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Il 2008 è lontano. Di quella Roma che eliminò a sorpresa il Real Madrid dalla Champions, sono rimasti soltanto Totti e De Rossi. Se il centrocampista questa sera sarà regolarmente in campo, per il capitano appare difficile pensare che possa essere protagonista: «Francesco non è venuto a Modena perché ha avvertito un riacutizzarsi di un vecchio fastidio. Potrebbe essere utilizzato, dipende da come si metterà la partita e dalle sue condizioni.

Se mi basassi sulla storia e sull’esperienza vinceremmo noi, avendo giocatori come Totti, Maicon, Keita o De Sanctis. Ma ci vuole corsa, disponibilità e sacrificio verso il compagno. Tutti quelli che avranno la possibilità di offrire queste qualità, sono quelli che mi stanno più a cuore. Io non alleno nient’altro che spinto dal tentativo di ottenere dei risultati per la Roma». Spalletti è sincero. Lo era stato poco prima anche nell’intervista al quotidiano As: «Io alleno la Roma, non solo Totti. Il mio obiettivo sono i risultati e scelgo in base a questi, non sulla base della storia di un calciatore. Rispetto moltissimo la sua storia e le sue qualità, ma io penso ai risultati».

La via è tracciata. Non c’è polemica nelle sue parole ma la semplice constatazione di una realtà che vede il capitano non essere più la stella polare della squadra. Servirà quindi una Roma diversa, preferibilmente che vada a mille all’ora per sorprendere la corazzata Real: «E a noi piace fare le sorprese. Non ci sono favoriti in questa sfida, abbiamo il 50% di possibilità di passare il turno. Non mi meraviglierei se la Roma si giocasse fino all’ultimo minuto della gara di ritorno la qualificazione e non mi meraviglierei se la squadra a passare fosse proprio la mia». Non è presunzione quella del tecnico toscano. E lo si intuisce poco dopo: «Attualmente abbiamo imboccato una strada dove possiamo valorizzare le qualità del gruppo.

Ci servono conferme e questo è il match più adatto per capire se siamo sulla strada giusta». Prende una pausa e poi continua il ragionamento: «Con la Juventus ad esempio non ero soddisfatto, anche se ci hanno fatto i complimenti per il gioco e per aver perso soltanto 1-0. Ma non si è provato a vincere, non sono contento quando la mia squadra non prova a fare le cose. Se nemmeno ci provi diventa tutto più difficile, bisogna avere il coraggio di osare. Non ci pentiremo dei cattivi risultati, ma ci pentiremo quando non riusciremo ad essere noi stessi». In una definizione “the Roma way”.

«È il nuovo stile Roma.Qui si lavora e bene, è un ambiente ideale per lavorare, soprattutto nel calcio», ribadisce l’allenatore che non cade nel tranello di identificare il Real con Cristiano Ronaldo: «In Spagna lo dipingono in crisi? Non voglio immaginare cosa avrebbero detto i tifosi del Real se avessero dovuto attraversare un periodo come il nostro. Ronaldo può fare sempre la differenza: è un calciatore moderno, ha forza, velocità e fa gol. Non faremo gabbie per lui. Non dirò a tre calciatori di marcarlo anche perché equivarrebbe a dire che valgono un terzo di Ronaldo e quindi me ne servirebbero 33. A chi dovrà arginarlo, dirò che potrà essere al suo livello. Sarà Florenzi? Se il dirimpettaio è Cristiano c’è bisogno di un calciatore che abbia velocità. Può esserlo anche lui».

Come vederla La partita si potrà vedere in tv e in streaming a pagamento sulle piattaforme di Sky Sport e Mediaset Premium. Su Sky Sport la partita si vedrà sui canali Sky Sport 1 e Sky Calcio 1, mentre su Mediaset Premium sul canale Premium Sport. In streaming, potranno guardare Juventus-Roma gli abbonati alle rispettive piattaforme che hanno attivato i servizi Sky Go e Premium Play. I più fortuna potranno seguire la gara su Rojadirecta.

Non ci sono tanti calciatori al mondo che riescono a rubare la scena a Zinedine Zidane, all’esordio come tecnico in Champions League. Cristiano Ronaldo è uno tra questi: «Io e la squadra stiamo bene, ci stiamo allenando nel migliore dei modi. Ovviamente questa competizione è speciale ed è diversa dalla Liga, ma noi siamo il Real e scendiamo sempre in campo per vincere». Pochi giri di parole, anche quando gli viene chiesto se avesse avuto piacere di scambiare la maglia con qualche romanista in particolare: «No, nessuno. Sono tutti buoni giocatori, ma se qualcuno me la chiedesse non avrei problemi a dare la mia». Tanto per mettere le cose in chiaro. L’unica concessione, la regala a Totti: «È impressionante, è un riferimento per tutti e dimostra che l’età nel calcio non è importante. Se sta bene deve continuare, è un bene per i bambini e per tutti la sua presenza e dimostra che nel calcio non ci sono limiti».

Non si nasconde quando gli viene chiesto se il Real è favorito contro la Roma: «È così, noi partiamo per vincere ogni competizione. Spalletti dice che hanno il 50% di possibilità di passare il turno? Vediamo, può essere, almeno fino a che la palla non inizierà a rotolare. Poi vedremo chi avrà la meglio». Sempre sicuro di se stesso, perde il sorriso quando inizia a ricevere domande su Messi e il Barcellona: «Il segreto dei blaugrana è l’amicizia fuori dal campo? Questo lo dite voi. Quando ero al Manchester vincemmo la Champions e c’erano giocatori come Giggs e Ferdinand a cui dicevo buongiorno e buonasera. Non conta che Benzema venga a cena a casa mia, conta quello che facciamo in campo», aggiunge l’attaccante.

Sembra faticare più davanti ai giornalisti che in campo: «So perché Messi ha calciato il rigore toccando lateralmente a Suarez ma lascio a voi le interpretazioni…(favorire l’uruguaiano nella corsa al titolo di capocannoniere, proprio a discapito di Ronaldo, ndr). Mi criticano? Sono cose normali, forse ho abituato tutti troppo bene. Sento e leggo delle critiche sul fatto che non segno in trasferta dal 30 novembre. Ok, va bene, ma da quando sono arrivato non c’è nessuno in Spagna che ha fatto più gol in trasferta di me. Quindi, arrivederci e grazie a tutti».

Si alza e lascia la scena a Zidane: «Ho vinto la nona coppa del Real da giocatore e la decima da assistente, questa competizione è speciale e faremo del nostro meglio. La pressione c’è, ma vedere i miei giocatori così concentrati mi fa stare tranquillo» Anche Zizou ha parole al miele per Totti: «Vedremo cosa Francesco deciderà di fare il prossimo anno. Io vista la sua carriera posso solo dire che è un piacere vederlo giocare. Chapeau, Francesco».

Luciano Spalletti ha una visione indiana delle cose. O perlomeno vuole farlo credere. Uno dei detti più famosi indiani è che «tutto il potere deriva dalla spirito». Certo, il suo è uno spirito più laico, ma ci vuole un credo religioso per affermare che la sua Roma «ha il 50% di probabilità di passare il turno col Real». Con la sua carica (e gli ultimi risultati, certo) Spalletti ha gasato tutto l’ambiente. Finalmente a Roma si respira entusiasmo. Un atout in più. Poi però c’è la realtà, ci sono i numeri e quelli dicono altro. Dicono che la Roma non ha le stesse possibilità, qualcuna sì però. Può crederci. Vediamo come può sfruttare al meglio quelle possibilità.

TAGLIARE IN DUE IL REAL Lavecchia legge «primo non prenderle» è più che mai sacrosanta in questo caso. Il Real è una macchina da gol (soprattutto in Europa: le sue cifre sono nettamente migliori che in Liga) e visto che è dura anche per dei difensori fenomeni fermare Ronaldo, Benze- ma e compagnia velenosa, sarebbe opportuno tagliare loro i rifornimenti. I blancos in Champions hanno una media di ben 610 passaggi (contro i 387 della Roma, che paga le due impotenti sfide col Barcellona), 163 verticalizzazioni e 28 giocate utili in area. È fondamentale provare a segare in due il Real, lasciare gli attaccanti più isolati possibile dal centrocampo. Sarà fondamentale il pressing alto di Nainggolan e De Rossi. Spalletti sembra propenso per un 4-1-4-1 con De Rossi davanti alla difesa. Ma anche se sarà 4-2-3-1 non cambierà molto l’atteggiamento tattico. I due avranno il compito più arduo. Il belga deve fermare Modric, vero motore di tutto (che ha meno passaggi positivi, 243, di Kroos, 379, e Isco, 292, ma sono più verticali). E poi provare a far ripartire l’azione in velocità. La media altissima di Nainggolan nei contrasti vinti (93%) fa ben sperare. De Rossi dovrà dare un occhio avanti e dietro per i raddoppi e dare anche una mano a Pjanic per lasciargli spazio creativo.

VAI COI RADDOPPI Se guardiamo ai freschi precedenti con le grandi squadre, ci sarebbe da mettersi le mani nei capelli. Le scoppole con il Bayern Monaco la stagione precedente e il Barcellona nell’attuale bruciano. Ma questa Roma con l’ottimista Spalletti non trema più e in difesa ha acquistato spessore. Persino Rudiger negli ultimi tempi ha conquistato dei fan. Il tedesco sarà chiamato al delicato compito di cercare di annullare le iniziative di Benzema, il compagno più fedele di Cristiano Ronaldo di questi tempi. Il francese crea 4 occasioni a partita e passa la palla come un centrocampista (93). Infatti torna spesso e Rudiger dovrà seguirlo fuori area. È nelle sue corde: i maggiori interventi (70) li ha fatti davanti alla lunetta. Manolas, più rapido, è adatto a presidiare il centro (di testa è una garanzia) e raddoppiare su Ronaldo e James Rodriguez.

SALAH TOCCA A TE Insomma, una sana impostazione difensiva non guasterà, perché poi l’anello debole (si fa per di- re)della catena madrilena è la difesa, soprattutto se Marcelo non ce la fa. Ma anche col brasiliano, la retroguardia di Zizou potrebbe soffrire le incursioni rapide e improvvise. Con pressing e ripartenze la Roma ha la chance di mettere sotto il Real. Salah e El Shaarawy hanno gamba e tecnica per piazzare lo sprint giusto, concludere in prima persona o servire il ritrovato (?) Dzeko, a meno che Spalletti si inventi il falso nueve Perotti. L’egiziano potrebbe trovarsi di fronte il non irresistibile Nacho (con Marcelo out, Carvajal si sposterebbe a sinistra). E poi lui negli spazi europei si trova a meraviglia: ha creato 11 occasioni. Poi, casomai, c’è il jolly Florenzi, che con le grandi sforna capolavori (vero Barga?).

Torna la Champions e il Madrid si presenta a Roma col re della competizione. Cristiano Ronaldo in conferenza stampa. Il «pichi- chi» della competizione, 89 reti, 9 in più del piccolo grande rivale Messi. Frecciate varie: «Il Madrid è favorito in ogni competizione che disputa, poi i conti si fanno alla fine. Con la Roma sarà una sfida complicata, aperta. Spalletti dice al 50 per cento? Sì, almeno finché non scendiamo in campo, poi si vedrà. Dobbiamo vincere». E a Mediaset ha aggiunto: «Non c’è nessuno della Roma con cui vorrei scambiare la maglia, sono tutti dei buoni giocatori, ma se qualcuno me la chiede gliela darò».

AIR RONALDO A Roma Cristiano ha volato, ha segnato e ha pianto. Primo aprile 2008, erano i tempi di Air Ronaldo. Il portoghese aveva 23 anni, era un portento fisico e planò sull’Olimpico con un colpo di testa bestiale. Cross di Scholes da destra e arrivo in volo inarrestabile, con Taddei che lo seguiva inerme da dietro e di fronte Cassetti travolto. Doni battuto. Un salto da pallacanestro, un impatto che lasciò Cristiano a terra per qualche secondo, in stato confusionale. Lo United proseguì la sua corsa verso la vittoria finale di Mosca, Ronal- do verso il primo dei suoi 3 Palloni d’Oro. «Quando vincemmo quella Champions, io non mi parlavo con Ferdinando, Giggs o Scholes. Con loro buongiorno e buonasera , però in campo difendevamo uniti l’interesse della squadra. Gli abbraccetti e i bacini dei tre attaccanti del Barga? A me non interessano. Voglio vincere con Bale e Benzema, non invitarli a cena, siamo professionisti».

MAZZATE Nella primavera del 2008 si chiuse il trittico di sfide tra la Roma e lo United iniziato nel girone un anno prima. Ancora i quarti: gli inglesi persero 2-1 all’Olimpico con Ronaldo ben controllato in campo e gravi incidenti sugli spalti. Anche al ritorno furono mazzate: per i tifosi giallorossi e soprattutto per la squadra di Spalletti, travolta 7-1. Cristiano fece una doppietta: «Sul 6-0 un giocatore della Roma mi chiese di smettere di dribblare, un altro mi pregò di spostarmi sull’altra fascia, un altro minacciò di farmi male», raccontò poi nella sua autobiografia. In semifinale però fu eliminato dal Milan di Ancelotti. Ed è tornato all’Olimpico il 27 maggio 2009, la sua ultima apparizione con lo United: il gol di testa lo fece quel piccoletto di Messi e il Barga di Guardiola vinse la Champions. Con il Madrid Ronaldo in sei anni è venuto due volte a Milano e due a Torino, stasera è a Roma.

NUMERI E IRONIA I numeri della sua stagione raccontano storie diverse. I gol sono sempre una tonnellata, 32 in 30 partite, però le partite senza reti sono addirittura 15. E quasi tutte quelle con i rivali più seri (Barcellona, Atletico, Siviglia, Psg). In pratica Ronaldo ha fatto 32 reti in 15 partite: o segna a raffica o resta a secco. In Champions è riuscito a battere il record di gol nella fase a gironi, 11 in 6 uscite: 5 reti allo Shakthar brasiliano di Lucescu e 6 al piccolo Malmoe. In trasferta poi i numeri sono impietosi: ha segnato in appena 5 gare su 14 lontano del Bernabeu, l’ultima volta il 29 novembre scorso, un rigore all’Eibar. Da allora fuori casa 4 partite e 368 minuti senza reti. Stuzzicato al proposito, ieri Cristiano ha gonfiato l’ipertrofico petto: «Da quando sono io in Spagna, ditemi se c’è un giocatore che ha fatto più gol di me fuori casa. Non c’è. Il fatto è che vi ho abituato male, come ai bambini: se a un figlio dai troppo poi quando gli dici di no, piange. Voi non piangete, ma iniziate a scrivere troppo. Metterei la firma per arrivare a fine stagione nelle pessime condizioni nelle quali dite che mi trovo». S’ è alzato e ha abbandonato la scena. Ronaldo salterà di meno rispetto al 2008 ma la fame è la stessa.

ROMA abbiamo il 50% di possibilità di passare il turno. A noi piace anche fare qualche sorpresa, ma se alla fine ci qualificassimo per i quarti di finale non sarei sorpreso più di tanto». Spalletti è davvero ottimista o prova solo ad esserlo? Probabilmente, la verità è nel mezzo. Ottimista lo è, perché vede la Roma in crescita, ma magari non fino ad arrivare a quel 50% lì. Dentro c’è qualcosa di più, un messaggio di fiducia alla squadra, un modo come un altro per dirle indirettamente di andare in campo e di provare a giocarsela. Psicologia sportiva. Come qualcosa di psicologico c’è anche nelle dichiarazioni rilasciate ad As: «La Roma ha sbagliato a cambiare Garcia, un allenatore non si discute per qualche brutto risultato. Bisogna aspettare…».

CONFRONTI REAL Acqua passata, oramai. A pensare al Real Madrid stasera sarà proprio lui e non più Garcia. «Abbiamo imboccato una strada dove poter esaltare le nostre qualità — dice Spalletti — Ci vogliono delle conferme e questa è la partita più adatta per vedere se la strada è quella giusta. Io sono fiducioso». Anche se ci sarà da fermare uno che si chiama Ronaldo («Ma
non lo marcheremo in tre, altrimenti mi servono 33 giocatori per affrontare il Real, chi giocherò da quella parte sa che varrà come Ronaldo») e magari evitare di farsi trovare scoperti: «Questo Real parte meglio di quello che affrontammo otto anni fa, quello ti avvolgeva con il gioco e ti schiacciava. Questo, invece, è più cattivo e ribalta l’azione con una velocità impressionante. Zidane? Diventerà un grande allenatore, avendo giocato a livelli altissimi per lui sarà più facile».

COLPETTI A TOTTI E poi c’è il capitolo Totti, che Spalletti aveva già toccato con As: «Io alleno la Roma, non Totti. Il nostro rapporto? Dal mio punto di vista perfetto, poi dovreste chiederlo a lui… Il mio obiettivo sono i risultati, scelgo in funzione di questi e non della storia di un giocatore. Altrimenti stavolta vinceremmo noi, mettendo in campo lui, Maicon, Keita e De Sanctis. Francesco illumina la fase offensiva, ma se c’è da pressare per lui è più difficile. Il suo utilizzo dipende dalla forza dell’avversario che affrontiamo. Per vincere ci vuole forza, corsa, disponibilità per il compagno e sacrificio. E non è vero che per me i giocatori sono tutti uguali, per me contano quelli che hanno queste cose». Chissà che ne penserà il capitano giallorosso…

Vero, nel palmares ha già una Champions League vinta da giocatore e un’altra conquistata come assistente tecnico (di Ancelotti), ma l’esordio da primo allenatore in Europa, in fondo, anche per Zinedine Zidane sembra avere un sapore diverso. Per questo la prudenza che si respira nelle sue dichiarazioni è comprensibile. «Ha ragione Spalletti quando dice che la Roma ha le stesse nostre possibilità di passare il turno – spiega il francese -. Dobbiamo partire forte perché la Roma è una squadra che gioca un buon calcio. In ogni caso, ragioneremo nell’ottica dei 180 minuti».

DUBBIO MARCELO Inutile dire che per il Real la Champions sembra essere il giardino di casa. «Ho vinto la nona coppa del Real da giocatore e la decima da assistente. Questa competizione è speciale e faremo del nostro meglio. La pressione c’è, ma vedere i miei giocatori così concentrati mi fa stare tranquillo. So che in passato il Real ha sofferto negli scontri diretti, però il passato non conta. Speriamo di sfatare il tabù che ci affligge da un po’. In ogni caso, dal punto di vista fisico sono tutti in progresso. Giocheranno quelli che sono al cento per cento e questo vale anche per Marcelo, che comunque sta meglio. Vedremo domani (oggi, ndr)».

«TOTTI, CHAPEAU» I titoli di coda Zidane li lascia a capitan Totti, che ultimamente a Trigoria viene raccontato come sempre più ai margini del progetto, anche a causa dell’infortunio. A dieci anni dalla finale del Mondiale consumatasi a Berlino, il francese ritroverà all’Olimpico il numero dieci giallorosso. «. Non so cosa Francesco deciderà di fare nella prossima stagione, se continuare o meno. Posso dire solo che, vista la sua carriera, è sempre un piacere vederlo in campo. Chapeau». Un abbraccio virtuale fra fuoriclasse veri.

E una storia di cani e gatti, o forse più semplicemente di desideri irrealizzati. Intendiamoci bene, niente drammi. Con la vita avventurosa che ha avuto, siamo convinti che Edin Dzeko non si guardi troppo alle spalle. Guerra, paura e sacrifici, in fondo, non invogliano ad avere troppi rimpianti del passato e così persino un futuro mai avveratosi al Real Madrid non instilla ormai troppe malinconie.

LA CORTE DI MOU Però nel gennaio 2011 la carriera del centravanti bosniaco poteva prendere un altro corso. Sulla panchina delle «merengues» sedeva – anzi, imperava – Josè Mourinho che in quel frangente si ritrovò senza il «suo» vero centravanti di ruolo, ovvero Gonzalo Higuain, che di lì a poco si sarebbe addirittura operato a Chicago. Fu così che l’allenatore portoghese, che in quel momento non stravedeva per Benzema come punta centrale coniò una delle frasi che in Spagna sono rimaste indelebili. «Quando vai a caccia con un cane, hai buone possibilità di successo; se ci vai con un gatto, cacci lo stesso ma il risultato non sarà lo stesso». Morale: una neppure tanto implicita richiesta di avere un altro centravanti che potesse sostituire l’argentino. E l’obiettivo era chiaro, Dzeko, che in quel periodo stava per lasciare il Wolfsburg. Florentino Perez però in quell’occasione non se la sentì di aprire di nuovo il portafoglio e così il bosniaco approdò al Manchester City e Mourinho si dovette accontentare della meteora Adebayor.

PER UNA Sfumata la possibilità, adesso per Edin il Real è solo una splendida avversaria, a cui segnare magari per dedicare il primo gol europeo (dopo quello in campionato al Carpi) alla figlia Una, nata da pochissime settimane. D’altronde il bottino in Champions di Dzeko in giallorosso è stato migliore di quello fin qui abbastanza deludente del campionato. In Europa infatti, durante questa stagione, il centravanti ha segnato 2 gol in 4 partite giocate da titolare (in una è subentrato nei minuti finali). Entrambe le reti, poi, sono arrivate su azione: la prima contro il Barcellona (ma era solo quella della bandiera che sanciva il 6-1 finale), la seconda invece contro il Bayer Leve- rkusen in casa, nella partita (vinta dai giallorossi 3-2) che aveva tutti i crismi della sfida spareggio.

IDEA PEROTTI Una cosa è certa: con l’arrivo di Spalletti l’attaccante non ha perso la sua centralità nello scacchiere romanista, visto che il nuovo allenatore non ha perso l’occasione per
difenderlo e sottolineare come, se Dzeko non segnava, era solo perché non era servito nel modo migliore dai compagni. Adesso il gol su azione è tornato, tra l’altro fondamentale per scardinare la partita contro il Carpi che si stava avviando verso un malinconico pareggio. L’entusiasmo dei compagni per la sua rete è stato enorme, quasi capissero il senso di liberazione che c’era dietro quella realizzazione apparentemente banale. Adesso a Trigoria lo raccontano molto carico.

«Sono pronto per questa sfida», dice agli amici più cari. A stopparlo, in fondo, potrebbe esserci solo una cosa, l’impiego al suo posto di Perotti come «falso nove» per non dare punti di riferimento alla difesa avversaria, ma a favore del bosniaco giocano anche altri due elementi: la capacità di far salire la squadra e far respirare la difesa nei momenti più difficili, e l’abilità nel gioco aereo per cercare di contenere i difensori avversari che andranno a saltare nell’area giallorossa. Abbastanza per porre una seria ipoteca sul posto da titolare e, soprattutto, sulla voglia di protagonismo nella partita. E chissà che alla fine il Real – ripensando a quella «querelle» tra cani e gatti – non si penta di essersi fatto sfuggire un leone.

Nessuna gabbia, niente marcature multiple, magari solo un po’ di attenzione in più. Per stasera Spal- letti non snaturerà il suo modo di essere, la sua filosofia, nonostante davanti abbia uno che si chiama Cristiano Ronaldo e che nella sola Champions League è stato capace di segnare la bellezza di 89 gol in 125 partite. Qualche contromossa, però, quella sì. Spalletti le ha provate anche ieri e le replicherà oggi,in attesa di scegliere poi quella che riterrà più opportuna.

LA TATTICA Allo stato attuale, per arginare le folate e la fantasia di Cristiano Ronaldo il tecnico toscano ha scelto la corsa, il dinamismo e la resistenza di Florenzi, uno che almeno sul piano della velocità e delle rapidità se la può giocare con il portoghese. Ieri Spalletti è stato chiaro, «non vado a dire a tre dei miei che devono marcare Cristiano Ronaldo». E infatti non lo farà, ma chiederà comunque agli altri di aiutare, questo sì. Mettendo dalla parte
di Cristiano un po’ tutti i velocisti giallorossi. Costruendo, nel rispetto delle proprie competenze e delle proprie specificità, una catena di destra basata proprio sulla velocità. Così da quella parte dovrebbe andarci a giocare anche Salah, uno che può aiutare in copertura, a volte anche raddoppiare o «coprire» Florenzi in caso si stacchi o fatichi nei recuperi. Una ciambella di salvataggio, insomma, una scialuppa da lanciare con il mare in tempesta. In più, se verrà confermata la scelta della difesa a quattro, il centrale a giocare sul centrodestra sarà Manolas, il più veloce di tutta la batteria dei difensori centrali a disposizione di Spalletti. Insomma, tutti giocatori rapidi, veloci, propensi alla corsa. Se poi potrà bastare o meno, lo potremo vedere solo stasera.

L’ALTERNATIVA Ieri però Spal- letti ha provato anche qualcosa di diverso da quella parte lì, con l’inserimento di Maicon come terzino destro e Florenzi spostato tra i tre di centrocampo, pronto ad accorciare sulla destra ed a coprire l’eventuale linea di passaggio (o di inserimento) di Ronaldo da sinistra verso il centro. Insomma, un movimento a mezzaluna rovesciata, ad oscillare, dividendosi tra la copertura della zona di competenza del centrocampo e l’angolo alto destro dell’area di rigore. In buona sostanza, un ordine: stare stretti e compatti ogni qualvolta Cristiano entri in possesso di palla negli ultimi 20 metri di campo. Fermo restando, che se poi Ronaldo fa Ronaldo probabilmente niente può fermarlo davvero.

One comment

  1. beinsportshd2

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