determinato, l’australiano forse un po’ deluso dal fatto di non essere stato chiamato dalla Ferrari (che invece ha confermato Raikkonen). Ieri il più veloce è stato Verstappen e Ricciardo non ha avuto alcun problema ad ammettere: «Ho disputato una buona qualifica, ma avrei preferito essere terzo che quarto». Pronta la risposta dell’olandese: «Il mio obiettivo non è quello di battere il mio compagno di squadra». Entrambi si mostrano molto determinati e pare che abbiano lo stesso obiettivo, ovvero il terzo posto. Ricciardo: «Penso che sia assolutamente possibile tenere dietro le Ferrari. Il terzo posto è un obiettivo alla mia portata e cercherò di ottenerlo. Mi spiace di non essere stato abbastanza preciso nella parte veloce della pista, dove ho perso un po’ troppo tempo. Ma nel complesso penso di aver». Idem Verstappen, con un’aura più pugnace: «Con una buona partenza il terzo posto è possibile. Ma se dovesse piovere, come dicono le previsioni, saremo più vicini alle Mercedes e possiamo anche puntare alla vittoria. In qualifica non sempre sono stato fortunato, ma questa volta tutto è filato per il verso giusto». Ecco perché è assolutamente possibile che i due finiscano con il danneggiarsi a vicenda. Resta il fatto, incontrovertibile, di una Red Bull che su questa pista – dove contano le doti telaistiche – può essere protagonista.

Il gp Silverstone sarà trasmesso in diretta tv SOLO da Sky. Gli appassionati delle quattro ruote che non hanno sottoscritto un abbonamento con la tv satellitare, dovranno accontentarsi di vedere, in televisione, la decima prova del mondiale di Formula 1 in differita. Ma diamo uno sguardo, scendendo nei particolari, allaFormula 1, orari diretta tv. La partenza del gran premio d’Inghilterra è prevista per le 14 (ore italiane). I canali Sky che trasmetteranno la gara sono Sky Sport 1 HD (canale 201) e Sky Sport F1 HD (canale 208). Ampio spazio sarà dato al collegamento pre-gara. Il colosso satellitare si collegherà, infatti, a partire dalle 12.25 con il programma ‘Paddock Live gara’, in onda sui canali precedentemente citati. Sui canali Rai la differita della corsa automobilistica andrà in onda su Rai 2 alle 18.35. Per quanto riguarda lequalifiche, anche in questo caso ci sarà la diretta Sky e la differita Rai. Sul satellite, le prove ufficiali andranno in onda alle 14, mentre su Rai 2 verranno trasmesse alle 18.05. Riepiloghiamo schematicamente le informazioni del gp Silverstone di Formula 1, orari diretta tv:
GARA – ore 14: Diretta tv – Sky Sport 1 HD (201) e Sky Sport F1 HD (207); ore 18.35: Differita – Rai 2;
QUALIFICHE – ore 14 Sky Sport 1 HD e Sky Sport F1 HD; ore 18.05 Rai 2

 Formula 1, orari diretta tv e non solo: dove vedere gp Silverstone in streaming?

Molteplici le opzioni che offrono lo streaming del gran premio d’Inghilterra, che si correrà nella giornata di domenica 9 luglio 2016. Tra questi, il primo metodo consigliato è quello di utilizzare SkyGo, l’app dell’omonima piattaforma satellitare scaricabile gratuitamente dallo Store del proprio dispositivo o, in alternativa, raggiungibile da pc a questo sito. Tuttavia, la visione dei contenuti di SkyGo è subordinata al fatto di aver sottoscritto un abbonamento Sky da almeno un anno.
Gli altri modi per vedere la Formula Uno in streaming live gratis appartengono al mondo della pirateria online. Si sconsiglia di utilizzare i siti che offrono la visione gratuita degli eventi sportivi, perchè potreste incorrere in sanzioni. Illustriamo, a solo titolo informativo, come vedere il gp di Silverstone in streaming live gratis. Il sito internet più famoso al mondo è Rojadirecta, oscurato in Italia a causa della violazione delle normative e, pertanto, non più raggiungibile al suo indirizzo originario. Nonostante ciò, basta fare una ricerca sul web per riuscire ad accedere senza grossi problemi al sito. Tutto quello che si deve fare, infatti, è una ricerca su Google, dove si scriverà la parola Rojadirecta.tv. Il primo sito in alto vi condurrà al sito live streaming gratis più conosciuto e affidabile.
Ricordiamo, ancora una volta, che vedere la Formula 1 in streaming su questi siti è considerata una pratica illegale e costituisce, pertanto, reato.

Toccherà ancora una volta agli strateghi di Maranello, chiusi nel loro remote garage, studiare un rimedio a questo fine settimana che ha preso decisamente una brutta piega. La Ferrari sapeva che Sil- verstone, delle tre occasioni che ancora restano per non andare in vacanza con l’imbarazzante casella delle vittorie inchiodata a zero, costituiva quella più ostica.
I curvoni veloci e i repentini cambi di direzione sembrano fatti apposta per mettere a nudo i punti deboli della SF16-H che Maurizio Ar- rivabene sintetizza con due parole: «Aerodinamica e telaio». Caratteristiche del tracciato, temperature basse che rendono problematico scaldare adeguatamente e in fretta le gomme, il vento che affligge chi difetta di carico aerodinamico costituivano già un bel mix di grattacapi. E in un quadro simile il secondo k.o. al cambio di Vettel in meno di 24 ore, sul finire delle libere, ha avuto l’effetto di una mazzata.
«Venerdì abbiamo fatto le 23 per provare a raddrizzare la situazione come avevamo fatto a Baku — ha sottolineato Arriva- bene —, un grande sforzo che dimostra l’unità del team e quindi fa più male quando succedono queste cose»,

PROTAGONISTI Forse demoralizzato dalla consapevolezza di dover perdere 5 posti, Vettel non è stato impeccabile in Q3, perdendo il posteriore alla Stowe nel primo tentativo e vanificando il secondo finendo largo alla Abbey. Questo giustifica i 6 decimi di ritardo da Raikkonen che ha rischiato il taglio in Q2, prima con un testa coda alla Club e poi finendo a ruote bloccate all’esterno alla Village. Ma sia Kimi sia Seb sono stati ridotti al ruolo di comprimari dalla supremazia della Mercedes e dalle prestazioni della Red Bull in una qualifica che ha esaltato in particolare Hamilton e Verstappen e che Marcus Ericsson ha visto in tv dall’ospedale di Northamp- ton dove era stato trasportato per alcuni controlli dopo il violento impatto (36 G) alla Stoweche ha causato lo stop delle libere: solo stamane, dopo ulteriori esami, lo svedese saprà se potrà essere al via.

IDOLO Ma come detto davanti al numerosissimo pubblico (gli organizzatori prevedono un totale di 330 mila spettatori), Hamilton è stato protagonista. Quando ha messo le 4 ruote oltre il cordolo della Copse e gli è stata cancellata la pole provvisoria (simile penalità è costata posti sullo schieramento ad Alonso e Hulkenberg), non si è perso d’animo: «Tornato ai box, seduto nel garage pensavo che non potevo deludere la mia squadra. Uscendo dalla pit-lane sentivo una vocina maliziosa “e se blocchi le ruote alla prima curva lanciata…”, ho scacciato pure quella, anche se nel 2° giro ho guidato con maggiore prudenza».

In realtà Hamilton ha compiuto l’ennesima impresa, rifilando 4 decimi a Rosberg e facendo impazzire i tifosi. «Mai vista così tanta gente, è incredibile l’energia positiva che mi trasmette», ha detto al proposito Lewis, che dopo la quarta po- le sulla pista di casa, che lo proietta da solo al comando di questa particolare classifica (Alonso, Mansell, Clark e Damon Hill sono a quota 3), la sesta stagionale, è atteso dall’ennesima battaglia con Rosberg. Vietati colpi bassi, e i due garantiscono che così sarà. «Nessuno vuole essere coinvolto intenzionalmente in un incidente», ha detto al proposito Nico. Verstap- pen e Ricciardo, col primo che per la prima volta da quando ha traslocato da Toro Rosso a Red Bull, ha preceduto in qualifica il compagno, proveranno a inserirsi. Dura, durissima. Così come appare la missione dei ferra- risti: se a Kimi, 5° al via, servirà una mezza impresa per bagnare la riconferma, a Vettel, che è scivolato 11° per il cambio, servirà un miracolo.

I distacchi sono pesanti: 1”7 tra Hamilton e il finlandese (che paga mezzo secondo da Verstappen), addirittura 2”3 quello di Seb. Che però ha commesso due errori nei giri decisivi. Ma in cima alla lista delle preoccupazioni ferrariste c’è la ormai conclamata fragilità del cambio: in meno di 24 ore, tra le libere di venerdì e quelle di ieri mattina, se ne sono rotti due sulla macchina di Vettel: «Quando ho provato a salire di marcia, la selezione si è bloccata», ha spiegato il tedesco, costretto a subire l’ennesima penalità (5 posti) per la terza volta quest’anno dopo Russia e Austria, mentre a Raikkonen era capitato di slittare indietro a Monaco. A causare almeno le rotture di Silverstone pare sia un difetto legato ai materiali: il che non è una buona notizia perché in teoria costringerà la Ferrari a costruire nuovi esemplari (più pesanti?) e la loro introduzione prima delle sei gare consecutive potrebbe comportare ulteriori penalità.

Nulla è per caso. Quasi fosse un segno del destino, ecco forse spiegato perché, quando succede il fattaccio, alla fine della FP3, Seba- stian Vettel sta transitando proprio sotto il bandierone di «Hammer Time», uno dei quattro che inneggiano a Hamilton e dominano in punti strategici il circuito. Quello è il primo segnale della resa anticipata, in questo ennesimo sabato di rabbia. Arrivabene che scuote la testa al muretto, Seb agitato nell’abitacolo e poi, rientrato al box, quasi con le mani giunte in attesa di conoscere il verdetto dei meccanici. Il resto è la storia di un riscatto atteso invano. E concluso, ahimè, con quei due secondi abbondanti di distacco da re Lewis che stonano con il lavoro («e ne hanno fatto tanto, anche in fabbrica», assicura il tedesco) portato avanti dalla Ferrari per colmare il gap che la separa dalle Mercedes.

SPERANZA I numeri sono impietosi, perché al sesto posto teorico in qualifica bisogna sommare la penalizzazione, e qui si capisce il disagio dell’ennesima gara a handicap del tedesco. «Ma deve essere chiaro che questa non è la nostra reale posizione, il nostro valore, e per questo motivo credo che in gara potrebbe davvero succedere di tutto. Non ci è andata bene, ma su un circuito del genere anche le condizioni meteo ci hanno creato problemi, insieme a quelli legati al bilanciamento della vettura. E, comunque, meglio che un guaio simile non sia successo in corsa». Non è ancora il tempo degli atti di fede, però servirebbe una magia, o un aiutino da Giove Pluvio nel momento-chiave della corsa, per far girare la buona sorte verso Maranello: «Sappiamo bene che in caso di pioggia la Ferrari potrebbe trarne un vantaggio, ma a parte questa eventualità ritengo che la nostra macchina sia veloce e dunque in grado di guadagnare posizioni a prescindere dal tempo. Sono fiducioso, vedrete che in gara recupereremo qualche posizione».

VELOCITA’ Vettel ha sposato sin dal primo giorno della sua avventura in rosso la ragion di stato, però ben comprende che illudere la gente su un possibile riscatto rosso – se questa è la situazione reale – sarebbe fantascienza: «Ci siamo trovati a dover recuperare già nelle prime libere, ci mancava un po’ di velocità per poter stare stabilmente davanti, anche perché qui a Silver- stone le Merce- des hanno un passo davvero notevole». Il resto è un triste ritornello già sentito tante, troppe volte, in questa prima parte della stagione: «Mi sembra che siamo ancora un po’ indietro — ammette Sebastian —. Siamo cresciuti, l‘ho detto, ma evidentemente non abbastanza nonostante gli sforzi di tutti, soprattutto se paragoniamo il nostro lavoro a quello di altri. Ci manca un po’ di velocità, e poi bisognerebbe aumentare il carico aerodinamico».

RIMPIANTI Anche se, in realtà, si fa notare, più che un aumento del carico aerodinamico servirebbe un compromesso fra i cur- voni veloci di Silverstone, dove il carico dovrebbe essere elevato, e quelli più lenti, dove il discorso dovrebbe essere opposto. Semmai, il vero rimpianto di Seb arriva dall’errore in Q3 (alla curva Stowe, nel finale di tracciato; n.d.r.): «Senza quello avrei potuto avvicinarmi di più alle Red Bull. Preoccupato per la gara? Nient’affat- to. Restiamo concentrati, come abbiamo fatto sinora». Se Seb è avvilito, Kimi — che oggi fa cento con la rossa in un GP — sceglie un’altra via, quella del sarcasmo, contro i detrattori: «Non so cosa sia successo in qualifica, ho commesso un paio di errori, ma in assoluto non siamo stati abbastanza veloci. Ovvio che non possa essere soddisfatto. Mi fa piacere, invece, vedere che qualcuno sia rimasto contrariato dall’annuncio del mio rinnovo». Ogni riferimento alle (tante) critiche ricevute per l’allungamento del suo contratto non è assolutamente casuale.

Non si può parlare di sfortuna per il guasto al cambio patito nel corso delle FP3 da Seb Vettel. Soprattutto, non è mai ascrivibile al caso se il problema si ripete. Venerdì, nel corso delle FP2, Vettel ha avuto un analogo problema. Sebbene debba ancora essere verificato, potrebbe avere un’origine comune con quello che ha comportato ieri la sostituzione del cambio sulla sua vettura, implicando di conseguenza una penalizzazione di 5 posizioni sullo schieramento di partenza. Ma di cosa potrebbe trattarsi? Sicuramente, il cambio della SF16-H, come di fatto l’intero progetto della monoposto è stato estremizzato negli ingombri, per ottenere i massimi vantaggi sotto il profilo aerodinamico.MA ALLORA? Non sembra però essere questa la tesi più accreditata. Non pare infatti ascrivibilead una carente rigidità della scatola del cambio, su cui sono posti gli attacchi della sospensione e quindi a problemi torsionali conseguenti alle sollecitazioni prodotte da alcune sezioni di questo tracciato. E’ stato considerato molto più plausibile, invece, che si tratti di un problema relativo ad una partita di materiali con cui sono stati realizzati gli elementi interni. Un anomalo consumo di alcune parti sarebbe dunque alla base del problema. Ovviamente, un’attenta analisi in fabbrica dovrà essere seguita da una rapida strategia risolutiva, per evitare che la cosa si ripeta nelle prossime gare.

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