Veneto, Consiglio approva legge anti-moschee: in questi luoghi si dovrà parlare l’italiano

Nella tarda serata di ieri il consiglio regionale del Veneto ha dato il via libera al tanto discusso provvedimento riguardante la “legge anti-moschee”. “Norme per il governo del territorio e in materia di paesaggio“, è andata in discussione nel pomeriggio di ieri in consiglio regionale che ha visto schierarsi a favore la maggioranza, ovvero Lega, Lista Zaia, Fi, Fdl- An ed anche Lista Tosi.

Hanno votato contro invece il Pd, M5s, Veneto civico, Lista Moretti. Secondo quanto emerso questo provvedimento passato in discussione nel pomeriggio di ieri prevede vincoli urbanistici,linguistici e l’ipotesi di un referendum per la realizzazione e l’attivazione di nuovi luoghi di culto.Nello specifico si stabilisce che questi luoghi di culto dovranno sorgere in quelle cosiddette aree F purchè dispongano di strade, parcheggi e opere di urbanizzazione adeguate previa convenzione stipulata col Comune a patto che dispongano appunto di strade, parcheggi e opere di urbanizzazione adeguate.

Una clausola che salva le chiese cattoliche non prevede l’applicazione della legge agli edifici esistenti anche in caso di ampliamento fino al 30% purché si tratti di immobili destinati al culto, abitazioni dei ministri del culto o del personale di servizio,strutture adibite ad attività educative, culturali, sociali e ricreative. Nel testo approvato nella giornata di ieri vi è anche l’indicazione secondo la quale per le attività non strettamente connesse alle pratiche rituali del culto si debba usare l’italiano. In difesa di questa clausola interviene il consigliere regionale Alberto Villanova, il quale ha dichiarato:

“Per una questione di trasparenza e rispetto non è possibile che non si possa comprendere quello che viene detto nelle moschee”. Nello specifico Alessandro Montagnoli, ovvero uno dei relatori della legge nonchè consigliere veneto della Lega ha dichiarato: «Per essere chiari, se un imam usa per il suo sermone l’arabo può continuare a farlo.Il nostro, in sostanza, è un invito alle associazioni e realtà religiose a sottoscrivere con le amministrazioni locali, che devono applicare le nuove norme per i nuovi luoghi di culto, qualsiasi sia la fede religiosa, sul piano urbanistico, una sorta di convenzione affinché nelle altre attività interne alle strutture si usi l’italiano».

Per il Partito Democratico si tratta di una norma “palesemente incostituzionale. Non è certo la regione veneto che può stabilire che lingua parlo quando voglio, dove voglio”. La proposta di legge, che a gennaio è stata licenziata in commissione, porta le firme di Alessandro Montagnoli, leghista veronese, e di Maurizio Conte, della lista di Flavio Tosi.  “Non è frutto di una scelta ideologica, per privare una religione o un’altra dei propri diritti, ma si mette fine al caos amministrativo regolamentando gli spazi pubblici”, ha dichiarato Alessandro Montagnoli,ovvero uno dei firmatari della proposta di legge.La modifica delle norme per il goberno del territorio e del paesaggio è arrivata intorno alle ore 22 di ieri.

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